Sorveglianza dell’accrescimento fetale

accrescimento fetale

Titolo: Sorveglianza dell'accrescimento fetale intrauterino (codice ECM 232709)
Destinatari: ostetriche, assistente sanitari, infermieri, infermieri sanitari
Scadenza: 22-07-2019
Crediti: 5
Costo: 40 €
Programma: FADO

La valutazione obiettiva della crescita fetale è estremamente utile per l’assistenza prenatale e per tutelare la salute neonatale. Infatti è stato infatti dimostrato che oltre il 50% delle morti perinatali associate a scarsa crescita fetale  dipende da un assistenza inferiore a quella standard.

Quali sono i parametri per definire lo sviluppo e accrescimento del feto?

Per definire le caratteristiche di sviluppo intrauterino, i parametri che vengono utilizzati alla nascita  sono il peso e l’epoca gestazionale.

L’accrescimento viene espresso in relazione all’epoca gestazionale mediante curve percentili definendo:

  • adeguati, per l’età gestazionale, i neonati con peso e lunghezza compresi tra il 10° e il 90° percentile;
  • piccoli per l’età gestazionale (small for gestational age, SGA) i neonati con peso inferiore al 10° percentile;
  • grandi per l’età gestazionale i neonati con peso e/o lunghezza superiori al 90° percentile

E' importante segnalare che un neonato piccolo per l’età gestazionale ha un rischio di morte 7 volte maggiore di un neonato che nasce con un peso normale per l’età gestazionale.

Invece quando un neonato è grande per l'età gestazionale si può andare incontro a difficoltà all’espletamento del parto per via vaginale (rischio di distocia di spalla, fratture della clavicola o degli arti e asfissia perinatale), oltre a ipoglicemia e iperbilirubinemia fetale.

Quali tecniche vengono usate per la sorveglianza ostetrica dell’accrescimento fetale?

Per la valutazione ostetrica dello sviluppo fetale ci si può avvalere della semeiotica fisica e di quella strumentale che dovrebbe essere però riservata alla patologia o nei casi di dubbio clinico.

La valutazione della stima del peso fetale si esegue mediante:

  • la raccolta dei dati anamnestici e l’individuazione dei fattori di rischio
  • l’ispezione dell’addome materno;
  • la palpazione dell’addome materno;
  • la misurazione del diametro longitudinale dell’utero (lunghezza sinfisi-fondo);
  • l’esecuzione dell’ecografia ostetrica;

Inoltre, la futura mamma deve essere sensibilizzata all’importanza dei movimenti fetali.

Le risposte del corso FAD

  • Perché si raccomanda di valutare l’accrescimento fetale intrauterino?
  • Quale è la relazione tra sorveglianza dell’accrescimento fetale e mortalità perinatale?
  • Quando l’accrescimento devia dalla normalità?
  • Quale è il normale accrescimento fetale intrauterino?

Le risposte a queste e altre domande si trovano nel dossier del corso FAD.

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lavori elettrici

Lavori elettrici ad alta tensione: come gestire i rischi?

lavori elettrici

Titolo:  Lavori elettrici in alta tensione - Corso 1 e Corso 2 (codici ECM 230460- 230464)
Destinatari:
medici del lavoro, medici, infermieri, tecnici di prevenzione nell’ambiente e luoghi di lavoro
Scadenza:  

  • Corso 1: 19-06-19
  • Corso 2: 19-07-19

Crediti: 2
Costo:
20 € /corso 
Programma:
MeLa Flash
Valutazione dei partecipanti (38 valutazioni):
8/10 rilevanza
8/10 qualità
8/10 efficacia

Lavori elettrici e sicurezza

Le norme tecniche nazionali che disciplinano i lavori elettrici sono la norma CEI 11-27 (di cui a gennaio 2014 e stata pubblicata la IV edizione per allinearla alla norma internazionale) e la norma CEI 11-15 (specifica per i lavori in alta e media tensione).

La sicurezza dei lavoratori nei lavori elettrici è basata sulla formazione dei lavoratori e sulla scrupolosa osservanza delle procedure di lavoro.

Il medico del lavoro deve pertanto conoscere i dispositivi di protezione per il lavoro con campi elettrici ad alta tensione e le modalità di attuazione dei lavori in prossimità di linee elettriche.

