La vaccinazione HPV

vaccinazione hpv

Titolo: La vaccinazione HPV (codice ECM 221233)
Destinatari: tutti gli operatori sanitari
Scadenza: 19-03-2019
Crediti: 5
Costo: 40 €
Programma: FADO
Valutazione dei partecipanti (82 valutazioni):
8/10 rilevanza
8/10 qualità
8/10 efficacia

Quali sono le caratteristiche dei papillomavirus?

I papillomavirus sono una famiglia di virus a DNA con moltissimi sottotipi, alcuni dei quali (Human Papilloma Virus, HPV) infettano la specie umana con conseguenze diverse, a seconda del loro potenziale oncogeno. L’HPV è il virus responsabile del carcinoma della cervice uterina.

Degli oltre 80 tipi di papillomavirus umano il cui genoma è stato sequenziato completamente, sono circa 50 quelli che si trasmettono tramite rapporti sessuali intimi. In base al loro grado di oncogenicità, i sottotipi di HPV possono essere:

  • a rischio oncogeno basso;
  • a probabile rischio oncogeno elevato;
  • a rischio oncogeno elevato.

Vaccinazione HPV: quali sono i vaccini disponibili?

Sono attualmente disponibili in commercio tre tipi di vaccino che proteggono rispettivamente da due, quattro e nove tipi di papillomavirus.

Tutti e tre i vaccini si sono dimostrati altamente immunogeni.

L’efficacia della vaccinazione è notevole. Secondo gli studi raccolti in un position paper dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), l’efficacia nel prevenire le lesioni precancerose causate dai tipi di HPV contenuti in ciascun vaccino è del 90-100% nelle donne che non sono mai state infettate e che si sono attenute al protocollo (popolazione naïve);  si riduce a circa il 50% nelle donne già infettate con tipi di HPV presenti nel vaccino e che non hanno completato il ciclo vaccinale (popolazione reale).

 

Quali sono le indicazioni del Piano nazionale di prevenzione vaccinale?

Il Piano nazionale di prevenzione vaccinale raccomanda l’offerta attiva della vaccinazione anti HPV a tutta la popolazione (sia maschile sia femminile) nel dodicesimo anno di vita.

Le risposte del corso FAD

  • Quali sono le caratteristiche del papillomavirus?
  • Che incidenza ha l'infezione da HPV?
  • Quali sono i fattori che possono indurre lo sviluppo di un tumore da HPV?
  • Quali sono i test per la diagnosi precoce di tumore della cervice uterina?
  • Quali sono i vaccini disponibili?
  • Quando e come va somministrato il vaccino?
  • Quali sono gli effetti collaterali della vaccinazione?
  • Qual è il piano vaccinale nazionale?

Le risposte a queste e altre domande si trovano nel dossier del corso FAD.

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delirium post operatorio

Delirium post operatorio

delirium

Titolo: Delirium post operatorio (codice ECM 217304)
Destinatari: infermieri, infermieri pediatrici, assistenti sanitari
Scadenza: 15-02-2019
Crediti: 5
Costo: 20 €
Offerte: gratuito per gli iscritti al Collegio IPASVI Milano-Lodi MB
Programma: NursinFAD
Valutazione dei partecipanti (1.241 valutazioni):
8/10 rilevanza
8/10 qualità
8/10 efficacia

Cos'è il delirium post operatorio?

Il delirium post operatorio o stato confusionale acuto si può definire come uno stato clinico caratterizzato da alterazioni delle funzioni cognitive, dell’umore, dell’attenzione, della vigilanza e della coscienza di sé, che insorge in modo acuto in persone con o senza disturbi cognitivi.

Tre forme di delirium

Esistono tre forme di delirium post operatorio:

  • delirium  ipercinetico (il soggetto è irrequieto, agitato, disorientato nel tempo e nello spazio con allucinazioni visive e uditive, aggressivo e con eloquio alterato);
  • delirium ipocinetico (soggetto ipocinetico, stanco, apatico, si presenta rallentato di fronte a stimoli di varia natura);
  • delirium misto (il soggetto può presentare comportamenti che alternano i sintomi di entrambi i quadri descritti).

Occorre segnalare che la forma ipocinetica è spesso confusa con forme di depressione tipiche dell’anziano.

Epidemiologia

Il delirium post operatorio può manifestarsi a qualunque età, ma i bambini e gli anziani sono le categorie a rischio più alto. I primi perché hanno il sistema nervoso in via di sviluppo i secondi perché con l'invecchiamento possono aver accumulato danni a livello neuronale.

Nei bambini tra i 2 e i 5 anni vi è un aumento del rischio di emergence delirium, una particolare forma di delirium post operatorio in genere autolimitante e di breve durata (15 minuti) ma potenzialmente pericolosa.

