La salute sul lavoro delle persone LGBTQ+

Titolo: La salute sul lavoro delle persone LGBTQ+(codice ECM 349631)
Destinatari:
tutti gli operatori sanitari
Scadenza:
31-12-2022
Crediti:
2
Costo:
20 €
Programma:
MeLa Flash
Valutazione dei partecipanti (97 valutazioni):
8/10 rilevanza
8/10 qualità
8/10 efficacia

Perché seguire questo corso ECM sulle persone LGBTQ+

Il tema LGBTQ sta diventando sempre più presente nella nostra società. In letteratura scientifica è in costante aumento il numero degli studi dedicati alla salute a 360 gradi di queste persone. Seguendo questo corso si possono acquisire le conoscenze di base riguardo le diverse definizioni e per affrontare i problemi di salute delle persone LGBTQ nel mondo del lavoro.

Che cosa significa LGBTQ?

LGBTQ è un acronimo di origine anglosassone usato per indicare le persone Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender. L’aggiunta di una Q sta per Queer o Genderqueer per comprendere quelle persone con identità di genere non conforme alla concezione binaria uomo-donna. La sigla più corretta sarebbe LBGTIQ in cui la I sta per intersessuali. Il simbolo + viene aggiunto per comprendere in maniera ancora più ampia anche altri gruppi di popolazione. Per esempio sono compresi gli asessuali cioè quelle persone che non sentono il desiderio di avere rapporti sessuali e/o che non sono sessualmente attratte da altre persone e tutte le possibili variazioni, comprese in un ampio spettro, che non devono essere considerate patologiche.

Orientamento sessuale

L'orientamento sessuale indica l’attrazione fisica e/o emozionale verso una persona. Per esempio, un uomo gay è innamorato e/o attratto da altri uomini, una persona lesbica è una donna innamorata e/o attratta da altre donne, una persona bisessuale o pansessuale è una persona innamorata e/o attratta dalle persone indipendentemente dal genere. L’orientamento sessuale di una persona non è in alcun modo correlato alla sua identità di genere.

Identità di genere

L’identità di genere fa invece riferimento al genere a cui ci si sente di appartenere. Una persona può definirsi uomo, donna o appartenente a un genere non riconducibile a nessuno dei due, perché per esempio fluttua tra i generi, variando a seconda del momento o di altre circostanze (gender fluid) all’interno di un’ampia gamma di sfumature. L’identità di genere non ha nulla a che vedere con l’aspetto fisico, con i caratteri sessuali o con l’orientamento sessuale. Nella maggioranza dei casi, l’identità di genere è in linea con il sesso biologico, ovvero con le caratteristiche biologiche con cui una persona nasce. Tuttavia, in una minoranza di persone (stimata tra l’1 e il 2% della popolazione mondiale) queste caratteristiche presentano variazioni o incroci con vari stati intermedi, classificati come condizioni intersessuali.

Che cos'è la transfobia?

Per sindrome transfobica si intende un disagio emotivo provato dalle persone nei confronti degli individui non conformi agli stereotipi di genere della società in senso lato e più nei confronti di individui di genere non conforme.
Le persone transfobiche provano emozioni che vanno dall’insofferenza al disgusto fino all’odio vero e proprio nei confronti di chiunque non si comporti come un maschio o una femmina “tipici”.

Questa dimensione psicologica non è una vera e propria fobia, perché le persone fobiche generalmente arrecano danno a se stesse, isolandosi a causa delle proprie paure, mentre la transfobia ha come conseguenza un danno nei confronti degli altri.
Le persone transfobiche arrivano a percepire ogni espressione di genere diversa da quella considerata “tipica” come anormale.

Secondo la letteratura scientifica questi individui tendono a vedere le cose in modo dicotomico (o nero o bianco), spesso sono molto conformiste e hanno una bassa stima di se stessi. Uno studio italiano indica che gli uomini rivelano un livello significativamente più alto di omo e transfobia in confronto alle donne. Le donne lesbiche inoltre percepiscono una maggiore omofobia rispetto agli uomini gay (e anche le donne trans rispetto agli uomini trans) e che la presenza di fondamentalismo religioso è associata a una maggiore omo e transfobia.

Che cosa imparerai con questo corso?

Il corso "La salute sul lavoro delle persone LGBTQ+" mira a fare piazza pulita dei pregiudizi verso le persone LGBTIQ+ e a far conoscere quali sono i loro problemi di salute specifici, offrendo uno sguardo oggettivo e basato sulle prove che vengono dalla letteratura scientifica.

