pelle

Sole o lampade abbronzanti: chi mette più a rischio la pelle?

Nel corso degli ultimi decenni si è assistito a un incremento considerevole di esposizioni e sovraesposizioni alla radiazione UV solare.

Parallelamente, si è ampiamente diffuso in Europa l’uso di lampade abbronzanti, anche negli adolescenti.

Inoltre, sul tema della tintarella ci sono creati tanti miti e credenze, che ritornano ogni estate: “Fa meno male un’ora di sole che 15 minuti di lettino abbronzante…”, “Prima di andare al mare è meglio ‘prepararsi’ con qualche lampada…”, “Le lampade moderne sono sicure, non si rischia più…”

E’ meglio vederci più chiaro.

Radiazioni UV: un rischio per la pelle

Innanzitutto, le radiazioni ultraviolette (UV) possono essere di origine:

- naturale, provenienti dal sole

- artificiale, provenienti da sorgenti quali, per esempio, saldatrici ad arco, lampade per fototerapia, lampade germicide, eccetera… e lampade abbronzanti.

Ma l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) afferma che:

“L’esposizione a raggi UV, siano essi naturali o artificiali da sorgenti quali lampade per abbronzatura artificiale, è un riconosciuto fattore di rischio per i tumori della pelle. […] 

Uno studio condotto in Norvegia e Svezia mostra un incremento di rischio di melanoma maligno tra donne che hanno usato regolarmente il solarium.”

Anche la IARC, l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, nel 2012 ha stimato un incremento del 75% dei casi di melanoma nei soggetti che per motivi estetici di abbronzatura hanno usato dispositivi emittenti raggi ultravioletti.

Insomma, non ci sono UV “buoni” e “cattivi”, bisogna sempre proteggersi; oltre a ciò, ai cultori delle abbronzature il consiglio da dare è, almeno, di evitare la combinazione di sedute abbronzanti e sole.

  

Queste informazioni sono tratte da uno dei dossier del corso “L'esposizione a radiazioni ultraviolette sul luogo di lavoro”, Zadig editore, 2017

 

Il massaggio del perineo riduce il rischio di trauma durante il parto?

Il massaggio del perineo durante la gravidanza riduce il rischio di lacerazioni vaginali e perineali.

Una revisione sistematica Cochrane ha dimostrato una riduzione dei traumi perineali e un minor ricorso all’episiotomia nelle donne che hanno eseguito il massaggio perineale.

Inoltre, le donne nullipare riportavano minor dolore perineale a tre mesi dal parto.

Quando iniziare il massaggio?

Si consiglia di iniziare il massaggio a partire dalla 35° settimana e di non eseguirlo più di tre volte ogni due settimane.

E' da ripetere invece almeno due volte alla settimana nelle ultime due settimane di gravidanza.

In genere è una pratica ben accettata dalla donna benché ci sia un transitorio fastidio nelle prime settimane.

La presenza e la partecipazione del partner è considerata positiva dalla maggior parte delle donne.

La tecnica

Prima di iniziare il massaggio occorre trovare un ambiente tranquillo e assumere una posizione comoda (sdraiata sul letto, accovacciata o appoggiando una gamba sulla sedia).

Si procede inserendo uno o due dita lubrificate per circa 3,5-4 cm nella parte inferiore della vagina. Si massaggia applicando una leggera pressione verso il basso con un movimento a forma di U, per circa 5 minuti.

Come lubrificante si consiglia di usare olio di mandorle o olio di iperico.

Occorre informare la donne che potrebbe avvertire una sensazione dolorosa di bruciore che diminuirà nel tempo.

Il massaggio è sconsigliato in presenza di herpes o infezioni vaginali.

Queste informazioni sono tratte da uno dei dossier del corso La cura del pavimento pelvico, Zadig editore, 2017

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infezioni-urinarie-mirtillo

Il succo di mirtillo previene le infezioni urinarie?

L’assunzione di succo di mirtillo viene consigliata per la prevenzione delle infezioni delle vie urinarie.

