L’esame della vista in medicina del lavoro

Titolo: L'esame della vista in medicina del lavoro (codice ECM 385716)
Destinatari:
medici, tecnici della prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro, ortottisti/assistenti di oftalmologia e tecnici di neurofisiopatologia
Scadenza:
07-05-2024
Crediti:
2
Costo:
20 €
Programma:
MeLa Flash
Valutazione dei partecipanti (79 valutazioni):
8/10 rilevanza
8/10 qualità
8/10 efficacia

Perché seguire questo corso FAD ECM sull'esame della vista

Questo corso rientra nella serie dedicata agli esami a disposizione in medicina del lavoro, dopo quelli sulla spirometria, l'elettrocardiogramma e l'audiometria. Fornisce le informazioni necessarie per svolgere l'esame della vista sul luogo di lavoro.

L'esame dell'acuità visiva

L’acutezza o acuità visiva (AV, i due termini sono sinonimi) è una delle abilità primarie del sistema visivo ed è spesso utilizzata come unico parametro per indicarne l’integrità.
L’esame dell’acuità visiva valuta contemporaneamente l’integrità dei mezzi diottrici, i meccanismi di costrizione pupillare, la capacità di focalizzare l’immagine sulla fovea, la capacità di ricercare i dettagli e di valutare la direzione.
Il metodo tradizionalmente in uso per la quantificazione della capacità visiva prevede il coinvolgimento attivo del paziente, cui viene chiesto di distinguere caratteri e forme di dimensione definita, a una certa distanza e con un contrasto elevato: un soggetto ha una buona visione (o un’elevata acuità visiva) se distingue correttamente un carattere di piccola dimensione a una grande distanza di osservazione.

La procedura

Il materiale occorrente per un’efficace misurazione dell’acuità visiva comprende:

  • tavola ottotipica
  • montatura di prova, cassetta lenti oftalmiche con occlusore
  • metro per misurare la distanza d’esame
  • tabella per la registrazione dei risultati.

L’acuità deve essere misurata:

  • con correzione ottica e senza (naturale)
  • per lontano (4 metri) e per vicino (40 cm).

Si occlude il primo occhio, dopodiché si chiede al soggetto esaminato di denominare i simboli partendo dall’alto e procedendo verso il basso.
Si procede con le righe successive se sono stati correttamente riconosciuti almeno 3 simboli su 5, mentre se vengono letti meno di 3 simboli su 5 ci si ferma. L’obiettivo è raggiungere la migliore acuità visiva con la migliore correzione ottica gradita dal paziente (BCVA, best corrected visual acuity).
Si annota quindi l’acuità visiva della riga di cui si sono letti almeno 3 simboli e quanti simboli della stessa riga sono stati letti (per esempio 3/5 se il soggetto ha letto 3 lettere su 5 totali).
Inoltre si annota anche quanti simboli della riga successiva sono stati riconosciuti, aggiungendo alla precedente notazione +1 o +2 (per esempio AV: 7/10+2)

Carlo, il carrellista

Carlo, carrellista quarantaduenne in un’azienda alimentare da 5 anni, aspetta la metropolitana con il figlio di ritorno da scuola.
“Certo Filippo che ultimamente la metro è sempre in ritardo o salta alcune corse” borbotta Carlo spazientito dopo aver letto i minuti d’attesa sul tabellone.
“Cosa dici papà? Là in alto è riportato che il prossimo treno passerà tra 1 minuto” risponde perplesso il figlio.
“Filippo probabilmente ti stai sbagliando, ho appena letto 10 minuti” ribatte pretenzioso il padre.
“Avrai letto male, ti stai sbagliando” risponde Filippo.
Carlo inizia a preoccuparsi, questa è per lui una conferma. Non è la prima volta che ha problemi a leggere cartelli in lontananza. Ormai negli ultimi mesi anche al lavoro ha difficoltà nel leggere le indicazioni che prima coglieva in un batter d’occhio. Decide quindi di prendere un appuntamento con il medico competente dell’azienda.
“Buongiorno, Carlo, come mai questa visita?” lo accoglie il medico.
“Buongiorno, sono un po’ preoccupato: negli ultimi mesi ho difficoltà a vedere scritte lontane e sul lavoro perdo spesso dettagli che invece i miei colleghi colgono in un attimo. Visto che guido il muletto non vorrei prima o poi combinare qualche guaio in azienda!”
Il medico sottopone Carlo alla valutazione dell’acuità visiva da lontano, controllando in particolare modo se è presente una riduzione dell’acuità visiva legata a errori refrattivi non corretti.
Alla luce dei risultati il medico decide di eseguire anche la valutazione della capacità visiva a distanza prossimale, la valutazione della sensibilità al contrasto e la valutazione della stereopsi.
“Direi che lei ha un astigmatismo, per la precisione un difetto di rifrazione, un astigmatismo ipermetropico” dice il medico annotando gli esiti della sua valutazione in cartella.
“Cose difficili per me, ma niente di grave, spero?” chiede Carlo un po’ preoccupato.
“Assolutamente no, glielo spiego subito. Si tratta di un disturbo della vista determinato dall’anatomia del suo occhio che, a un certo punto, intorno alla sua età può peggiorare di quel tanto da dare sintomi”.
“Ma se non ci vedrò più come prima, come faccio con il mio lavoro?” [...] Scopri come procede la storia nel corso

Un nuovo modo di formarsi in medicina del lavoro

Con il programma MeLa Flash si offre un programma di formazione in medicina del lavoro.

corsi FAD sono circa una decina all'anno, hanno la caratteristica di essere sintetici (due crediti ECM a corso), in modo da consentire una formazione flessibile che non imponga di affrontare corsi troppo impegnativi in termini di tempo o dai contenuti difformi tra loro.

