La salute sul lavoro delle persone LGBTQ+

Titolo: La salute sul lavoro delle persone LGBTQ+(codice ECM 349631)
Destinatari:
tutti gli operatori sanitari
Scadenza:
31-12-2022
Crediti:
2
Costo:
20 €
Programma:
MeLa Flash
Valutazione dei partecipanti (21 valutazioni):
8/10 rilevanza
8/10 qualità
8/10 efficacia

Perché seguire questo corso ECM sulle persone LGBTQ+

Il tema LGBTQ sta diventando sempre più presente nella nostra società. In letteratura scientifica è in costante aumento il numero degli studi dedicati alla salute a 360 gradi di queste persone. Seguendo questo corso si possono acquisire le conoscenze di base riguardo le diverse definizioni e per affrontare i problemi di salute delle persone LGBTQ nel mondo del lavoro.

Che cosa significa LGBTQ?

LGBTQ è un acronimo di origine anglosassone usato per indicare le persone Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender. L’aggiunta di una Q sta per Queer o Genderqueer per comprendere quelle persone con identità di genere non conforme alla concezione binaria uomo-donna. La sigla più corretta sarebbe LBGTIQ in cui la I sta per intersessuali. Il simbolo + viene aggiunto per comprendere in maniera ancora più ampia anche altri gruppi di popolazione. Per esempio sono compresi gli asessuali cioè quelle persone che non sentono il desiderio di avere rapporti sessuali e/o che non sono sessualmente attratte da altre persone e tutte le possibili variazioni, comprese in un ampio spettro, che non devono essere considerate patologiche.

Orientamento sessuale

L'orientamento sessuale indica l’attrazione fisica e/o emozionale verso una persona. Per esempio, un uomo gay è innamorato e/o attratto da altri uomini, una persona lesbica è una donna innamorata e/o attratta da altre donne, una persona bisessuale o pansessuale è una persona innamorata e/o attratta dalle persone indipendentemente dal genere. L’orientamento sessuale di una persona non è in alcun modo correlato alla sua identità di genere.

Identità di genere

L’identità di genere fa invece riferimento al genere a cui ci si sente di appartenere. Una persona può definirsi uomo, donna o appartenente a un genere non riconducibile a nessuno dei due, perché per esempio fluttua tra i generi, variando a seconda del momento o di altre circostanze (gender fluid) all’interno di un’ampia gamma di sfumature. L’identità di genere non ha nulla a che vedere con l’aspetto fisico, con i caratteri sessuali o con l’orientamento sessuale. Nella maggioranza dei casi, l’identità di genere è in linea con il sesso biologico, ovvero con le caratteristiche biologiche con cui una persona nasce. Tuttavia, in una minoranza di persone (stimata tra l’1 e il 2% della popolazione mondiale) queste caratteristiche presentano variazioni o incroci con vari stati intermedi, classificati come condizioni intersessuali.

Che cos'è la transfobia?

Per sindrome transfobica si intende un disagio emotivo provato dalle persone nei confronti degli individui non conformi agli stereotipi di genere della società in senso lato e più nei confronti di individui di genere non conforme.
Le persone transfobiche provano emozioni che vanno dall’insofferenza al disgusto fino all’odio vero e proprio nei confronti di chiunque non si comporti come un maschio o una femmina “tipici”.

Questa dimensione psicologica non è una vera e propria fobia, perché le persone fobiche generalmente arrecano danno a se stesse, isolandosi a causa delle proprie paure, mentre la transfobia ha come conseguenza un danno nei confronti degli altri.
Le persone transfobiche arrivano a percepire ogni espressione di genere diversa da quella considerata “tipica” come anormale.

Secondo la letteratura scientifica questi individui tendono a vedere le cose in modo dicotomico (o nero o bianco), spesso sono molto conformiste e hanno una bassa stima di se stessi. Uno studio italiano indica che gli uomini rivelano un livello significativamente più alto di omo e transfobia in confronto alle donne. Le donne lesbiche inoltre percepiscono una maggiore omofobia rispetto agli uomini gay (e anche le donne trans rispetto agli uomini trans) e che la presenza di fondamentalismo religioso è associata a una maggiore omo e transfobia.

Che cosa imparerai con questo corso?

Il corso "La salute sul lavoro delle persone LGBTQ+" mira a fare piazza pulita dei pregiudizi verso le persone LGBTIQ+ e a far conoscere quali sono i loro problemi di salute specifici, offrendo uno sguardo oggettivo e basato sulle prove che vengono dalla letteratura scientifica.

Il primo caso

Le parole sono pietre

Marco Rossi è un infermiere trentenne che lavora nel Reparto di malattie infettive di un ospedale di una grande città. È molto apprezzato dai colleghi e dai medici con cui lavora per la sua competenza e la sua capacità di rapporto anche con i pazienti difficili. È dichiaratamente gay, ha una relazione stabile con un chirurgo (che lavora in un altro ospedale) e cerca di difendere i diritti delle persone LGBTIQ+ e in generale degli appartenenti a minoranze che, anche in ospedale, sono talvolta discriminati: persone senza fissa dimora, tossicodipendenti, anziani soli, pazienti psichiatrici, immigrati. Recentemente Marco si è anche rivolto alla Direzione per segnalare che alcuni medici di altri reparti, chiamati per consulenze, si erano espressi in maniera offensiva nel rivolgersi ad alcuni pazienti.
Oggi Marco ha appuntamento per la visita medica periodica con il medico competente, uno specialista in medicina del lavoro sessantenne, con il quale si è stabilito un rapporto di stima reciproca in occasione dei sopralluoghi in reparto per verificare l’applicazione delle misure anti COVID per ridurre il rischio di contagio.
“Buon giorno Rossi! Prima di iniziare la visita vera e propria volevo dirle che ha fatto bene a lamentarsi per il comportamento di quel medico: il fatto di essere tecnicamente un buon ortopedico, non gli dà il diritto di trattare alcuni pazienti non solo con supponenza e maleducazione, ma addirittura con disprezzo! E guarda caso sono sempre i più deboli! Stavolta cosa gli ha detto esattamente?” chiede curioso il medico.
“Vedo che in questo ospedale le notizie volano! Facendo una visita di consulenza a un ragazzo gay di colore, ricoverato per epatite e che aveva anche una sciatalgia, a un certo punto, gli ha detto: ‘probabilmente è colpa delle scarpe coi tacchi alti che ti metti la sera quando esci! Di gente come te ne abbiamo già abbastanza in Italia, e anche qui in ospedale, senza che veniate anche voi dall’Africa!’ e per di più mentre gli diceva queste parole ha guardato con intenzione dalla mia parte!” racconta Marco, che prosegue [...] Scopri come procede la storia nel corso

Un nuovo modo di formarsi in medicina del lavoro

Dopo il successo del programma di formazione a distanza MeLA per i medici del lavoro, si è deciso di rendere la formazione più rapida e immediata con il programma MeLa Flash.

corsi FAD sono circa una decina all'anno, più sintetici (due crediti ECM a corso), in modo da consentire una formazione flessibile che non imponga di affrontare corsi troppo impegnativi in termini di tempo o dai contenuti difformi tra loro.