Il primo caso

Le parole sono pietre

Marco Rossi è un infermiere trentenne che lavora nel Reparto di malattie infettive di un ospedale di una grande città. È molto apprezzato dai colleghi e dai medici con cui lavora per la sua competenza e la sua capacità di rapporto anche con i pazienti difficili. È dichiaratamente gay, ha una relazione stabile con un chirurgo (che lavora in un altro ospedale) e cerca di difendere i diritti delle persone LGBTIQ+ e in generale degli appartenenti a minoranze che, anche in ospedale, sono talvolta discriminati: persone senza fissa dimora, tossicodipendenti, anziani soli, pazienti psichiatrici, immigrati. Recentemente Marco si è anche rivolto alla Direzione per segnalare che alcuni medici di altri reparti, chiamati per consulenze, si erano espressi in maniera offensiva nel rivolgersi ad alcuni pazienti.
Oggi Marco ha appuntamento per la visita medica periodica con il medico competente, uno specialista in medicina del lavoro sessantenne, con il quale si è stabilito un rapporto di stima reciproca in occasione dei sopralluoghi in reparto per verificare l’applicazione delle misure anti COVID per ridurre il rischio di contagio.
“Buon giorno Rossi! Prima di iniziare la visita vera e propria volevo dirle che ha fatto bene a lamentarsi per il comportamento di quel medico: il fatto di essere tecnicamente un buon ortopedico, non gli dà il diritto di trattare alcuni pazienti non solo con supponenza e maleducazione, ma addirittura con disprezzo! E guarda caso sono sempre i più deboli! Stavolta cosa gli ha detto esattamente?” chiede curioso il medico.
“Vedo che in questo ospedale le notizie volano! Facendo una visita di consulenza a un ragazzo gay di colore, ricoverato per epatite e che aveva anche una sciatalgia, a un certo punto, gli ha detto: ‘probabilmente è colpa delle scarpe coi tacchi alti che ti metti la sera quando esci! Di gente come te ne abbiamo già abbastanza in Italia, e anche qui in ospedale, senza che veniate anche voi dall’Africa!’ e per di più mentre gli diceva queste parole ha guardato con intenzione dalla mia parte!” racconta Marco, che prosegue [...] Scopri come procede la storia nel corso

Un nuovo modo di formarsi in medicina del lavoro

Dopo il successo del programma di formazione a distanza MeLA per i medici del lavoro, si è deciso di rendere la formazione più rapida e immediata con il programma MeLa Flash.

corsi FAD sono circa una decina all'anno, più sintetici (due crediti ECM a corso), in modo da consentire una formazione flessibile che non imponga di affrontare corsi troppo impegnativi in termini di tempo o dai contenuti difformi tra loro.

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    La tubercolosi sul luogo di lavoro: sorveglianza e prevenzione

    tubercolosi

    Titolo: La tubercolosi sul luogo di lavoro: sorveglianza e  prevenzione (codice ECM 351617)
    Destinatari:
    medici, infermieri, tecnici della prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro
    Scadenza:
    31-12-2022
    Crediti:
    2
    Costo:
    20 €
    Programma:
    MeLa Flash
    Valutazione dei partecipanti (94 valutazioni):
    8/10 rilevanza
    9/10 qualità
    8/10 efficacia

    Perché seguire questo corso FAD ECM sulla tubercolosi

    Il sempre più frequente arrivo di stranieri e le condizioni di salute spesso disagiate per le classi sociali inferiori stanno portando a un rialzo dei casi di tubercolosi in Italia. Uno dei filtri più importanti per identificare le forme latenti ed evitare che diventino attive è la medicina del lavoro, con le visite pre assunzione e i controlli periodici in caso di lunghe terapie da affrontare. E' indispensabile per il medico competente sapere identificare e gestire i casi.

    Quanto è diffusa la tubercolosi?

    La tubercolosi è una patologia infettiva causata da Mycobacterium tuberculosis ancora molto diffusa nel mondo, tanto da rientrare tra le prime dieci cause di morte a livello mondiale. Circa un quarto della popolazione mondiale risulta infetta dal bacillo di Koch, ma soltanto il 5-10% di essa svilupperà nel corso della propria vita una forma attiva. C’è quindi un ampio serbatoio umano per cui l’identificazione e l’appropriato trattamento, anche delle forme latenti, hanno come obiettivo l’eliminazione di M. tuberculosis almeno nei paesi a bassa incidenza (<10 casi per 100.000 abitanti), come l’Italia.
    L'esposizione al rischio di tubercolosi è mutata negli anni. Attualmente è concentrato in ambienti socialmente ed economicamente svantaggiati ed emarginati. Il contesto epidemiologico di cui deve tener conto il medico in Italia è caratterizzato da una bassa incidenza nella popolazione generale, ma da una maggiore concentrazione all’interno di alcuni gruppi. Per esempio sono a rischio: gli anziani, gli immunodepressi e gli stranieri provenienti da paesi ad alta incidenza.

    Quando è opportuna la profilassi?

    Il trattamento profilattico per l’infezione tubercolare latente va considerato in tutti i soggetti che possono avere un aumentato rischio di progressione verso una malattia tubercolare attiva. In particolare va effettuato in soggetti con infezione da HIV, pazienti che inizino un trattamento con farmaci anti-TNF alfa, soggetti in trattamento dialitico, candidati per trapianto d’organo, soggetti affetti da silicosi, lavoratori provenienti da paesi ad alta incidenza di tubercolosi giunti in Italia da meno di 5 anni.

    Inoltre, la profilassi con farmaci antitubercolari è raccomandata per tutti i lavoratori inseriti in un’indagine sui contatti a seguito di un’esposizione a un caso di tubercolosi contagiosa in ambito occupazionale. Infine va trattato chi con pregressa documentata positività al test per infezione tubercolare latente, non abbia effettuato/completato la terapia.

    La reazione della giovane Paula

    Oggi il dottor Grandi comincia le visite mediche dei dipendenti dell’RSA “Villa Serena”, dove è appena stata assunta la giovane Paula, 32 anni, nata in Moldavia, ma in Italia dal 2020.
    “Buongiorno, si accomodi pure, partiamo da qualche domanda sul suo stato di salute, poi la visiterò. Dovrà fare anche degli esami del sangue e l’esame delle urine. Poi faremo una ‘punturina’ sul braccio, è la Mantoux, un’intradermoreazione che serve a vedere se per caso c’è un’infezione tubercolare.
    “Tubercolosi?” chiede la giovane donna che appare un po’ contrariata: “Ma è proprio necessario farlo? Lo so bene che in Moldavia, da noi, è una malattia abbastanza frequente, ma ormai io sono in Italia da quasi due anni e non ho mai avuto nessun disturbo!”
    “Capisco” le spiega il medico “ma il fatto che lei non abbia alcun sintomo non significa che non possa essere stata contagiata quando viveva nel suo paese dove la TBC è molto diffusa. È opportuno, quindi, fare degli approfondimenti per escludere tale eventualità. È molto importante ricercare e identificare tutti i possibili casi di tubercolosi, sia essa attiva o silente, per evitarne la diffusione. Capisce bene che è essenziale”.

