Prescrizione errata di una terapia: di chi è la “colpa”?

Se un medico indica una prescrizione errata e l’infermiere la somministra, chi è più responsabile delle eventuali conseguenze sulla salute del paziente: il medico che ha commesso l’errore di prescrizione o l’infermiere che non se n’è accorto?

Questo problema è stato al centro di un recente caso giuridico.

Il caso in breve

In un ospedale viene ricoverato un paziente per un ictus cerebrale e il medico di turno prescrive un’iniezione endovenosa di cloruro di potassio, ma non specifica che il farmaco deve essere diluito. L’infermiera somministra la terapia senza contestare la prescrizione. Il paziente decede.

Di chi è la responsabilità?

In questo caso la Cassazione ha stabilito che la responsabilità sul piano civile è condivisa da entrambe le figure professionali in quanto è venuta meno la collaborazione costante e reciproca che deve esserci tra medico e infermiere per salvaguardare la salute del paziente.

Nello specifico, il medico ha la responsabilità di individuare la terapia da praticare al paziente e dare informazioni specifiche su come somministrarla.

La giurisprudenza ha stabilito che ciascun professionista della sanità è titolare di una “posizione di garanzia” rispetto alla salute dell’assistito e che quindi deve attivarsi per evitare danni prevenibili.

L’infermiere non può fare affidamento senza limiti nella correttezza della prescrizione e per questo motivo doveva ritenersi doverosa e necessaria la richiesta di chiarimenti al medico in relazione alla prescrizione errata del farmaco.

Queste informazioni sono tratte da uno dei dossier del corso Etica, deontologia e responsabilità nella professione infermieristica, Zadig editore, 2016

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parto prematuro gemellare

Il parto prematuro è frequente nella gravidanza gemellare?

Sì, il parto prematuro è la complicanza più comune di una gravidanza gemellare ed è responsabile di esiti avversi neonatali.

Circa la metà dei parti bigemini e tutti quelli trigemini si esplicano prima della 37a settimana gestazionale e circa il 10% avviene addirittura prima della 32a settimana.

Inoltre, sul totale dei ricoveri in terapia intensiva neonatale, il 15-20% riguarda nati prematuri da gravidanza gemellare.

Parto prematuro: difficile predizione e prevenzione

La causa del parto prematuro è multifattoriale e ciò rende difficile l’individuazione del metodo ottimale per predire e prevenire tale evento, che rimane oggetto di discussione.

Queste informazioni sono tratte dal corso “La gestione della gravidanza gemellare”, Zadig editore

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quando triturare le compresse?

Quando è corretto triturare le compresse?

La triturazione delle compresse è una pratica molto in uso anche se non è una tecnica raccomandata perché espone a rischi sia i pazienti sia gli operatori sanitari.

Quando ricorrere alla triturazione?

Si è costretti a ricorrere alla triturazione delle compresse quando i pazienti non riescono a deglutire a causa di patologie come demenza, esiti di un ictus, malattia di Parkinson, xerostomia, disfagia e altre alterazioni neurologiche.

Analogamente, i bambini possono avere difficoltà ad assumere la terapia perché non riescono a deglutire le compresse, specie se di grandi dimensioni.

Infine, non è possibile somministrare le compresse intere ai soggetti con sondino naso-gastrico o in quelli che hanno una gastrostomia endoscopica percutanea (PEG).

La triturazione nel mondo

Questa pratica sembra essere piuttosto comune nelle RSA in tutto il mondo, infatti è stata rilevata nell’80% delle Nursing home britanniche (che corrispondono alle nostre RSA) e in circa i due terzi degli ospiti.

In un altro studio australiano sono stati presi in esame 586 ospiti in 10 RSA: su 1.207 somministrazioni di farmaci, il 34% avveniva in forma alterata.

Uno studio condotto nelle RSA norvegesi ha documentato che i farmaci vengono triturati per il 23% dei residenti.

Anche in Italia, benché non vi siano studi su ampia scala, due lavori hanno documentato in modo diverso quanto sia comune la somministrazione alterata dei farmaci.

Queste informazioni sono tratte dal corso “La Triturazione dei farmaci”, Zadig editore, 2016

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disturbi sonno turno notturno

Come bilanciare i disturbi del sonno da turno notturno?

Circa un terzo della popolazione lavora “a turni” e circa un quinto lavora con turnazioni che comprendono il turno notturno.