I due corsi FAD di medicina del lavoro illustrano, attraverso tre casi di pratica quotidiana, le procedure e gli che accorgimenti devono essere adottati in presenza di rischio elettrico in ambienti di lavoro ad alta tensione.

C'è sempre da imparare

Sara Marcucci, piemontese doc, causa trasferimento del marito Luigi presso un’azienda del Centro Italia, che realizza
impianti elettrici, deve anch’essa cambiare lavoro.

Dopo qualche giorno, Luigi le annuncia di averle trovato un posto come medico del lavoro presso la sua nuova azienda.

“Ma... Carlo, io non ne so niente di lavori su impianti elettrici, non me ne sono mai occupata”.
“Tranquilla, le risponde il marito, il vecchio medico, il dottor Fiorenzi, ti affiancherà per un po’, gli ho già
parlato, è un tipo molto disponibile”.
Pochi giorni dopo Sara è già nella nuova sede lavorativa, e inizia il suo training insieme al dottor Fiorenti, che
la guida in un tour conoscitivo dell’azienda.
“Bene, cara dottoressa” esordisce Fiorenti “come sa l’azienda si occupa di realizzazione e manutenzione di
impianti elettrici, quindi il suo pane quotidiano sarà proprio il rischio elettrico....

[...] Scopri come procede la storia nel corso

Il rischio elettrico in un cantiere

Gianni Savoldini, medico competente di un’impresa che si occupa di costruzioni edili, viene invitato dal titolare,
il geometra Rosati, a visitare un cantiere di cui va particolarmente orgoglioso, dove si sta realizzando un
importante complesso scolastico.
“Ci tenevo che venisse, dottor Savoldini” lo saluta raggiante Rosati venendogli incontro all’ingresso del cantiere
“lo sa che di cose da tener d’occhio per la salute dei miei dipendenti in cantiere ce ne sono parecchie, e
oggi fra l’altro dovranno essere eseguiti alcuni lavori di verifica sui quadri elettrici”.
“Di che tipo?” si informa subito Savoldini.
“I lavori previsti per oggi saranno tutti lavori sotto tensione in bassa tensione” risponde Rosati.
“Quindi” prosegue il medico competente “per l’esecuzione di questi lavori avrete incaricato certamente...”.

[...] Scopri come procede la storia nel corso

Un nuovo modo di formarsi in medicina del lavoro

Dopo il successo del programma di formazione a distanza MeLA per i medici del lavoro, ora sulla base dei commenti lasciati dai partecipanti si è deciso di rendere la formazione più rapida e immediata con il programma MeLa Flash.

I corsi FAD proposti saranno molti di più (una decina all'anno) e molto più sintetici (due crediti ECM a corso), in modo da consentire una formazione flessibile che non imponga di affrontare corsi troppo impegnativi in termini di tempo o dai contenuti difformi tra loro.

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farmaci in gravidanza

Farmaci in gravidanza: per un uso consapevole

farmaci in gravidanza

Titolo: Farmaci e gravidanza (codice ECM 230262)
Destinatari: tutti gli operatori sanitari
Scadenza: 10-06-2019
Crediti: 5
Costo: 30 €
Programma: FaViFAD

La somministrazione di farmaci in gravidanza è in crescita, soprattutto a causa dell’aumento di patologie croniche nelle donne gravide. A fronte di questo aumento d’uso, c’è ancora oggi molta incertezza sui farmaci più appropriati e sicuri da prescrivere durante la gestazione.

Questo può portare a non somministrare alla donna medicinali dei quali invece avrebbe bisogno.

Effetti dei farmaci sul feto

La principale preoccupazione associata all’uso di farmaci in gravidanza è la teratogenesi, che si verifica principalmente durante la fase embrionale, quando l’organogenesi è in pieno svolgimento. L’insorgenza delle malformazioni dipende da vari fattori genetici, ambientali, farmacologici e fisici.