    [...] Scopri come procede la storia nel corso

    Un nuovo modo di formarsi in medicina del lavoro

    Dopo il successo del programma di formazione a distanza MeLA per i medici del lavoro, si è deciso di rendere la formazione più rapida e immediata con il programma MeLa Flash.

    corsi FAD sono circa una decina all'anno, più sintetici (due crediti ECM a corso), in modo da consentire una formazione flessibile che non imponga di affrontare corsi troppo impegnativi in termini di tempo o dai contenuti difformi tra loro.

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      I vaccini anti COVID-19: dalla ricerca alla pratica

      Titolo: I vaccini anti COVID-19: dalla ricerca alla pratica (ID ECM 314292)
      Destinatari: tutti gli operatori sanitari
      Scadenza: 26-01-2022
      Crediti: 5
      Costo: 20 €
      Programma: Instant Learning
      Valutazione dei partecipanti (562 valutazioni):
      9/10 rilevanza
      9/10 qualità
      9/10 efficacia

      Lo sviluppo dei vaccini anti-COVID-19 in tempo di pandemia

      L'11 dicembre 2020 l'AIFA e l'EMA hanno approvato il primo vaccino anti COVID-19. Sperare di realizzare un vaccino contro SARS-CoV-2 entro l'estate 2021 sembrava un obiettivo molto ottimistico, in quanto il tempo medio per lo sviluppo di un vaccino è sempre stato di 10-15 anni.

      Come abbiamo fatto a raggiungere un tale risultato? I motivi di questo successo sono molteplici, in sintesi si può dire che tale risultato dipende innanzitutto dai progressi della tecnologia e dall’enorme interesse concentratosi sul virus fin da parte dei ricercatori di tutto il mondo. Ma non va trascurato anche il ruolo delle conoscenze pregresse su virus correlati a SARS-CoV-2, dallo sviluppo di nuove piattaforme vaccinali, dai grandi investimenti finanziari e dal costante lavoro delle agenzie regolatorie.

      Inoltre occorre segnalare che per lo sviluppo sono state messe in atto, oltre alle tecnologie “tradizionali” anche tecnologie innovative.

      Caratteristiche dei vaccini tradizionali

      Scopo dei vaccini è prevenire o mitigare le malattie infettive attraverso la stimolazione del sistema immunitario e la conseguente acquisizione della cosiddetta “immunità attiva".

      I vaccini tradizionali utilizzano una forma attenuata o inattivata dell’agente patogeno in modo da indurre una risposta protettiva, senza causare la malattia.

      Esistono due tipi di vaccini tradizionali:

      • vivi attenuati che utilizzano una forma indebolita del virus, in grado di crescere e replicarsi, ma non di far ammalare;
      • inattivati che contengono il virus il cui materiale genetico è stato distrutto ( per esempio da calore, sostanze chimiche o radiazioni) e quindi incapace di infettare e di replicarsi, ma in grado comunque di innescare una risposta protettiva.

      Queste strategie, sperimentate contro COVID-19, sono collaudate e costituiscono la base di molti vaccini esistenti, compresi quelli per la febbre gialla e il morbillo o l’influenza stagionale e l’epatite A.

      Nuove strategie

      Il principio su cui si basano le nuove tecnologie è quello di far produrre direttamente dalle cellule del soggetto vaccinato il materiale biologico contro il quale si vuole ottenere la risposta immunitaria. Sono attualmente due le tecnologie utilizzate a questo fine:

      • basata su acidi nucleici (DNA o RNA);
      • a vettore virale.

      Con la tecnologia a RNA viene fatto penetrare nelle cellule dell’ospite umano il materiale genetico codificante per la proteina spike di SARS-CoV-2. In tal modo le cellule del soggetto producono la proteina verso la quale deve essere attivata la risposta immunitaria.

      Quelli a vettore virale invece utilizzano un virus reso innocuo per l’uomo, spesso modificato in modo da non essere in grado di replicarsi, al cui interno è stato inserito il codice genetico della proteina del virus.

      Il vantaggio principale di questi nuovi vaccini è che possono essere sviluppati solo sulla base della sequenza genetica del virus.

      Le varianti

      L’emergere di nuove varianti di SARS-CoV-2 è un fenomeno previsto, perché comune in natura. I virus infatti cambiano continuamente e SARS-CoV-2 non fa eccezione. A livello globale è stata osservata una diversificazione di SARS-CoV-2 dovuta all’evoluzione del virus e a processi di adattamento.

      Sebbene la maggior parte delle mutazioni emergenti non abbia un impatto significativo sulla diffusione del virus, alcune mutazioni o combinazioni di mutazioni possono però fornire al virus un vantaggio selettivo, conferendogli una maggiore trasmissibilità o la capacità di eludere la risposta immunitaria dell’ospite.

      Assume quindi un ruolo fondamentale il sequenziamento genomico continuo di SARS-CoV-2, necessario per il monitoraggio della diffusione della malattia e dell’evoluzione del virus e per il miglioramento degli interventi diagnostici e terapeutici.

