La salute sul lavoro delle persone LGBTQ+

Titolo: La salute sul lavoro delle persone LGBTQ+(codice ECM 349631)
Destinatari:
tutti gli operatori sanitari
Scadenza:
31-12-2022
Crediti:
2
Costo:
20 €
Programma:
MeLa Flash
Valutazione dei partecipanti (44 valutazioni):
9/10 rilevanza
8/10 qualità
8/10 efficacia

Perché seguire questo corso ECM sulle persone LGBTQ+

Il tema LGBTQ sta diventando sempre più presente nella nostra società. In letteratura scientifica è in costante aumento il numero degli studi dedicati alla salute a 360 gradi di queste persone. Seguendo questo corso si possono acquisire le conoscenze di base riguardo le diverse definizioni e per affrontare i problemi di salute delle persone LGBTQ nel mondo del lavoro.

Che cosa significa LGBTQ?

LGBTQ è un acronimo di origine anglosassone usato per indicare le persone Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender. L’aggiunta di una Q sta per Queer o Genderqueer per comprendere quelle persone con identità di genere non conforme alla concezione binaria uomo-donna. La sigla più corretta sarebbe LBGTIQ in cui la I sta per intersessuali. Il simbolo + viene aggiunto per comprendere in maniera ancora più ampia anche altri gruppi di popolazione. Per esempio sono compresi gli asessuali cioè quelle persone che non sentono il desiderio di avere rapporti sessuali e/o che non sono sessualmente attratte da altre persone e tutte le possibili variazioni, comprese in un ampio spettro, che non devono essere considerate patologiche.

Orientamento sessuale

L'orientamento sessuale indica l’attrazione fisica e/o emozionale verso una persona. Per esempio, un uomo gay è innamorato e/o attratto da altri uomini, una persona lesbica è una donna innamorata e/o attratta da altre donne, una persona bisessuale o pansessuale è una persona innamorata e/o attratta dalle persone indipendentemente dal genere. L’orientamento sessuale di una persona non è in alcun modo correlato alla sua identità di genere.

Identità di genere

L’identità di genere fa invece riferimento al genere a cui ci si sente di appartenere. Una persona può definirsi uomo, donna o appartenente a un genere non riconducibile a nessuno dei due, perché per esempio fluttua tra i generi, variando a seconda del momento o di altre circostanze (gender fluid) all’interno di un’ampia gamma di sfumature. L’identità di genere non ha nulla a che vedere con l’aspetto fisico, con i caratteri sessuali o con l’orientamento sessuale. Nella maggioranza dei casi, l’identità di genere è in linea con il sesso biologico, ovvero con le caratteristiche biologiche con cui una persona nasce. Tuttavia, in una minoranza di persone (stimata tra l’1 e il 2% della popolazione mondiale) queste caratteristiche presentano variazioni o incroci con vari stati intermedi, classificati come condizioni intersessuali.

Che cos'è la transfobia?

Per sindrome transfobica si intende un disagio emotivo provato dalle persone nei confronti degli individui non conformi agli stereotipi di genere della società in senso lato e più nei confronti di individui di genere non conforme.
Le persone transfobiche provano emozioni che vanno dall’insofferenza al disgusto fino all’odio vero e proprio nei confronti di chiunque non si comporti come un maschio o una femmina “tipici”.

Questa dimensione psicologica non è una vera e propria fobia, perché le persone fobiche generalmente arrecano danno a se stesse, isolandosi a causa delle proprie paure, mentre la transfobia ha come conseguenza un danno nei confronti degli altri.
Le persone transfobiche arrivano a percepire ogni espressione di genere diversa da quella considerata “tipica” come anormale.

Secondo la letteratura scientifica questi individui tendono a vedere le cose in modo dicotomico (o nero o bianco), spesso sono molto conformiste e hanno una bassa stima di se stessi. Uno studio italiano indica che gli uomini rivelano un livello significativamente più alto di omo e transfobia in confronto alle donne. Le donne lesbiche inoltre percepiscono una maggiore omofobia rispetto agli uomini gay (e anche le donne trans rispetto agli uomini trans) e che la presenza di fondamentalismo religioso è associata a una maggiore omo e transfobia.

