La tubercolosi sul luogo di lavoro: sorveglianza e prevenzione

tubercolosi

Titolo: La tubercolosi sul luogo di lavoro: sorveglianza e  prevenzione (codice ECM 351617)
Destinatari:
medici, infermieri, tecnici della prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro
Scadenza:
31-12-2022
Crediti:
2
Costo:
20 €
Programma:
MeLa Flash
Valutazione dei partecipanti (17 valutazioni):
9/10 rilevanza
9/10 qualità
9/10 efficacia

Perché seguire questo corso FAD ECM sulla tubercolosi

Il sempre più frequente arrivo di stranieri e le condizioni di salute spesso disagiate per le classi sociali inferiori stanno portando a un rialzo dei casi di tubercolosi in Italia. Uno dei filtri più importanti per identificare le forme latenti ed evitare che diventino attive è la medicina del lavoro, con le visite pre assunzione e i controlli periodici in caso di lunghe terapie da affrontare. E' indispensabile per il medico competente sapere identificare e gestire i casi.

Quanto è diffusa la tubercolosi?

La tubercolosi è una patologia infettiva causata da Mycobacterium tuberculosis ancora molto diffusa nel mondo, tanto da rientrare tra le prime dieci cause di morte a livello mondiale. Circa un quarto della popolazione mondiale risulta infetta dal bacillo di Koch, ma soltanto il 5-10% di essa svilupperà nel corso della propria vita una forma attiva. C’è quindi un ampio serbatoio umano per cui l’identificazione e l’appropriato trattamento, anche delle forme latenti, hanno come obiettivo l’eliminazione di M. tuberculosis almeno nei paesi a bassa incidenza (<10 casi per 100.000 abitanti), come l’Italia.
L'esposizione al rischio di tubercolosi è mutata negli anni. Attualmente è concentrato in ambienti socialmente ed economicamente svantaggiati ed emarginati. Il contesto epidemiologico di cui deve tener conto il medico in Italia è caratterizzato da una bassa incidenza nella popolazione generale, ma da una maggiore concentrazione all’interno di alcuni gruppi. Per esempio sono a rischio: gli anziani, gli immunodepressi e gli stranieri provenienti da paesi ad alta incidenza.

Quando è opportuna la profilassi?

Il trattamento profilattico per l’infezione tubercolare latente va considerato in tutti i soggetti che possono avere un aumentato rischio di progressione verso una malattia tubercolare attiva. In particolare va effettuato in soggetti con infezione da HIV, pazienti che inizino un trattamento con farmaci anti-TNF alfa, soggetti in trattamento dialitico, candidati per trapianto d’organo, soggetti affetti da silicosi, lavoratori provenienti da paesi ad alta incidenza di tubercolosi giunti in Italia da meno di 5 anni.

Inoltre, la profilassi con farmaci antitubercolari è raccomandata per tutti i lavoratori inseriti in un’indagine sui contatti a seguito di un’esposizione a un caso di tubercolosi contagiosa in ambito occupazionale. Infine va trattato chi con pregressa documentata positività al test per infezione tubercolare latente, non abbia effettuato/completato la terapia.

La reazione della giovane Paula

Oggi il dottor Grandi comincia le visite mediche dei dipendenti dell’RSA “Villa Serena”, dove è appena stata assunta la giovane Paula, 32 anni, nata in Moldavia, ma in Italia dal 2020.
“Buongiorno, si accomodi pure, partiamo da qualche domanda sul suo stato di salute, poi la visiterò. Dovrà fare anche degli esami del sangue e l’esame delle urine. Poi faremo una ‘punturina’ sul braccio, è la Mantoux, un’intradermoreazione che serve a vedere se per caso c’è un’infezione tubercolare.
“Tubercolosi?” chiede la giovane donna che appare un po’ contrariata: “Ma è proprio necessario farlo? Lo so bene che in Moldavia, da noi, è una malattia abbastanza frequente, ma ormai io sono in Italia da quasi due anni e non ho mai avuto nessun disturbo!”
“Capisco” le spiega il medico “ma il fatto che lei non abbia alcun sintomo non significa che non possa essere stata contagiata quando viveva nel suo paese dove la TBC è molto diffusa. È opportuno, quindi, fare degli approfondimenti per escludere tale eventualità. È molto importante ricercare e identificare tutti i possibili casi di tubercolosi, sia essa attiva o silente, per evitarne la diffusione. Capisce bene che è essenziale”.

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Un nuovo modo di formarsi in medicina del lavoro

Dopo il successo del programma di formazione a distanza MeLA per i medici del lavoro, si è deciso di rendere la formazione più rapida e immediata con il programma MeLa Flash.

corsi FAD sono circa una decina all'anno, più sintetici (due crediti ECM a corso), in modo da consentire una formazione flessibile che non imponga di affrontare corsi troppo impegnativi in termini di tempo o dai contenuti difformi tra loro.

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    Valutazione e gestione del dolore nell’anziano con demenza

    Titolo: Valutazione e gestione del dolore nell'anziano con demenza (codice ECM 344592)
    Destinatari: tutti gli operatori sanitari
    Scadenza: 31-12-2022
    Crediti: 5
    Costo: 20 €

    Perché è importante seguire questo corso ECM sulla gestione del dolore dell'anziano con demenza?

    L'anziano con demenza manifesta il dolore in modo diverso rispetto al soggetto cognitivamente integro. E' importante averne consapevolezza e conoscere le manifestazioni così da poter valutare e gestire in modo opportuno il dolore. Spesso nell'anziano con demenza il dolore è sotto trattato per molteplici motivi: innanzitutto l'anziano con demenza ha difficoltà a comunicare quello che prova, inoltre si crede che sia normale per l'anziano provare dolore e si teme che i farmaci analgesici possano essere dannosi in questi pazienti.