      I rischi

      Tra la fine del 2020 e le prime settimane del 2021 sono emerse in particolare tre varianti importanti.

      • Il 14 dicembre 2020, in Inghilterra è stata identificata una variante caratterizzata da una modifica nella proteina spike che il virus utilizza per legarsi al recettore ACE2 umano. Sembra che tale variazione abbia aumentato la trasmissibilità, tuttavia non vi è alcun cambiamento nella gravità della malattia (misurata in termini di durata del ricovero e di mortalità a 28 giorni), o nell’occorrenza di reinfezione rispetto ad altri virus SARS-CoV-2 circolanti nel Regno Unito.
      • In Sud Africa è emersa un’altra variante di SARS-CoV-2 (501Y.V2). Anche in questo caso sembra favorita una maggiore trasmissibilità, ma non una maggiore gravità.
      • Una terza variante è stata recentemente individuata in Brasile e in Giappone. Questa terza variante, individuata con la sigla B.1.1.28.1 o più semplicemente P.1, condivide alcune mutazioni della proteina spike sia con la variante sudafricana sia con quella inglese, e si ritiene possa essere caratterizzata anch’essa da una maggiore contagiosità.

      L’emergere della variante inglese ha generato preoccupazioni circa l’efficacia dei vaccini. Tuttavia, al momento, non vi è alcuna prova che la mutazione del virus rilevata nel Regno Unito possa avere effetti sull’efficacia della vaccinazione: un primo studio preliminare effettuato sul vaccino Pfizer/BioNTech sembra confermare la sua efficacia anche sulla variante inglese.

      I vaccini, infatti, determinano la formazione di una risposta immunitaria contro molti frammenti della proteina spike, quindi è improbabile che un singolo cambiamento renda il vaccino meno efficace. Non ci sono quindi al momento prove che dimostrino che la nuova variante eluderà la vaccinazione.

      Il corso in breve

      Questo corso FAD ECM, aggiornato regolarmente, vuole fare chiarezza sui principali vaccini anti COVID-19 disponibili  e in fase di studio mostrando le caratteristiche e i dati disponibili. In particolare il corso prende in esame :

      • I vaccini a virus intero, basati su proteine, basati sugli acidi nucleici, a vettore virale
      • Il Piano strategico nazionale
      • Programma OMS e collaborazione internazionale
      • Disponibilità dei vaccini in Italia
      • Vaccini BNT162b2 di Pfizer/BioNTech, mRNA-1273 di Moderna, ChAdOx1 nCoV-19 di AstraZeneca/Università di Oxford
      • L’importanza di una corretta comunicazione

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        COVID-19: la sicurezza dei lavoratori

        Titolo: COVID-19: la sicurezza dei lavoratori (codice ECM 310061)
        Destinatari:
        tutti gli operatori sanitari
        Scadenza:
         31-12-2020
        Crediti:
        2,6
        Costo:
        20 €
        Programma:
        MeLa Flash
        Valutazione dei partecipanti (107 valutazioni):
        8/10 rilevanza
        8/10 qualità
        8/10 efficacia

        Lavorare in sicurezza

        La sicurezza in tempo di pandemia passa attraverso il rispetto delle regole definite nelle circolari emanate dal Ministero della Salute.

        La conoscenza di questi documenti è fondamentale perché il medico competente possa consigliare adeguatamente i titolari di azienda e per ridurre al minimo il contagio sul luogo di lavoro.

        Considerato che compatibilmente con l'andamento dell'infezione si sta cercato di preservare gran parte delle attività lavorative, diventa importante la formazione sulla consapevolezza del rischio e dell'importanza delle misure preventive.

        La sorveglianza sanitaria al tempo di COVID-19

        A causa della pandemia in atto vi sono nuove misure di sorveglianza sanitaria. Tra le attività ricomprese nella sorveglianza sanitaria dovranno essere privilegiate le visite che possano rivestire carattere di urgenza e di indifferibilità. In particolare deve essere privilegiata la visita medica:

        • preventiva, anche in fase pre assuntiva;
        • su richiesta del lavoratore;
        • in occasione del cambio di mansione;
        • precedente alla ripresa del lavoro dopo assenza per malattia superiore a 60 giorni continuativi.

        Per quanto concerne il cambio della mansione (art. 41, c.1 lett. d) il medico competente valuterà l’eventuale urgenza e indifferibilità tenendo conto sia dello stato di salute del lavoratore all’epoca dell’ultima visita effettuata, sia – sulla base della valutazione dei rischi - dell’entità e tipologia dei rischi presenti nella futura mansione. In linea generale, possono essere differibili, previa valutazione del medico stesso, in epoca successiva al 31 luglio 2020:

        • la visita medica periodica (art. 41, c. lett. b)
        • la visita medica alla cessazione del rapporto di lavoro, nei casi previsti dalla normativa vigente (art.41, c. 1 lett. e)Andrebbe altresì sospesa l’esecuzione di esami strumentali che possano esporre a contagio da SARS-CoV-2, quali, per esempio, le spirometrie, gli accertamenti ex art 41 comma 4, i controlli ex art 15 leg-ge 125/2001 qualora non possano essere effettuati in idonei ambienti e con idonei dispositivi di protezione

        Un corso FAD dedicato

        Attraverso tre casi di pratica quotidiana, il nuovo corso FAD (2,6 ECM) di medicina del lavoro tratta la sicurezza dei lavoratori al tempo di COVID-19.

        Ecco l'anteprima di uno dei casi.