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    La tubercolosi sul luogo di lavoro: sorveglianza e prevenzione

    tubercolosi

    Titolo: La tubercolosi sul luogo di lavoro: sorveglianza e  prevenzione (codice ECM 351617)
    Destinatari:
    medici, infermieri, tecnici della prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro
    Scadenza:
    31-12-2022
    Crediti:
    2
    Costo:
    20 €
    Programma:
    MeLa Flash
    Valutazione dei partecipanti (22 valutazioni):
    8/10 rilevanza
    9/10 qualità
    8/10 efficacia

    Perché seguire questo corso FAD ECM sulla tubercolosi

    Il sempre più frequente arrivo di stranieri e le condizioni di salute spesso disagiate per le classi sociali inferiori stanno portando a un rialzo dei casi di tubercolosi in Italia. Uno dei filtri più importanti per identificare le forme latenti ed evitare che diventino attive è la medicina del lavoro, con le visite pre assunzione e i controlli periodici in caso di lunghe terapie da affrontare. E' indispensabile per il medico competente sapere identificare e gestire i casi.

    Quanto è diffusa la tubercolosi?

    La tubercolosi è una patologia infettiva causata da Mycobacterium tuberculosis ancora molto diffusa nel mondo, tanto da rientrare tra le prime dieci cause di morte a livello mondiale. Circa un quarto della popolazione mondiale risulta infetta dal bacillo di Koch, ma soltanto il 5-10% di essa svilupperà nel corso della propria vita una forma attiva. C’è quindi un ampio serbatoio umano per cui l’identificazione e l’appropriato trattamento, anche delle forme latenti, hanno come obiettivo l’eliminazione di M. tuberculosis almeno nei paesi a bassa incidenza (<10 casi per 100.000 abitanti), come l’Italia.
    L'esposizione al rischio di tubercolosi è mutata negli anni. Attualmente è concentrato in ambienti socialmente ed economicamente svantaggiati ed emarginati. Il contesto epidemiologico di cui deve tener conto il medico in Italia è caratterizzato da una bassa incidenza nella popolazione generale, ma da una maggiore concentrazione all’interno di alcuni gruppi. Per esempio sono a rischio: gli anziani, gli immunodepressi e gli stranieri provenienti da paesi ad alta incidenza.

    Quando è opportuna la profilassi?

    Il trattamento profilattico per l’infezione tubercolare latente va considerato in tutti i soggetti che possono avere un aumentato rischio di progressione verso una malattia tubercolare attiva. In particolare va effettuato in soggetti con infezione da HIV, pazienti che inizino un trattamento con farmaci anti-TNF alfa, soggetti in trattamento dialitico, candidati per trapianto d’organo, soggetti affetti da silicosi, lavoratori provenienti da paesi ad alta incidenza di tubercolosi giunti in Italia da meno di 5 anni.

    Inoltre, la profilassi con farmaci antitubercolari è raccomandata per tutti i lavoratori inseriti in un’indagine sui contatti a seguito di un’esposizione a un caso di tubercolosi contagiosa in ambito occupazionale. Infine va trattato chi con pregressa documentata positività al test per infezione tubercolare latente, non abbia effettuato/completato la terapia.

    La reazione della giovane Paula

    Oggi il dottor Grandi comincia le visite mediche dei dipendenti dell’RSA “Villa Serena”, dove è appena stata assunta la giovane Paula, 32 anni, nata in Moldavia, ma in Italia dal 2020.
    “Buongiorno, si accomodi pure, partiamo da qualche domanda sul suo stato di salute, poi la visiterò. Dovrà fare anche degli esami del sangue e l’esame delle urine. Poi faremo una ‘punturina’ sul braccio, è la Mantoux, un’intradermoreazione che serve a vedere se per caso c’è un’infezione tubercolare.
    “Tubercolosi?” chiede la giovane donna che appare un po’ contrariata: “Ma è proprio necessario farlo? Lo so bene che in Moldavia, da noi, è una malattia abbastanza frequente, ma ormai io sono in Italia da quasi due anni e non ho mai avuto nessun disturbo!”
    “Capisco” le spiega il medico “ma il fatto che lei non abbia alcun sintomo non significa che non possa essere stata contagiata quando viveva nel suo paese dove la TBC è molto diffusa. È opportuno, quindi, fare degli approfondimenti per escludere tale eventualità. È molto importante ricercare e identificare tutti i possibili casi di tubercolosi, sia essa attiva o silente, per evitarne la diffusione. Capisce bene che è essenziale”.

    [...] Scopri come procede la storia nel corso

    Un nuovo modo di formarsi in medicina del lavoro

    Dopo il successo del programma di formazione a distanza MeLA per i medici del lavoro, si è deciso di rendere la formazione più rapida e immediata con il programma MeLa Flash.

    corsi FAD sono circa una decina all'anno, più sintetici (due crediti ECM a corso), in modo da consentire una formazione flessibile che non imponga di affrontare corsi troppo impegnativi in termini di tempo o dai contenuti difformi tra loro.

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      Valutazione e gestione del dolore nell’anziano con demenza

      Titolo: Valutazione e gestione del dolore nell'anziano con demenza (codice ECM 344592)
      Destinatari: tutti gli operatori sanitari
      Scadenza: 31-12-2022
      Crediti: 5
      Costo: 20 €

      Perché è importante seguire questo corso ECM sulla gestione del dolore dell'anziano con demenza?

      L'anziano con demenza manifesta il dolore in modo diverso rispetto al soggetto cognitivamente integro. E' importante averne consapevolezza e conoscere le manifestazioni così da poter valutare e gestire in modo opportuno il dolore. Spesso nell'anziano con demenza il dolore è sotto trattato per molteplici motivi: innanzitutto l'anziano con demenza ha difficoltà a comunicare quello che prova, inoltre si crede che sia normale per l'anziano provare dolore e si teme che i farmaci analgesici possano essere dannosi in questi pazienti.

      Non va trascurato infine che molti operatori sanitari non hanno una adeguata formazione sulla valutazione e gestione del dolore in questi pazienti.