L’incidenza varia dal 9 all’87% in funzione dell’età del paziente e del tipo di intervento chirurgico. Negli anziani sottoposti a intervento chirurgico l’incidenza è compresa tra il 5 e il 50%, ma i dati sono sottostimati in quanto molti casi di delirium non vengono riconosciuti.

Le risposte per la pratica quotidiana

Questo corso FAD ECM risponde a molte domande, fornendo risposte di immediata applicabilità clinica su:

  • Che cosa si intende per delirium post operatorio?
  • Quali sono i fattori di rischio?
  • Quali sono gli interventi assistenziali per la prevenzione del delirium post operatorio?
  • Quali sono gli interventi assistenziali per la gestione del delirium post operatorio?

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Prevenzione degli errori di terapia nella pratica infermieristica

Prevenzione degli errori di terapia nella pratica infermieristica

Titolo: Prevenzione degli errori di terapia nella pratica infermieristica (codice ECM 217363)
Destinatari:
infermieri, infermieri pediatrici, assistenti sanitari
Scadenza:
15-02-2019
Crediti:
5
Costo:
20 €
Offerte:
gratuito per gli iscritti al Collegio IPASVI Milano-Lodi MB
Programma:
Nursing FAD
Valutazione dei partecipanti (1.085 valutazioni):
8/10 rilevanza
8/10 qualità
8/10 efficacia

Errore di terapia

Secondo la definizione proposta dal National Coordinating Council for Medication Error Reporting and Prevention (NCCMERP), per errore di terapia si intende ogni evento avverso, indesiderabile, non intenzionale, prevenibile che può causare o portare a un uso inappropriato del farmaco o a un pericolo per il paziente.

L’errore di terapia (medication error) può verificarsi in una o più fasi del processo che va dalla prescrizione alla somministrazione, possiamo quindi avere:

  • errore di prescrizione;
  • errore di trascrizione/interpretazione;
  • errore di etichettatura/confezionamento;
  • errore di allestimento/preparazione;
  • errore di distribuzione;
  • errore di somministrazione.

Quali fattori contribuiscono a generare gli errori di terapia?

Gli errori da parte degli infermieri hanno in genere un’origine multifattoriale che comprende l’organizzazione del lavoro, le condizioni di lavoro, l’inesperienza, la distrazione e le interruzioni durante il lavoro. Le interruzioni sono più frequenti quando gli infermieri preparano la terapia in locali open space, durante la registrazione della somministrazione e tra una somministrazione e l’altra. La durata delle interruzioni varia da secondi a minuti e la gravità degli errori aumenta con la frequenza delle interruzioni.

Le risposte del corso FAD

  • Che cosa si intende per errori di terapia?
  • Quanto sono frequenti gli errori di terapia nella pratica clinica?
  • Quali fattori contribuiscono a generare gli errori di terapia?
  • Quale responsabilità hanno gli infermieri nella prevenzione degli errori di terapia?
  • Quali azioni sono previste dalle raccomandazioni ministeriali per prevenire gli errori di terapia?
  • Quali strategie sono efficaci per ridurre gli errori di somministrazione?
  • Quali effetti può comportare la triturazione dei farmaci?
  • Quali strumenti utilizzare per la segnalazione degli eventi avversi?

Le risposte a queste e altre domande si trovano nel dossier del corso.

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multiresistenza enterobatteri

La multiresistenza negli enterobatteri: un problema clinico emergente

multiresistenza enterobatteri

Titolo: La multiresistenza negli enterobatteri: un problema clinico emergente (codice ECM 201095)
Destinatari:
infermieri, infermieri pediatrici, assistenti sanitari, medici
Scadenza:
 03-09-2018
Crediti:
5
Costo:
20 €
Offerte:
gratuito per gli iscritti al Collegio IPASVI Milano-Lodi MB
Programma:
Nursing FAD
Valutazione dei partecipanti (3.805 valutazioni):
9/10 rilevanza
8/10 qualità
8/10 efficacia

La resistenza batterica

Negli ultimi settant’anni si sta assistendo a un aumento dei microrganismi resistenti agli antibiotici.

Le cause dello sviluppo della multiresistenza sono in particolare l’utilizzo inadeguato e l’inquinamento ambientale da farmaci antimicrobici.

L’aumento della multiresistenza ha ricadute sia sulla salute, con un aumento di morbilità, letalità, durata della malattia, possibilità di sviluppo di complicanze, possibilità di epidemie, sia di tipo economico.