Durante il secondo e il terzo trimestre di gravidanza gli eventuali effetti dannosi dei farmaci tendono a compromettere la crescita e lo sviluppo del feto o la funzione di determinati organi. Possono esserci quattro tipi di danno fetale:

  • danno a strutture o organi normalmente formati in embriogenesi
  • danno a strutture che sono in istogenesi durante il periodo fetale
  • ritardo di crescita
  • morte fetale o natimortalità

Farmaci in gravidanza: una classificazione

La classificazione più utilizzata divide i principi attivi in 5 categorie a seconda del rischio che comporta la loro assunzione (A, B, C, D, X). Recentemente l’FDA ha ideato un nuovo sistema informativo per fornire indicazioni più chiare e complete sulla sicurezza dell’uso dei farmaci in gravidanza, divisi in quattro punti:

  • possibilità di registri sull’esposizione a quel farmaco in gravidanza

  • riassunto dei rischi (che comprende anche quanto fatto in precedenza con la classificazione in lettere)

  • considerazioni cliniche (che include chiarimenti su malattie associate alla maternità, sul rischio embrio/fetale, sull’eventuale aggiustamento della dose durante la gravidanza )

  • dati (a supporto del riassunto dei rischi)

Le risposte per la pratica quotidiana

Ecco alcune domande che trovano risposta nel corso FAD ECM sull'uso dei farmaci in gravidanza, dedicato a tutti gli operatori sanitari:

  • Qual è l'atteggiamento attuale sui farmaci in gravidanza?
  • Quali sono i principali effetti avversi sul feto conseguenti alla somministrazione dei farmaci?
  • I vaccini sono sicuri in gravidanza?
  • Quali caratteristiche del farmaco ne determinano il passaggio al feto?
  • I trattamenti a base di erbe sono sicuri in gravidanza? E quelli cosmetici?

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ulcere venose

Ulcere venose: diagnosi, trattamento e prevenzione

ulcere-venose

Titolo: Ulcere vascolari (codice ECM 230544)
Destinatari: infermieri, infermieri pediatrici, assistenti sanitari, fisioterapista, medico chirurgo
Scadenza: 10-06-2019
Crediti: 5
Costo: 20 €
Offerte: gratuito per gli iscritti all'OPI Milano-Lodi MB
Programma: NursinFAD

Le ulcere venose sono una patologia debilitante che colpisce milioni di persone nel mondo.

Si definisce ulcera venosa una lesione della cute, di comune riscontro agli arti inferiori, spesso al di sopra del malleolo, causata da un danno al sistema venoso profondo e/o superficiale che porta a ipertensione venosa.

I pazienti affetti  provano stress, dolore e difficoltà a convivere con gli altri. La riduzione della mobilità, la perdita di sonno e la limitazione delle interazioni sociali hanno un impatto negativo sulla qualità della vita.

Epidemiologia

E' stato stimato che circa il 7% della popolazione generale sia affetto da ipertensione venosa.

La prevalenza delle ulcere venose aumenta di pari passo con l’età: il 3-4% della popolazione con più di 65 anni ha un’ulcera venosa e la maggior parte di questi soggetti (circa il 75%) ha 3 o più patologie che possono ostacolarne la guarigione.  Esse possono colpire anche i soggetti con meno di 40 anni (circa il 22% delle ulcere venose compare in questa fascia di età).

Fattori di rischio

Oltre a fattori di rischio come l’età avanzata, la familiarità, il tabagismo, la pregressa trombosi venosa profonda e la formazione di un’ulcera venosa, il rischio di ulcere venose è più alto nei soggetti:

  • sedentari
  • con gravidanze multiple
  • che hanno subito traumatismi maggiori delle gambe con compromissione del circolo venoso o arterovenoso
  • con incontinenza valvolare congenita di tipo sia profonda sia superficiale, che sfocia in un’ipertensione
    venosa

Le risposte per la pratica quotidiana

Questo corso FAD ECM risponde a molte domande, fornendo risposte di immediata applicabilità clinica su:

  • Che cosa si intende per ulcere venose?
  • Come si fa una diagnosi di ulcere venose?
  • Quali strategie per prevenire le ulcere venose?
  • Come vanno trattate le ulcere venose?