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    Valutazione e monitoraggio del rischio biologico sul lavoro

    Titolo: Valutazione e monitoraggio del rischio biologico sul lavoro (codice ECM 382088)
    Destinatari:
    tutti gli operatori sanitari
    Scadenza:
    02-04-2024
    Crediti:
    2
    Costo:
    20 €
    Programma:
    MeLa Flash
    Valutazione dei partecipanti (76 valutazioni):
    8/10 rilevanza
    9/10 qualità
    8/10 efficacia

    Perché seguire questo corso FAD ECM sul rischio biologico

    Il rischio biologico è comune a molte attività lavorative e gli operatori devono essere informati su come ridurlo o prevenirlo nelle varie situazioni. Le nuove linee guida ILO, alla base del corso, forniscono raccomandazioni pratiche al riguardo.

    Il rischio di legionellosi

    Molti studi hanno dimostrato l’ampia diffusione del genere Legionella nei sistemi idrici delle strutture turistico-recettive e termali.
    Gli stabilimenti e gli alberghi termali, in ambienti diversi da quelli dedicati alle cure, da anni ormai integrano l’offerta delle prestazioni terapeutiche con quelle più propriamente di benessere. Le prestazioni comprendono: bagni con idromassaggio, docce filiformi, “docce francesi”, bagno turco, sauna, fanghi,
    massaggi, piscine con zone con idromassaggio. Le caratteristiche della microflora tipica delle acque termali e il fatto che queste siano utilizzate a temperature per lo più comprese tra i 30 e i 40°C costituiscono condizioni favorenti lo sviluppo e la sopravvivenza di Legionella.
    Fra le apparecchiature e cure termali per le quali maggiore è il rischio di trasmissione vi sono anche i bagni con idromassaggio. Analogamente, rappresentano una fonte di pericolo tutte le prestazioni, erogate con acqua termale o non termale, nei reparti “benessere” degli stabilimenti termali che comportano la formazione di aerosol.

    Prevenzione del rischio di legionellosi nelle strutture turistiche

    Per un’efficace prevenzione del rischio biologico nelle strutture turistiche è d’obbligo che il gestore di ogni struttura effettui con periodicità (biennale, preferibilmente annuale) la valutazione del rischio di legionellosi.
    La valutazione deve essere effettuata da una figura competente (per esempio igienista, microbiologo, ingegnere con esperienza specifica, eccetera).
    Una corretta valutazione del rischio correlato a una struttura turistico-recettiva deve partire da un’ispezione degli impianti a rischio supportata, qualora disponibili, dagli schemi d’impianto aggiornati.
    Tale analisi ispettiva deve essere finalizzata a individuare i punti critici di ciascun impianto a rischio, in considerazione delle condizioni di esercizio e manutenzione.
    Il rischio di legionellosi dipende da vari fattori, tra cui:

    • temperatura dell’acqua compresa tra 20 e 50°C
    • presenza di tubazioni con flusso d’acqua minimo o assente (tratti poco o per nulla utilizzati della rete, utilizzo saltuario delle fonti di erogazione)
    • utilizzo stagionale o discontinuo della struttura o di una sua parte
    • caratteristiche e manutenzione degli impianti e dei terminali di erogazione (pulizia, disinfezione)
    • caratteristiche dell’acqua di approvvigionamento a ciascun impianto (fonte di erogazione, disponibilità di nutrimento per Legionella, presenza di eventuali disinfettanti)
    • vetustà, complessità e dimensioni dell’impianto
    • ampliamento o modifica dell’impianto esistente (lavori di ristrutturazione)
    • utilizzo di gomma e fibre naturali per guarnizioni e dispositivi di tenuta
    • presenza e concentrazione di Legionella, evidenziata a seguito di eventuali pregressi accertamenti ambientali (campionamenti microbiologici).

    L'entusiasmo del medico competente

    Renzo Aspertilli, giovane medico competente rientra al lavoro dopo un periodo di assenza per aggiornamento, pieno di energia e di nuove idee da mettere a punto nelle aziende che segue.
    “Buongiorno Renzo, bentornato, come va?” lo saluta l’ingegner Toffano, titolare di un’industria cartaria.
    “Benissimo” risponde Renzo con gli occhi che brillano “non ha idea, caro ingegnere, di quante novità interessanti abbiano parlato al Congresso, non vedo l’ora di organizzare un corso di aggiornamento per tutti i dipendenti e anche per i responsabili di ciascun settore e i dirigenti, compreso lei, si intende!”
    “Ottimo, bravo Renzo!” lo loda Toffano “e mi dica, di cosa ci parlerebbe? Ancora una volta della valutazione del rischio?” chiede con un filo di ironia il titolare che sa essere quello il pallino del dottor Aspertilli.
    “Ça va sans dire” risponde il medico che non fa caso al tono della domanda. “Dobbiamo assolutamente parlare del rischio biologico” chiarisce il medico “non ha idea di quante novità e indicazioni utili siano emerse al congresso!”
    “Mmhh” mugugna l’ingegnere, poco convinto “e cioè?”
    “Il convegno internazionale si è svolto a Ginevra, per cinque giorni, presso la International Labour Organization (ILO), ovvero l’Organizzazione Internazionale del lavoro. Durante il convegno sono state stilate validate le nuove linee guida sulla gestione dei rischi biologici sul posto di lavoro e sulle valutazioni del rischio con un approccio davvero innovativo” spiega convinto il medico. “Fra l’altro è un tema che coinvolge in primo piano proprio i datori di lavoro, come lei, che hanno un ruolo chiave al riguardo”.
    “Va bene Renzo, mi ha convinto, e so che mi posso fidare di lei” risponde il titolare dell’azienda “organizzi quando vuole questo corso”.

    [...] Scopri come procede la storia nel corso

    Un nuovo modo di formarsi in medicina del lavoro

    Con il programma MeLa Flash si offre un programma di formazione in medicina del lavoro.

    corsi FAD sono circa una decina all'anno, hanno la caratteristica di essere sintetici (due crediti ECM a corso), in modo da consentire una formazione flessibile che non imponga di affrontare corsi troppo impegnativi in termini di tempo o dai contenuti difformi tra loro.