L’Organizzazione mondiale della sanità e l’Unione europea hanno sottolineato l’importanza di questa tematica e indicato una serie di provvedimenti specifici volti a contenere il diffondersi della resistenza antimicrobica.

L’Unione europea, già dal 1999, ha inserito l’antibiotico-resistenza tra le priorità da affrontare.

Come si può prevenire la diffusione dei batteri multiresistenti?

Il contatto paziente-paziente è il principale meccanismo di trasmissione dei microrganismi multiresistenti.

Per prevenire la diffusione dei batteri resistenti occorre innanzitutto identificare in modo tempestivo i pazienti infetti o colonizzati.

A tal fine si raccomanda quindi di sottoporre a screening tutti i pazienti:

  • infetti/colonizzati noti con ultima positività risalente a più di 90 giorni dalla data del nuovo ricovero;
  • provenienti da paesi endemici (per esempio Israele, Grecia, Pakistan, India);
  • trasferiti da ospedali per acuti (pubblici o privati) e da centri neurologici per la riabilitazione;
  • con recente ricovero in ospedale per acuti (nei 3 mesi precedenti oppure se possibile, considerare i 6 mesi precedenti);
  • provenienti da strutture territoriali (case residenza anziani);
  • ricoverati in chirurgia trapianti;
  • ricoverati in terapia intensiva o in altri reparti a rischio (per esempio lungodegenza, oncologia, ematologia).

Una volta individuati i pazienti colonizzati/infetti bisognerebbe procedere all'isolamento sistemandoli in una camera singola con bagno.

Se sono presenti più pazienti infetti o colonizzati è possibile adottare l’isolamento per coorte.

In presenza di più casi di infezione in un reparto, soprattutto se con pazienti a rischio elevato, è raccomandabile individuare personale dedicato (cohorting staff).

Quali precauzione per l'operatore sanitario se un paziente è colonizzato/infetto?

All'ingresso della camera di un paziente colonizzato/infetto l'operatore sanitario deve indossare i dispositivi di protezione individuale monouso.

Tutti i dispositivi vanno preparati subito all’esterno della porta della stanza.

Sempre all'esterno, sulla porta della stanza, è importante appendere il cartello che indichi l’adozione delle precauzioni da contatto.

All'interno della stanza invece deve esservi un contenitore per rifiuti speciali a rischio infettivo.

Le risposte del corso FAD

  • Perché si assiste a un aumento della resistenza dei microrganismi?
  • Quali sono le dimensioni del fenomeno della multiresistenza?
  • Come si può prevenire la diffusione dei batteri multiresistenti?
  • Quali sono le misure per identificare i soggetti colonizzati o infetti?
  • Come va gestito il paziente con colonizzazione o infezione?
  • Quali sono le misure di isolamento di un soggetto colonizzato o infetto?
  • Quali sono le misure di controllo in caso di contaminazione degli endoscopi?

Le risposte a queste e altre domande si trovano nel dossier del corso.

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farmaci in allattamento

Farmaci in allattamento, quali raccomandazioni

allattamento farmaci

Titolo: Farmaci e allattamento (codice ECM 197291)
Destinatari: tutti gli operatori sanitari
Scadenza: 23-06-2018
Crediti: 5
Costo: 30 €
Offerte: -
Programma: FaviFAD
Valutazione dei partecipanti (641 valutazioni):
8/10 rilevanza
8/10 qualità
8/10 efficacia

L’allattamento e la somministrazione dei farmaci

L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda l'allattamento al seno esclusivo per i primi 6 mesi.

Nella maggior parte dei casi tale raccomandazione rimane valida anche quando la mamma deve assumere una terapia, sono pochi infatti i farmaci controindicati in modo assoluto durante l'allattamento.

Il ruolo dell'operatore sanitario

L' operatore sanitario ha un ruolo chiave nella gestione di terapie acute o croniche durante l'allattamento, in quanto deve valutare il rapporto rischio e beneficio della terapia in allattamento.

A tal fine occorre valutare le caratteristiche proprie del principio attivo e alcuni fattori specifici come:

  • l’utilità del farmaco per la mamma;
  • gli effetti potenziali del farmaco sulla produzione di latte;
  • la quantità di farmaco escreta nel latte materno;
  • l’assorbimento per via orale da parte del neonato;
  • il rischio potenziale di eventi negativi per il neonato;
  • l’età del bambino.