    Non va trascurato infine che molti operatori sanitari non hanno una adeguata formazione sulla valutazione e gestione del dolore in questi pazienti.

    Quando si parla di dolore occorre avere ben chiaro che si tratta di un fenomeno complesso e soggettivo. L’Associazione internazionale per lo studio del dolore (IASP) ha di recente aggiornato la definizione di dolore che risaliva al 1979. La nuova definizione pone l’accento sul dolore nell’anziano con demenza, problema rilevante anche in termini di salute pubblica soprattutto se si considera come è cambiata l’aspettativa di vita dell’ultimo secolo. Attualmente secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità oltre 55 milioni di persone nel mondo vivono con una forma di demenza e ogni anno ci sono circa 10 milioni di nuovi casi. Oltre al numero di pazienti con demenza aumenta anche il numero di pazienti che provano dolore, in quanto il dolore è di per sé una condizione strettamente associata all'invecchiamento. In particolare tra le persone con demenza il dolore sembra essere estremamente comune.

    Nelle diverse forme di demenza può variare la tolleranza al dolore, la percezione e il modo di manifestarlo. Il dolore non trattato può causare conseguenze che vanno da un peggioramento del declino cognitivo a crisi d’ansia, agitazione.

    Come si valuta il dolore in un anziano con demenza?

    Per la valutazione del dolore anche nel paziente con demenza occorre affidarsi a scale di valutazione e/o all’osservazione del comportamento del paziente. Nelle fasi iniziali della demenza la persona è in grado di riferire il dolore che prova e si utilizzano le scale di autovalutazione, negli stadi avanzati in molti casi non è più possibile usare le scale di autovalutazione ma si deve ricorrere a scale basate sull’osservazione. Occorre sempre considerare la capacità del paziente di descrivere il dolore, le possibili cause e la sede del dolore. Se il soggetto è in grado di rispondere a domande dirette si può tentare un approccio verbale rivolgendogli domande semplici che indaghino i seguenti aspetti:

    • localizzazione del dolore;
    • severità e intensità del dolore;
    • condizioni che aggravano il dolore;
    • condizioni che alleviano il dolore.

    Secondo le indicazioni dell’American Geriatric Society (AGS) una persona con demenza che prova dolore lo esprime tramite il comportamento, l’espressione del viso, i movimenti corporei, i cambiamenti delle relazioni interpersonali, i cambiamenti nelle attività abituali e le vocalizzazioni. L’analisi e l’osservazione di questi fattori deve quindi essere alla base della valutazione del dolore.

    A chi è dedicato questo corso ECM sulla gestione del dolore dell'anziano con demenza?

    Il corso ECM è rivolto a tutti gli operatori sanitari

    Le risposte per la pratica quotidiana

    In questo corso FAD acquisirai informazioni su come valutare e gestire il dolore nell'anziano con demenza, in particolare troverai risposta sui seguenti aspetti:

    • Il sotto trattamento del dolore nell’anziano con demenza
      -Motivi alla base del sotto trattamento
      - Appropriatezza nell’uso degli oppioidi
    • Fisiopatologia del dolore nell’anziano con demenza
      - Definizione di dolore
      - Dati epidemiologici
      - Fisiopatologia
      - Conseguenze del dolore nei pazienti con demenza
    • La valutazione del dolore nei pazienti con demenza
      - Aspetti da considerare
      - La valutazione con scale di autovalutazione
      - La valutazione del dolore tramite l’osservazione
      - Le scale di valutazione basate sull’osservazione del comportamento
      - Il trattamento del dolore nell’anziano con demenza
      - Strategie non farmacologiche
      - Terapie farmacologiche

    Troverai risposte a questi e ad altri quesiti nel dossier del corso Valutazione e gestione del dolore nell'anziano con demenza

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      corso valutazione perioperatoria anziano

      Valutazione e gestione perioperatoria nel paziente anziano

      delirium

      Titolo: Valutazione e gestione perioperatoria nel paziente anziano (codice ECM 344592)
      Destinatari: infermieri, educatori professionali, fisioterapisti, logopedisti, infermieri pediatrici, assistenti sanitari
      Scadenza: 31-12-2022
      Crediti: 5
      Costo: 20 €

      Perché è importante seguire questo corso ECM sulla gestione perioperatoria dell'anziano?

      Il periodo perioperatorio è estremamente delicato per tutti i pazienti, ma soprattutto per i pazienti anziani. Se la gestione del periodo perioperatorio non è adeguata il paziente può andare incontro a diverse complicanze post operatorie. Considerata la rilevanza del periodo perioperatorio, è importante che gli infermieri e tutti gli operatori sanitari che sono a contatto con i pazienti conoscano le indicazioni evidence based per una corretta gestione.
      In passato gli anziani che venivano sottoposti a interventi chirurgici erano pochi. Ora invece con il cambiamento demografico abbiamo un aumento del numero di persone anziane che viene sottoposto a chirurgia. Occorre considerare che gli anziani soprattutto se hanno bisogno di una procedura in urgenza hanno un rischio più alto di andare incontro a complicanze post operatorie per diversi problemi. Tra i problemi tipici dell'anziano abbiamo:

      • i cambiamenti fisiopatologici dell’età,
      • la coesistenza di più patologie,
      • l’assunzione di più farmaci,
      • le alterazioni cognitive,
      • la presenza di fragilità.

      La corretta gestione del periodo perioperatorio è la strategia raccomandata per ridurre questo rischio. Occorre quindi procedere con una adeguata valutazione nel pre operatorio e una corretta gestione del periodo post intervento.