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      La disabilità sul luogo di lavoro

      Titolo: La disabilità sul luogo di lavoro (codice ECM 378169)
      Destinatari:
      tutti gli operatori sanitari
      Scadenza:
      02-04-2024
      Crediti:
      2
      Costo:
      20 €
      Programma:
      MeLa Flash
      Valutazione dei partecipanti (66 valutazioni):
      8/10 rilevanza
      9/10 qualità
      9/10 efficacia

      Perché è utile seguire questo corso su disabilità e lavoro

      Le persone disabili devono essere inserite nel mondo del lavoro e poter realizzare le proprie ambizioni come qualunque altro lavoratore. Questo corso offre un quadro aggiornato sulla normativa per l'inserimento delle persone con disabilità nel mondo del lavoro. In particolare si concentra sul cosiddetto "accomodamento ragionevole", cioè quali sono le modifiche e gli adattamenti necessari e appropriati per assicurare alle persone con disabilità il godimento e l’esercizio, su base di eguaglianza con gli altri, di tutti i diritti umani e libertà fondamentali, incluso quello al lavoro (Convenzione ONU, art. 2 Definizioni), è alla base di questo corso. Il corso è dedicato in particolare al medico competente e ai tecnici della prevenzione nei luoghi di lavoro.

      Lavoro: una sfida per le persone con disabilità

      Dai dati della letteratura italiana risulta che la metà delle persone con sclerosi multipla perderà il lavoro dai nove ai quindici anni dopo l’inizio della malattia e che passano circa sette anni prima che ci sia la necessità di diminuire l’impegno lavorativo, per esempio passando da un lavoro a tempo pieno a uno part-time. Inoltre, per i lavoratori con disabilità è spesso necessario adattare le condizioni di lavoro allo stato di salute. I medici competenti possono fare molto per facilitare la permanenza sul luogo di lavoro, approfondendo con la persona interessata le sue disabilità nell’ambito della visita di idoneità,  eventualmente chiesta anche dalla stessa persona malata. Possono individuare con lei e con il datore di lavoro i “ragionevoli accomodamenti”, esplicitamente recepiti dalla legislazione italiana, in ottemperanza alla Convenzione delle Nazioni Unite del 2006 sulle persone con disabilità.

      Che cos'è l'accomodamento ragionevole

      Accomodamento ragionevole” indica le modifiche e gli adattamenti necessari e appropriati che non impongano un carico sproporzionato o eccessivo, ove ve ne sia necessità in casi particolari, per assicurare alle persone con disabilità il godimento e l’esercizio, su base di eguaglianza con gli altri, di tutti i diritti umani e libertà fondamentali, incluso quello al lavoro (Convenzione ONU, art. 2 Definizioni). Una delle fonti più utili di esempi di “accomodamenti disponibili” che propone suggerimenti/informazioni specifiche per le diverse patologie e attività lavorative, suddividendo gli accomodamenti in base alla sintomatologia e al tipo di attività svolta, è il servizio di consulenza online Job Accommodations Network (JAN), dello US Department of Labor’s Office of Disability Employment Policy. L’INAIL ha tradotto e adattato la parte specifica relativa alla sclerosi multipla.

      Gestire l’incertezza

      La dottoressa Pieraccini ha 30 anni, si è specializzata in Medicina del lavoro e ha da poco iniziato a lavorare come medico competente per uno studio legale con 16 dipendenti. Il precedente medico, andato in pensione e che le ha passato le consegne, l’aveva rassicurata: “Il lavoro è relativamente semplice, perché i dipendenti sono pochi, piuttosto giovani, in salute, fanno lavoro d’ufficio e i rischi sono limitati. Nulla a che vedere con gli anni che ho trascorso come medico del Lavoro per la grande fonderia che c’era fuori città, con il rischio di incidenti, le malattie professionali e gli operai che avevano poche nozioni di igiene e prevenzione... Però era un lavoro di grande soddisfazione, gli operai mi ascoltavano e anche la direzione, mentre qui sono quasi tutti laureati in legge e sembra che sappiano tutto loro. E poi la normativa che continua a cambiare e tutto che deve essere fatto online: io ho fatto la mia parte e ora tocca a te. Vedrai che ti troverai bene, ma non dare troppa confidenza!”
      Sara nei primi mesi non ha avuto difficoltà, ma ha appena ricevuto una telefonata dall’avvocata Paola Solari, che le ha chiesto un appuntamento per discutere la sua situazione. Le ha detto solamente: “Dottoressa, ho bisogno di aiuto. Mi hanno appena fatto una diagnosi che mi ha fatto crollare il mondo addosso: sclerosi multipla. Sono nel panico e non so cosa mi succederà, anche per il lavoro. Non me l’aspettavo  proprio!”

      La dottoressa Pieraccini si preoccupa perché di sclerosi multipla non sa molto, ma rassicura la donna e le fissa un appuntamento dopo un paio di giorni per documentarsi in anticipo sulla malattia e su come può essere applicata la normativa per i lavoratori disabili

      [...] Scopri come procede la storia nel corso

      Un nuovo modo di formarsi in medicina del lavoro

      Con il programma MeLa Flash si offre un programma di formazione in medicina del lavoro.

      corsi FAD sono circa una decina all'anno, hanno la caratteristica di essere sintetici (due crediti ECM a corso), in modo da consentire una formazione flessibile che non imponga di affrontare corsi troppo impegnativi in termini di tempo o dai contenuti difformi tra loro.

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        Le nanotecnologie sul luogo di lavoro: un rischio emergente

        Titolo: Le nanotecnologie sul luogo di lavoro: un rischio emergente (codice ECM 387252)
        Destinatari:
        tutti gli operatori sanitari
        Scadenza:
        04-06-2024
        Crediti:
        2
        Costo:
        20 €
        Programma:
        MeLa Flash
        Valutazione dei partecipanti (37 valutazioni):
        8/10 rilevanza
        9/10 qualità
        9/10 efficacia

        Perché seguire questo corso FAD ECM sulle nanotecnologie

        L'impiego delle nanotecnologie è sempre più diffuso nel mondo del lavoro, ma non sempre si hanno informazioni sui rischi per la salute connessi alla loro produzione e al loro utilizzo. Questo corso FAD mira a fornire le conoscenze di base sui nanomateriali e sul loro impatto in ambito lavorativo.