      Quando si parla di dolore occorre avere ben chiaro che si tratta di un fenomeno complesso e soggettivo. L’Associazione internazionale per lo studio del dolore (IASP) ha di recente aggiornato la definizione di dolore che risaliva al 1979. La nuova definizione pone l’accento sul dolore nell’anziano con demenza, problema rilevante anche in termini di salute pubblica soprattutto se si considera come è cambiata l’aspettativa di vita dell’ultimo secolo. Attualmente secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità oltre 55 milioni di persone nel mondo vivono con una forma di demenza e ogni anno ci sono circa 10 milioni di nuovi casi. Oltre al numero di pazienti con demenza aumenta anche il numero di pazienti che provano dolore, in quanto il dolore è di per sé una condizione strettamente associata all'invecchiamento. In particolare tra le persone con demenza il dolore sembra essere estremamente comune.

      Nelle diverse forme di demenza può variare la tolleranza al dolore, la percezione e il modo di manifestarlo. Il dolore non trattato può causare conseguenze che vanno da un peggioramento del declino cognitivo a crisi d’ansia, agitazione.

      Come si valuta il dolore in un anziano con demenza?

      Per la valutazione del dolore anche nel paziente con demenza occorre affidarsi a scale di valutazione e/o all’osservazione del comportamento del paziente. Nelle fasi iniziali della demenza la persona è in grado di riferire il dolore che prova e si utilizzano le scale di autovalutazione, negli stadi avanzati in molti casi non è più possibile usare le scale di autovalutazione ma si deve ricorrere a scale basate sull’osservazione. Occorre sempre considerare la capacità del paziente di descrivere il dolore, le possibili cause e la sede del dolore. Se il soggetto è in grado di rispondere a domande dirette si può tentare un approccio verbale rivolgendogli domande semplici che indaghino i seguenti aspetti:

      • localizzazione del dolore;
      • severità e intensità del dolore;
      • condizioni che aggravano il dolore;
      • condizioni che alleviano il dolore.

      Secondo le indicazioni dell’American Geriatric Society (AGS) una persona con demenza che prova dolore lo esprime tramite il comportamento, l’espressione del viso, i movimenti corporei, i cambiamenti delle relazioni interpersonali, i cambiamenti nelle attività abituali e le vocalizzazioni. L’analisi e l’osservazione di questi fattori deve quindi essere alla base della valutazione del dolore.

      A chi è dedicato questo corso ECM sulla gestione del dolore dell'anziano con demenza?

      Il corso ECM è rivolto a tutti gli operatori sanitari

      Le risposte per la pratica quotidiana

      In questo corso FAD acquisirai informazioni su come valutare e gestire il dolore nell'anziano con demenza, in particolare troverai risposta sui seguenti aspetti:

      • Il sotto trattamento del dolore nell’anziano con demenza
        -Motivi alla base del sotto trattamento
        - Appropriatezza nell’uso degli oppioidi
      • Fisiopatologia del dolore nell’anziano con demenza
        - Definizione di dolore
        - Dati epidemiologici
        - Fisiopatologia
        - Conseguenze del dolore nei pazienti con demenza
      • La valutazione del dolore nei pazienti con demenza
        - Aspetti da considerare
        - La valutazione con scale di autovalutazione
        - La valutazione del dolore tramite l’osservazione
        - Le scale di valutazione basate sull’osservazione del comportamento
        - Il trattamento del dolore nell’anziano con demenza
        - Strategie non farmacologiche
        - Terapie farmacologiche

      Troverai risposte a questi e ad altri quesiti nel dossier del corso Valutazione e gestione del dolore nell'anziano con demenza

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        corso valutazione perioperatoria anziano

        Valutazione e gestione perioperatoria nel paziente anziano

        delirium

        Titolo: Valutazione e gestione perioperatoria nel paziente anziano (codice ECM 344592)
        Destinatari: infermieri, educatori professionali, fisioterapisti, logopedisti, infermieri pediatrici, assistenti sanitari
        Scadenza: 31-12-2022
        Crediti: 5
        Costo: 20 €

        Perché è importante seguire questo corso ECM sulla gestione perioperatoria dell'anziano?

        Il periodo perioperatorio è estremamente delicato per tutti i pazienti, ma soprattutto per i pazienti anziani. Se la gestione del periodo perioperatorio non è adeguata il paziente può andare incontro a diverse complicanze post operatorie. Considerata la rilevanza del periodo perioperatorio, è importante che gli infermieri e tutti gli operatori sanitari che sono a contatto con i pazienti conoscano le indicazioni evidence based per una corretta gestione.
        In passato gli anziani che venivano sottoposti a interventi chirurgici erano pochi. Ora invece con il cambiamento demografico abbiamo un aumento del numero di persone anziane che viene sottoposto a chirurgia. Occorre considerare che gli anziani soprattutto se hanno bisogno di una procedura in urgenza hanno un rischio più alto di andare incontro a complicanze post operatorie per diversi problemi. Tra i problemi tipici dell'anziano abbiamo:

        • i cambiamenti fisiopatologici dell’età,
        • la coesistenza di più patologie,
        • l’assunzione di più farmaci,
        • le alterazioni cognitive,
        • la presenza di fragilità.

        La corretta gestione del periodo perioperatorio è la strategia raccomandata per ridurre questo rischio. Occorre quindi procedere con una adeguata valutazione nel pre operatorio e una corretta gestione del periodo post intervento.

        Inoltre per la riduzione delle complicanze e il recupero post operatorio delle funzionalità di base sono indicati interventi di approccio multimodale. Questi programmi che hanno l’obiettivo di:

        • incrementare le capacità fisiche e psichiche della persona assistita per affrontare l’intervento chirurgico,
        • controllare il dolore post operatorio,
        • favorire la mobilizzazione e la ripresa dell’alimentazione dopo l’intervento.

        Quando un anziano è considerato fragile?

        La definizione di fragilità per gli anziani è cambiata nel tempo. In base al tipo di approccio considerato con il termine fragilità possiamo includere le caratteristiche fisiche, psicologiche, sociali e cognitive. Sebbene non esista un’unica definizione di fragilità per le persone anziane, c’è accordo sulla necessità di considerare la fragilità un fattore di rischio associato a un’alta percentuale di complicanze post operatorie anche gravi.
        Tra le complicanze post intervento dell'anziano abbiamo: il deterioramento cognitivo, le difficoltà di mobilizzazione, l’aumento della durata dell’ospedalizzazione e la morte.

        A chi è dedicato questo corso ECM sulla gestione perioperatoria?

        Il corso ECM è rivolto specificamente a infermieri, assistenti sanitari, fisioterapisti, logopedisti, educatori professionali.