      Inoltre per la riduzione delle complicanze e il recupero post operatorio delle funzionalità di base sono indicati interventi di approccio multimodale. Questi programmi che hanno l’obiettivo di:

      • incrementare le capacità fisiche e psichiche della persona assistita per affrontare l’intervento chirurgico,
      • controllare il dolore post operatorio,
      • favorire la mobilizzazione e la ripresa dell’alimentazione dopo l’intervento.

      Quando un anziano è considerato fragile?

      La definizione di fragilità per gli anziani è cambiata nel tempo. In base al tipo di approccio considerato con il termine fragilità possiamo includere le caratteristiche fisiche, psicologiche, sociali e cognitive. Sebbene non esista un’unica definizione di fragilità per le persone anziane, c’è accordo sulla necessità di considerare la fragilità un fattore di rischio associato a un’alta percentuale di complicanze post operatorie anche gravi.
      Tra le complicanze post intervento dell'anziano abbiamo: il deterioramento cognitivo, le difficoltà di mobilizzazione, l’aumento della durata dell’ospedalizzazione e la morte.

      A chi è dedicato questo corso ECM sulla gestione perioperatoria?

      Il corso ECM è rivolto specificamente a infermieri, assistenti sanitari, fisioterapisti, logopedisti, educatori professionali.

      Le risposte per la pratica quotidiana

      In questo corso FAD acquisirai informazioni su quali sono i controlli per l'anziano fragile, come va gestita l'alimentazione peri operatoria, come si può prevenire e gestire il delirium, come va trattato il dolore post operatorio. Inoltre troverai risposte pratiche a molte domande, di immediata applicabilità clinica su:

      • i rischi pre operatori dell’anziano e come vanno valutati
      • i controlli da effettuare nell’anziano fragile
      • le strategie per ridurre il rischio di complicanze
      • la gestione dell’alimentazione nel perioperatorio
      • la prevenzione e gestione del delirium post operatorio
      • la gestione del dolore nel post operatorio
      • gli altri problemi peculiari ha l’anziano

      Troverai risposte a questi e ad altri quesiti nel dossier del corso Valutazione e gestione periopertoria nel paziente anziano

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        Medicina del lavoro: l’ECG nello studio del dolore toracico

        Titolo: Medicina del lavoro: l'ecg nello studio del dolore toracico (codice ECM 341947)
        Destinatari:
        medici, infermieri, tecnici della prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro
        Scadenza:
        31-12-2022
        Crediti:
        2
        Costo:
        20 €
        Programma:
        MeLa Flash
        Valutazione dei partecipanti (37 valutazioni):
        8/10 rilevanza
        8/10 qualità
        8/10 efficacia

        Perché seguire questo corso ECM sull'ecg nel dolore toracico

        L'elettrocardiogramma è cruciale nella diagnosi differenziale del dolore toracico.
        Questo corso in medicina del lavoro fornisce gli elementi di base e analizza tre casi clinici emblematici nei quali l'ECG è di aiuto al medico del lavoro nel definire l'idoneità del lavoratore al proprio impiego.

        A cosa serve l'ecg

        L’elettrocardiogramma consente di diagnosticare una serie di disturbi e patologie cardiache fra cui:

          • aritmie
          • ischemia e/o infarto
          • alterazioni congenite o acquisite
          • disturbi elettrolitici
          • tossicità farmacologica
          • valutazione del funzionamento di dispositivi cardiaci: pacemaker o defibrillatori impiantabili.
            In medicina del lavoro è un’indagine quanto mai utile per monitorare la salute e la sicurezza dei lavoratori sul luogo di lavoro, specie, per esempio, se impiegati in mansioni che comportino sforzi fisici intensi

        In caso di aritmie o altre anomalie rilevate con l’esame elettrocardiografico, il medico competente emetterà un giudizio di idoneità per collocare il lavoratore in un’eventuale mansione alternativa più consona al suo stato di salute. Tale valutazione è necessaria per scongiurare il pericolo di un peggioramento le condizioni sanitarie del dipendente. Inoltre si evitano così incidenti e/o danni a terzi.

        L'ecg per la sindrome di tako-tsubo

        La sindrome tako-tsubo o cardiomiopatia da stress è una patologia caratterizzata da una disfunzione ventricolare sinistra, di solito transitoria, con sintomi simili a quelli di una sindrome coronarica acuta.

        I sintomi più frequenti sono:

        • dispnea
        • dolore toracico
        • alterazioni elettrocardiografiche
        • movimento degli enzimi di necrosi miocardica.

        Nei pazienti con questa sindrome l’apice del ventricolo sinistro assume una forma simile al cestello (tsubo) usato dai pescatori giapponesi per la pesca del polpo (tako), da cui il nome.

        L’elettrocardiogramma è l'esame indicato per la diagnosi. Nell’80% dei pazienti mostra un sovraslivellamento del tratto ST simile a quello osservato nella sindrome coronarica STEMI.

        Dato che l’ECG spesso non distingue la tako-tsubo da una sindrome coronarica acuta, questi pazienti vanno trattati come se avessero un infarto fino a coronarografia completata.

        L'ecg per la diagnosi di infarto

        L’80%-90% delle persone colpite da infarto ritorna a lavorare entro 2-3 mesi dall’evento acuto.

        Il principale sintomo dell’infarto miocardico è un dolore improvviso, intenso e prolungato al centro del torace che tende a irradiarsi al braccio sinistro. Più raramente il dolore si irradia all’arto superiore controlaterale, al dorso, al collo e alla mandibola. Il dolore può talvolta associarsi alla comparsa di epigastralgia, dispnea, astenia e sensazione d’ansia.
        Oltre che sui sintomi, la diagnosi di infarto del miocardio si basa sul dosaggio dei biomarcatori di necrosi miocardica e sui criteri elettrocardiografici di ischemia o infarto.