La raccomandazione si basa sull'ipotesi che abbia il succo di mirtillo abbia un ruolo di acidificazione delle urine e di inibizione della crescita batterica. In particolare, sarebbe in grado di prevenire l’adesione delle cellule uroepiteliali.

Mirtilli e infezioni urinarie: cosa dice la letteratura?

Occorre precisare che, sulla base degli studi evidence based, il succo di mirtillo non può essere raccomandato per la prevenzione delle infezioni delle vie urinarie. Gli studi sperimentali pubblicati finora hanno dato risultati contraddittori.

Secondo alcuni studi in vitro, il succo di mirtillo, se assunto ad alte dosi, ridurrebbe l’aderenza dell’Escherichia coli alle cellule uroepiteliali, abbassando il rischio di infezione.

Un altro studio ha valutato l’effetto delle capsule di mirtillo, rispetto al placebo, sulla batteriuria. I risultati non hanno confermato l'efficacia del mirtillo. La somministrazione di capsule di mirtillo non produrrebbe differenze significative nei casi di batteriuria o piuria nell'arco di un anno.

Prima di poter raccomandare il succo di mirtillo per la prevenzione delle infezioni urinarie servirebbero studi sperimentali ampi e di buona qualità metodologica che ne valutino l'efficacia.

Queste informazioni sono tratte da uno dei dossier del corso Prevenzione delle infezioni urinarie nel soggetto cateterizzato, Zadig editore, 2017

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crediti ecm

E’ possibile recuperare i crediti ECM non maturati nel triennio 2014-2016?

, grazie alla delibera della Commissione nazionale per la formazione continua (riunione del 13 dicembre 2016), è possibile recuperare fino al 50% dei crediti complessivi relativi al triennio 2014-2016entro e non oltre il 31 dicembre 2018, purché i crediti siano stati conseguiti entro il 31 dicembre 2017.

L’operazione può essere effettuata autonomamente all’interno dell’area riservata ai singoli professionisti nel portale del Co.Ge.A.P.S..

E per il nuovo triennio (2017-2019)?

Il triennio 2017-2019, pur prevedendo sempre 150 crediti totali da maturare annualmente, porta con sé qualche novità: è stato introdotto un meccanismo che premia i discenti che sono stati più “diligenti” nell'acquisizione dei crediti.

In pratica, avrà diritto a una riduzione del numero di crediti da ottenere nel triennio 2017-2019 chi tra il 2014 e il 2016 ha acquisito da 80 a 120 crediti (ne dovrà acquisire nell'attuale triennio solo 135 invece di 150) e chi ha acquisito da 121 a 150 crediti (ne dovrà ottenere 120 invece di 150).

Resta fermo che tutti gli operatori sanitari possono acquisire il 100% dei crediti con la formazione a distanza (FAD), con la libertà di formarsi senza bisogno di spostarsi e di scegliere il momento più adatto da dedicare alla propria formazione.

Per maggiori informazioni:

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chemioterapia

La chemioterapia causa sempre nausea e vomito?

Non tutti i chemioterapici causano nausea e vomito.

L'incidenza e la severità dipendono dal potenziale emetogeno della chemioterapia, dal dosaggio dei farmaci, dal programma terapeutico, dalla via di somministrazione e dalle caratteristiche specifiche del paziente.

Il potenziale emetogeno del chemioterapico viene distinto in 4 livelli in relazione alla percentuale di pazienti con emesi senza profilassi antiemetica.

Negli schemi terapeutici che prevedono l’associazione di due o più farmaci antitumorali, il rischio è aumentato di un livello rispetto all'agente più emetogeno.

