Quando appariranno su myECM i crediti che ho acquisito?

Quando viene superato un corso FAD su www.saepe.it, viene subito generato un attestato che è possibile scaricare in formato PDF dalla sezione “Crediti”.

La registrazione dei crediti acquisiti si ha in un secondo momento, quando viene inviata ad Agenas la tracciatura complessiva di superamento del corso da parte degli utenti. Come prevede la normativa, ciò viene fatto entro 90 giorni dalla scadenza del corso.

Controllo crediti su myECM 

Da qualche anno è disponibile il servizio myECM di Agenas, grazie al quale i professionisti sanitari possono monitorare online la propria situazione sui crediti ECM acquisiti.

Quando viene superato un corso FAD, i crediti non appaiono subito su myECM, in quanto occorre attendere che il corso finisca, e che trascorrano almeno i 90 giorni previsti dalla norma per l’invio delle tracciature da parte del provider.

Questo spesso genera confusione e dubbi.

Per fare chiarezza, abbiamo pensato di spiegarvi in sintesi il processo di accreditamento.

Vi proponiamo anche alcuni esempi sotto forma di casi, come facciamo per la nostra formazione, per dare un contesto più pratico a queste informazioni.

Registrazione dei crediti ECM 

Per ogni corso la norma ECM prevede l’invio ad Agenas della tracciatura di tutti coloro che lo hanno superato entro 90 giorni dalla sua scadenza; quindi, l’invio non avviene subito dopo il superamento del corso da parte dei singoli utenti.

Una volta avvenuta questa comunicazione, Agenas trasmette i dati al Cogeaps che li registra, per poi farli apparire appena possibile sulla piattaforma myECM.

Questi ultimi passaggi sono gestiti da Agenas e Cogeaps e hanno delle tempistiche che non sono specificate.

Vediamo ora alcuni casi che rappresentano situazioni tipiche in cui ci si può trovare, ovvero quando dopo il superamento di un corso, i relativi crediti non sono ancora apparsi su myECM, anche a distanza di tempo. Per ciascun caso diamo una spiegazione.

Caso 1 

A metà febbraio 2017 il dottor Rossi supera su SAEPE un corso sulle vaccinazioni da 3 crediti ECM, con scadenza 31 dicembre 2017. Subito ne scarica l’attestato per conservarlo sul proprio personal computer.

Nove mesi dopo (a metà novembre), il medico accede a myECM e controlla se gli sono stati accreditati i 5 crediti del corso, ma non ci sono.

Perché?

Spiegazione:

Il corso in oggetto aveva scadenza 31 dicembre 2017, quindi, quando il medico controlla myECM a metà novembre, il corso non è ancora scaduto e la comunicazione delle tracciature di superamento, di conseguenza, non è stata ancora effettuata.

Essa verrà effettuata entro i 90 giorni successivi al 31 dicembre 2017 e, quindi, entro fine marzo 2018.

Bisogna poi aspettare i tempi tecnici di aggiornamento della piattaforma myECM da parte di Agenas.

Caso 2

Siamo a inizio luglio 2017 e Giovanna, giovane ostetrica, ha superato il corso sull’alimentazione in gravidanza da 5 crediti ECM, con scadenza 15 luglio 2017, che aveva acquistato qualche mese prima.

A inizio agosto, Giovanna controlla sul sito myECM ma non trova i suoi 5 crediti; quindi, dato che il corso nel frattempo è scaduto, scrive all’help desk di SAEPE, gestione@saepe.it, chiedendo lumi.

L’operatore le risponde spiegandole che il corso è sì scaduto ma la comunicazione non è ancora stata effettuata e la rassicura sul fatto che questa avverrà entro 90 giorni dalla scadenza del corso (15 luglio 2017), come da norma.

Giovanna si mette il cuore in pace e rimanda il successivo controllo a dopo l’estate. Riprende in mano il discorso crediti solo a metà ottobre: i crediti però non sono ancora apparsi su myECM.

Perché?

Spiegazione:

Il corso aveva scadenza 15 luglio 2017 e siccome la comunicazione dei crediti viene fatta entro 90 giorni dalla scadenza doveva avvenire al massimo entro il 13 ottobre 2017.

A metà ottobre la comunicazione da parte del provider (in questo caso noi) è stata correttamente fatta, ma Giovanna non trova ancora i crediti perché, probabilmente, Agenas e Cogeaps stanno ancora elaborando i dati ricevuti prima di pubblicarli su myECM.