        L’altro pilastro diagnostico è l’elettrocardiogramma che permette di registrare le variazioni del tratto ST consentendo di capire se c’è sofferenza ischemica, quale sia la zona colpita, quanto è estesa e profonda l’area interessata dalla necrosi e come il cuore risponde all’ischemia (frequenza cardiaca, aritmie cardiache, disturbi della conduzione del ritmo cardiaco).

        Un doppio stress che mina il cuore

        Dal dottor Emilio Tagliaferro, medico del lavoro, si presenta Franca Portinari, 48 anni, una gruista edile, inviata dalla sua ditta per verificarne l’idoneità lavorativa dopo un ricovero in ospedale che l’ha tenuta lontana dal lavoro per più di 60 giorni.
        L’azienda di Franca ha da poco nominato il dottor Tagliaferro come medico del lavoro. Il medico competente si mostra subito interessato all’attività della lavoratrice. “Mi dica, cosa fa esattamente?”. “La incuriosisce di più il mio mestiere o il fatto che sia una donna a fare un lavoro di questo tipo?” domanda Franca ormai abituata a cogliere segnali di stupore circa la sua occupazione.
        Il medico sorride “Ma, signora, le do l’impressione di essere così poco al passo con i tempi?”

        Franca sorride a sua volta e spiega che una gruista, addetta alla manovra delle gru, lavora principalmente nei cantieri edili, ma anche nei porti e negli stabilimenti industriali per sollevare e spostare merci e materiali pesanti.

        “Nel mio caso manovro una gru a torre nei cantieri edili occupandomi anche dei controlli strutturali e dei ganci di carico, del funzionamento del pannello di controllo, dei radiocomandi, dei limitatori di carico e degli altri dispositivi di sicurezza per ridurre al minimo il rischio di incidenti. Segnalo qualsiasi anomalia al direttore dei lavori o al responsabile tecnico per la sicurezza, che decide se far effettuare riparazioni o revisioni da personale specializzato o se chiedere la sostituzione della gru” spiega la donna, dilungandosi sui dettagli con l’entusiasmo di chi ama il proprio lavoro.

        “Non ci vuole forza fisica, ma grande precisione, anche una certa resistenza mentale e capacità di concentrazione”.

        “Sembra piuttosto stressante” dice Tagliaferro, ricevendo una risposta affermativa.

        “E’ per questo che sono qui: è anche a causa della mia attività che sono finita in ospedale. Il mio datore di lavoro vorrebbe sapere se sono idonea a riprendere o meno” dice Portinari porgendo al medico una voluminosa copia della cartella clinica relativa al recente ricovero. E aggiunge: “Ma non è solo quello il motivo del mio stress: proprio nel periodo prima del ricovero mio fratello maggiore, al quale sono affezionatissima dopo la morte dei nostri genitori in un incidente stradale qualche anno fa, si è sottoposto ad alcuni esami per una perdita di peso e di appetito, dolori addominali che aveva da diverso tempo oltre al bianco degli occhi che sembrava colorato di giallo. La diagnosi è stata di cancro del pancreas in fase avanzata. Può immaginare il mio stato d’animo alla scoperta che sta per morire l’unico membro che resta della mia famiglia”.
        Al racconto Tagliaferro aggrotta la fronte cominciando a leggere le carte. Franca, in buona salute e priva di fattori di rischio cardiovascolare è stata accompagnata da un collega al Pronto soccorso lamentando la comparsa, mentre lavorava alla gru, di un dolore al petto associato a dispnea. All’esame obiettivo...

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        Un nuovo modo di formarsi in medicina del lavoro

        Dopo il successo del programma di formazione a distanza MeLA per i medici del lavoro, si è deciso di rendere la formazione più rapida e immediata con il programma MeLa Flash.

        corsi FAD sono circa una decina all'anno, più sintetici (due crediti ECM a corso), in modo da consentire una formazione flessibile che non imponga di affrontare corsi troppo impegnativi in termini di tempo o dai contenuti difformi tra loro.

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          Medicina del lavoro: ECG nello studio delle sincopi

          sincopi

          Titolo: Medicina del lavoro: l'ecg nello studio delle sincopi (codice ECM 336209)
          Destinatari:
          medici, infermieri, tecnici della prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro
          Scadenza:
          31-10-2022
          Crediti:
          2
          Costo:
          20 €
          Programma:
          MeLa Flash
          Valutazione dei partecipanti (45 valutazioni):
          8/10 rilevanza
          8/10 qualità
          8/10 efficacia

          Perché seguire questo corso FAD ECM sull'uso dell'ecg nelle sincopi

          L’elettrocardiogramma può aiutare nell'indirizzare alla diagnosi di sincopi nei lavoratori. Inoltre l'ECG consente di diagnosticare una serie di disturbi e patologie cardiache fra cui:

          • aritmie
          • ischemia e/o infarto
          • alterazioni congenite o acquisite
          • disturbi elettrolitici
          • tossicità farmacologica
          • valutazione del funzionamento di dispositivi cardiaci: pacemaker o defibrillatori impiantabili.

          Questo corso in medicina del lavoro fornisce gli elementi di base e analizza tre casi clinici nei quali l'ECG risulta di fondamentale importanza. Di seguito una sintetica presentazione dei contenuti presentati nel corso e una anteprima del caso.

          Presincopi

          La presincope è una condizione di rischio per episodi di sincope e morte improvvisa. Molti dei tragici episodi riportati dai giornali (giocatore muore d’infarto durante la partita di calcio) sono in realtà sindromi del QT lungo non diagnosticate mortali nella prima manifestazione clinica.