        Si ricomincia

        “Finalmente riapriamo!” esclama spalancando il portone di ingresso della sua azienda in Brianza l’ingegner Binetti una mattina di settembre, visibilmente commosso “non ci speravo più”.

        L’attività è rimasta ferma a lungo dopo la fine del lockdown, Binetti era stato malato e non aveva più forze né energie psicologiche perriaprire, soprattutto ha dovuto faticare per ottenere i finanziamenti che gli consentissero di riavviare l’azienda. L’ingegnere ha convocato per quella stessa mattina il medico competente, il dottor Zucchi, per sentire da lui tutte le indicazioni e le nuove norme previste per lavorare in sicurezza nei confronti del SARS-CoV-2. All’incontro partecipa anche il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS), il signor Bertocchi, in Azienda da oltre un decennio.

        Zucchi e Bertocchi arrivano dopo pochi minuti: “Che piacere vedervi!” esclama raggiante Binetti dirigendosi verso i due. Viene però subito bloccato affettuosamente con un cenno dal medico competente: “Attenzione ingegnere, lo so che è strafelice di vederci, e lo sono anche io, ma freniamo l’entusiasmo e ricordiamoci di mantenere la distanza di sicurezza, lo sa che è fondamentale! Adesso poi, sembra proprio che dovremo stare ancora più attenti, purtroppo...”. “Ma certo dottore, non si preoccupi, vede, anch’io indosso la mascherina! Venite, sediamoci qui nel giardino, oggi è una bellissima giornata di sole e ho pensato di rimanere all’aperto per essere più tranquilli riguardo agli eventuali rischi di contagio, poi analizzeremo insieme tutte le nuove norme per la riapertura dell’azienda,sanificazione, e quant’altro. Intanto però iniziamo col prenderci un bel caffé: che ne dite? Ho chiamato il bar vicino per ordinarlo e farcelo portare”. “Ottima idea!” commentano i due. “Bene” riprende Binetti. “Allora, dottor Zucchi, da dove cominciamo?”. “Beh, visto che abbiamo qui con noi il signor Bertocchi, inizierei subito dalle nuove indicazioni per le misure di sorveglianza sanitaria” risponde il medico competente.

         

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        Un nuovo modo di formarsi in medicina del lavoro

        Dopo il successo del programma di formazione a distanza MeLA per i medici del lavoro, si è deciso di rendere la formazione più rapida e immediata con il programma MeLa Flash.

        corsi FAD sono circa una decina all'anno, più sintetici (due crediti ECM a corso), in modo da consentire una formazione flessibile che non imponga di affrontare corsi troppo impegnativi in termini di tempo o dai contenuti difformi tra loro.

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          Il paziente con COVID-19 a domicilio

          Titolo: Il paziente con COVID-19 a domicilio (ID ECM 341943)
          Destinatari: tutti gli operatori sanitari
          Scadenza:31-12-2022
          Crediti: 9,1
          Costo: 44,99 euro
          Programma: Instant Learning
          Valutazione dei partecipanti (344 valutazioni):
          8/10 rilevanza
          9/10 qualità
          8/10 efficacia

          Perché seguire questo corso FAD ECM sulla gestione a domicilio del paziente con COVID-19

          La gestione del paziente con COVID-19 a domicilio è fondamentale non solo per il singolo malato ma anche per evitare che gli ospedali, specie in fase di ondata epidemica, abbiano troppi accessi inappropriati. Solo avendo le adeguate conoscenze si può seguire a casa un paziente con la malattia. Per questo motivo il provider ECM Zadig ha realizzato questo corso FAD sotto la responsabilità scientifica del professor Fabrizio Pregliasco.

           

          L'assistenza al paziente COVID-19 sul territorio

          L’intervento dei medici delle cure primarie (MMG, PLS, CA) si realizza, soprattutto, da remoto, avvalendosi dei mezzi telematici o telefonici a disposizione del paziente e pianificati e registrati su piattaforme concordate con le ATS. Le visite ambulatoriali o domiciliari “in presenza” ritenute indispensabili possono essere effettuate se il sanitario ha in dotazione e indossa gli adeguati DPI (dispositivi di protezione individuale).

          Non esiste ancora nessuna terapia specifica per COVID-19 somministrabile in ambito domiciliare nelle prime fasi di malattia: molte di quelle ipotizzate nel recente passato e utilizzate al di fuori degli studi clinici hanno dimostrato possibili tossicità, a fronte dell’assenza di prove certe di efficacia. Secondo l’OMS, ai pazienti con COVID-19 con sintomi lievi servono, oltre all’isolamento, ai farmaci sintomatici e a un’alimentazione e un’idratazione adeguate, la valutazione del medico di famiglia della loro predisposizione a un eventuale aggravamento della malattia, per indirizzarli alla terapia con anticorpi monoclonali erogata dalle strutture abilitate alla prescrizione (ospedali). Inoltre, i pazienti vanno informati su come riconoscere i segnali di peggioramento.