I fattori di rischio

Sono considerati fattori di rischio maggiori:

  • il sesso femminile
  • l’età minore di 50 anni
  • l’uso di alcol
  • la pregressa nausea e vomito da chemioterapia

Sono considerato fattori di rischio minori:

  • la cinetosi
  • la nausea durante la gravidanza
  • l’elevata reattività del sistema nervoso autonomo
  • le vampate di calore
  • la sudorazione
  • le vertigini
  • la debolezza generalizzata dopo una seduta chemioterapica
  • l’emicrania
  • la percentuale di chemioterapia infusa prima dell’insorgenza della nausea
  • l’elevata latenza della nausea e del vomito post trattamento.

Inoltre è stato dimostrato che ansia e pensieri negativi sono fattori predisponenti per l’intrinseco potenziale emetogeno o perché aumentano la sensibilità agli stimoli somatici.

I miglioramenti nella gestione di nausea e vomito

Lo sviluppo di nuovi farmaci antiemetici ha migliorato in modo significativo il controllo di nausea e vomito da chemioterapia. Basti pensare che negli anni ‘70 era comune ricoverare i pazienti a causa di nausea e vomito.

Alla fine di quel decennio l’incidenza era intorno all’83% dei pazienti trattati mentre agli inizi del Duemila l’incidenza di nausea e vomito era del 13% in chi assumeva una terapia antiemetica ad alto dosaggio e del 35% in chi assumeva una terapia antiemetica a basso dosaggio.

Queste informazioni sono tratte da uno dei dossier del corso Nausea e vomito da chemioterapia, Zadig editore, 2016

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Ci sono corsi FAD gratuiti su SAEPE?

Sì, su SAEPE ci sono corsi FAD gratuiti e si trovano nel box “Corsi in convenzione” nella parte bassa della home page; oppure, se hai già effettuato l’accesso alla piattaforma, questo box è il secondo tra i due disponibili.

La maggior parte dei corsi gratuiti sono in convenzione.

Che cosa significa corso in convenzione?

Un corso in convenzione è accessibile gratuitamente (o a un prezzo agevolato) solo agli aventi diritto.

Una convenzione può essere attivata con un Ordine, una Regione, un’altra istituzione nazionale o locale, una società scientifica.

L’accesso in questi casi è regolato in base ad alcuni criteri: può essere in base al codice fiscale fornitoci dall'istituzione, oppure in base al proprio luogo di lavoro o residenza dichiarato al momento della registrazione in piattaforma.

Qualche esempio?

Grazie a una convenzione con l’Ordine dei Medici di Milano, i corsi del programma SMARTFAD sono gratuiti per gli iscritti all’Ordine.

Oppure, grazie a una convenzione con la Regione Veneto, tutti gli operatori sanitari di questa regione possono usufruire gratuitamente del corso “Modifica degli stili di vita: l'importanza dell'attività fisica” del programma FADVE.

Come faccio a capire se ho diritto ad accedere gratuitamente a un corso?

Per verificare se puoi accedere gratuitamente a un corso in convenzione basta che provi ad entrarvi:

  • effettua l’accesso alla piattaforma
  • individua il corso di tuo interesse nel boxCorsi in convenzione”.
  • clicca sul titolo e, nella pagina seguente, clicca su uno dei suoi casi:
    • se sei tra gli aventi diritto, hai accesso diretto al corso e puoi iniziarlo
    • se NON sei tra gli aventi diritto la piattaforma ti mostra il seguente messaggio Hai cliccato su una formazione riservata a utenti convenzionati. Clicca qui per saperne di più

Cliccando sul link suggerito si apre la pagina del programma a cui il corso appartiene dove sono indicate le condizioni di accesso al corso, e quindi chi può accedere.

Ho diritto ma non accedo comunque al corso

Può capitare che, pur rientrando nelle condizioni di accesso, tu non riesca comunque ad accedere al corso gratuitamente.

Questo succede perché, per esempio, il tuo codice fiscale non è inserito nella convenzione, oppure perché in fase di registrazione non è stato indicato correttamente l’Ordine o il Collegio di appartenenza e così via.

In questo caso basta scrivere al nostro help desk, che effettuerà i controlli necessari per consentire o meno l’accesso al corso.

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Come pagare il contributo IPASVI MI-LO-MB 2017 e accedere ai corsi in convezione?