          La patologia dipende nella maggioranza dei casi da una disfunzione delle correnti ioniche del potassio della fase 3 del potenziale d’azione che può essere distinta in congenita o acquisita. La forma congenita è suddivisa in ereditaria e sporadica. E' causata da mutazioni di alcuni geni codificanti per subunità proteiche dei canali ionici sodio e potassio dipendenti delle membrane cellulari miocardiche, responsabili della ripolarizzazione ventricolare. La forma acquisita, più comune, si associa a varie condizioni metaboliche, cardiopatie e farmaci (antiaritmici, fenotiazine, antidepressivi triciclici, antistaminici, antibiotici, antimicotici, antianginosi) che causano malfunzionamento dei canali ionici.

          Sindrome di Brugada

          Descritta nel 1992 dai fratelli Brugada (ma già identificata cinque anni prima da cardiologi italiani), si associa a un rischio aumentato di morte cardiaca improvvisa in assenza di cardiopatia. E’ una patologia genetica che colpisce i canali ionici del sodio posti sulla superficie delle cellule cardiache, causandone il malfunzionamento e creando squilibri nell’attività elettrica, con aumentato rischio di aritmie potenzialmente fatali.

          L’elettrocardiogramma è l'esame indicato per la diagnosi. Quindi, in presenza di sintomi suggestivi quali fibrillazione ventricolare, tachicardia ventricolare polimorfa, storia familiare di morte improvvisa sotto i 45 anni, ECG con onda J e sopraslivellamento convesso di ST in membri della famiglia, sincopi ripetute e respiro agonico notturno, è bene eseguire un ECG secondo Holter delle 24 ore. Il pattern ritenuto diagnostico è il tipo 1, con sopraslivellamento
          dell’ST “a tenda” che scende in linea retta oltrepassando l’isoelettrica e continuando con un’onda T negativa. Esistono anche i pattern di tipo 2, con sopraslivellamento dell’ST a concavità superiore a 1 mm, e di tipo 3 con sopraslivellamento inferiore a 1 mm e cosiddetto aspetto “a sella”. Un singolo paziente può presentare in diversi momenti diversi aspetti elettrocardiografici, di cui il tipo 1 è ritenuto diagnostico.

          Le presincopi di Francesco

          Francesco Oriani ha 39 anni e da 5 lavora in un’azienda come operaio magazziniere. Fumatore, sovrappeso (indice di massa corporea 38 kg/m2) e iperteso, è in terapia con ACE inibitori. In passato ha avuto un abuso
          di alcolici e cocaina, tanto da essere stato in cura al SerT per 8 anni con metadone (40 mg).
          “Buongiorno, dottore, sono qui per la visita di idoneità lavorativa, ho fatto il corso per l’abilitazione al muletto ma occorre anche il suo benestare” esordisce l’uomo sedendosi davanti a Emilio Tagliaferro, medico del lavoro.
          “Qui si parla di ripetuti episodi presincopali con accesso al Pronto soccorso, sempre in codice verde” dice il medico tra sé e sé guardando distrattamente il paziente che a sua volta lo fissa perplesso. “Mi scusi, stavo pensando ad alta voce” continua Tagliaferro “Presincope significa sentirsi svenire ma senza perdere coscienza. Ci si sente deboli e instabili, ma si ha il tempo di mettersi a sedere o sdraiati senza cadere di colpo facendosi male come capita nella sincope vera e propria. È andata sempre così?” L’uomo risponde: “Sì, dottore, è proprio quello che mi è successo alcuni mesi fa..."

          [...] Scopri come procede la storia nel corso

          Un nuovo modo di formarsi in medicina del lavoro

          Dopo il successo del programma di formazione a distanza MeLA per i medici del lavoro, si è deciso di rendere la formazione più rapida e immediata con il programma MeLa Flash.

          corsi FAD sono circa una decina all'anno, più sintetici (due crediti ECM a corso), in modo da consentire una formazione flessibile che non imponga di affrontare corsi troppo impegnativi in termini di tempo o dai contenuti difformi tra loro.

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            I vaccini anti COVID-19: dalla ricerca alla pratica

            Titolo: I vaccini anti COVID-19: dalla ricerca alla pratica (ID ECM 314292)
            Destinatari: tutti gli operatori sanitari
            Scadenza: 26-01-2022
            Crediti: 5
            Costo: 20 €
            Programma: Instant Learning
            Valutazione dei partecipanti (344 valutazioni):
            9/10 rilevanza
            9/10 qualità
            9/10 efficacia

            Lo sviluppo dei vaccini anti-COVID-19 in tempo di pandemia

            L'11 dicembre 2020 l'AIFA e l'EMA hanno approvato il primo vaccino anti COVID-19. Sperare di realizzare un vaccino contro SARS-CoV-2 entro l'estate 2021 sembrava un obiettivo molto ottimistico, in quanto il tempo medio per lo sviluppo di un vaccino è sempre stato di 10-15 anni.

            Come abbiamo fatto a raggiungere un tale risultato? I motivi di questo successo sono molteplici, in sintesi si può dire che tale risultato dipende innanzitutto dai progressi della tecnologia e dall’enorme interesse concentratosi sul virus fin da parte dei ricercatori di tutto il mondo. Ma non va trascurato anche il ruolo delle conoscenze pregresse su virus correlati a SARS-CoV-2, dallo sviluppo di nuove piattaforme vaccinali, dai grandi investimenti finanziari e dal costante lavoro delle agenzie regolatorie.

            Inoltre occorre segnalare che per lo sviluppo sono state messe in atto, oltre alle tecnologie “tradizionali” anche tecnologie innovative.

            Caratteristiche dei vaccini tradizionali

            Scopo dei vaccini è prevenire o mitigare le malattie infettive attraverso la stimolazione del sistema immunitario e la conseguente acquisizione della cosiddetta “immunità attiva".

            I vaccini tradizionali utilizzano una forma attenuata o inattivata dell’agente patogeno in modo da indurre una risposta protettiva, senza causare la malattia.