I crediti sono infatti apparsi a qualche giorno di distanza.

Ogni riferimento a persone, a fatti o a corsi è puramente casuale e a titolo di esempio.

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Paziente muore perché non assistito in tempo: di chi è la responsabilità?

Il trasferimento in una nuova struttura, la carenza di organico e un personale non ancora aggiornato sui nuovi sistemi tecnologici a disposizione.

Questo è lo scenario in cui è deceduto un paziente che non è stato assistito in tempo.

Qual è la responsabilità del dirigente medico?

Il caso in breve

L’Unità di Terapia Intensiva Cardiologica (UTIC) di un ospedale viene trasferita presso una nuova struttura.

Un paziente viene ricoverato e gli viene applicato un apparecchio telemetrico; tuttavia gli allarmi sonori erano stati sospesi dal tecnico installatore, in attesa di un’attivazione manuale, che non è stata fatta.

Il paziente va in fibrillazione ventricolare, gli allarmi non suonano e l’unica segnalazione è quella sul monitor centrale che però non viene vista dagli infermieri e dal medico di turno perché, in quel momento, erano impegnati in altre attività.

Il paziente muore.

Si avvia un procedimento penale per omicidio colposo, al termine del quale il giudice di secondo grado giudica il dirigente medico colpevole.

Infatti, pur essendo stato a conoscenza del fatto che il monitor centrale non poteva essere adeguatamente controllato dagli infermieri di turno notturno, per carenza di organico, e pur essendo consapevole del disorientamento creato nel personale dal nuovo e non collaudato sistema telemetrico e della sospensione degli allarmi sonori operata dal tecnico, non aveva provveduto ad assicurare la concreta efficienza del delicato reparto.

L’imputato ricorre in Cassazione.

L’esito del giudizio in Cassazione

La Suprema Corte ha accolto il ricorso e annullato la sentenza impugnata per difetto di motivazione su questioni rilevanti per la decisione.

In primis, la responsabilità della formazione degli infermieri, e la verifica della loro piena conoscenza del sistema non compete al primario del reparto ma è un aspetto dell’autonomia organizzativa di questi professionisti, ai quali compete occuparsi del loro aggiornamento.

Inoltre, eventuali difetti organizzativi devono essere segnalati alla coordinatrice e/o alla dirigenza infermieristica e, se necessario, anche a quella amministrativa in modo da lasciare traccia dei rilievi operati.

Lo stesso codice deontologico degli infermieri impone loro di concorrere con la loro attività “a promuovere le migliori condizioni di sicurezza dell’assistito”.

Infine, per la Cassazione si sarebbe dovuto verificare meglio il nesso di causalità tra la condotta colposa contestata all’imputato e il decesso del paziente in una situazione di carenza di personale e in funzione al particolare decorso della fibrillazione ventricolare emerso in seguito all’autopsia.

Queste informazioni sono tratte da uno dei dossier del corso Etica, deontologia e responsabilità nella professione infermieristica, Zadig editore, 2016

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Quali test di screening sono raccomandati nella gravidanza gemellare?

Per le donne con gravidanza gemellare gli screening sono particolarmente raccomandati perchè corrono rischi più alti di andare incontro a patologie ipertensive, diabete gestazionale, parto prematuro e anemia.

I test di screening raccomandati

Per diagnosticare in modo tempestivo le patologie ipertensive si raccomanda di rilevare la pressione arteriosa e la proteinuria a ogni visita prenatale.

Secondo le linee guida potrebbe essere utile ed economicamente sostenibile far assumere alle donne ad alto rischio di preeclampsia acido acetilsalicilico a basso dosaggio (75 mg/die) dalle 12 settimane gestazionali fino al parto.

Si raccomanda di eseguire i consueti test per il diabete e di richiedere un esame emocromocitometrico a 20-24 settimane e successivamente a 28 settimane.

Queste informazioni sono tratte dal corso "La gestione della gravidanza gemellare", Zadig Editore

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Prescrizione errata di una terapia: di chi è la “colpa”?

Se un medico indica una prescrizione errata e l’infermiere la somministra, chi è più responsabile delle eventuali conseguenze sulla salute del paziente: il medico che ha commesso l’errore di prescrizione o l’infermiere che non se n’è accorto?

Questo problema è stato al centro di un recente caso giuridico.

Il caso in breve

In un ospedale viene ricoverato un paziente per un ictus cerebrale e il medico di turno prescrive un’iniezione endovenosa di cloruro di potassio, ma non specifica che il farmaco deve essere diluito. L’infermiera somministra la terapia senza contestare la prescrizione. Il paziente decede.