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Morbillo: dalla vaccinazione al trattamento

psoriasi

Titolo: Morbillo dalla vaccinazione al trattamento (codice ECM 228325)
Destinatari:
tutti gli operatori sanitari
Scadenza:
 28-02-19
Crediti:
 2
Costo:
10 €
Offerte:
 gratuito per gli iscritti all'OMCeOMI
Programma:
SMARTFAD

Benché negli ultimi decenni la sua incidenza si sia drasticamente ridotta grazie all’ introduzione della vaccinazione estensiva in età infantile, da qualche anno il morbillo riemerge con focolai epidemici e casi fatali ed è ritornato a essere, anche in Italia, un problema di sanità pubblica.

Non solo bambini

Anche se nell’immaginario collettivo rimane una “malattia infantile”, i dati epidemiologici del 2017 e quelli dei primi mesi del 2018 dimostrano come l’età di prima infezione si sia spostata verso l’età giovane adulta (25-27 anni), ovvero nei soggetti che non sono mai stati vaccinati e che hanno vissuto in un’epoca in cui il morbillo circolava meno.

Tali soggetti sono rimasti vulnerabili fino all’età adulta e questo accumulo di persone non vaccinate è stato la base per l’ampia diffusione del virus in fasce di età solitamente immuni.

Nel corso FAD ECM le risposte a tutti i dubbi

  • Quali sono i sintomi del morbillo?
  • A quali complicanze è associato?
  • Cosa indicano gli ultimi dati epidemiologici sulla diffusione del morbillo in Italia?
  • Come avviene la somministrazione del vaccino?
  • Che cosa prevede il Piano Nazionale della Prevenzione Vaccinale 2017-2019?
  • Cosa stabilisce la legge attuale sull'obbligo vaccinale?

La risposta a queste e altre domande nel corso FAD ECM realizzato realizzato dal provider Zadig insieme all'Ordine dei Medici di Milano.

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La vaccinazione HPV

vaccinazione hpv

Titolo: La vaccinazione HPV (codice ECM 221233)
Destinatari: tutti gli operatori sanitari
Scadenza: 19-03-2019
Crediti: 5
Costo: 40 €
Programma: FADO
Valutazione dei partecipanti (163 valutazioni):
9/10 rilevanza
9/10 qualità
8/10 efficacia

Quali sono le caratteristiche dei papillomavirus?

I papillomavirus sono una famiglia di virus a DNA con moltissimi sottotipi, alcuni dei quali (Human Papilloma Virus, HPV) infettano la specie umana con conseguenze diverse, a seconda del loro potenziale oncogeno. L’HPV è il virus responsabile del carcinoma della cervice uterina.

Degli oltre 80 tipi di papillomavirus umano il cui genoma è stato sequenziato completamente, sono circa 50 quelli che si trasmettono tramite rapporti sessuali intimi. In base al loro grado di oncogenicità, i sottotipi di HPV possono essere:

  • a rischio oncogeno basso;
  • a probabile rischio oncogeno elevato;
  • a rischio oncogeno elevato.

Vaccinazione HPV: quali sono i vaccini disponibili?

Sono attualmente disponibili in commercio tre tipi di vaccino che proteggono rispettivamente da due, quattro e nove tipi di papillomavirus.

Tutti e tre i vaccini si sono dimostrati altamente immunogeni.

L’efficacia della vaccinazione è notevole. Secondo gli studi raccolti in un position paper dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), l’efficacia nel prevenire le lesioni precancerose causate dai tipi di HPV contenuti in ciascun vaccino è del 90-100% nelle donne che non sono mai state infettate e che si sono attenute al protocollo (popolazione naïve);  si riduce a circa il 50% nelle donne già infettate con tipi di HPV presenti nel vaccino e che non hanno completato il ciclo vaccinale (popolazione reale).

 

Quali sono le indicazioni del Piano nazionale di prevenzione vaccinale?

Il Piano nazionale di prevenzione vaccinale raccomanda l’offerta attiva della vaccinazione anti HPV a tutta la popolazione (sia maschile sia femminile) nel dodicesimo anno di vita.

Le risposte del corso FAD

  • Quali sono le caratteristiche del papillomavirus?
  • Che incidenza ha l'infezione da HPV?
  • Quali sono i fattori che possono indurre lo sviluppo di un tumore da HPV?
  • Quali sono i test per la diagnosi precoce di tumore della cervice uterina?
  • Quali sono i vaccini disponibili?
  • Quando e come va somministrato il vaccino?
  • Quali sono gli effetti collaterali della vaccinazione?
  • Qual è il piano vaccinale nazionale?