        Le risposte per la pratica quotidiana

        In questo corso FAD acquisirai informazioni su quali sono i controlli per l'anziano fragile, come va gestita l'alimentazione peri operatoria, come si può prevenire e gestire il delirium, come va trattato il dolore post operatorio. Inoltre troverai risposte pratiche a molte domande, di immediata applicabilità clinica su:

        • i rischi pre operatori dell’anziano e come vanno valutati
        • i controlli da effettuare nell’anziano fragile
        • le strategie per ridurre il rischio di complicanze
        • la gestione dell’alimentazione nel perioperatorio
        • la prevenzione e gestione del delirium post operatorio
        • la gestione del dolore nel post operatorio
        • gli altri problemi peculiari ha l’anziano

        Troverai risposte a questi e ad altri quesiti nel dossier del corso Valutazione e gestione periopertoria nel paziente anziano

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          Medicina del lavoro: l’ECG nello studio del dolore toracico

          Titolo: Medicina del lavoro: l'ecg nello studio del dolore toracico (codice ECM 341947)
          Destinatari:
          medici, infermieri, tecnici della prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro
          Scadenza:
          31-12-2022
          Crediti:
          2
          Costo:
          20 €
          Programma:
          MeLa Flash
          Valutazione dei partecipanti (38 valutazioni):
          8/10 rilevanza
          8/10 qualità
          8/10 efficacia

          Perché seguire questo corso ECM sull'ecg nel dolore toracico

          L'elettrocardiogramma è cruciale nella diagnosi differenziale del dolore toracico.
          Questo corso in medicina del lavoro fornisce gli elementi di base e analizza tre casi clinici emblematici nei quali l'ECG è di aiuto al medico del lavoro nel definire l'idoneità del lavoratore al proprio impiego.

          A cosa serve l'ecg

          L’elettrocardiogramma consente di diagnosticare una serie di disturbi e patologie cardiache fra cui:

            • aritmie
            • ischemia e/o infarto
            • alterazioni congenite o acquisite
            • disturbi elettrolitici
            • tossicità farmacologica
            • valutazione del funzionamento di dispositivi cardiaci: pacemaker o defibrillatori impiantabili.
              In medicina del lavoro è un’indagine quanto mai utile per monitorare la salute e la sicurezza dei lavoratori sul luogo di lavoro, specie, per esempio, se impiegati in mansioni che comportino sforzi fisici intensi

          In caso di aritmie o altre anomalie rilevate con l’esame elettrocardiografico, il medico competente emetterà un giudizio di idoneità per collocare il lavoratore in un’eventuale mansione alternativa più consona al suo stato di salute. Tale valutazione è necessaria per scongiurare il pericolo di un peggioramento le condizioni sanitarie del dipendente. Inoltre si evitano così incidenti e/o danni a terzi.

          L'ecg per la sindrome di tako-tsubo

          La sindrome tako-tsubo o cardiomiopatia da stress è una patologia caratterizzata da una disfunzione ventricolare sinistra, di solito transitoria, con sintomi simili a quelli di una sindrome coronarica acuta.

          I sintomi più frequenti sono:

          • dispnea
          • dolore toracico
          • alterazioni elettrocardiografiche
          • movimento degli enzimi di necrosi miocardica.

          Nei pazienti con questa sindrome l’apice del ventricolo sinistro assume una forma simile al cestello (tsubo) usato dai pescatori giapponesi per la pesca del polpo (tako), da cui il nome.

          L’elettrocardiogramma è l'esame indicato per la diagnosi. Nell’80% dei pazienti mostra un sovraslivellamento del tratto ST simile a quello osservato nella sindrome coronarica STEMI.

          Dato che l’ECG spesso non distingue la tako-tsubo da una sindrome coronarica acuta, questi pazienti vanno trattati come se avessero un infarto fino a coronarografia completata.

          L'ecg per la diagnosi di infarto

          L’80%-90% delle persone colpite da infarto ritorna a lavorare entro 2-3 mesi dall’evento acuto.

          Il principale sintomo dell’infarto miocardico è un dolore improvviso, intenso e prolungato al centro del torace che tende a irradiarsi al braccio sinistro. Più raramente il dolore si irradia all’arto superiore controlaterale, al dorso, al collo e alla mandibola. Il dolore può talvolta associarsi alla comparsa di epigastralgia, dispnea, astenia e sensazione d’ansia.
          Oltre che sui sintomi, la diagnosi di infarto del miocardio si basa sul dosaggio dei biomarcatori di necrosi miocardica e sui criteri elettrocardiografici di ischemia o infarto.

          L’altro pilastro diagnostico è l’elettrocardiogramma che permette di registrare le variazioni del tratto ST consentendo di capire se c’è sofferenza ischemica, quale sia la zona colpita, quanto è estesa e profonda l’area interessata dalla necrosi e come il cuore risponde all’ischemia (frequenza cardiaca, aritmie cardiache, disturbi della conduzione del ritmo cardiaco).

          Un doppio stress che mina il cuore

          Dal dottor Emilio Tagliaferro, medico del lavoro, si presenta Franca Portinari, 48 anni, una gruista edile, inviata dalla sua ditta per verificarne l’idoneità lavorativa dopo un ricovero in ospedale che l’ha tenuta lontana dal lavoro per più di 60 giorni.
          L’azienda di Franca ha da poco nominato il dottor Tagliaferro come medico del lavoro. Il medico competente si mostra subito interessato all’attività della lavoratrice. “Mi dica, cosa fa esattamente?”. “La incuriosisce di più il mio mestiere o il fatto che sia una donna a fare un lavoro di questo tipo?” domanda Franca ormai abituata a cogliere segnali di stupore circa la sua occupazione.
          Il medico sorride “Ma, signora, le do l’impressione di essere così poco al passo con i tempi?”

          Franca sorride a sua volta e spiega che una gruista, addetta alla manovra delle gru, lavora principalmente nei cantieri edili, ma anche nei porti e negli stabilimenti industriali per sollevare e spostare merci e materiali pesanti.

          “Nel mio caso manovro una gru a torre nei cantieri edili occupandomi anche dei controlli strutturali e dei ganci di carico, del funzionamento del pannello di controllo, dei radiocomandi, dei limitatori di carico e degli altri dispositivi di sicurezza per ridurre al minimo il rischio di incidenti. Segnalo qualsiasi anomalia al direttore dei lavori o al responsabile tecnico per la sicurezza, che decide se far effettuare riparazioni o revisioni da personale specializzato o se chiedere la sostituzione della gru” spiega la donna, dilungandosi sui dettagli con l’entusiasmo di chi ama il proprio lavoro.

          “Non ci vuole forza fisica, ma grande precisione, anche una certa resistenza mentale e capacità di concentrazione”.

          “Sembra piuttosto stressante” dice Tagliaferro, ricevendo una risposta affermativa.