        Che cos'è un nanomateriale

        La Commissione europea, attraverso la Raccomandazione 2011/696/EU, definisce un nanomateriale “Un materiale naturale, derivato o fabbricato contenente particelle allo stato libero, aggregato o agglomerato e in cui, per almeno il 50% delle particelle nella distribuzione dimensionale numerica, una o più dimensioni esterne siano comprese fra 1 nm e 100 nm”. Per particella si intende una parte minuscola di materia ben definita: le particelle formano aggregati quando si fondono insieme o stringono legami forti tra loro; formano invece agglomerati quando stringono legami deboli senza modificare la somma delle loro aree.

        L’alto rapporto superficie/volume dei nanomateriali determina un aumento della reattività e della capacità di formare legami, date anche dalla presenza di alterazioni nanometriche strutturali di cui è difficile prevedere le conseguenze per la salute e per l’ambiente rispetto a sostanze analoghe già note. Molti nanomateriali possono contenere impurità, che devono essere tenute in considerazione, formatesi durante le fasi di produzione.
        Le nanoparticelle si possono trovare poi in diverse fasi: gassosa, liquida, in polvere o integrate in una matrice solida; anche la forma e la struttura possono variare (per esempio i fullereni sono sferici mentre i nanotubi di carbonio a singola parete sono cilindrici). Il “profilo di pericolo” di ciascuna sostanza dipende dunque in buona parte dai fattori intrinseci chimico-fisici della sostanza stessa.

        Il rischio emergente

        Secondo quanto stabilito dall’Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro (EU-OSHA) quello legato ai nanomateriali è un rischio "emergente" poiché risponde ai caratteri di novità e di crescita:

        • è un rischio nuovo, poiché la tecnologia non esisteva prima, e perché solo più di recente ci si è posti il problema scientifico della sua sicurezza;
        • è un rischio in crescita, perché sono sempre maggiori gli ambiti di utilizzo di nanomateriali, la probabilità di esposizione, e il numero di operatori impiegati nel settore.

        I processi di fabbricazione di nanomateriali in fase gassosa o la presenza di polveri portano con sé un maggior rischio di rilascio di nanoparticelle: per questo motivo, il principale sito di rischio di esposizione è quello polmonare, considerata l’alta probabilità di inalazione di materiali.

        La nanosicurezza e il rischio emergente

        Il convegno annuale dedicato agli specialisti in medicina del lavoro ha, anche questa volta, un calendario ricco di interventi interessanti e di grande attualità.
        “Buongiorno a tutti. Sono contento di vedere un pubblico così numeroso e così eterogeneo… cercherò di non essere noioso, mi scuso in anticipo se per qualcuno dirò cose scontate, ma ritengo sia giusto dare il quadro generale a tutti”. Il medico del lavoro è uno dei relatori del pomeriggio, e con la sua voce squillante e un atteggiamento deciso si presenta al pubblico mentre apre la propria presentazione. “Salute e sicurezza sul luogo di lavoro: le nanotecnologie come rischio emergente” è il titolo che spicca in grande, mentre egli si arma di puntatore laser. “Partiamo quindi dalle basi: pur essendo ormai così diffuso, se non alla moda, il termine ‘nanotecnologie’ nel linguaggio comune lascia aperte alcune ambiguità, ed è quindi necessario fare chiarezza.
        Diamo giusto qualche definizione…” dice passando rapidamente alla seconda diapositiva.

        [...] Scopri come procede la storia nel corso

        Un nuovo modo di formarsi in medicina del lavoro

        Con il programma MeLa Flash si offre un programma di formazione in medicina del lavoro.

        corsi FAD sono circa una decina all'anno, hanno la caratteristica di essere sintetici (due crediti ECM a corso), in modo da consentire una formazione flessibile che non imponga di affrontare corsi troppo impegnativi in termini di tempo o dai contenuti difformi tra loro.

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          L’ABC dell’ipertensione arteriosa

          Titolo: L'ABC dell'ipertensione arteriosa (ID ECM 383519)
          Destinatari: tutti gli operatori sanitari tranne medici e odontoiatri
          Scadenza: 12-04-24
          Crediti: 5
          Costo: 30 €
          Programma: CliniFAD
          Valutazione dei partecipanti (142 valutazioni):
          8/10 rilevanza
          9/10 qualità
          8/10 efficacia

          Perché seguire questo corso sull'ipertensione arteriosa?

          Secondo i dati dell'OMS negli ultimi 30 anni il numero di persone tra i 30 e i 79 anni ipertese è passato da circa 650 milioni a 1,28 miliardi, ma il 46% degli adulti è inconsapevole della sua condizione. Tutti gli operatori sanitari dovrebbero avere una conoscenza adeguata dell'ipertensione così da poter aiutare i pazienti a riconoscere il problema e mettere in atto le modifiche comportamentali che possono ridurre il rischio di dover ricorrere ai farmaci.

          Quali sono i meccanismi alla base dell'ipertensione arteriosa?

          Il mantenimento della pressione arteriosa a livelli fisiologici dipende dal volume di sangue, dalla gittata cardiaca e dal tono delle arterie e comporta il coinvolgimento di diversi meccanismi coordinati dal centro vasomotore situato nel midollo allungato. L’ipertensione primaria origina da una combinazione di fattori genetici, ambientali e dietetici. Gli studi genetici hanno identificato 120 loci associati alla regolazione della pressione arteriosa, ma in grado di fornire una spiegazione a solo il 3,5% delle forme di ipertensione primaria osservate. I meccanismi patogenetici sono estremamente complessi, si parla infatti di teoria del mosaico per sottolineare l’interazione e l’influenza reciproca di molteplici fattori nel determinare l’ipertensione arteriosa. Fattori che sempre più spesso vengono messo al centro di questo mosaico sono l’infiammazione e l’assunzione in eccesso di cloruro di sodio.

          Quali sono i fattori di rischio modificabili?