          Il corso in breve

          La gestione del paziente con COVID-19 a domicilio è fondamentale non solo per il singolo malato ma anche per evitare che gli ospedali, specie in fase di ondata epidemica, abbiano troppi accessi inappropriati. Il corso fornisce le indicazioni per una corretta valutazione della gravità del paziente COVID-19 e per una adeguata gestione sul territorio. In sintesi i punti presi in esame dal corso sono:

          • Sintomatologia
          • Classificazione della gravità della malattia
          • Prognosi
          • Triage
          • Criteri per la decisione tra cure a casa o ricovero in ospedale
          • Diagnosi differenziale
          • L’assistenza al paziente domiciliare
          • I compiti del medico (MMG e PLS)
          • La telemedicina
          • La consulenza telefonica
          • L’uso dei dispositivi di protezione individuale (DPI)
          • Conferma diagnostica
          • Definizione di caso
          • Definizione di contatto stretto
          • I vari tipi di test
          • Quali test utilizzare
          • Test rapidi nell’ambulatorio del MMG o PLS21
          • Gestione domiciliare
          • Terapie a domicilio
          • Mantenimento delle terapie croniche in corso
          • Vaccinazioni
          • Gestione dei pazienti con comorbilità
          • Un decorso prolungato
          • Persistenza virale
          • Long COVID

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            Guida all’uso dei farmaci nel paziente con COVID-19

            Titolo: Guida all'uso dei farmaci nel paziente con COVID-19 (ID ECM 295555)
            Destinatari: tutti gli operatori sanitari (esclusi i medici)
            Scadenza: 31-12-2020
            Crediti: 3,90
            Costo: 20 €
            Programma: Instant Learning
            Valutazione dei partecipanti (199 valutazioni):
            9/10 rilevanza
            9/10 qualità
            9/10 efficacia

            Premesse

            Come sottolineato dall’OMS a oggi non vi sono terapie specifiche per l’infezione da SARS-CoV-2.

            Il trattamento in uso  si basa sull’utilizzo di farmaci sintomatici mirati al miglioramento dei sintomi e di antibiotici di supporto in caso di sovrapposizione di un’infezione batterica. I tempi richiesti per lo sviluppo di una terapia antivirale mirata e di un vaccino contro questo virus non sono prevedibili con certezza e potrebbero essere anche molto lunghi (un anno o più).

            Nel frattempo, considerata la gravità della situazione e l’urgente necessità di trovare soluzioni terapeutiche velocemente disponibili, le autorità sanitarie stanno adottando procedure speciali e semplificate per l’autorizzazione di sperimentazioni cliniche, programmi a uso compassionevole e utilizzo off label di farmaci autorizzati per altre indicazioni terapeutiche.

            Farmaci e COVID-19: il corso in breve

            Questo corso FAD (3,9 ECM) offre un panorama completo di tutte le opzioni terapeutiche. Per ciascun farmaco è disponibile una scheda che spiega il razionale dell'uso nell'infezione da SARS-CoV-2, quali trial sono attualmente in corso, quali sono i dosaggi, quali le precauzioni con particolare attenzione a effetti avversi e interazioni molto frequenti nella fascia di età più rischio e fragile nei confronti del nuovo coronavirus, cioè la fascia anziana della popolazione.

            In particolare si prendono in esame i farmaci:

            • Antimalarici
            • Antivirali
            • Monoclonali
            • Plasma
            • Antibiotici di supporto
            • Eparine a basso peso molecolare
            • Altri farmaci

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              Interventi assistiti con gli animali a supporto di terapie e trattamenti

              Titolo: Interventi assistiti con animali a supporto di trattamenti e terapie (codice ECM 294047)
              Destinatari: tutti gli operatori sanitari
              Scadenza:
              31-03-2021
              Crediti:
              2
              Costo:
              10 €
              Offerte:
               gratuito per gli iscritti all'OMCeOMI
              Programma:
              SMARTFAD
              Valutazione dei partecipanti (217 valutazioni):
              8/10 rilevanza
              8/10 qualità
              7/10 efficacia

              Interventi assistiti con animali (IAA): una definizione

              Con Interventi assistiti con gli animali (IAA) si indicano interventi basati sull’interazione uomo-animale che integrano e rinforzano le terapie e i trattamenti in diverse condizioni cliniche e ambienti.

              Negli ultimi anni l’interesse sul ruolo terapeutico della relazione uomo-animale e delle possibilità di interventi mirati ha trovato sempre maggiore spazio. Nel 2015 sono state pubblicate le Linee Guida Nazionali, per ottimizzare e uniformare gli Interventi assistiti con gli animali (quelli che un tempo erano chiamati pet therapy, termine oggi desueto), stimolando una metodologia condivisa e favorendo studi scientifici atti a valutare e confermare la loro utilità e ruolo.

              Il corso FAD (2 ECM) del programma SmartFAD, realizzato dal provider Zadig insieme all'Ordine dei Medici di Milano, prefigge lo scopo di far conoscere la realtà degli IAA con una panoramica delle normative e delle applicazioni.

              Ecco uno stralcio in anteprima da una delle tre storie.

              Sarà, ma non ci credo

              Era tanto tempo che Giuliana non entrava nello studio del suo medico di famiglia, Vittorio. Per sua fortuna la salute era buona e non aveva grandi occasioni di incontro. Quel giorno però, dopo aver citofonato quasi alla fine dell’orario di visita per una ricetta, si era trattenuta per fare due chiacchiere. Medico anche Giuliana, da tempo si dedicava alla comunicazione scientifica e, da qualche anno, a un nuovo ambito di lavoro, gli Interventi assistiti con gli animali (IAA).
              “Mi fa piacere questo tuo nuovo interesse, ma francamente non ne so granché e non mi sembra ci sia molto da dire. A parte qualche sorriso in più, tanta buona volontà di persone che con i loro animali dedicano tempo ai malati facendo dimenticare per un po’ le loro preoccupazioni” dice Vittorio scuotendo la testa.
              “Non sono d’accordo. Certo fino a qualche tempo fa forse era tutto meno chiaro, ma ci sono pubblicazioni scientifiche, si sta cercando di armonizzare gli interventi, di avere dati, per quanto possibile, confrontabili e utilizzabili, per capire sempre più cosa sia utile e cosa no, in affiancamento a terapia medica, chirurgica, fisioterapica e altro” afferma con passione Giuliana, spiegando la valenza e utilità degli IAA, se saputi utilizzare. “Non si tratta semplicemente di far passare qualche ora piacevole: stiamo parlando di progetti costruiti sul bisogno dei pazienti, che prevedono team multidisciplinari di esperti (medici, psicologi, altre figure sanitarie) che individuano obiettivi precisi e strategie per raggiungerli, oltre a strumenti per il monitoraggio. Il tutto per migliorare la terapia standard”.
              “Sarà, ma non sono convinto” commenta Vittorio.