Di chi è la responsabilità?

In questo caso la Cassazione ha stabilito che la responsabilità sul piano civile è condivisa da entrambe le figure professionali in quanto è venuta meno la collaborazione costante e reciproca che deve esserci tra medico e infermiere per salvaguardare la salute del paziente.

Nello specifico, il medico ha la responsabilità di individuare la terapia da praticare al paziente e dare informazioni specifiche su come somministrarla.

La giurisprudenza ha stabilito che ciascun professionista della sanità è titolare di una “posizione di garanzia” rispetto alla salute dell’assistito e che quindi deve attivarsi per evitare danni prevenibili.

L’infermiere non può fare affidamento senza limiti nella correttezza della prescrizione e per questo motivo doveva ritenersi doverosa e necessaria la richiesta di chiarimenti al medico in relazione alla prescrizione errata del farmaco.

Queste informazioni sono tratte da uno dei dossier del corso Etica, deontologia e responsabilità nella professione infermieristica, Zadig editore, 2016

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parto prematuro gemellare

Il parto prematuro è frequente nella gravidanza gemellare?

Sì, il parto prematuro è la complicanza più comune di una gravidanza gemellare ed è responsabile di esiti avversi neonatali.

Circa la metà dei parti bigemini e tutti quelli trigemini si esplicano prima della 37a settimana gestazionale e circa il 10% avviene addirittura prima della 32a settimana.

Inoltre, sul totale dei ricoveri in terapia intensiva neonatale, il 15-20% riguarda nati prematuri da gravidanza gemellare.

Parto prematuro: difficile predizione e prevenzione

La causa del parto prematuro è multifattoriale e ciò rende difficile l’individuazione del metodo ottimale per predire e prevenire tale evento, che rimane oggetto di discussione.

Queste informazioni sono tratte dal corso “La gestione della gravidanza gemellare”, Zadig editore

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quando triturare le compresse?

Quando è corretto triturare le compresse?

La triturazione delle compresse è una pratica molto in uso anche se non è una tecnica raccomandata perché espone a rischi sia i pazienti sia gli operatori sanitari.

Quando ricorrere alla triturazione?

Si è costretti a ricorrere alla triturazione delle compresse quando i pazienti non riescono a deglutire a causa di patologie come demenza, esiti di un ictus, malattia di Parkinson, xerostomia, disfagia e altre alterazioni neurologiche.

Analogamente, i bambini possono avere difficoltà ad assumere la terapia perché non riescono a deglutire le compresse, specie se di grandi dimensioni.

Infine, non è possibile somministrare le compresse intere ai soggetti con sondino naso-gastrico o in quelli che hanno una gastrostomia endoscopica percutanea (PEG).

La triturazione nel mondo

Questa pratica sembra essere piuttosto comune nelle RSA in tutto il mondo, infatti è stata rilevata nell’80% delle Nursing home britanniche (che corrispondono alle nostre RSA) e in circa i due terzi degli ospiti.

In un altro studio australiano sono stati presi in esame 586 ospiti in 10 RSA: su 1.207 somministrazioni di farmaci, il 34% avveniva in forma alterata.

Uno studio condotto nelle RSA norvegesi ha documentato che i farmaci vengono triturati per il 23% dei residenti.

Anche in Italia, benché non vi siano studi su ampia scala, due lavori hanno documentato in modo diverso quanto sia comune la somministrazione alterata dei farmaci.

Queste informazioni sono tratte dal corso “La Triturazione dei farmaci”, Zadig editore, 2016

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disturbi sonno turno notturno

Come bilanciare i disturbi del sonno da turno notturno?

Circa un terzo della popolazione lavora “a turni” e circa un quinto lavora con turnazioni che comprendono il turno notturno.

Questa realtà tocca soprattutto le professioni sanitarie, seguite da quelle dei settori alberghiero, manifatturiero, dei trasporti.

E’ un dato di fatto che il lavoro in turni, soprattutto quello comprendente il turno notturno, costituisce un’oggettiva condizione di stress per l’organismo, che può avere significative ripercussioni sulle condizioni di salute.

Una di queste è lo sviluppo di disturbi transitori del sonno, un effetto a breve termine di cui sono affetti praticamente tutti quelli che lavorano in turni (comprendente il turno notturno).