          La predisposizione genetica sembra essere il presupposto necessario per sviluppare l’ipertensione, ma da sola non è sufficiente. Occorre infatti che si aggiungano altri fattori come il consumo di sodio in eccesso. Tra i fattori di rischio più importanti su cui occorre intervenire fin da bambini per prevenire l’ipertensione ci sono senza dubbio: il sovrappeso, l’obesità, la scarsa attività fisica e la dieta non sana. In particolare occorre ridurre l’eccesso di sodio e correggere la carenza di potassio. Per la prevenzione l’OMS in particolare raccomanda di: consumare abitualmente frutta e verdura, rimanere attivi fisicamente, evitare il fumo, limitare l’assunzione di sale, di cibi ad alto contenuto di grassi e di alcol.

          A chi è dedicato questo corso ECM?

          Il corso ECM è rivolto a tutti gli operatori sanitari tranne medici e odontoiatri.

          Le risposte per la pratica quotidiana

          In questo corso FAD acquisirai informazioni evidence based e in particolare troverai risposta ai seguenti quesiti clinici assistenziali:

          1. Quanto è frequente l’ipertensione?
          2. Quali sono i meccanismi alla base dell'ipertensione?
          3. Come si misura la pressione arteriosa?
          4. Quale è l'inquadramento diagnostico
          5. Quali sono i fattori di rischio modificabili?
          6. Quali sono gli interventi non farmacologici per ridurre la pressione?
          7. Quali farmaci usare nell'ipertensione lieve?
          8. Quando occorre somministrare una terapia combinata?

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            Dermatite occupazionale negli operatori sanitari

            dermatite

            Titolo: Dermatite occupazionale negli operatori sanitari (codice ECM 378169)
            Destinatari:
            tutti gli operatori sanitari
            Scadenza:
            31-12-2023
            Crediti:
            2
            Costo:
            20 €
            Programma:
            MeLa Flash
            Valutazione dei partecipanti (158 valutazioni):
            8/10 rilevanza
            9/10 qualità
            8/10 efficacia

            Perché un corso sulla dermatite degli operatori sanitari

            Tra i lavoratori, gli operatori sanitari sono quelli più a rischio di dermatite. Questo breve corso è raccomandato a tutti gli operatori sanitari perché offre informazioni chiare e sintetiche sui fattori di rischio e sulla gestione della dermatite occupazionale. Il corso si inserisce in un momento storico particolare in quanto con la recente pandemia ha portato a un maggiore utilizzo dei guanti per periodi prolungati e al frequente lavaggio delle mani. Questi comportamenti, sebbene virtuosi, possono favorire un aumento del rischio della dermatite.

            Dermatite e lavoro: incidenza e prevalenza

            Tra le malattie cutanee professionali la dermatite da contatto è la più frequente (70-95% dei casi nei paesi occidentali).
            L’incidenza stimata utilizzando i registri delle malattie professionali è di 0,6-6,7 casi per 10.000 anni-persona ma sale a 15,9-780 casi per 10.000 anni-persona se si utilizzando i dati ricavabili dagli studi di
            coorte. Questo notevole divario deriva dal fatto che i registri includono solo i casi di gravità clinica significativa oggetto di valutazione con test epicutaneo (patch test).
            Le stime di prevalenza indicano 11-86 casi per 100.000 lavoratori, ma è verosimile una sotto notifica.
            Secondo i dati italiani pubblicati nel 2021 dall’Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro (INAIL) la dermatite da contatto pesa per l’82% delle malattie cutanee professionali (88% se si considerano solo i lavoratori più giovani, fino ai 35 anni d’età).
            Il gruppo di studio NEICDG (North-East Italy Contact Dermatitis Group) ha raccolto a partire dal 1996 in 8 centri di Dermatologia o di Medicina del lavoro i dati (questionario individuale, familiare, occupazionale e patch test) relativi a 30.000 lavoratori sopra i 15 anni d’età, che hanno permesso di stabilire che nel 10% dei casi la dermatite da contatto è di origine professionale e in genere classificabile come forma atopica.
            La dermatite da contatto ha in genere una prognosi non buona, data la tendenza a persistere o recidivare nonostante i trattamenti (30-80% dei casi). È causa di perdita del lavoro in una quota significativa di
            lavoratori affetti (30-70%) e tende a persistere nel tempo.

            Prevenzione della dermatite da contatto

            Per la prevenzione della dermatite da contatto irritativa delle mani, gli idratanti usati da soli o in combinazione con creme barriera possono avere un effetto protettivo clinicamente importante, sia a lungo sia
            a breve termine. Non sembra invece clinicamente rilevante l’effetto protettivo delle creme barriera solari.
            Inoltre le creme da applicare prima del turno di lavoro non sono raccomandate per i lavoratori che indossano guanti in lattice, dal momento che possono favorire l’assorbimento di allergeni dai guanti stessi

            L’eccesso di zelo di Patty

            Patty, una operatrice sociosanitaria poco più che trentenne, a fine turno si dirige verso il cucinino del reparto di Medicina in cui lavora da quasi un anno per rifocillarsi con un caffè e scambiare due chiacchiere con la collega, prima di darsi consegna. Carlotta, di molti anni più grande, infermiera di grande esperienza, è già arrivata e la accoglie con un sorriso.
            “Ciao Patty, cos’è quell’aria imbronciata, ti sei svegliata con la luna storta oggi?” la punzecchia scherzosa.
            “Macché, magari fosse quello!” risponde l’amica “guarda come sono conciate le mie mani oggi!”.
            “Accidenti, ragazza mia!” esclama Carlotta osservando la pelle arrossata e desquamata. Ti fanno male? Prudono?”
            “Direi più bruciore che prurito”.
            “Eh, ma devi fare qualcosa questo è un eczema bello e buono!” dice l’infermiera.
            “Sì, lo so, me lo ha confermato anche la mia dottoressa, ci convivo da un bel po’ ma mentre prima andava e veniva negli ultimi mesi è fisso, così forte non mi era mai successo. Soprattutto il dolore non mi dà tregua ed è associato a un certo grado di prurito! Questa settimana ho dovuto fare più turni del solito, perché la nostra collega Camilla era in malattia e senz’altro ho esagerato con le procedure di igiene! Accidenti, ce l’aveva ben detto il dottor Rossetti, il medico del lavoro, durante il corso...”
            “Sì, l’avevo seguito anch’io, mi ricordo che aveva parlato di uno studio in cui erano stati presi in considerazione vari fattori, come per esempio quante volte al giorno ci si lava le mani, se si usa acqua calda o fredda, che disinfettanti si usano per le mani, se con alcol o senza”.
            “Sì, proprio così, tanto che io ho cercato di stare un po’ più attenta, ma nonostante ciò forse ho un po’ esagerato, visto che con la COVID di questi tempi non si sa mai, volevo sentirmi più protetta”.