Le risposte a queste e altre domande si trovano nel dossier del corso FAD.

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delirium post operatorio

Delirium post operatorio

delirium

Titolo: Delirium post operatorio (codice ECM 217304)
Destinatari: infermieri, infermieri pediatrici, assistenti sanitari
Scadenza: 15-02-2019
Crediti: 5
Costo: 20 €
Offerte: gratuito per gli iscritti all'OPI Milano-Lodi MB
Programma: NursinFAD
Valutazione dei partecipanti (1.993 valutazioni):
8/10 rilevanza
8/10 qualità
8/10 efficacia

Cos'è il delirium post operatorio?

Il delirium post operatorio o stato confusionale acuto si può definire come uno stato clinico caratterizzato da alterazioni delle funzioni cognitive, dell’umore, dell’attenzione, della vigilanza e della coscienza di sé, che insorge in modo acuto in persone con o senza disturbi cognitivi.

Tre forme di delirium

Esistono tre forme di delirium post operatorio:

  • delirium  ipercinetico (il soggetto è irrequieto, agitato, disorientato nel tempo e nello spazio con allucinazioni visive e uditive, aggressivo e con eloquio alterato);
  • delirium ipocinetico (soggetto ipocinetico, stanco, apatico, si presenta rallentato di fronte a stimoli di varia natura);
  • delirium misto (il soggetto può presentare comportamenti che alternano i sintomi di entrambi i quadri descritti).

Occorre segnalare che la forma ipocinetica è spesso confusa con forme di depressione tipiche dell’anziano.

Epidemiologia

Il delirium post operatorio può manifestarsi a qualunque età, ma i bambini e gli anziani sono le categorie a rischio più alto. I primi perché hanno il sistema nervoso in via di sviluppo i secondi perché con l'invecchiamento possono aver accumulato danni a livello neuronale.

Nei bambini tra i 2 e i 5 anni vi è un aumento del rischio di emergence delirium, una particolare forma di delirium post operatorio in genere autolimitante e di breve durata (15 minuti) ma potenzialmente pericolosa.

L’incidenza varia dal 9 all’87% in funzione dell’età del paziente e del tipo di intervento chirurgico. Negli anziani sottoposti a intervento chirurgico l’incidenza è compresa tra il 5 e il 50%, ma i dati sono sottostimati in quanto molti casi di delirium non vengono riconosciuti.

Le risposte per la pratica quotidiana

Questo corso FAD ECM risponde a molte domande, fornendo risposte di immediata applicabilità clinica su:

  • Che cosa si intende per delirium post operatorio?
  • Quali sono i fattori di rischio?
  • Quali sono gli interventi assistenziali per la prevenzione del delirium post operatorio?
  • Quali sono gli interventi assistenziali per la gestione del delirium post operatorio?

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Prevenzione degli errori di terapia nella pratica infermieristica

Prevenzione degli errori di terapia nella pratica infermieristica

Titolo: Prevenzione degli errori di terapia nella pratica infermieristica (codice ECM 217363)
Destinatari:
infermieri, infermieri pediatrici, assistenti sanitari
Scadenza:
15-02-2019
Crediti:
5
Costo:
20 €
Offerte:
gratuito per gli iscritti all'OPI Milano-Lodi MB
Programma:
Nursing FAD
Valutazione dei partecipanti (1.857 valutazioni):
8/10 rilevanza
8/10 qualità
8/10 efficacia

Errore di terapia

Secondo la definizione proposta dal National Coordinating Council for Medication Error Reporting and Prevention (NCCMERP), per errore di terapia si intende ogni evento avverso, indesiderabile, non intenzionale, prevenibile che può causare o portare a un uso inappropriato del farmaco o a un pericolo per il paziente.

L’errore di terapia (medication error) può verificarsi in una o più fasi del processo che va dalla prescrizione alla somministrazione, possiamo quindi avere:

  • errore di prescrizione;
  • errore di trascrizione/interpretazione;
  • errore di etichettatura/confezionamento;
  • errore di allestimento/preparazione;
  • errore di distribuzione;
  • errore di somministrazione.