Anche quest’anno, grazie a un accordo con l’IPASVI di Milano, Lodi, Monza Brianza, gli iscritti a questo Collegio in regola con la quota associativa, possono accedere a un pacchetto di 6 corsi ECM (del valore totale di 135 €) pagando solo un contributo spese una tantum di 12 €.

I corsi fanno parte dei programmi Nursing FAD e DeontoNursing FAD, disponibili sulla piattaforma SAEPE.

Ecco il pacchetto di corsi previsti dalla convenzione 2017:

  • La triturazione dei farmaci, 5 ECM (già online )
  • Uso e pratica dell'ipodermoclisi, 5 ECM (già online )
  • Nausea e vomito da chemioterapia, 5 ECM (già online )
  • Gestione dei cateteri venosi centrali, 5 ECM (prossimamente online )
  • Responsabilità professionale e deontologia infermieristica, 8 ECM già online)
  • Prevenzione delle infezioni delle vie urinarie nei pazienti cateterizzati, 5 ECM (già online )

Come pagare il contributo 2017?

Il pagamento del contributo spese di 12 € va effettuato online sulla piattaforma SAEPE, NON direttamente al Collegio.

Di seguito vi spieghiamo come effettuare il pagamento del contributo a seconda che sia la prima volta che lo fate o che lo abbiate già fatto nel 2016.

E’ la prima volta che pago il contributo IPASVI

(se già registrati, partire dal punto 3)

  1. collegarsi a saepe.it
  2. cliccare su “registrati” e seguire gli step successivi per effettuare correttamente la registrazione
  3. accedere alla piattaforma con le credenziali di accesso (ricevute via mail dopo la registrazione)
    - se non le hai ricevute, vedi FAQ: Non ho ricevuto ID e PIN via e-mail
    - se le hai dimenticate, vedi FAQ: Ho dimenticato ID e PIN
  4. mettere nel carrello uno dei corsi già disponibili online tra quelli previsti dalla convenzione (vedi elenco); il sistema vi mostrerà in automatico il pacchetto di 6 corsi a 12 € (se non dovesse succedere, scrivici a gestione@saepe.it)
  5. inserire il pacchetto nel carrello e procedere all’acquisto con carta di credito, paypal, bonifico bancario, bollettino postale; per queste ultime due modalità gli estremi di pagamento vengono forniti dalla piattaforma durante la procedura (vedi FAQ: Come faccio ad acquistare un corso?)

Una volta che il pagamento è stato effettuato e da noi ricevuto sarà possibile accedere ai corsi.

I due corsi attualmente disponibili sono “La triturazione dei farmaci” e “Uso e pratica dell’ipodermoclisi”; i rimanenti quattro saranno disponibili successivamente, nel corso del 2017 (vedi uscite previste).

Ho pagato il contributo IPASVI nel 2016

Se non li hai già completati, puoi ancora svolgere i corsi “La triturazione dei farmaci” e “Uso e pratica dell’ipodermoclisi”, perché già compresi nel pacchetto 2016.

Se li hai già completati, o una volta fatto, per pagare il contributo 2017 dovrai:

  1. accedere alla piattaforma con le proprie credenziali di accesso (se le hai dimenticate, vedi FAQ: Ho dimenticato ID e PIN)
  2. mettere nel carrello uno dei  nuovi corsi tra quelli previsti dalla convenzione (attualmente il corso 2017 on line è Nausea e vomito da chemioterapia; vedi elenco con gli altri corsi); il sistema vi mostrerà in automatico il pacchetto di 4 corsi* a 12 € (se non dovesse succedere, scrivici a gestione@saepe.it).
  3. inserire il pacchetto nel carrello e procedere all’acquisto con carta di credito, paypal, bonifico bancario, bollettino postale; per queste ultime due modalità gli estremi di pagamento vengono forniti dalla piattaforma durante la procedura(vedi anche: Come faccio ad acquistare un corso?)