            Esistono due tipi di vaccini tradizionali:

            • vivi attenuati che utilizzano una forma indebolita del virus, in grado di crescere e replicarsi, ma non di far ammalare;
            • inattivati che contengono il virus il cui materiale genetico è stato distrutto ( per esempio da calore, sostanze chimiche o radiazioni) e quindi incapace di infettare e di replicarsi, ma in grado comunque di innescare una risposta protettiva.

            Queste strategie, sperimentate contro COVID-19, sono collaudate e costituiscono la base di molti vaccini esistenti, compresi quelli per la febbre gialla e il morbillo o l’influenza stagionale e l’epatite A.

            Nuove strategie

            Il principio su cui si basano le nuove tecnologie è quello di far produrre direttamente dalle cellule del soggetto vaccinato il materiale biologico contro il quale si vuole ottenere la risposta immunitaria. Sono attualmente due le tecnologie utilizzate a questo fine:

            • basata su acidi nucleici (DNA o RNA);
            • a vettore virale.

            Con la tecnologia a RNA viene fatto penetrare nelle cellule dell’ospite umano il materiale genetico codificante per la proteina spike di SARS-CoV-2. In tal modo le cellule del soggetto producono la proteina verso la quale deve essere attivata la risposta immunitaria.

            Quelli a vettore virale invece utilizzano un virus reso innocuo per l’uomo, spesso modificato in modo da non essere in grado di replicarsi, al cui interno è stato inserito il codice genetico della proteina del virus.

            Il vantaggio principale di questi nuovi vaccini è che possono essere sviluppati solo sulla base della sequenza genetica del virus.

            Le varianti

            L’emergere di nuove varianti di SARS-CoV-2 è un fenomeno previsto, perché comune in natura. I virus infatti cambiano continuamente e SARS-CoV-2 non fa eccezione. A livello globale è stata osservata una diversificazione di SARS-CoV-2 dovuta all’evoluzione del virus e a processi di adattamento.

            Sebbene la maggior parte delle mutazioni emergenti non abbia un impatto significativo sulla diffusione del virus, alcune mutazioni o combinazioni di mutazioni possono però fornire al virus un vantaggio selettivo, conferendogli una maggiore trasmissibilità o la capacità di eludere la risposta immunitaria dell’ospite.

            Assume quindi un ruolo fondamentale il sequenziamento genomico continuo di SARS-CoV-2, necessario per il monitoraggio della diffusione della malattia e dell’evoluzione del virus e per il miglioramento degli interventi diagnostici e terapeutici.

            I rischi

            Tra la fine del 2020 e le prime settimane del 2021 sono emerse in particolare tre varianti importanti.

            • Il 14 dicembre 2020, in Inghilterra è stata identificata una variante caratterizzata da una modifica nella proteina spike che il virus utilizza per legarsi al recettore ACE2 umano. Sembra che tale variazione abbia aumentato la trasmissibilità, tuttavia non vi è alcun cambiamento nella gravità della malattia (misurata in termini di durata del ricovero e di mortalità a 28 giorni), o nell’occorrenza di reinfezione rispetto ad altri virus SARS-CoV-2 circolanti nel Regno Unito.
            • In Sud Africa è emersa un’altra variante di SARS-CoV-2 (501Y.V2). Anche in questo caso sembra favorita una maggiore trasmissibilità, ma non una maggiore gravità.
            • Una terza variante è stata recentemente individuata in Brasile e in Giappone. Questa terza variante, individuata con la sigla B.1.1.28.1 o più semplicemente P.1, condivide alcune mutazioni della proteina spike sia con la variante sudafricana sia con quella inglese, e si ritiene possa essere caratterizzata anch’essa da una maggiore contagiosità.

            L’emergere della variante inglese ha generato preoccupazioni circa l’efficacia dei vaccini. Tuttavia, al momento, non vi è alcuna prova che la mutazione del virus rilevata nel Regno Unito possa avere effetti sull’efficacia della vaccinazione: un primo studio preliminare effettuato sul vaccino Pfizer/BioNTech sembra confermare la sua efficacia anche sulla variante inglese.

            I vaccini, infatti, determinano la formazione di una risposta immunitaria contro molti frammenti della proteina spike, quindi è improbabile che un singolo cambiamento renda il vaccino meno efficace. Non ci sono quindi al momento prove che dimostrino che la nuova variante eluderà la vaccinazione.

            Il corso in breve

            Questo corso FAD ECM, aggiornato regolarmente, vuole fare chiarezza sui principali vaccini anti COVID-19 disponibili  e in fase di studio mostrando le caratteristiche e i dati disponibili. In particolare il corso prende in esame :

            • I vaccini a virus intero, basati su proteine, basati sugli acidi nucleici, a vettore virale
            • Il Piano strategico nazionale
            • Programma OMS e collaborazione internazionale
            • Disponibilità dei vaccini in Italia
            • Vaccini BNT162b2 di Pfizer/BioNTech, mRNA-1273 di Moderna, ChAdOx1 nCoV-19 di AstraZeneca/Università di Oxford
            • L’importanza di una corretta comunicazione

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              Piante medicinali: quali rischi

              Titolo: Piante medicinali: quali rischi (codice ECM 311230)
              Destinatari:
              tutti gli operatori sanitari
              Scadenza:
               31-12-2021
              Crediti:
              5
              Costo:
              30 €
              Programma:
              Favifad
              Valutazione dei partecipanti (515 valutazioni):
              8/10 rilevanza
              9/10 qualità
              8/10 efficacia

              L'uso delle piante medicinali

              Fin dall’antichità l’uomo ha cercato nella natura e in particolare nelle piante medicinali, i rimedi che lo potessero aiutare a prevenire e curare diverse malattie.