Quali fattori contribuiscono a generare gli errori di terapia?

Gli errori da parte degli infermieri hanno in genere un’origine multifattoriale che comprende l’organizzazione del lavoro, le condizioni di lavoro, l’inesperienza, la distrazione e le interruzioni durante il lavoro. Le interruzioni sono più frequenti quando gli infermieri preparano la terapia in locali open space, durante la registrazione della somministrazione e tra una somministrazione e l’altra. La durata delle interruzioni varia da secondi a minuti e la gravità degli errori aumenta con la frequenza delle interruzioni.

Le risposte del corso FAD

  • Che cosa si intende per errori di terapia?
  • Quanto sono frequenti gli errori di terapia nella pratica clinica?
  • Quali fattori contribuiscono a generare gli errori di terapia?
  • Quale responsabilità hanno gli infermieri nella prevenzione degli errori di terapia?
  • Quali azioni sono previste dalle raccomandazioni ministeriali per prevenire gli errori di terapia?
  • Quali strategie sono efficaci per ridurre gli errori di somministrazione?
  • Quali effetti può comportare la triturazione dei farmaci?
  • Quali strumenti utilizzare per la segnalazione degli eventi avversi?

Le risposte a queste e altre domande si trovano nel dossier del corso.

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Alcol e lavoro

Alcol e lavoro: i rischi e i possibili interventi sullo stile di vita

Alcol e lavoro

Titolo: Alcol e lavoro: i rischi e i possibili interventi sullo stile di vita (codice ECM 234732)
Destinatari: 
medici del lavoro, medici, infermieri, tecnico della prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro
Scadenza:
 10-08-19
Crediti:
2
Costo: 
20 €
Programma:

Valutazione dei partecipanti (234 valutazioni):
8/10 rilevanza
8/10 qualità
8/10 efficacia

Sul luogo di lavoro la quantità massima di alcol per evitare rischi è pari a... ZERO!

Eppure l'alcol sarebbe alla base del 20% degli infortuni sul lavoro, spesso sottovalutata come conseguenze anche solo l'abitudine di bere vino o birra al pasto può causare conseguenze specie nei lavori più rischiosi.

Il medico del lavoro può fare molto per modificare lo stile di vita degli addetti e in questo corso FAD può trovare spunti ed esempi presentati sotto forma di tre storie, eccole in sintesi:

Un festeggiamento in pausa pranzo

“Senta dottore, dovrei chiederle una cosa”.

“Dica pure Giacomo, la ascolto” risponde il medico senza alzare gli occhi dalla cartella.

“Durante la pausa pranzo dopodomani vado nella vicina trattoria con degli amici a festeggiare un compleanno, mi è consentito almeno un goccetto per il brindisi? So che lei è molto attento a queste faccende, però un bicchiere non alza di molto il tasso alcolico, vero?".

[...] Scopri come procede la storia nel corso

Una strana reazione sul luogo di lavoro

“Mi è venuto un gran caldo improvvisamente al viso, e mi prende anche il collo e le spalle... vede come sono rosso? Ho paura sia una forte allergia, mia cugina la settimana scorsa è quasi andata in shock anafilattico dopo che l’ha punta una vespa!”...

[...] Scopri come procede la storia nel corso

Quella caduta da un'impalcatura

Alberto è a terra con un forte dolore alla spalla e al braccio, che non riesce a muovere, è vigile e riferisce di non aver avvertito colpi alla testa.

Pare che fortunatamente una siepe abbia attutito la caduta, inoltre, come previsto dalla normativa, indossava il casco e le protezioni antinfortunistiche.

[...] Scopri come procede la storia nel corso

Un nuovo modo di formarsi in medicina del lavoro

Dopo il successo del programma di formazione a distanza MeLA per i medici del lavoro, ora sulla base dei commenti lasciati dai partecipanti si è deciso di rendere la formazione più rapida e immediata con il programma MeLa Flash.

I corsi FAD proposti saranno molti di più (una decina all'anno) e molto più sintetici (due crediti ECM a corso), in modo da consentire una formazione flessibile che non imponga di affrontare corsi troppo impegnativi in termini di tempo o dai contenuti difformi tra loro.