Che cosa imparerai con questo corso?

Il corso "La salute sul lavoro delle persone LGBTQ+" mira a fare piazza pulita dei pregiudizi verso le persone LGBTIQ+ e a far conoscere quali sono i loro problemi di salute specifici, offrendo uno sguardo oggettivo e basato sulle prove che vengono dalla letteratura scientifica.

Il primo caso

Le parole sono pietre

Marco Rossi è un infermiere trentenne che lavora nel Reparto di malattie infettive di un ospedale di una grande città. È molto apprezzato dai colleghi e dai medici con cui lavora per la sua competenza e la sua capacità di rapporto anche con i pazienti difficili. È dichiaratamente gay, ha una relazione stabile con un chirurgo (che lavora in un altro ospedale) e cerca di difendere i diritti delle persone LGBTIQ+ e in generale degli appartenenti a minoranze che, anche in ospedale, sono talvolta discriminati: persone senza fissa dimora, tossicodipendenti, anziani soli, pazienti psichiatrici, immigrati. Recentemente Marco si è anche rivolto alla Direzione per segnalare che alcuni medici di altri reparti, chiamati per consulenze, si erano espressi in maniera offensiva nel rivolgersi ad alcuni pazienti.
Oggi Marco ha appuntamento per la visita medica periodica con il medico competente, uno specialista in medicina del lavoro sessantenne, con il quale si è stabilito un rapporto di stima reciproca in occasione dei sopralluoghi in reparto per verificare l’applicazione delle misure anti COVID per ridurre il rischio di contagio.
“Buon giorno Rossi! Prima di iniziare la visita vera e propria volevo dirle che ha fatto bene a lamentarsi per il comportamento di quel medico: il fatto di essere tecnicamente un buon ortopedico, non gli dà il diritto di trattare alcuni pazienti non solo con supponenza e maleducazione, ma addirittura con disprezzo! E guarda caso sono sempre i più deboli! Stavolta cosa gli ha detto esattamente?” chiede curioso il medico.
“Vedo che in questo ospedale le notizie volano! Facendo una visita di consulenza a un ragazzo gay di colore, ricoverato per epatite e che aveva anche una sciatalgia, a un certo punto, gli ha detto: ‘probabilmente è colpa delle scarpe coi tacchi alti che ti metti la sera quando esci! Di gente come te ne abbiamo già abbastanza in Italia, e anche qui in ospedale, senza che veniate anche voi dall’Africa!’ e per di più mentre gli diceva queste parole ha guardato con intenzione dalla mia parte!” racconta Marco, che prosegue [...] Scopri come procede la storia nel corso

Un nuovo modo di formarsi in medicina del lavoro

Dopo il successo del programma di formazione a distanza MeLA per i medici del lavoro, si è deciso di rendere la formazione più rapida e immediata con il programma MeLa Flash.

corsi FAD sono circa una decina all'anno, più sintetici (due crediti ECM a corso), in modo da consentire una formazione flessibile che non imponga di affrontare corsi troppo impegnativi in termini di tempo o dai contenuti difformi tra loro.

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    La tubercolosi sul luogo di lavoro: sorveglianza e prevenzione

    tubercolosi

    Titolo: La tubercolosi sul luogo di lavoro: sorveglianza e  prevenzione (codice ECM 351617)
    Destinatari:
    medici, infermieri, tecnici della prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro
    Scadenza:
    31-12-2022
    Crediti:
    2
    Costo:
    20 €
    Programma:
    MeLa Flash
    Valutazione dei partecipanti (44 valutazioni):
    8/10 rilevanza
    9/10 qualità
    8/10 efficacia

    Perché seguire questo corso FAD ECM sulla tubercolosi

    Il sempre più frequente arrivo di stranieri e le condizioni di salute spesso disagiate per le classi sociali inferiori stanno portando a un rialzo dei casi di tubercolosi in Italia. Uno dei filtri più importanti per identificare le forme latenti ed evitare che diventino attive è la medicina del lavoro, con le visite pre assunzione e i controlli periodici in caso di lunghe terapie da affrontare. E' indispensabile per il medico competente sapere identificare e gestire i casi.