          “E’ per questo che sono qui: è anche a causa della mia attività che sono finita in ospedale. Il mio datore di lavoro vorrebbe sapere se sono idonea a riprendere o meno” dice Portinari porgendo al medico una voluminosa copia della cartella clinica relativa al recente ricovero. E aggiunge: “Ma non è solo quello il motivo del mio stress: proprio nel periodo prima del ricovero mio fratello maggiore, al quale sono affezionatissima dopo la morte dei nostri genitori in un incidente stradale qualche anno fa, si è sottoposto ad alcuni esami per una perdita di peso e di appetito, dolori addominali che aveva da diverso tempo oltre al bianco degli occhi che sembrava colorato di giallo. La diagnosi è stata di cancro del pancreas in fase avanzata. Può immaginare il mio stato d’animo alla scoperta che sta per morire l’unico membro che resta della mia famiglia”.
          Al racconto Tagliaferro aggrotta la fronte cominciando a leggere le carte. Franca, in buona salute e priva di fattori di rischio cardiovascolare è stata accompagnata da un collega al Pronto soccorso lamentando la comparsa, mentre lavorava alla gru, di un dolore al petto associato a dispnea. All’esame obiettivo...

          [...] Scopri come procede la storia nel corso

          Un nuovo modo di formarsi in medicina del lavoro

          Dopo il successo del programma di formazione a distanza MeLA per i medici del lavoro, si è deciso di rendere la formazione più rapida e immediata con il programma MeLa Flash.

          corsi FAD sono circa una decina all'anno, più sintetici (due crediti ECM a corso), in modo da consentire una formazione flessibile che non imponga di affrontare corsi troppo impegnativi in termini di tempo o dai contenuti difformi tra loro.

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            Medicina del lavoro: ECG nello studio delle sincopi

            sincopi

            Titolo: Medicina del lavoro: l'ecg nello studio delle sincopi (codice ECM 336209)
            Destinatari:
            medici, infermieri, tecnici della prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro
            Scadenza:
            31-10-2022
            Crediti:
            2
            Costo:
            20 €
            Programma:
            MeLa Flash
            Valutazione dei partecipanti (48 valutazioni):
            8/10 rilevanza
            8/10 qualità
            8/10 efficacia

            Perché seguire questo corso FAD ECM sull'uso dell'ecg nelle sincopi

            L’elettrocardiogramma può aiutare nell'indirizzare alla diagnosi di sincopi nei lavoratori. Inoltre l'ECG consente di diagnosticare una serie di disturbi e patologie cardiache fra cui:

            • aritmie
            • ischemia e/o infarto
            • alterazioni congenite o acquisite
            • disturbi elettrolitici
            • tossicità farmacologica
            • valutazione del funzionamento di dispositivi cardiaci: pacemaker o defibrillatori impiantabili.

            Questo corso in medicina del lavoro fornisce gli elementi di base e analizza tre casi clinici nei quali l'ECG risulta di fondamentale importanza. Di seguito una sintetica presentazione dei contenuti presentati nel corso e una anteprima del caso.

            Presincopi

            La presincope è una condizione di rischio per episodi di sincope e morte improvvisa. Molti dei tragici episodi riportati dai giornali (giocatore muore d’infarto durante la partita di calcio) sono in realtà sindromi del QT lungo non diagnosticate mortali nella prima manifestazione clinica.

            La patologia dipende nella maggioranza dei casi da una disfunzione delle correnti ioniche del potassio della fase 3 del potenziale d’azione che può essere distinta in congenita o acquisita. La forma congenita è suddivisa in ereditaria e sporadica. E' causata da mutazioni di alcuni geni codificanti per subunità proteiche dei canali ionici sodio e potassio dipendenti delle membrane cellulari miocardiche, responsabili della ripolarizzazione ventricolare. La forma acquisita, più comune, si associa a varie condizioni metaboliche, cardiopatie e farmaci (antiaritmici, fenotiazine, antidepressivi triciclici, antistaminici, antibiotici, antimicotici, antianginosi) che causano malfunzionamento dei canali ionici.

            Sindrome di Brugada

            Descritta nel 1992 dai fratelli Brugada (ma già identificata cinque anni prima da cardiologi italiani), si associa a un rischio aumentato di morte cardiaca improvvisa in assenza di cardiopatia. E’ una patologia genetica che colpisce i canali ionici del sodio posti sulla superficie delle cellule cardiache, causandone il malfunzionamento e creando squilibri nell’attività elettrica, con aumentato rischio di aritmie potenzialmente fatali.

            L’elettrocardiogramma è l'esame indicato per la diagnosi. Quindi, in presenza di sintomi suggestivi quali fibrillazione ventricolare, tachicardia ventricolare polimorfa, storia familiare di morte improvvisa sotto i 45 anni, ECG con onda J e sopraslivellamento convesso di ST in membri della famiglia, sincopi ripetute e respiro agonico notturno, è bene eseguire un ECG secondo Holter delle 24 ore. Il pattern ritenuto diagnostico è il tipo 1, con sopraslivellamento
            dell’ST “a tenda” che scende in linea retta oltrepassando l’isoelettrica e continuando con un’onda T negativa. Esistono anche i pattern di tipo 2, con sopraslivellamento dell’ST a concavità superiore a 1 mm, e di tipo 3 con sopraslivellamento inferiore a 1 mm e cosiddetto aspetto “a sella”. Un singolo paziente può presentare in diversi momenti diversi aspetti elettrocardiografici, di cui il tipo 1 è ritenuto diagnostico.

            Le presincopi di Francesco

            Francesco Oriani ha 39 anni e da 5 lavora in un’azienda come operaio magazziniere. Fumatore, sovrappeso (indice di massa corporea 38 kg/m2) e iperteso, è in terapia con ACE inibitori. In passato ha avuto un abuso
            di alcolici e cocaina, tanto da essere stato in cura al SerT per 8 anni con metadone (40 mg).
            “Buongiorno, dottore, sono qui per la visita di idoneità lavorativa, ho fatto il corso per l’abilitazione al muletto ma occorre anche il suo benestare” esordisce l’uomo sedendosi davanti a Emilio Tagliaferro, medico del lavoro.
            “Qui si parla di ripetuti episodi presincopali con accesso al Pronto soccorso, sempre in codice verde” dice il medico tra sé e sé guardando distrattamente il paziente che a sua volta lo fissa perplesso. “Mi scusi, stavo pensando ad alta voce” continua Tagliaferro “Presincope significa sentirsi svenire ma senza perdere coscienza. Ci si sente deboli e instabili, ma si ha il tempo di mettersi a sedere o sdraiati senza cadere di colpo facendosi male come capita nella sincope vera e propria. È andata sempre così?” L’uomo risponde: “Sì, dottore, è proprio quello che mi è successo alcuni mesi fa..."