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multiresistenza enterobatteri

La multiresistenza negli enterobatteri: un problema clinico emergente

multiresistenza enterobatteri

Titolo: La multiresistenza negli enterobatteri: un problema clinico emergente (codice ECM 201095)
Destinatari:
infermieri, infermieri pediatrici, assistenti sanitari, medici
Scadenza:
 03-09-2018
Crediti:
5
Costo:
20 €
Offerte:
gratuito per gli iscritti all'OPI Milano-Lodi MB
Programma:
Nursing FAD
Valutazione dei partecipanti (4.132 valutazioni):
8/10 rilevanza
8/10 qualità
8/10 efficacia

La resistenza batterica

Negli ultimi settant’anni si sta assistendo a un aumento dei microrganismi resistenti agli antibiotici.

Le cause dello sviluppo della multiresistenza sono in particolare l’utilizzo inadeguato e l’inquinamento ambientale da farmaci antimicrobici.

L’aumento della multiresistenza ha ricadute sia sulla salute, con un aumento di morbilità, letalità, durata della malattia, possibilità di sviluppo di complicanze, possibilità di epidemie, sia di tipo economico.

L’Organizzazione mondiale della sanità e l’Unione europea hanno sottolineato l’importanza di questa tematica e indicato una serie di provvedimenti specifici volti a contenere il diffondersi della resistenza antimicrobica.

L’Unione europea, già dal 1999, ha inserito l’antibiotico-resistenza tra le priorità da affrontare.

Come si può prevenire la diffusione dei batteri multiresistenti?

Il contatto paziente-paziente è il principale meccanismo di trasmissione dei microrganismi multiresistenti.

Per prevenire la diffusione dei batteri resistenti occorre innanzitutto identificare in modo tempestivo i pazienti infetti o colonizzati.

A tal fine si raccomanda quindi di sottoporre a screening tutti i pazienti:

  • infetti/colonizzati noti con ultima positività risalente a più di 90 giorni dalla data del nuovo ricovero;
  • provenienti da paesi endemici (per esempio Israele, Grecia, Pakistan, India);
  • trasferiti da ospedali per acuti (pubblici o privati) e da centri neurologici per la riabilitazione;
  • con recente ricovero in ospedale per acuti (nei 3 mesi precedenti oppure se possibile, considerare i 6 mesi precedenti);
  • provenienti da strutture territoriali (case residenza anziani);
  • ricoverati in chirurgia trapianti;
  • ricoverati in terapia intensiva o in altri reparti a rischio (per esempio lungodegenza, oncologia, ematologia).

Una volta individuati i pazienti colonizzati/infetti bisognerebbe procedere all'isolamento sistemandoli in una camera singola con bagno.

Se sono presenti più pazienti infetti o colonizzati è possibile adottare l’isolamento per coorte.

In presenza di più casi di infezione in un reparto, soprattutto se con pazienti a rischio elevato, è raccomandabile individuare personale dedicato (cohorting staff).

Quali precauzione per l'operatore sanitario se un paziente è colonizzato/infetto?

All'ingresso della camera di un paziente colonizzato/infetto l'operatore sanitario deve indossare i dispositivi di protezione individuale monouso.

Tutti i dispositivi vanno preparati subito all’esterno della porta della stanza.

Sempre all'esterno, sulla porta della stanza, è importante appendere il cartello che indichi l’adozione delle precauzioni da contatto.

All'interno della stanza invece deve esservi un contenitore per rifiuti speciali a rischio infettivo.

Le risposte del corso FAD

  • Perché si assiste a un aumento della resistenza dei microrganismi?
  • Quali sono le dimensioni del fenomeno della multiresistenza?
  • Come si può prevenire la diffusione dei batteri multiresistenti?
  • Quali sono le misure per identificare i soggetti colonizzati o infetti?
  • Come va gestito il paziente con colonizzazione o infezione?
  • Quali sono le misure di isolamento di un soggetto colonizzato o infetto?
  • Quali sono le misure di controllo in caso di contaminazione degli endoscopi?

Le risposte a queste e altre domande si trovano nel dossier del corso.

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