Questa realtà tocca soprattutto le professioni sanitarie, seguite da quelle dei settori alberghiero, manifatturiero, dei trasporti.

E’ un dato di fatto che il lavoro in turni, soprattutto quello comprendente il turno notturno, costituisce un’oggettiva condizione di stress per l’organismo, che può avere significative ripercussioni sulle condizioni di salute.

Una di queste è lo sviluppo di disturbi transitori del sonno, un effetto a breve termine di cui sono affetti praticamente tutti quelli che lavorano in turni (comprendente il turno notturno).

6 consigli per una buona "igiene del sonno"

Le misure più valide per evitare e/o superare i disagi/disturbi prodotti sul sonno dal lavoro a turni sono:

  • evitare fumo, caffè e alcolici prima di coricarsi;
  • fare un regolare esercizio fisico, evitando però di farlo nelle tre ore che precedono il sonno;
  • trovare attività che favoriscano il distacco psicologico dal lavoro, come passeggiare o leggere;
  • fare una doccia o un bagno rilassante prima di addormentarsi per conciliare il sonno;
  • dormire in una stanza al buio, isolata dai rumori ambientali e a una temperatura idonea di 16-18°C, ricorrendo eventualmente a una maschera per occhi e/o a tappi auricolari;
  • mantenere un tempo e un ritmo di riposo regolare (di almeno sei ore) e fare dei pisolini in diversi momenti della giornata.

Queste informazioni sono tratte dal corso “Problematiche di medicina occupazionale in alcuni comparti lavorativi”, Zadig editore 2016

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farmaci triturati

I farmaci a rilascio modificato si possono triturare?

Quando un farmaco viene somministrato in una forma diversa da quella per cui viene introdotto in commercio si rischia di alterarne la concentrazione e la velocità di assorbimento, con conseguente sovradosaggio o sottodosaggio.
 
In particolare, le compresse a rilascio modificato non andrebbero mai tritate e le capsule a rilascio controllato non andrebbero mai aperte.
 
Se una formulazione a dosaggio modificato viene frantumata o aperta si mette a rischio il paziente. Infatti, la concentrazione del principio attivo in circolo non sarà più quella prevista con la formulazione ma si potrà avere un sovradosaggio, con il rischio di effetti negativi.

Farmaci triturati: sono riportate complicanze gravi in letteratura?

Sì, in letteratura vengono riportati numerosi casi di problemi gravi legati alla somministrazione di farmaci triturati.

Un esempio:

Una donna di 38 anni, in trattamento con labetalolo, nifedipina a lento rilascio e idralazina triturati era stata ricoverata in ospedale per un’insufficienza respiratoria con edema polmonare e polmonite.
 
La paziente ha avuto bradicardia e arresto cardiaco, è stata rianimata, ma il giorno successivo il labetalolo (a una dose ridotta) e le compresse a lento rilascio di nifedipina sono state nuovamente triturate per la somministrazione.
 
La paziente ha avuto nuovamente una grave bradicardia con ipotensione ed è deceduta.
 
Queste informazioni sono tratte dal corso “La Triturazione dei farmaci”, Zadig editore, 2016

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incontinenza urinaria

Incontinenza: quali sono le cause e come si valuta?

L’incontinenza è un fenomeno frequente nell’anziano e si può considerare una vera e propria sindrome geriatrica. Infatti, si stima che colpisca più del 20% delle persone oltre gli 80 anni d’età ma probabilmente il dato è sottostimato.

Quali sono le cause?

Le principali cause di incontinenza cronica sono le condizioni che interessano le basse vie urinarie, per esempio le infezioni, alcuni farmaci, le situazioni che provocano un aumento della produzione di urina o le malattie che provocano disabilità fisica e rallentano i movimenti oppure disturbi di tipo psicologico.

Come valutare l’incontinenza?

Per mantenere la continenza non è sufficiente l’integrità anatomica delle vie urinarie ma occorrono anche capacità cognitive e destrezza manuale. La valutazione dell’incontinenza deve essere un processo attivo perché spesso i pazienti tendono a non riportare il problema. L’anamnesi clinica può consentire di capire se l’incontinenza è transitoria o permanente. Gli esami di base comprendono l’esame delle urine e in alcuni casi specifici la valutazione del residuo post minzionale. Viene raccomandata la compilazione del diario minzionale.