            [...] Scopri come procede la storia nel corso

            Un nuovo modo di formarsi in medicina del lavoro

            Dopo il successo del programma di formazione a distanza MeLA per i medici del lavoro, si è deciso di rendere la formazione più rapida e immediata con il programma MeLa Flash.

            corsi FAD sono circa una decina all'anno, più sintetici (due crediti ECM a corso), in modo da consentire una formazione flessibile che non imponga di affrontare corsi troppo impegnativi in termini di tempo o dai contenuti difformi tra loro.

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              Medicina del lavoro: l’ecg nello studio delle dispnee

              Titolo: Medicina del lavoro: l'ecg nello studio delle dispnee (codice ECM 310061)
              Destinatari:
              medici, infermieri, tecnici della prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro
              Scadenza:
              24-11-2022
              Crediti:
              2
              Costo:
              20 €
              Programma:
              MeLa Flash
              Valutazione dei partecipanti (34 valutazioni):
              7/10 rilevanza
              8/10 qualità
              8/10 efficacia

              Perché seguire questo corso FAD ECM sull'uso dell'ecg nelle dispnee

              L'elettrocardiogramma può aiutare nell'indirizzare alla diagnosi in caso di dispnea del lavoratore. In medicina del lavoro l'ECG è un’indagine utile per monitorare la salute e la sicurezza dei lavoratori sul luogo di lavoro, specie, per esempio, se impiegati in mansioni che comportino sforzi fisici intensi, guida di veicoli aziendali, lavori che si svolgano in altezza dal suolo, turnazione notturna eccetera.
              Questo corso in medicina del lavoro fornisce gli elementi di base e analizza tre casi clinici nei quali l'ECG risulta di fondamentale importanza. Di seguito una sintetica presentazione dei contenuti presentati nel corso e una anteprima del caso.

              Fibrillazione atriale

              La fibrillazione atriale è un’aritmia cardiaca caratterizzata da un tracciato elettrocardiografico con intervalli RR irregolari e senza chiare e distinte onde P. Si stima che circa 33 milioni di persone nel mondo siano affette da fibrillazione atriale, con un’incidenza in aumento.
              I più importanti fattori di rischio potenzialmente modificabili per lo sviluppo di fibrillazione atriale sono i seguenti:

              • ipertensione arteriosa
              • cardiopatia ischemica
              • patologie valvolari
              • scompenso cardiaco
              • diabete mellito
              • obesità
              • apnee del sonno
              • ipertiroidismo
              • abuso di alcol
              • farmaci e tossici
              • attività fisica strenua
              • chirurgia cardiaca.

              Pericarditi

              Le pericarditi acute sono definite dalle linee guida dell’European Society of Cardiology (ESC) come patologie infiammatorie a carico del pericardio con o senza versamento pericardico, caratterizzate dalla presenza di due tra i seguenti criteri: dolore toracico, alterazioni ECG di nuovo riscontro, versamento pericardico, sfregamenti pericardici.

              Per porre diagnosi di pericardite acuta, secondo le linee guida ESC, devono verificarsi almeno due dei seguenti criteri:
              1. Dolore toracico acuto tipicamente trafittivo, di tipo pleuritico (85-90% dei casi) che diminuisce in posizione seduta col tronco flesso, peggiora in posizione supina e può essere aggravato dall’inspirazione profonda o dalla tosse
              2. Sfregamenti pericardici raschianti o graffianti all’auscultazione meglio udibili a fine espirazione e a paziente seduto inclinato in avanti. Sono reperti incostanti che possono scomparire in poche ore. Si distinguono dagli sfregamenti pleurici in quanto persistono anche in apnea
              3. Alterazioni dell’ECG di nuovo riscontro (60% dei casi) dovute alla flogosi subepicardica.
              4. Versamento pericardico generalmente moderato (60% dei casi) riscontrabile in ecocardiografia ma anche dall’ingrandimento “a fiasco” della silhouette cardiaca all’RX torace

              Tromboembolia venosa

              La tromboembolia venosa, che include la trombosi venosa profonda e l’embolia polmonare, è il terzo disturbo cardiovascolare più comune e colpisce fino al 5% della popolazione nel corso della vita.
              Una delle cause più frequenti di embolia polmonare, in oltre il 90% dei casi, è l’embolizzazione di una trombosi venosa profonda degli arti inferiori nelle arterie polmonari.
              Esistono diversi fattori predisponenti, tra i quali:

              • l’immobilità per lunghi periodi, come accade nei lunghi viaggi aerei o negli allettamenti prolungati;
              • la presenza di patologie tumorali o cardiache e di alcune malattie infettive;
              • i pregressi interventi chirurgici;
              • l’obesità, il fumo, l’età avanzata e la gravidanza.

              Il fiato e il dolore non lasciano dubbi

              “Avanti, è aperto!” esclama Emilio Tagliaferro, medico del lavoro, sentendo bussare alla porta dopo un susseguirsi di telefonate più o meno concitate.
              “E’ permesso dottore?” dice timidamente un giovanotto magrolino affacciandosi alla porta.
              “Venga pure, l’aspettavo” risponde il dottore, sorridendo e invitando il paziente ad accomodarsi mentre cancella il nome dall’agenda. Si tratta di Giuseppe De Vita, 29 anni, tornitore in un’azienda metalmeccanica.
              “Buongiorno, e così ci rivediamo dottore! Questa volta, però, non posso dirle che sia andato tutto bene l’anno trascorso… come vede non è in realtà passato un anno preciso… sono rimasto a casa per più di 60 giorni, e per questo motivo la visita medica è stata anticipata” riprende il ragazzo, piuttosto esitante.
              Compilando la scheda clinica il medico competente apprende che il paziente una notte si è svegliato con un improvviso dolore in mezzo al petto e mancanza di fiato. “Il tutto è migliorato dopo che ho preso una pastiglia di un  antidolorifico che avevo in casa, ibuprofene mi pare si chiamasse..."

              [...] Scopri come procede la storia nel corso

              Un nuovo modo di formarsi in medicina del lavoro

              Dopo il successo del programma di formazione a distanza MeLA per i medici del lavoro, si è deciso di rendere la formazione più rapida e immediata con il programma MeLa Flash.

              corsi FAD sono circa una decina all'anno, più sintetici (due crediti ECM a corso), in modo da consentire una formazione flessibile che non imponga di affrontare corsi troppo impegnativi in termini di tempo o dai contenuti difformi tra loro.