    Quanto è diffusa la tubercolosi?

    La tubercolosi è una patologia infettiva causata da Mycobacterium tuberculosis ancora molto diffusa nel mondo, tanto da rientrare tra le prime dieci cause di morte a livello mondiale. Circa un quarto della popolazione mondiale risulta infetta dal bacillo di Koch, ma soltanto il 5-10% di essa svilupperà nel corso della propria vita una forma attiva. C’è quindi un ampio serbatoio umano per cui l’identificazione e l’appropriato trattamento, anche delle forme latenti, hanno come obiettivo l’eliminazione di M. tuberculosis almeno nei paesi a bassa incidenza (<10 casi per 100.000 abitanti), come l’Italia.
    L'esposizione al rischio di tubercolosi è mutata negli anni. Attualmente è concentrato in ambienti socialmente ed economicamente svantaggiati ed emarginati. Il contesto epidemiologico di cui deve tener conto il medico in Italia è caratterizzato da una bassa incidenza nella popolazione generale, ma da una maggiore concentrazione all’interno di alcuni gruppi. Per esempio sono a rischio: gli anziani, gli immunodepressi e gli stranieri provenienti da paesi ad alta incidenza.

    Quando è opportuna la profilassi?

    Il trattamento profilattico per l’infezione tubercolare latente va considerato in tutti i soggetti che possono avere un aumentato rischio di progressione verso una malattia tubercolare attiva. In particolare va effettuato in soggetti con infezione da HIV, pazienti che inizino un trattamento con farmaci anti-TNF alfa, soggetti in trattamento dialitico, candidati per trapianto d’organo, soggetti affetti da silicosi, lavoratori provenienti da paesi ad alta incidenza di tubercolosi giunti in Italia da meno di 5 anni.

    Inoltre, la profilassi con farmaci antitubercolari è raccomandata per tutti i lavoratori inseriti in un’indagine sui contatti a seguito di un’esposizione a un caso di tubercolosi contagiosa in ambito occupazionale. Infine va trattato chi con pregressa documentata positività al test per infezione tubercolare latente, non abbia effettuato/completato la terapia.

    La reazione della giovane Paula

    Oggi il dottor Grandi comincia le visite mediche dei dipendenti dell’RSA “Villa Serena”, dove è appena stata assunta la giovane Paula, 32 anni, nata in Moldavia, ma in Italia dal 2020.
    “Buongiorno, si accomodi pure, partiamo da qualche domanda sul suo stato di salute, poi la visiterò. Dovrà fare anche degli esami del sangue e l’esame delle urine. Poi faremo una ‘punturina’ sul braccio, è la Mantoux, un’intradermoreazione che serve a vedere se per caso c’è un’infezione tubercolare.
    “Tubercolosi?” chiede la giovane donna che appare un po’ contrariata: “Ma è proprio necessario farlo? Lo so bene che in Moldavia, da noi, è una malattia abbastanza frequente, ma ormai io sono in Italia da quasi due anni e non ho mai avuto nessun disturbo!”
    “Capisco” le spiega il medico “ma il fatto che lei non abbia alcun sintomo non significa che non possa essere stata contagiata quando viveva nel suo paese dove la TBC è molto diffusa. È opportuno, quindi, fare degli approfondimenti per escludere tale eventualità. È molto importante ricercare e identificare tutti i possibili casi di tubercolosi, sia essa attiva o silente, per evitarne la diffusione. Capisce bene che è essenziale”.

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    Un nuovo modo di formarsi in medicina del lavoro

    Dopo il successo del programma di formazione a distanza MeLA per i medici del lavoro, si è deciso di rendere la formazione più rapida e immediata con il programma MeLa Flash.

    corsi FAD sono circa una decina all'anno, più sintetici (due crediti ECM a corso), in modo da consentire una formazione flessibile che non imponga di affrontare corsi troppo impegnativi in termini di tempo o dai contenuti difformi tra loro.

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