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Il succo di mirtillo previene le infezioni urinarie?

L’assunzione di succo di mirtillo viene consigliata per la prevenzione delle infezioni delle vie urinarie.

La raccomandazione si basa sull'ipotesi che abbia il succo di mirtillo abbia un ruolo di acidificazione delle urine e di inibizione della crescita batterica. In particolare, sarebbe in grado di prevenire l’adesione delle cellule uroepiteliali.

Mirtilli e infezioni urinarie: cosa dice la letteratura?

Occorre precisare che, sulla base degli studi evidence based, il succo di mirtillo non può essere raccomandato per la prevenzione delle infezioni delle vie urinarie. Gli studi sperimentali pubblicati finora hanno dato risultati contraddittori.

Secondo alcuni studi in vitro, il succo di mirtillo, se assunto ad alte dosi, ridurrebbe l’aderenza dell’Escherichia coli alle cellule uroepiteliali, abbassando il rischio di infezione.

Un altro studio ha valutato l’effetto delle capsule di mirtillo, rispetto al placebo, sulla batteriuria. I risultati non hanno confermato l'efficacia del mirtillo. La somministrazione di capsule di mirtillo non produrrebbe differenze significative nei casi di batteriuria o piuria nell'arco di un anno.

Prima di poter raccomandare il succo di mirtillo per la prevenzione delle infezioni urinarie servirebbero studi sperimentali ampi e di buona qualità metodologica che ne valutino l'efficacia.

Queste informazioni sono tratte da uno dei dossier del corso Prevenzione delle infezioni urinarie nel soggetto cateterizzato, Zadig editore, 2017

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Prevenzione delle infezioni urinarie nei soggetti cateterizzati

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Titolo: Prevenzione delle infezioni urinarie nei soggetti cateterizzati (codice ECM 192373)
Destinatari:
infermieri, infermieri pediatrici, assistenti sanitari, medici
Scadenza:
27-04-2018
Crediti:
5
Costo:
20 €
Offerte:
gratuito per gli iscritti al Collegio IPASVI Milano-Lodi MB
Programma:
Nursing FAD
Valutazione dei partecipanti (4.356 valutazioni):
8/10 rilevanza
8/10 qualità
8/10 efficacia

Cateterismo e infezioni delle vie urinarie

L’infezione delle vie urinarie è la complicanza più comune del cateterismo vescicale. Tali infezioni sono responsabili del 40% delle infezioni ospedaliere; di queste una percentuale che varia dal 67 al 74% è causata dal catetere vescicale.

La durata del cateterismo vescicale è strettamente connessa con il rischio di batteriuria e di infezione. Per ogni giorno di permanenza del catetere il rischio di batteriuria aumenta dal 3 al 7%.

Il 26% dei pazienti con catetere vescicale a permanenza per 2-10 giorni ha una batteriuria e di questi il 24% sviluppa un’infezione sintomatica del tratto urinario.

Quali sono le principali cause dell'infezione?

La procedura di inserimento del catetere, se eseguita senza rispettare le raccomandazioni e le norme igieniche, è la principale causa di infezione. 

Le infezioni possono essere causate anche dalla risalita di microrganismi lungo il catetere grazie al biofilm che si forma tra mucosa uretrale e catetere.

Questa modalità di infezione è più frequente nel sesso femminile per la brevità dell’uretra (colonizzazione extraluminale).

Un'altra causa è il reflusso di microrganismi dalla sacca di drenaggio o dall'interruzione del sistema chiuso (colonizzazione intraluminale). Tale modalità è meno frequente.

Quali sono le precauzioni per ridurre il rischio di infezione?

Si raccomanda innanzitutto di tenere il sistema di drenaggio chiuso: se si interrompe si sconnette o ci sono perdite lo si deve sostituire usando tecniche asettiche e materiale sterile.

L’igiene quotidiana va eseguita con acqua e sapone: l'uso di soluzioni antisettiche non è raccomandato.

Inoltre, è importante limitare la durata del cateterismo, in quanto maggiore è la durata più alto è il rischio.

Le risposte del corso FAD

  • Quali sono le indicazioni all'uso del catetere vescicale?
  • Quali sono i criteri per scegliere il catetere più adatto?
  • Quali sono le precauzioni da seguire per l’inserimento e rimozione di un catetere vescicale?
  • Quali sono le precauzioni per prevenire le infezioni nel paziente cateterizzato?
  • Come va gestito un paziente cateterizzato, per ridurre il rischio di complicanze?
  • Quali sono le principali complicanze legate al cateterismo vescicale?

Le risposte a queste e altre domande si trovano nel dossier del corso.

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crediti ecm

E’ possibile recuperare i crediti ECM non maturati nel triennio 2014-2016?

, grazie alla delibera della Commissione nazionale per la formazione continua (riunione del 27 settembre 2018), è possibile recuperare i crediti complessivi relativi al triennio 2014-2016entro e non oltre il 31 dicembre 2019.

Va però sottolineato che i crediti trasferiti al triennio 2014-16 non saranno considerati ai fini del soddisfacimento dell’obbligo del triennio 2017/2019 e che tale spostamento sarà irreversibile.

L’operazione può essere effettuata autonomamente all’interno dell’area riservata ai singoli professionisti nel portale del Co.Ge.A.P.S..

E per chi è stato "diligente" lo scorso triennio?

Il triennio 2017-2019, pur prevedendo sempre 150 crediti totali da maturare annualmente, porta con sé qualche novità: è stato introdotto un meccanismo che premia i discenti che sono stati più “diligenti” nell'acquisizione dei crediti.

In pratica, avrà diritto a una riduzione del numero di crediti da ottenere nel triennio 2017-2019 chi, tra il 2014 e il 2016, ha acquisito da 80 a 120 crediti (ne dovrà acquisire nell'attuale triennio solo 135 invece di 150) e chi ha acquisito da 121 a 150 crediti (ne dovrà ottenere 120 invece di 150).

Resta fermo che tutti gli operatori sanitari possono acquisire il 100% dei crediti con la formazione a distanza (FAD), con la libertà di formarsi senza bisogno di spostarsi e di scegliere il momento più adatto da dedicare alla propria formazione.

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