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                I vaccini anti COVID-19: dalla ricerca alla pratica

                Titolo: I vaccini anti COVID-19: dalla ricerca alla pratica (ID ECM 314292)
                Destinatari: tutti gli operatori sanitari
                Scadenza: 26-01-2022
                Crediti: 5
                Costo: 20 €
                Programma: Instant Learning
                Valutazione dei partecipanti (352 valutazioni):
                9/10 rilevanza
                9/10 qualità
                9/10 efficacia

                Lo sviluppo dei vaccini anti-COVID-19 in tempo di pandemia

                L'11 dicembre 2020 l'AIFA e l'EMA hanno approvato il primo vaccino anti COVID-19. Sperare di realizzare un vaccino contro SARS-CoV-2 entro l'estate 2021 sembrava un obiettivo molto ottimistico, in quanto il tempo medio per lo sviluppo di un vaccino è sempre stato di 10-15 anni.

                Come abbiamo fatto a raggiungere un tale risultato? I motivi di questo successo sono molteplici, in sintesi si può dire che tale risultato dipende innanzitutto dai progressi della tecnologia e dall’enorme interesse concentratosi sul virus fin da parte dei ricercatori di tutto il mondo. Ma non va trascurato anche il ruolo delle conoscenze pregresse su virus correlati a SARS-CoV-2, dallo sviluppo di nuove piattaforme vaccinali, dai grandi investimenti finanziari e dal costante lavoro delle agenzie regolatorie.

                Inoltre occorre segnalare che per lo sviluppo sono state messe in atto, oltre alle tecnologie “tradizionali” anche tecnologie innovative.

                Caratteristiche dei vaccini tradizionali

                Scopo dei vaccini è prevenire o mitigare le malattie infettive attraverso la stimolazione del sistema immunitario e la conseguente acquisizione della cosiddetta “immunità attiva".

                I vaccini tradizionali utilizzano una forma attenuata o inattivata dell’agente patogeno in modo da indurre una risposta protettiva, senza causare la malattia.

                Esistono due tipi di vaccini tradizionali:

                • vivi attenuati che utilizzano una forma indebolita del virus, in grado di crescere e replicarsi, ma non di far ammalare;
                • inattivati che contengono il virus il cui materiale genetico è stato distrutto ( per esempio da calore, sostanze chimiche o radiazioni) e quindi incapace di infettare e di replicarsi, ma in grado comunque di innescare una risposta protettiva.

                Queste strategie, sperimentate contro COVID-19, sono collaudate e costituiscono la base di molti vaccini esistenti, compresi quelli per la febbre gialla e il morbillo o l’influenza stagionale e l’epatite A.

                Nuove strategie

                Il principio su cui si basano le nuove tecnologie è quello di far produrre direttamente dalle cellule del soggetto vaccinato il materiale biologico contro il quale si vuole ottenere la risposta immunitaria. Sono attualmente due le tecnologie utilizzate a questo fine:

                • basata su acidi nucleici (DNA o RNA);
                • a vettore virale.

                Con la tecnologia a RNA viene fatto penetrare nelle cellule dell’ospite umano il materiale genetico codificante per la proteina spike di SARS-CoV-2. In tal modo le cellule del soggetto producono la proteina verso la quale deve essere attivata la risposta immunitaria.

                Quelli a vettore virale invece utilizzano un virus reso innocuo per l’uomo, spesso modificato in modo da non essere in grado di replicarsi, al cui interno è stato inserito il codice genetico della proteina del virus.

                Il vantaggio principale di questi nuovi vaccini è che possono essere sviluppati solo sulla base della sequenza genetica del virus.

                Le varianti

                L’emergere di nuove varianti di SARS-CoV-2 è un fenomeno previsto, perché comune in natura. I virus infatti cambiano continuamente e SARS-CoV-2 non fa eccezione. A livello globale è stata osservata una diversificazione di SARS-CoV-2 dovuta all’evoluzione del virus e a processi di adattamento.

                Sebbene la maggior parte delle mutazioni emergenti non abbia un impatto significativo sulla diffusione del virus, alcune mutazioni o combinazioni di mutazioni possono però fornire al virus un vantaggio selettivo, conferendogli una maggiore trasmissibilità o la capacità di eludere la risposta immunitaria dell’ospite.

                Assume quindi un ruolo fondamentale il sequenziamento genomico continuo di SARS-CoV-2, necessario per il monitoraggio della diffusione della malattia e dell’evoluzione del virus e per il miglioramento degli interventi diagnostici e terapeutici.

                I rischi

                Tra la fine del 2020 e le prime settimane del 2021 sono emerse in particolare tre varianti importanti.

                • Il 14 dicembre 2020, in Inghilterra è stata identificata una variante caratterizzata da una modifica nella proteina spike che il virus utilizza per legarsi al recettore ACE2 umano. Sembra che tale variazione abbia aumentato la trasmissibilità, tuttavia non vi è alcun cambiamento nella gravità della malattia (misurata in termini di durata del ricovero e di mortalità a 28 giorni), o nell’occorrenza di reinfezione rispetto ad altri virus SARS-CoV-2 circolanti nel Regno Unito.
                • In Sud Africa è emersa un’altra variante di SARS-CoV-2 (501Y.V2). Anche in questo caso sembra favorita una maggiore trasmissibilità, ma non una maggiore gravità.
                • Una terza variante è stata recentemente individuata in Brasile e in Giappone. Questa terza variante, individuata con la sigla B.1.1.28.1 o più semplicemente P.1, condivide alcune mutazioni della proteina spike sia con la variante sudafricana sia con quella inglese, e si ritiene possa essere caratterizzata anch’essa da una maggiore contagiosità.

                L’emergere della variante inglese ha generato preoccupazioni circa l’efficacia dei vaccini. Tuttavia, al momento, non vi è alcuna prova che la mutazione del virus rilevata nel Regno Unito possa avere effetti sull’efficacia della vaccinazione: un primo studio preliminare effettuato sul vaccino Pfizer/BioNTech sembra confermare la sua efficacia anche sulla variante inglese.

                I vaccini, infatti, determinano la formazione di una risposta immunitaria contro molti frammenti della proteina spike, quindi è improbabile che un singolo cambiamento renda il vaccino meno efficace. Non ci sono quindi al momento prove che dimostrino che la nuova variante eluderà la vaccinazione.

                Il corso in breve

                Questo corso FAD ECM, aggiornato regolarmente, vuole fare chiarezza sui principali vaccini anti COVID-19 disponibili  e in fase di studio mostrando le caratteristiche e i dati disponibili. In particolare il corso prende in esame :

                • I vaccini a virus intero, basati su proteine, basati sugli acidi nucleici, a vettore virale
                • Il Piano strategico nazionale
                • Programma OMS e collaborazione internazionale
                • Disponibilità dei vaccini in Italia
                • Vaccini BNT162b2 di Pfizer/BioNTech, mRNA-1273 di Moderna, ChAdOx1 nCoV-19 di AstraZeneca/Università di Oxford
                • L’importanza di una corretta comunicazione

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                  Piante medicinali: quali rischi

                  Titolo: Piante medicinali: quali rischi (codice ECM 311230)
                  Destinatari:
                  tutti gli operatori sanitari
                  Scadenza:
                   31-12-2021
                  Crediti:
                  5
                  Costo:
                  30 €
                  Programma:
                  Favifad
                  Valutazione dei partecipanti (521 valutazioni):
                  8/10 rilevanza
                  9/10 qualità
                  8/10 efficacia

                  L'uso delle piante medicinali

                  Fin dall’antichità l’uomo ha cercato nella natura e in particolare nelle piante medicinali, i rimedi che lo potessero aiutare a prevenire e curare diverse malattie.