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            Un nuovo modo di formarsi in medicina del lavoro

            Con il programma MeLa Flash si offre un programma di formazione in medicina del lavoro.

            corsi FAD sono circa una decina all'anno, hanno la caratteristica di essere sintetici (due crediti ECM a corso), in modo da consentire una formazione flessibile che non imponga di affrontare corsi troppo impegnativi in termini di tempo o dai contenuti difformi tra loro.

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              Cambiamento climatico: ‘La più grande minaccia per la salute’, (OMS)

              Titolo: Cambiamento climatico: 'La più grande minaccia per la salute', OMS (ID ECM 380280)
              Destinatari: tutti gli operatori sanitari
              Scadenza:19-03-24
              Crediti: 8
              Costo: 40 €
              Programma: Ambiente e salute
              Valutazione dei partecipanti (217 valutazioni):
              9/10 rilevanza
              9/10 qualità
              9/10 efficacia

              Gli effetti del cambiamento climatico sulla salute

              Il cambiamento climatico sta già provocando numerosi impatti di tipo ambientale, economico e sociali. Fra questi di particolare importanza è l'effetto del clima sulla salute umana, tanto che l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha identificato nel cambiamento climatico in corso "la più grande minaccia per la salute" globale.
              Le stime sulle ricadute del cambiamento climatico sulle generazioni attuali e future sono preoccupanti. Si stima che ogni anno 8,7 milioni di persone muoiano nel mondo a causa dell’inquinamento atmosferico da particolato generato dalla combustione di fossili”. Tuttavia il numero reale di morti premature attribuibili ai cambiamenti climatici non è a oggi noto, vista la grande incertezza delle stime. L’inquinamento, cui è esposto il 90% della popolazione del pianeta, è la quarta causa di morte e di malattie nel mondo. Negli ultimi 20 anni le malattie legate al caldo sono aumentate di oltre il 50% tra gli anziani e sono responsabili di un eccesso di morbilità e mortalità specie per malattie cardiovascolari. Nell’ultimo decennio, più di 2,6 miliardi di persone sono state colpite da disastri naturali (uragani, inondazioni e incendi). La carenza di acqua di buona qualità è frutto di due fenomeni: la siccità e la contaminazione. Infine, il cambiamento climatico supporta l’insorgenza di nuovi patogeni, causa potenziale di zoonosi, e la crescita delle malattia causate da vettori.

              Il cambiamento climatico come causa di malattia

              L’esposizione dell’organismo umano a centinaia di migliaia di composti tossici, a radiazioni dannose non filtrate dall’atmosfera, a temperature estreme rende praticamente ogni organo e apparato suscettibile di danni e malattie. Stili di vita non corretti (fumo, alcol, alimentazione) amplificano il danno potenziale. È dimostrato che il cambiamento climatico ha anche ricadute negative sulla psiche. Sono a maggior rischio di malattia i sottogruppi più fragili della popolazione (donne in gravidanza, bambini, adolescenti, anziani).

              L’impronta ecologica della sanità

              Il sistema sanitario è in parte responsabile del cambiamento climatico a causa di processi e pratiche potenzialmente rischiose per l’ambiente. Tra questi hanno particolare rilievo l’uso e lo smaltimento non appropriati dei farmaci, l’impiego di dispositivi monouso inquinanti e/o non degradabili, gli impianti di sanificazione, riscaldamento condizionamento delle strutture sanitarie. Gli operatori sanitari, oltre a sviluppare una cultura personale a difesa dell’ambiente e a seguire buone pratiche, sono tenuti a diffondere tale cultura.

              A chi è dedicato questo corso ECM?

              Il corso ECM è rivolto a tutti gli operatori sanitari

              Le risposte per la pratica quotidiana

              In questo corso FAD acquisirai informazioni evidence based che ti saranno utili per la pratica quotidiana, in particolare troverai informazioni sui seguenti aspetti:

              1.Definizione ed epidemiologia
              2. L’eziologia multifattoriale
              3. Inquadramento clinico
              4. Inquadramento diagnostico
              5. Gestione del paziente
              6. Condizioni particolari  (la MRGE in gravidanza e allattamento, la MRGE nel bambino)

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                Sindrome dell’intestino irritabile: dalla diagnosi al trattamento

                Titolo: Sindrome dell'intestino irritabile: dalla diagnosi al trattamento (codice ECM 387701)
                Destinatari:
                medici chirurghi
                Scadenza:
                11-06-24
                Crediti:
                2
                Costo:
                15 €
                Programma:
                SmartFAD
                Valutazione dei partecipanti (148 valutazioni):
                8/10 rilevanza
                9/10 qualità
                8/10 efficacia

                Perché seguire questo corso FAD ECM sulla sindrome dell'intestino irritabile?

                La sindrome dell'intestino irritabile è una patologia alquanto diffusa e ancora sottostimata. La sua ampia diffusione e la sua origine funzionale comportano un approccio globale alla persona che ne soffre per suggerire modifiche di comportamento ed eventuali terapie evidence based sulla base delle raccomandazioni contenute in questo corso.