              [...]

              Scopri come continua la storia...

               

               

               

               

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                gravidanza oltre la 41° settimana

                Assistenza ostetrica nella gravidanza oltre la 41 ° settimana

                gravidanza oltre la 41° settimana

                Titolo:  L'assistenza ostetrica nella gravidanza dopo la 41° settimana (codice ECM 295881)
                Destinatari: ostetriche/i, medici chirurghi
                Scadenza: 05-05-2021
                Crediti: 5
                Costo: 40 €
                Programma: FADO
                Valutazione dei partecipanti (79 valutazioni):
                8/10 rilevanza
                9/10 qualità
                8/10 efficacia

                La gravidanza oltre la 41° settimana, definita a termine tardivo (late term), se non complicata, è da considerarsi una gravidanza a basso rischio ostetrico, ma ha comunque un rischio più elevato rispetto alla gravidanza a termine precoce o quella a termine, tanto da richiedere un’assistenza non solo ostetrica.

                Quali sono le cause di una gravidanza oltre la 41° settimana?

                La maggior parte delle gravidanze post termine ha eziologia sconosciuta. Da un terzo a metà delle gravidanze protratte (post term) può essere attribuita a influenze genetiche materne o fetali riguardanti il meccanismo che innesca il travaglio. Tra i fattori di rischio si segnala anzitutto una pregressa gravidanza post termine (rischio relativo >2). Il rischio di ricorrenza è ancora più alto dopo due precedenti gravidanze post termine.

                Oltre alla prima gravidanza post termine, sono fattori di rischio (rischio relativo <2):

                • nulliparità;
                • feto maschio;
                • obesità;
                • età materna avanzata;
                • madre (e in misura minore padre) nata post termine;
                • etnia materna (le donne bianche non ispaniche sono ad aumentato rischio rispetto alle donne africane, ispaniche e asiatiche).

                Quali sono i rischi di una gravidanza oltre la 41° settimana?

                Le gravidanze a termine tardive e quelle protratte si associano a complicanze materne, fetali e neonatali. Sembra che molte complicanze derivino da una perdita della funzionalità placentare. I neonati possono andare incontro a macrosomia e a sindrome da post maturità con un maggior rischio di patologie quali ipoglicemia, policitemia, asfissia perinatale, sindrome da aspirazione di meconio, ipertensione polmonare persistente. Nei parti oltre la 40° settimana inoltre si registra un aumento della mortalità neonatale e un aumento del rischio materno di lacerazioni perineali, infezioni ed emorragia post partum.

                Le risposte del corso FAD

                l corso si concentra sull'assistenza ostetrica nella gravidanza late term e in particolare cerca di rispondere ai quesiti:

                • Come si classifica la gravidanza a termine?
                • Quali sono eziologia e fattori di rischio del fenomeno?
                • Quali i rischi?
                • Qual è la gestione più comune della gravidanza dopo la 41° settimana?
                • Come va gestita la condotta d’attesa
                • Esistono metodi naturali alternativi all’induzione farmacologica?
                • Quali informazioni è bene offrire alle gestanti?
                • Come promuovere una positiva esperienza di travaglio e parto?

                Le risposte a queste e altre domande si trovano nel dossier del corso FAD Assistenza alla gravidanza dopo la 41° settimana di gravidanza.

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                  COVID-19: gravidanza, parto e allattamento

                  Titolo:  COVID-19: gravidanza, parto e allattamento (ID ECM 296134)
                  Destinatari: infermieri, infermieri pediatrici, medici chirurghi, ostetriche/i
                  Scadenza: 12-05-2021
                  Crediti: 5
                  Costo: 30 €
                  Programma: Instant Learning
                  Valutazione dei partecipanti (110 valutazioni):
                  8/10 rilevanza
                  9/10 qualità
                  9/10 efficacia

                  COVID-19 e gravidanza

                  Non è ancora chiaro quali siano i rischi per le donne in gravidanza con COVID-19 ma è molto importante controllare la donna in quanto le gravide sono una popolazione a rischio per le infezioni respiratorie. Per quanto riguarda l’infezione da SARS-CoV-2 a oggi i dati disponibili sono abbastanza tranquillizzanti in quanto sembra che le donne in gravidanza non abbiano un rischio più alto di infettarsi rispetto alla popolazione generale, né di manifestare una forma grave della malattia. In assenza di vaccino le donne gravide sono quindi invitate a seguire le disposizioni generale di prevenzione per ridurre il rischio di infezione.

                  Come si trasmette il virus?

                  Il SARS-CoV-2 si trasmette principalmente attraverso la saliva e le secrezioni delle vie aeree superiori veicolati da tosse e/o starnuti. La trasmissione per via aerogena non è documentata a eccezione di specifiche procedure che possono generare aerosol e in ostetricia è in corso un’ampia discussione su quali siano le procedure capaci di generare aerosol.