Una volta che il pagamento è stato effettuato e da noi ricevuto, è possibile accedere ai corsi .

* Il pacchetto è da 4 corsi perché gli altri 2 sono già stati acquistati nel 2016.

 

Ecco alcuni esempi pratici, sotto forma di casi, per chiarire i dubbi delle situazioni più comuni.

CASO 1: Giovanni, prima volta su SAEPE

E’ inizio gennaio e Giovanni, giovane infermiere di Lodi, ha sentito della possibilità per gli iscritti al suo Collegio di poter accedere a 6 corsi ECM su SAEPE pagando solo un contributo spese di 12 €. Qualche giorno dopo, durante una pausa, l’infermiere coglie occasione e ne parla con Marta, una sua collega.

“Devo intestare il bollettino direttamente al Collegio, giusto?” chiede Giovanni. “No, non bisogna più pagarlo direttamente al Collegio, ma online su SAEPE!”

Dopo essersi fatto dare altre dritte dalla collega, la sera stessa Giovanni si registra a www.saepe.it e, mettendo nel carrello il corso “La triturazione dei farmaci”, vede che la piattaforma gli propone in automatico il pacchetto da 6 corsi a 12 €.

Per evitare di perdere tempo in posta e per avere accesso immediato ai corsi, Giovanni decide di pagare subito con carta di credito anziché con bollettino postale.

Nei giorni successivi supera il corso “La triturazione dei farmaci” e “Uso e pratica dell’ipodermoclisi” ma non riesce ad accedere agli altri 4 corsi che trova indicati in fattura.

Perché?

Il pacchetto 2017 prevede 6 corsi, 2 già disponibili (quelli che Giovanni supera) e 4 non ancora disponibili che usciranno nel corso del 2017 (vedi uscite previste).

Giovanni potrà riprendere la formazione man mano che usciranno i 4 nuovi corsi e, avendoli già pagati, potrà accedervi non appena vengono messi online.

CASO 2: Il rinnovo del contributo 2017 dell’IPASVI MI-LO-MB

Elisa è un’infermiera pediatrica che abita a Milano. Conosce già la convenzione sulla piattaforma SAEPE per gli iscritti al suo Collegio; infatti ne aveva usufruito anche l’anno prima pagando il contributo 2016 e superando tutti i corsi.

La donna riceve una mail da SAEPE che avvisa del rinnovo della convenzione per il 2017.

Elisa non perde tempo e la sera stessa si collega a www.saepe.it, paga il contributo 2017 ma vede che può accedere solo al corso "Nausea e vomito da chemioterapia".

Perché?

Il contributo IPASVI 2017 permette di accedere a un pacchetto di 6 corsi (vedi elenco), due dei quali erano già previsti nel pacchetto del 2016, ovvero “La triturazione dei farmaci” e “Uso e pratica dell'ipodermoclisi". I corsi 2017 verranno pubblicati nel corso dell'anno; a oggi (marzo 2017) è online il primo corso della serie del 2017, ovvero "Nausea e vomito da chemioterapia".

Elisa, avendo completato tutti i corsi previsti nel pacchetto 2016, ha quindi già superato “Uso e pratica dell’ipodermoclisi” e “La triturazione dei farmaci”.

Di conseguenza, Elisa per il momento può accedere solo al corso "Nausea e vomito da chemioterapia"; ai successivi corsi del pacchetto previsti per il 2017 potrà accedere non appena vengono messi online.

 

Ogni riferimento a persone esistenti o fatti reali è puramente casuale.

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Quando appariranno su myECM i crediti che ho acquisito?

Quando viene superato un corso FAD su www.saepe.it, viene subito generato un attestato che è possibile scaricare in formato PDF dalla sezione “Crediti”.

La registrazione dei crediti acquisiti si ha in un secondo momento, quando viene inviata ad Agenas la tracciatura complessiva di superamento del corso da parte degli utenti. Come prevede la normativa, ciò viene fatto entro 90 giorni dalla scadenza del corso.