                La patogenesi

                La patogenesi della sindrome dell’intestino irritabile rimane tuttora sconosciuta. Storicamente, il disturbo è stato spesso considerato come puramente psicosomatico. Oggi, nonostante i fattori psicosociali mantengano un certo ruolo, diverse sono le possibili alterazioni patofisiologiche descritte in letteratura:

                • alterata secrezione e ipersensibilità viscerale
                • alterazioni motorie
                • infezioni gastrointestinali
                • infiammazione della mucosa intestinale
                • modifiche del microbiota intestinale
                • predisposizione genetica.

                L’iperalgesia o ipersensibilità viscerale consiste nell’aumentata percezione del dolore alla distensione della parete intestinale, derivante da un rimodellamento delle vie neurali dell’asse intestino-cervello.
                In questi casi l’ingestione di grassi può aumentare la permeabilità intestinale, peggiorandone l’ipersensibilità. In alcuni pazienti l’insorgenza dei sintomi si correla, invece, con un pregresso episodio di gastroenterite acuta.
                Un’accelerazione o un rallentamento del transito intestinale può essere la causa della diarrea o della stitichezza che caratterizzano i differenti sottotipi della sindrome dell’intestino irritabile.

                Quando bisogna sospettare la sindrome dell'intestino irritabile?

                La sindrome dell’intestino irritabile dovrebbe essere sospettata nei pazienti che hanno un dolore addominale cronico associato a una irregolarità dell’alvo, sia in senso stitico sia in senso diarroico. Dal momento che non c’è a oggi un marcatore biologico né una caratteristica patognomonica agli esami di imaging.

                Un'ipotesi da confermare

                Oggi il dottor Farina è in forma smagliante: “Sto pregustando il fine settimana, finalmente una festività di venerdì! Ho deciso di andare due giorni al mare per rigenerarmi!”
                “Mi pare un’ottima idea” risponde la sua segretaria, porgendogli l’agenda degli appuntamenti.
                “Ha ragione, Elena” dice sorridendo e sedendosi alla scrivania “vediamo prima chi si è prenotato per oggi pomeriggio”.
                Un istante dopo suona il campanello, la segretaria si sporge sulla porta dello studio: “Quando vuole cominciare, dottore, la prima paziente è arrivata”.
                “La faccia pure accomodare” le risponde il medico.
                “Buongiorno, dottore” esclama Lucia entrando nello studio medico.
                “Aspettavo di avere vostre notizie, signora Fiore. Come sta suo marito?”
                “Molto meglio, grazie. Come sa è stato un anno difficile: il nuovo lavoro e il trasloco ci hanno messo a dura prova, sia individualmente sia come coppia, ma piano piano la situazione sta rientrando. Tranne per quel mio mal di pancia, per cui sono venuta oggi ad aggiornarla”.
                Lucia ha 37 anni e ha sempre goduto di buona salute fino ad alcuni mesi fa, quando ha cominciato ad accusare una vaga sintomatologia addominale, che l’ha portata a recarsi spesso dal medico.
                “Si metta pure sul lettino, signora Fiore, e scopra la pancia così rivediamo questa pancia dolente…”, dice il medico.
                “Con le medicine che mi ha dato in questo periodo, il fastidio si è un po’ ridotto” dice la donna. “Si sono ridotti soprattutto i ‘crampi’, ma mi piacerebbe sapere quale sia la causa di tutto ciò!” commenta Lucia durante la visita.
                “La pancia è distesa perché è piena d’aria, ma non ci sono segni preoccupanti, l’addome è morbido e anche quando schiaccio non ci sono reazioni particolari” spiega il medico per tranquillizzare la paziente mentre Lucia si riveste e si rimette seduta.
                “Una mia cara amica del liceo mi ha dato una mano con il trasloco e, chiacchierando, abbiamo scoperto di soffrire entrambe di questo benedetto mal di pancia e così ci siamo confrontate sul problema…”
                “E?” chiede il medico per mostrare alla donna di essere in ascolto, incoraggiandola a proseguire.
                “Per farla breve, lei ha girato fior fior di specialisti, da Genova a Bologna, e pare che le abbiano detto tutti che si tratta di ‘colon irritabile’. Abbiamo la stessa età e gli stessi problemi di pancia gonfia e diarrea
                ricorrente. Può darsi che anch’io abbia il colon irritabile?” chiede, quasi speranzosa Lucia. “Ricordo che tempo fa anche lei aveva parlato di questa possibilità”.
                “Sì, resta un’ipotesi assai plausibile” risponde il medico. L’età d’insorgenza e i sintomi ci stanno con questa diagnosi, anche perché abbiamo ormai escluso altre patologie”.
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                  La fibromialgia: che cosa si sa e quanto è provato

                  Titolo: La fibromialgia: che cosa si sa e quanto è provato(ID ECM 380292)
                  Destinatari: tutti gli operatori sanitari
                  Scadenza: 05-04-24
                  Crediti: 5
                  Costo: 30 €
                  Programma: CliniFAD
                  Valutazione dei partecipanti (141 valutazioni):
                  8/10 rilevanza
                  9/10 qualità
                  8/10 efficacia

                  Perché seguire questo corso sulla fibromialgia?

                  Sono sempre più i casi di fibromialgia, condizione di cui si sa ancora poco, le cui basi eziopatogenetiche sono ancora da definire. A fronte di questa incertezza, i pazienti si lamentano del dolore provato e le soluzioni proposte non hanno sovente l'efficacia sperata. E' fondamentale perciò conoscere i dati scientifici evidence based presentati in questo corso per prendere decisioni fondate.

                  Che cos'è la fibromialgia

                  La fibromialgia o sindrome fibromialgica è una patologia cronica caratterizzata da un dolore diffuso, accompagnato da una facile affaticabilità e da altri disturbi cognitivocomportamentali o del sonno. È un’entità nosologica alquanto complessa, che nel tempo ha conosciuto diverse definizioni e che ancora oggi lascia molti interrogativi dietro di sé. Anche per questo motivo il suo riconoscimento e la sua diagnosi avvengono spesso in ritardo rispetto all’esordio dei sintomi. Le stime indicano una prevalenza della malattia del 2-4% nella popolazione adulta, con importanti ricadute di salute, ma anche economico-sociali a causa dell’inabilità nelle attività quotidiane a cui spesso vanno incontro i pazienti.