                  Una revisione ha messo in luce la persistenza del virus su superfici inerti, come metallo, vetro o plastica per un massimo di 9 giorni e la facilità di inattivazione nell’arco di pochi minuti con procedure di disinfezione delle superfici con etanolo, perossido di idrogeno o ipoclorito di sodio. Per quanto riguarda la trasmissione verticale attualmente non è dimostrata, ma non si esclude questa possibilità.

                  Come si può prevenire COVID-19 in gravidanza?

                  Per prevenire l’infezione le donne in gravidanza devono seguire le stesse raccomandazioni valide per la popolazione generale. Inoltre si raccomanda alle donne gravide di evitare gli spostamenti non necessari, di prendere i mezzi pubblici e di evitare contatti con persone malate.
                  Le donne gravide che hanno già altri figli dovrebbero prestare particolare attenzione. COVID-19 nei bambini è in genere lieve e in alcuni casi non dà sintomi, occorre quindi tenere comportamenti sempre mirati a proteggersi dal rischio di contagio.

                  Il corso in breve

                  Questo corso fornisce indicazioni pratiche su come prevenire l'infezione e su come gestire gravidanza, parto e allattamento nella donna con COVID-19.

                  In particolare prende in esame:

                  • la trasmissione del virus (attraverso droplet, ambientale e verticale),
                  • le manifestazione cliniche della malattia in gravidanza
                  • le misure di prevenzione per la donna in gravidanza e per gli operatori sanitari che le assistono
                  • il monitoraggio della gravidanza
                  • la gestione del parto e le sue conseguenze
                  • l'allattamento materno.

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                    Emergenza COVID-19: quali misure di protezione e prevenzione per il personale sanitario?

                    emergenza covid-19 misure di protezione

                    Titolo: Vestizione e svestizione del personale sanitario in epoca di COVID-19  (codice ECM 294557)
                    Destinatari: tutti gli operatori sanitari
                    Scadenza: 31-12-2020
                    Crediti: 3,9
                    Costo: 10 €
                    Programma: Instant Learning
                    Valutazione dei partecipanti (859 valutazioni):
                    9/10 rilevanza
                    9/10 qualità
                    9/10 efficacia

                    Con l’arrivo in Italia del nuovo coronavirus, gli operatori sanitari sono in prima linea per far fronte all’emergenza da COVID-19 ed è necessario che lavorino in sicurezza, adottando tutte le misure di prevenzione e di protezione e che utilizzino nel modo corretto i dispositivi di protezione individuale (DPI). Importante è conoscere adeguatamente le caratteristiche del virus e della malattia, in particolare rispetto alle modalità di trasmissione.

                    Malattia da nuovo coronavirus (COVID-19): misure di prevenzione generiche

                    Secondo le disposizioni dell’OMS riprese dal Rapporto Tecnico n. 2 dell’ISS, le misure di prevenzione suggerite per la collettività si limitano a:

                    •  frequente igiene delle mani con soluzione alcolica se le mani non sono visibilmente sporche, o con acqua e
                      sapone in caso di mani visibilmente sporche;
                    • evitare di toccarsi occhi, naso e bocca;
                    • praticare l’igiene respiratoria tossendo o starnutendo nella piega cubitale o in un fazzoletto da smaltire
                      immediatamente;
                    • indossare mascherina chirurgica in presenza di sintomi respiratori seguita dalla pratica dell’igiene delle mani dopo lo smaltimento della mascherina;
                    •  mantenere la distanza sociale di almeno 1 metro.

                    L’OMS segnala che l’uso delle mascherine da parte di persone sane a scopo di prevenzione non è raccomandato in quanto tale pratica non è sostenuta da prove di efficacia.

                    Il timore di infezione da SARS-CoV-2 ha infatti portato a un uso non giustificato di mascherine, causando un picco di richieste e un conseguente aumento dei prezzi. Tale aumento di richiesta può determinare difficoltà di approvvigionamento in caso di focolai epidemici.

                    Emergenza Covid-19: le misure di protezione per gli operatori sanitari

                    Per gli operatori sanitari sono necessarie precauzioni aggiuntive per prevenire il contagio in un contesto assistenziale nei confronti di pazienti affetti da COVID-19. Queste misure includono il corretto utilizzo dei dispositivi di protezione individuale (DPI), la loro scelta e un corretto addestramento circa le procedure di vestizione e svestizione.

                    Il set di DPI consigliato dall’ECDC protegge dalla trasmissione aerea via droplet, da contatto, e particelle:

                    • protezione respiratoria: filtranti respiratori FFP2 o FFP3 (filtering face-piece, FFP di classe 2 o 3) con
                      o senza valvola (utilizzare sempre FFP3 per le procedure che generano aerosol);
                    • protezione oculare: occhiali di protezione o maschera facciale;
                    • protezione del corpo: camice a manica lunga idro-resistente;
                    • protezione delle mani: guanti.

                    Le risposte per la pratica quotidiana

                    Questo corso FAD ECM risponde a molte domande di pratica quotidiana per tutti gli operatori sanitari che stanno fronteggiando l'emergenza COVID-19 sulle misure di protezione e prevenzione (uso dei DPI e le procedure di vestizione e svestizione), tra cui:

                    • Che cosa si sa del SARS-CoV-2?
                    • Quali misure di prevenzione per il personale sanitario?
                    • Dispositivi di protezione individuale (DPI): quali sono e come usarli in maniera corretta?
                    • Come effettuare correttamente le procedure di vestizione e svestizione?

                     

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