              Le fonti storiche dimostrano che per secoli le piante hanno costituito la principale fonte di medicamenti. Con il progredire delle conoscenze sulle tecniche di isolamento e sintesi chimica dei principi attivi, il mondo scientifico ha progressivamente indirizzato la propria attenzione verso i prodotti derivanti da questi processi. Tuttavia, negli ultimi decenni del XX secolo l’interesse per le piante è tornato a crescere.

              La crescente attenzione nei confronti dei prodotti a base di piante medicinali è da attribuire a diversi fattori.
              Da un lato una maggiore attenzione da parte del pubblico al benessere e alla salute. Dall’altro l’aumentata disponibilità di rimedi naturali reperibili in farmacie, erboristerie e nella grande distribuzione organizzata.

              Inoltre, le strategie di marketing e i messaggi pubblicitari provenienti dai mass media attribuiscono a questi prodotti numerose proprietà benefiche per la salute, sia fisica sia mentale, rendendoli attraenti per il pubblico. Secondo quanto emerge da indagini e sondaggi le persone tendono sempre di più a non rivolgersi al medico ma a procedere con l’automedicazione. In particolare la propensione è verso l’utilizzo di rimedi provenienti dal mondo vegetale. Si ha infatti spesso l'errata convinzione che l’origine naturale sia garanzia di sicurezza.

              Nella realtà non è così e sono molte le reazioni avverse che si verificano, per far fronte a questo problema è stato istituito un vero e proprio sistema di sorveglianza.

              La sorveglianza delle reazioni avverse

              La farmacovigilanza è l’insieme delle attività finalizzate all’identificazione, valutazione, comprensione e prevenzione degli effetti avversi o di qualsiasi altro problema correlato all’uso dei medicinali. Lo scopo è quello di assicurare un rapporto beneficio/rischio favorevole per la popolazione. Anche i prodotti di origine vegetale sono sottoposti a controllo, in quanto occorre tenere ben presente che naturale non è sinonimo di sicuro.

              Le pubblicazioni in letteratura infatti mostrano che anche le erbe officinali più utilizzate sono responsabili di reazioni avverse. Queste possono essere sia il risultato dell’azione esercitata dalla pianta sull’organismo sia la conseguenza di interazioni farmacologiche con medicinali assunti simultaneamente.
              La segnalazione delle reazioni avverse ai rimedi di origine vegetale segue due percorsi differenti a seconda del prodotto coinvolto.
              Nel caso dei medicinali vegetali autorizzati la segnalazione viene trasmessa all’Agenzia Italiana del Farmaco. Invece le segnalazioni per tutti gli altri prodotti “naturali” sono inviate all’Istituto Superiore di Sanità.
              In Italia questo sistema di controllo (fitosorveglianza) ha raccolto in questi anni oltre 2.000 segnalazioni. Va sottolineata l’importanza di mantenere un adeguato livello d’attenzione sull’argomento. Bisogna considerare che anche quando i prodotti a base di piante vengono utilizzati correttamente possono verificarsi reazioni indesiderate, in relazione alla qualità del prodotto utilizzato.
              Inoltre, le informazioni sulla sicurezza di questi prodotti sono particolarmente importanti in alcune popolazioni quali donne in gravidanza, bambini, pazienti anziani e nelle persone che stanno assumendo farmaci a uso cronico con il rischio quindi di interazioni.

              Il corso in breve

              Il corso dopo una parte introduttiva generale si concentra sulle principali piante medicinali di uso comune illustrandone i rischi in gravidanza, in allattamento e il rischio di interazione con altri farmaci.

              Si riportano di seguito i punti presi in esame dal corso in oggetto:

              • Epidemiologia: l’uso delle erbe officinali
              • Aspetti legislativi di base
              • Il sistema di fitosorveglianza in Italia
              • Le piante medicinali di comune impiego
              • Cannabis sativa
              • Consigli pratici.

               

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                Guida all’uso dei farmaci nel paziente con COVID-19

                Titolo: Guida all'uso dei farmaci nel paziente con COVID-19 (ID ECM 295555)
                Destinatari: tutti gli operatori sanitari (esclusi i medici)
                Scadenza: 31-12-2020
                Crediti: 3,90
                Costo: 20 €
                Programma: Instant Learning
                Valutazione dei partecipanti (199 valutazioni):
                9/10 rilevanza
                9/10 qualità
                9/10 efficacia

                Premesse

                Come sottolineato dall’OMS a oggi non vi sono terapie specifiche per l’infezione da SARS-CoV-2.

                Il trattamento in uso  si basa sull’utilizzo di farmaci sintomatici mirati al miglioramento dei sintomi e di antibiotici di supporto in caso di sovrapposizione di un’infezione batterica. I tempi richiesti per lo sviluppo di una terapia antivirale mirata e di un vaccino contro questo virus non sono prevedibili con certezza e potrebbero essere anche molto lunghi (un anno o più).

                Nel frattempo, considerata la gravità della situazione e l’urgente necessità di trovare soluzioni terapeutiche velocemente disponibili, le autorità sanitarie stanno adottando procedure speciali e semplificate per l’autorizzazione di sperimentazioni cliniche, programmi a uso compassionevole e utilizzo off label di farmaci autorizzati per altre indicazioni terapeutiche.

                Farmaci e COVID-19: il corso in breve

                Questo corso FAD (3,9 ECM) offre un panorama completo di tutte le opzioni terapeutiche. Per ciascun farmaco è disponibile una scheda che spiega il razionale dell'uso nell'infezione da SARS-CoV-2, quali trial sono attualmente in corso, quali sono i dosaggi, quali le precauzioni con particolare attenzione a effetti avversi e interazioni molto frequenti nella fascia di età più rischio e fragile nei confronti del nuovo coronavirus, cioè la fascia anziana della popolazione.