6 consigli per una buona "igiene del sonno"

Le misure più valide per evitare e/o superare i disagi/disturbi prodotti sul sonno dal lavoro a turni sono:

  • evitare fumo, caffè e alcolici prima di coricarsi;
  • fare un regolare esercizio fisico, evitando però di farlo nelle tre ore che precedono il sonno;
  • trovare attività che favoriscano il distacco psicologico dal lavoro, come passeggiare o leggere;
  • fare una doccia o un bagno rilassante prima di addormentarsi per conciliare il sonno;
  • dormire in una stanza al buio, isolata dai rumori ambientali e a una temperatura idonea di 16-18°C, ricorrendo eventualmente a una maschera per occhi e/o a tappi auricolari;
  • mantenere un tempo e un ritmo di riposo regolare (di almeno sei ore) e fare dei pisolini in diversi momenti della giornata.

Queste informazioni sono tratte dal corso “Problematiche di medicina occupazionale in alcuni comparti lavorativi”, Zadig editore 2016

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farmaci triturati

I farmaci a rilascio modificato si possono triturare?

Quando un farmaco viene somministrato in una forma diversa da quella per cui viene introdotto in commercio si rischia di alterarne la concentrazione e la velocità di assorbimento, con conseguente sovradosaggio o sottodosaggio.
 
In particolare, le compresse a rilascio modificato non andrebbero mai tritate e le capsule a rilascio controllato non andrebbero mai aperte.
 
Se una formulazione a dosaggio modificato viene frantumata o aperta si mette a rischio il paziente. Infatti, la concentrazione del principio attivo in circolo non sarà più quella prevista con la formulazione ma si potrà avere un sovradosaggio, con il rischio di effetti negativi.

Farmaci triturati: sono riportate complicanze gravi in letteratura?

Sì, in letteratura vengono riportati numerosi casi di problemi gravi legati alla somministrazione di farmaci triturati.

Un esempio:

Una donna di 38 anni, in trattamento con labetalolo, nifedipina a lento rilascio e idralazina triturati era stata ricoverata in ospedale per un’insufficienza respiratoria con edema polmonare e polmonite.
 
La paziente ha avuto bradicardia e arresto cardiaco, è stata rianimata, ma il giorno successivo il labetalolo (a una dose ridotta) e le compresse a lento rilascio di nifedipina sono state nuovamente triturate per la somministrazione.
 
La paziente ha avuto nuovamente una grave bradicardia con ipotensione ed è deceduta.
 
Queste informazioni sono tratte dal corso “La Triturazione dei farmaci”, Zadig editore, 2016

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incontinenza urinaria

Incontinenza: quali sono le cause e come si valuta?

L’incontinenza è un fenomeno frequente nell’anziano e si può considerare una vera e propria sindrome geriatrica. Infatti, si stima che colpisca più del 20% delle persone oltre gli 80 anni d’età ma probabilmente il dato è sottostimato.

Quali sono le cause?

Le principali cause di incontinenza cronica sono le condizioni che interessano le basse vie urinarie, per esempio le infezioni, alcuni farmaci, le situazioni che provocano un aumento della produzione di urina o le malattie che provocano disabilità fisica e rallentano i movimenti oppure disturbi di tipo psicologico.

Come valutare l’incontinenza?

Per mantenere la continenza non è sufficiente l’integrità anatomica delle vie urinarie ma occorrono anche capacità cognitive e destrezza manuale. La valutazione dell’incontinenza deve essere un processo attivo perché spesso i pazienti tendono a non riportare il problema. L’anamnesi clinica può consentire di capire se l’incontinenza è transitoria o permanente. Gli esami di base comprendono l’esame delle urine e in alcuni casi specifici la valutazione del residuo post minzionale. Viene raccomandata la compilazione del diario minzionale.

Queste informazioni sono tratte dal corso “L'incontinenza urinaria nell'anziano”, Zadig editore, 2015

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emorragia primo soccorso

Che cosa fare in caso di emorragia?

Le ferite minori, come piccoli tagli o abrasioni superficiali, generalmente non richiedono un trattamento ospedaliero. Vanno comunque valutate per evitare complicanze.

Il primo intervento

La pressione diretta è il primo intervento per arrestare l'emorragia e può essere realizzata esercitando una pressione manuale oppure con un bendaggio elastico.

La pulizia della ferita

L’irrigazione della ferita è il trattamento più appropriato per pulire la ferita, mentre l’utilizzo di antisettici rimane un aspetto controverso.

Queste informazioni sono tratte dall'ebook “Primo soccorso: emorragie”, Zadig editore, 2015

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