Queste informazioni sono tratte dal corso “L'incontinenza urinaria nell'anziano”, Zadig editore, 2015

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emorragia primo soccorso

Che cosa fare in caso di emorragia?

Le ferite minori, come piccoli tagli o abrasioni superficiali, generalmente non richiedono un trattamento ospedaliero. Vanno comunque valutate per evitare complicanze.

Il primo intervento

La pressione diretta è il primo intervento per arrestare l'emorragia e può essere realizzata esercitando una pressione manuale oppure con un bendaggio elastico.

La pulizia della ferita

L’irrigazione della ferita è il trattamento più appropriato per pulire la ferita, mentre l’utilizzo di antisettici rimane un aspetto controverso.

Queste informazioni sono tratte dall'ebook “Primo soccorso: emorragie”, Zadig editore, 2015

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ipodermoclisi disidratazione

Quali tecniche sono efficaci per contrastare la disidratazione?

Le tecniche principali per contrastare la disidratazione sono:

  • la terapia reidratante per via endovenosa;
  • l'ipodermoclisi.

L’ipodermoclisi è ideale per prevenire la disidratazione nei pazienti con disidratazione lieve-moderata. Rispetto alla terapia reidratante per via endovenosa l’ipodermoclisi ha numerosi vantaggi tra cui la facilità di somministrazione, il minor rischio di complicanze, di dolore e il risparmio di tempo.

La tecnica è particolarmente utile nei soggetti:

  • con accesso venoso limitato;
  • con perdita di liquidi per diarrea, vomito o che non riescono ad assumere liquidi per nausea persistente;
  • con ostruzione intestinale o malassorbimento, nei quali sia poco pratico o non indicato inserire un catetere endovenoso;
  • con dispnea;
  • con disfagia dopo ictus;
  • con agitazione e turbe della coscienza (è più difficile che l’ago venga rimosso) e non in grado di bere autonomamente.

Queste informazioni sono tratte dal dossier del Corso FAD “Uso e pratica dell'ipodermoclisi”, Zadig editore, 2016

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farmaci da evitare nell'anziano

Quali sono i farmaci da evitare nell’anziano?

Farmaci nell'anziano: quali sì e quali no?

Sono molti i farmaci che non vanno usati nell’anziano o che non vanno usati in presenza di alcune condizioni come, per esempio, la frequente insufficienza renale.
In letteratura esistono numerose liste di criteri espliciti (che permettono una maggiore riproducibilità) per valutare le prescrizioni inappropriate nell’anziano tra cui, per esempio:

  • i criteri di Beers
  • i criteri STOPP (Screening Tool of Older Persons’ Prescriptions)
  • I criteri START (Screening Tool to alert doctors to Right, i.e. appropriate indicated Treatment)

Ecco qualche esempio

Partendo dai criteri di Beers, alcuni esempi di farmaci da evitare nell'anziano sono: la pentazocina (analgesico), la disopiramide (antiaritmico), la clonidina e la metildopa (farmaci per il sistema cardiovascolare).

Queste informazioni sono tratte dal dossier del Corso FAD “Farmaci e anziano: un equilibrio difficile”, Zadig editore, 2014

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Reazioni avverse nel bambino

Reazioni avverse nel bambino, come segnalarle?

La tendenza più comune nel riportare le informazioni sulle reazioni avverse da farmaco (tramite la scheda di segnalazione di reazione avversa) è di concentrarsi sulla reazione e il nesso di causalità con il farmaco, tralasciando gli elementi relativi al paziente.

Farmaci, reazioni avverse e bambini

Tuttavia, quando si valutano le reazioni avverse nei bambini - che devono essere considerati per singola fascia d’età (neonato prematuro, neonato, infante, bambino, adolescente) - tutto ciò che riguarda il paziente va riportata nella scheda ed è essenziale per la successiva fase di analisi della segnalazione.

Per esempio, le segnalazioni in cui l’età non è precisata non vengono incorporate nei database utilizzati per il rilevamento del segnale in età pediatrica e per le indagini di problemi clinici specifici per fascia di età; ancora, descrivere l’ambiente in cui vive il bambino è un utile strumento di analisi che può aiutare a comprendere se altri fattori legati all’età possano aver condizionato la comparsa di una reazione avversa.

Queste informazioni sono tratte dal dossier del Corso FAD “Farmaci e bambini”, Zadig editore, 2015

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