                In particolare si prendono in esame i farmaci:

                • Antimalarici
                • Antivirali
                • Monoclonali
                • Plasma
                • Antibiotici di supporto
                • Eparine a basso peso molecolare
                • Altri farmaci

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                  farmaci in allattamento

                  Farmaci in allattamento, quali raccomandazioni

                  allattamento farmaci

                  Titolo: Farmaci e allattamento (codice ECM 283118)
                  Destinatari: tutti gli operatori sanitari
                  Scadenza: 31-12-2020
                  Crediti: 5
                  Costo: 30 €
                  Offerte: -
                  Programma: FaviFAD

                  L’allattamento e la somministrazione dei farmaci

                  L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda l'allattamento al seno esclusivo per i primi 6 mesi.

                  Nella maggior parte dei casi tale raccomandazione rimane valida anche quando la mamma deve assumere una terapia, sono pochi infatti i farmaci controindicati in modo assoluto durante l'allattamento.

                  Il ruolo dell'operatore sanitario

                  L' operatore sanitario ha un ruolo chiave nella gestione di terapie acute o croniche durante l'allattamento, in quanto deve valutare il rapporto rischio e beneficio della terapia in allattamento.

                  A tal fine occorre valutare le caratteristiche proprie del principio attivo e alcuni fattori specifici come:

                  • l’utilità del farmaco per la mamma;
                  • gli effetti potenziali del farmaco sulla produzione di latte;
                  • la quantità di farmaco escreta nel latte materno;
                  • l’assorbimento per via orale da parte del neonato;
                  • il rischio potenziale di eventi negativi per il neonato;
                  • l’età del bambino.

                  Farmaci compatibili e incompatibili con l'allattamento

                  In funzione del rischio di effetti negativi un farmaco può essere considerato:

                  • compatibile con l’allattamento al seno quando gli effetti negativi per il neonato sono poco probabili; occorre tuttavia chiedere alla mamma di tenere sotto controllo il neonato e di segnalare se si verificano effetti negativi;
                  • da evitare se possibile, in quanto può ridurre la produzione di latte o perché può causare effetti negativi nel bambino. Se questi farmaci vengono somministrati occorre tenere sotto controllo il neonato e valutare la comparsa di effetti negativi;
                  • non compatibile con l’allattamento, in quanto ha un alto rischio di effetti negativi per il bambino. Bisogna evitare la somministrazione di questi farmaci alle donne che allattano e qualora siano necessari per la salute materna occorre raccomandare di interrompere l’allattamento

                  Le risposte per la pratica quotidiana

                  Questo corso FAD ECM risponde a molte domande, fornendo risposte di immediata applicabilità clinica su:

                  • le indicazioni generali riguardo alla somministrazione dei farmaci nell'allattamento
                  • le caratteristiche del farmaco che ne determinano il passaggio nel latte materno
                  • il momento opportuno per somministrare i farmaci galattogoghi
                  • i farmaci che si possono usare nei principali disturbi mammari legati all'allattamento
                  • le situazioni più comuni di trattamento farmacologico durante l’allattamento
                  • i metodi contraccettivi raccomandati in allattamento
                  • le indicazioni riguardo alle sostanze da abuso nell'allattamento
                  • le principali fonti di informazione per gli operatori sanitari

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                    Farmaci e bambini

                    Come usare i farmaci nel bambino: una guida per una terapia sicura

                    Farmaci e bambini

                    Titolo: Farmaci e bambini (codice ECM )
                    Destinatari: tutti gli operatori sanitari
                    Scadenza: 31-12-2020
                    Crediti: 5
                    Costo: 30 €
                    Offerte: -
                    Programma: FaviFAD
                    Valutazione dei partecipanti (5.583 valutazioni):
                    8/10 rilevanza
                    8/10 qualità
                    8/10 efficacia

                    I rischi legati all'uso dei farmaci nei bambini

                    Un bambino su due riceve un farmaco nell'arco di un anno, per lo più si tratta di medicine per l’apparato respiratorio o antibiotici. Spesso però queste terapie si accompagnano a reazioni avverse, che devono essere riconosciute per tempo e segnalate alla Rete nazionale di farmacovigilanza.

                    I bambini non sono adulti in miniatura

                    I bambini vengono erroneamente considerati “adulti in miniatura”, senza tenere conto delle caratteristiche, sia fisiologiche sia psicologiche, che contraddistinguono le diverse fasce d’età. Senza adeguate informazioni circa l’efficacia e la sicurezza dei farmaci in età pediatrica, si possono commettere errori di prescrizione e somministrazione con gravi conseguenze per il piccolo paziente.

                    I motivi delle reazioni avverse

                    Molte delle reazioni avverse sono legate al meccanismo dei farmaci e sono largamente prevedibili adottando opportune precauzioni. L’allergia ai farmaci è un rischio reale, ma spesso sovrastimato a causa della notevole sensibilità della cute nel bambino. Particolare attenzione bisogna porre anche agli eccipienti inseriti nelle formulazioni.

                    Le risposte per una buona pratica clinica

                    Questo corso FAD ECM fornisce risposte alle seguenti domande:

                    • Quanto sono frequenti le reazioni avverse da farmaco nel bambino?
                    • Quali sono le differenze tra bambino e adulto in termini di farmacocinetica e farmacodinamica?
                    • Quali sono le reazioni avverse più frequenti e rilevanti  in età pediatrica?
                    • Quali farmaci danno più spesso reazioni avverse nel bambino?
                    • Come prevenire le reazioni avverse da farmaco o vaccino?
                    • Come gestire una reazione avversa da farmaco o vaccino, specie se grave?
                    • Come segnalare la reazione avversa osservata?

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