Controllo crediti su myECM 

Da qualche anno è disponibile il servizio myECM di Agenas, grazie al quale i professionisti sanitari possono monitorare online la propria situazione sui crediti ECM acquisiti.

Quando viene superato un corso FAD, i crediti non appaiono subito su myECM, in quanto occorre attendere che il corso finisca, e che trascorrano almeno i 90 giorni previsti dalla norma per l’invio delle tracciature da parte del provider.

Questo spesso genera confusione e dubbi.

Per fare chiarezza, abbiamo pensato di spiegarvi in sintesi il processo di accreditamento.

Vi proponiamo anche alcuni esempi sotto forma di casi, come facciamo per la nostra formazione, per dare un contesto più pratico a queste informazioni.

Registrazione dei crediti ECM 

Per ogni corso la norma ECM prevede l’invio ad Agenas della tracciatura di tutti coloro che lo hanno superato entro 90 giorni dalla sua scadenza; quindi, l’invio non avviene subito dopo il superamento del corso da parte dei singoli utenti.

Una volta avvenuta questa comunicazione, Agenas trasmette i dati al Cogeaps che li registra, per poi farli apparire appena possibile sulla piattaforma myECM.

Questi ultimi passaggi sono gestiti da Agenas e Cogeaps e hanno delle tempistiche che non sono specificate.

Vediamo ora alcuni casi che rappresentano situazioni tipiche in cui ci si può trovare, ovvero quando dopo il superamento di un corso, i relativi crediti non sono ancora apparsi su myECM, anche a distanza di tempo. Per ciascun caso diamo una spiegazione.

Caso 1 

A metà febbraio 2017 il dottor Rossi supera su SAEPE un corso sulle vaccinazioni da 3 crediti ECM, con scadenza 31 dicembre 2017. Subito ne scarica l’attestato per conservarlo sul proprio personal computer.

Nove mesi dopo (a metà novembre), il medico accede a myECM e controlla se gli sono stati accreditati i 5 crediti del corso, ma non ci sono.

Perché?

Spiegazione:

Il corso in oggetto aveva scadenza 31 dicembre 2017, quindi, quando il medico controlla myECM a metà novembre, il corso non è ancora scaduto e la comunicazione delle tracciature di superamento, di conseguenza, non è stata ancora effettuata.

Essa verrà effettuata entro i 90 giorni successivi al 31 dicembre 2017 e, quindi, entro fine marzo 2018.

Bisogna poi aspettare i tempi tecnici di aggiornamento della piattaforma myECM da parte di Agenas.

Caso 2

Siamo a inizio luglio 2017 e Giovanna, giovane ostetrica, ha superato il corso sull’alimentazione in gravidanza da 5 crediti ECM, con scadenza 15 luglio 2017, che aveva acquistato qualche mese prima.

A inizio agosto, Giovanna controlla sul sito myECM ma non trova i suoi 5 crediti; quindi, dato che il corso nel frattempo è scaduto, scrive all’help desk di SAEPE, gestione@saepe.it, chiedendo lumi.

L’operatore le risponde spiegandole che il corso è sì scaduto ma la comunicazione non è ancora stata effettuata e la rassicura sul fatto che questa avverrà entro 90 giorni dalla scadenza del corso (15 luglio 2017), come da norma.

Giovanna si mette il cuore in pace e rimanda il successivo controllo a dopo l’estate. Riprende in mano il discorso crediti solo a metà ottobre: i crediti però non sono ancora apparsi su myECM.

Perché?

Spiegazione:

Il corso aveva scadenza 15 luglio 2017 e siccome la comunicazione dei crediti viene fatta entro 90 giorni dalla scadenza doveva avvenire al massimo entro il 13 ottobre 2017.

A metà ottobre la comunicazione da parte del provider (in questo caso noi) è stata correttamente fatta, ma Giovanna non trova ancora i crediti perché, probabilmente, Agenas e Cogeaps stanno ancora elaborando i dati ricevuti prima di pubblicarli su myECM.