                  Quali sono i fattori patogenetici alla base della fibromialgia?

                  I fattori patogenetici alla base della fibromialgia continuano a tenere impegnati i ricercatori in questo campo, dal momento che molte teorie si sono susseguite e accavallate nel tempo, senza però conclusioni definitive. Ciò che a oggi si dà per certo è che i pazienti affetti da fibromialgia sviluppano una aumentata e talvolta abnorme sensibilità al dolore. I motivi alla base di ciò possono essere molteplici: una esagerata attività neuronale a livello del sistema nervoso centrale, una ridotta attività delle vie discendenti inibitorie del dolore, modificazioni neuronali vere e proprie, generatori di dolore periferici, fattori di neuroinfiammazione o di autoimmunità, una predisposizione genetica, stress psicologici o ambientali.

                  A chi è dedicato questo corso ECM?

                  Questo corso si rivolge a tutti gli operatori sanitari vista la trasversalità della condizione e i consigli che devono essere dati. Ogni operatore troverà spunti utili per la propria professione.

                  Come viene diagnosticata?

                  L’approccio diagnostico alla stitichezza richiede, in prima istanza, di escludere un’eziologia secondaria dovuta per esempio a un cancro del colon-retto o a malattie infiammatorie croniche dell’intestino per rendere il percorso diagnostico-terapeutico più mirato.
                  Si inizia raccogliendo la storia clinica, eseguendo un esame obiettivo che comprenda anche l’esplorazione rettale e richiedendo alcuni esami di laboratorio. Ulteriori accertamenti diagnostici dovrebbero essere eseguiti per escludere una patologia organica solo in caso di segnali d’allarme.

                  A chi è dedicato questo corso ECM

                  Questo corso si rivolge a tutti gli operatori sanitari vista la trasversalità della condizione e i consigli che devono essere dati. Ogni operatore troverà spunti utili per la propria professione.

                  Le risposte per la pratica quotidiana

                  Il corso FAD ECM comprende un dossier ricco di riferimenti bibliografici per chi volesse approfondire l'argomento, due casi di pratica clinica con cui cimentarsi e un questionario ECM randomizzato con soglia di superamento al 75% delle risposte corrette, oltre al questionario di gradimento con possibilità di lasciare commenti in aperto sul corso svolto.

                  1. Che cos'è la fibromialgia?
                  2. Quali sono le ipotesi patogenetiche?
                  3. Come inquadrare clinicamente il paziente fibromialgico?
                  4. Come si gestisce il paziente con fibromialgia?

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                    Prevenzione e trattamento della stitichezza cronica

                    Titolo: Prevenzione e trattamento della stitichezza cronica (ID ECM 380292)
                    Destinatari: tutti gli operatori sanitari
                    Scadenza: 26-03-24
                    Crediti: 5
                    Costo: 30 €
                    Programma: CliniFAD
                    Valutazione dei partecipanti (86 valutazioni):
                    8/10 rilevanza
                    9/10 qualità
                    8/10 efficacia

                    Perché seguire questo corso sulla stitichezza cronica?

                    La stitichezza cronica è un disturbo tanto frequente quanto spesso difficile da trattare. Dare i giusti consigli in termini di prevenzione e di trattamento è importante, specie nelle fasce di età estreme, i bambini e gli anziani. Questo corso fornisce le informazioni evidence based su cui basare le proprie raccomandazioni nella pratica quotidiana.

                    Quale è la definizione di stitichezza?

                    La stitichezza è una condizione di comune riscontro nella pratica clinica, in particolare nell’assistenza di base. Non c’è una sua definizione universalmente accettata, per cui si definisce sulla base di una serie di segni e sintomi correlati alla difficoltà di defecazione. Tra questi ci sono: movimenti intestinali spontanei poco frequenti (meno di 3 alla settimana), gonfiore addominale, produzione di feci dure o caprine, sforzo durante l’evacuazione, sensazione di evacuazione incompleta e, in alcuni casi, necessità di facilitare l’evacuazione con le dita.

                    Quali sono le cause?

                    Dal punto di vista eziologico, la stitichezza può essere classificata in primaria e secondaria. La fisiopatologia della stitichezza primaria non è ancora stata completamente chiarita, mentre la forma secondaria insorge in conseguenza o in associazione a una patologia, come per esempio un tumore del tratto gastrointestinale o una malattia infiammatoria cronica dell’intestino, o all’assunzione di farmaci.

                    A chi è dedicato questo corso ECM?

                    Questo corso si rivolge a tutti gli operatori sanitari vista la trasversalità della condizione e i consigli che devono essere dati. Ogni operatore troverà spunti utili per la propria professione.

                    Come viene diagnosticata?

                    L’approccio diagnostico alla stitichezza richiede, in prima istanza, di escludere un’eziologia secondaria dovuta per esempio a un cancro del colon-retto o a malattie infiammatorie croniche dell’intestino per rendere il percorso diagnostico-terapeutico più mirato.
                    Si inizia raccogliendo la storia clinica, eseguendo un esame obiettivo che comprenda anche l’esplorazione rettale e richiedendo alcuni esami di laboratorio. Ulteriori accertamenti diagnostici dovrebbero essere eseguiti per escludere una patologia organica solo in caso di segnali d’allarme.

                    Le risposte per la pratica quotidiana

                    Il corso FAD ECM comprende un dossier ricco di riferimenti bibliografici per chi volesse approfondire l'argomento, due casi di pratica clinica con cui cimentarsi e un questionario ECM randomizzato con soglia di superamento al 75% delle risposte corrette, oltre al questionario di gradimento con possibilità di lasciare commenti in aperto sul corso svolto. In particolare nel corso sono affrontati i seguenti aspetti:

                    1. Le cause, i fattori predisponenti e la fisiopatologia
                    2. La diagnosi
                    3. Il trattamento
                    4. La stitichezza nel bambino

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