                  Le fonti storiche dimostrano che per secoli le piante hanno costituito la principale fonte di medicamenti. Con il progredire delle conoscenze sulle tecniche di isolamento e sintesi chimica dei principi attivi, il mondo scientifico ha progressivamente indirizzato la propria attenzione verso i prodotti derivanti da questi processi. Tuttavia, negli ultimi decenni del XX secolo l’interesse per le piante è tornato a crescere.

                  La crescente attenzione nei confronti dei prodotti a base di piante medicinali è da attribuire a diversi fattori.
                  Da un lato una maggiore attenzione da parte del pubblico al benessere e alla salute. Dall’altro l’aumentata disponibilità di rimedi naturali reperibili in farmacie, erboristerie e nella grande distribuzione organizzata.

                  Inoltre, le strategie di marketing e i messaggi pubblicitari provenienti dai mass media attribuiscono a questi prodotti numerose proprietà benefiche per la salute, sia fisica sia mentale, rendendoli attraenti per il pubblico. Secondo quanto emerge da indagini e sondaggi le persone tendono sempre di più a non rivolgersi al medico ma a procedere con l’automedicazione. In particolare la propensione è verso l’utilizzo di rimedi provenienti dal mondo vegetale. Si ha infatti spesso l'errata convinzione che l’origine naturale sia garanzia di sicurezza.

                  Nella realtà non è così e sono molte le reazioni avverse che si verificano, per far fronte a questo problema è stato istituito un vero e proprio sistema di sorveglianza.

                  La sorveglianza delle reazioni avverse

                  La farmacovigilanza è l’insieme delle attività finalizzate all’identificazione, valutazione, comprensione e prevenzione degli effetti avversi o di qualsiasi altro problema correlato all’uso dei medicinali. Lo scopo è quello di assicurare un rapporto beneficio/rischio favorevole per la popolazione. Anche i prodotti di origine vegetale sono sottoposti a controllo, in quanto occorre tenere ben presente che naturale non è sinonimo di sicuro.

                  Le pubblicazioni in letteratura infatti mostrano che anche le erbe officinali più utilizzate sono responsabili di reazioni avverse. Queste possono essere sia il risultato dell’azione esercitata dalla pianta sull’organismo sia la conseguenza di interazioni farmacologiche con medicinali assunti simultaneamente.
                  La segnalazione delle reazioni avverse ai rimedi di origine vegetale segue due percorsi differenti a seconda del prodotto coinvolto.
                  Nel caso dei medicinali vegetali autorizzati la segnalazione viene trasmessa all’Agenzia Italiana del Farmaco. Invece le segnalazioni per tutti gli altri prodotti “naturali” sono inviate all’Istituto Superiore di Sanità.
                  In Italia questo sistema di controllo (fitosorveglianza) ha raccolto in questi anni oltre 2.000 segnalazioni. Va sottolineata l’importanza di mantenere un adeguato livello d’attenzione sull’argomento. Bisogna considerare che anche quando i prodotti a base di piante vengono utilizzati correttamente possono verificarsi reazioni indesiderate, in relazione alla qualità del prodotto utilizzato.
                  Inoltre, le informazioni sulla sicurezza di questi prodotti sono particolarmente importanti in alcune popolazioni quali donne in gravidanza, bambini, pazienti anziani e nelle persone che stanno assumendo farmaci a uso cronico con il rischio quindi di interazioni.

                  Il corso in breve

                  Il corso dopo una parte introduttiva generale si concentra sulle principali piante medicinali di uso comune illustrandone i rischi in gravidanza, in allattamento e il rischio di interazione con altri farmaci.

                  Si riportano di seguito i punti presi in esame dal corso in oggetto:

                  • Epidemiologia: l’uso delle erbe officinali
                  • Aspetti legislativi di base
                  • Il sistema di fitosorveglianza in Italia
                  • Le piante medicinali di comune impiego
                  • Cannabis sativa
                  • Consigli pratici.

                   

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                    Guida all’uso dei farmaci nel paziente con COVID-19

                    Titolo: Guida all'uso dei farmaci nel paziente con COVID-19 (ID ECM 295555)
                    Destinatari: tutti gli operatori sanitari (esclusi i medici)
                    Scadenza: 31-12-2020
                    Crediti: 3,90
                    Costo: 20 €
                    Programma: Instant Learning
                    Valutazione dei partecipanti (199 valutazioni):
                    9/10 rilevanza
                    9/10 qualità
                    9/10 efficacia

                    Premesse

                    Come sottolineato dall’OMS a oggi non vi sono terapie specifiche per l’infezione da SARS-CoV-2.

                    Il trattamento in uso  si basa sull’utilizzo di farmaci sintomatici mirati al miglioramento dei sintomi e di antibiotici di supporto in caso di sovrapposizione di un’infezione batterica. I tempi richiesti per lo sviluppo di una terapia antivirale mirata e di un vaccino contro questo virus non sono prevedibili con certezza e potrebbero essere anche molto lunghi (un anno o più).

                    Nel frattempo, considerata la gravità della situazione e l’urgente necessità di trovare soluzioni terapeutiche velocemente disponibili, le autorità sanitarie stanno adottando procedure speciali e semplificate per l’autorizzazione di sperimentazioni cliniche, programmi a uso compassionevole e utilizzo off label di farmaci autorizzati per altre indicazioni terapeutiche.

                    Farmaci e COVID-19: il corso in breve

                    Questo corso FAD (3,9 ECM) offre un panorama completo di tutte le opzioni terapeutiche. Per ciascun farmaco è disponibile una scheda che spiega il razionale dell'uso nell'infezione da SARS-CoV-2, quali trial sono attualmente in corso, quali sono i dosaggi, quali le precauzioni con particolare attenzione a effetti avversi e interazioni molto frequenti nella fascia di età più rischio e fragile nei confronti del nuovo coronavirus, cioè la fascia anziana della popolazione.

                    In particolare si prendono in esame i farmaci:

                    • Antimalarici
                    • Antivirali
                    • Monoclonali
                    • Plasma
                    • Antibiotici di supporto
                    • Eparine a basso peso molecolare
                    • Altri farmaci

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