I crediti sono infatti apparsi a qualche giorno di distanza.

Ogni riferimento a persone, a fatti o a corsi è puramente casuale e a titolo di esempio.

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Paziente muore perché non assistito in tempo: di chi è la responsabilità?

Il trasferimento in una nuova struttura, la carenza di organico e un personale non ancora aggiornato sui nuovi sistemi tecnologici a disposizione.

Questo è lo scenario in cui è deceduto un paziente che non è stato assistito in tempo.

Qual è la responsabilità del dirigente medico?

Il caso in breve

L’Unità di Terapia Intensiva Cardiologica (UTIC) di un ospedale viene trasferita presso una nuova struttura.

Un paziente viene ricoverato e gli viene applicato un apparecchio telemetrico; tuttavia gli allarmi sonori erano stati sospesi dal tecnico installatore, in attesa di un’attivazione manuale, che non è stata fatta.

Il paziente va in fibrillazione ventricolare, gli allarmi non suonano e l’unica segnalazione è quella sul monitor centrale che però non viene vista dagli infermieri e dal medico di turno perché, in quel momento, erano impegnati in altre attività.

Il paziente muore.

Si avvia un procedimento penale per omicidio colposo, al termine del quale il giudice di secondo grado giudica il dirigente medico colpevole.

Infatti, pur essendo stato a conoscenza del fatto che il monitor centrale non poteva essere adeguatamente controllato dagli infermieri di turno notturno, per carenza di organico, e pur essendo consapevole del disorientamento creato nel personale dal nuovo e non collaudato sistema telemetrico e della sospensione degli allarmi sonori operata dal tecnico, non aveva provveduto ad assicurare la concreta efficienza del delicato reparto.

L’imputato ricorre in Cassazione.

L’esito del giudizio in Cassazione

La Suprema Corte ha accolto il ricorso e annullato la sentenza impugnata per difetto di motivazione su questioni rilevanti per la decisione.

In primis, la responsabilità della formazione degli infermieri, e la verifica della loro piena conoscenza del sistema non compete al primario del reparto ma è un aspetto dell’autonomia organizzativa di questi professionisti, ai quali compete occuparsi del loro aggiornamento.

Inoltre, eventuali difetti organizzativi devono essere segnalati alla coordinatrice e/o alla dirigenza infermieristica e, se necessario, anche a quella amministrativa in modo da lasciare traccia dei rilievi operati.

Lo stesso codice deontologico degli infermieri impone loro di concorrere con la loro attività “a promuovere le migliori condizioni di sicurezza dell’assistito”.

Infine, per la Cassazione si sarebbe dovuto verificare meglio il nesso di causalità tra la condotta colposa contestata all’imputato e il decesso del paziente in una situazione di carenza di personale e in funzione al particolare decorso della fibrillazione ventricolare emerso in seguito all’autopsia.

Queste informazioni sono tratte da uno dei dossier del corso Etica, deontologia e responsabilità nella professione infermieristica, Zadig editore, 2016

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Quali test di screening sono raccomandati nella gravidanza gemellare?

Per le donne con gravidanza gemellare gli screening sono particolarmente raccomandati perchè corrono rischi più alti di andare incontro a patologie ipertensive, diabete gestazionale, parto prematuro e anemia.

I test di screening raccomandati

Per diagnosticare in modo tempestivo le patologie ipertensive si raccomanda di rilevare la pressione arteriosa e la proteinuria a ogni visita prenatale.

Secondo le linee guida potrebbe essere utile ed economicamente sostenibile far assumere alle donne ad alto rischio di preeclampsia acido acetilsalicilico a basso dosaggio (75 mg/die) dalle 12 settimane gestazionali fino al parto.

Si raccomanda di eseguire i consueti test per il diabete e di richiedere un esame emocromocitometrico a 20-24 settimane e successivamente a 28 settimane.

Queste informazioni sono tratte dal corso "La gestione della gravidanza gemellare", Zadig Editore

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