Farmaci compatibili e incompatibili con l'allattamento

In funzione del rischio di effetti negativi un farmaco può essere considerato:

  • compatibile con l’allattamento al seno quando gli effetti negativi per il neonato sono poco probabili; occorre tuttavia chiedere alla mamma di tenere sotto controllo il neonato e di segnalare se si verificano effetti negativi;
  • da evitare se possibile, in quanto può ridurre la produzione di latte o perché può causare effetti negativi nel bambino. Se questi farmaci vengono somministrati occorre tenere sotto controllo il neonato e valutare la comparsa di effetti negativi;
  • non compatibile con l’allattamento, in quanto ha un alto rischio di effetti negativi per il bambino. Bisogna evitare la somministrazione di questi farmaci alle donne che allattano e qualora siano necessari per la salute materna occorre raccomandare di interrompere l’allattamento

Le risposte per la pratica quotidiana

Questo corso FAD ECM risponde a molte domande, fornendo risposte di immediata applicabilità clinica su:

  • le indicazioni generali riguardo alla somministrazione dei farmaci nell'allattamento
  • le caratteristiche del farmaco che ne determinano il passaggio nel latte materno
  • il momento opportuno per somministrare i farmaci galattogoghi
  • i farmaci che si possono usare nei principali disturbi mammari legati all'allattamento
  • le situazioni più comuni di trattamento farmacologico durante l’allattamento
  • i metodi contraccettivi raccomandati in allattamento
  • le indicazioni riguardo alle sostanze da abuso nell'allattamento
  • le principali fonti di informazione per gli operatori sanitari

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triturazione dei farmaci

La triturazione dei farmaci

triturazione dei farmaci

Titolo: La triturazione dei farmaci (codice ECM 213103)
Destinatari: infermieri, infermieri pediatrici, assistenti sanitari, fisioterapisti, medici
Scadenza: 31-12-2018
Crediti: 5
Costo: 20 €
Offerte: gratuito per gli iscritti al Collegio IPASVI Milano-Lodi MB
Programma: NursingFAD
Valutazione dei partecipanti (7.365 valutazioni):
8/10 rilevanza
8/10 qualità
8/10 efficacia

E' corretto triturare i farmaci?

I farmaci non dovrebbero mai essere tritati ma di fatto è una pratica molto diffusa, soprattutto nelle residenze sanitario-assistenziali perché molti pazienti non riescono a deglutire le compresse intere a causa di patologie (per esempio demenza o ictus) o per la presenza di un sondino naso-gastrico o di una gastrostomia endoscopica percutanea.

Triturazione in sicurezza

Quando si tritano i farmaci si aumentano sia i rischi per il paziente, che può andare incontro a sottodosaggio o a sovradosaggio, sia per gli operatori sanitari che sono più esposti al principio attivo. Si raccomanda quindi, quando si ricorre alla triturazione, di utilizzare i dispositivi di protezione individuale e di rispettare le norme di igiene.

Le risposte del corso FAD

La triturazione dei farmaci è una pratica comune? Quali sono i possibili rischi e problemi legati alla triturazione? Qual è la modalità corretta per triturare i farmaci? Quali accorgimenti vanno adottati per somministrare farmaci camuffati negli alimenti? Quali farmaci non possono essere triturati?
Le risposte a queste e altre domande si trovano nel dossier del corso FAD sulla triturazione dei farmaci dedicato a infermieri, infermieri pediatrici e assistenti sanitari.

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ipodermoclisi disidratazione anziano

Un corso unico su una tecnica in grande ripresa: l’ipodermoclisi

ipodermoclisi disidratazione anziano

Titolo: Uso e pratica dell'ipodermoclisi (codice ECM 213038)
Modello didattico: casi di pratica clinico-assistenziale quotidiana tra evidence based e narrative medicine
Destinatari:
infermiere, infermiere pediatrico, assistente sanitario
Scadenza: 31-12-2018
Crediti: 5
Costo: 20 €
Offerte: gratuito per gli iscritti al Collegio IPASVI Milano-Lodi MB
Programma: NursingFAD
Valutazione dei partecipanti (6.990 valutazioni):
8/10 rilevanza
8/10 qualità
8/10 efficacia

L'ipodermoclisi sempre più diffusa

Per molti anni l'ipodermoclisi, cioè la somministrazione di liquidi nel sottocute, tecnica alternativa alla via endovenosa per l'idratazione dei soggetti specie anziani che non si idratano adeguatamente, è stata abbandonata.

Ora però, grazie a diversi studi, sta tornando in auge in ambito infermieristico soprattutto nelle residenze sanitario-assistenziali perché più pratica e semplice della somministrazione per via endovenosa.

Per la prima volta un corso di formazione a distanza viene dedicato a questa tecnica.

I consigli per una corretta somministrazione

L'ipodermoclisi è facile da mettere al paziente, ma l'infermiere deve conoscere bene la tecnica per evitare le possibili complicazioni.

Spesso infatti si rischia di creare edemi o di far penetrare l'ago in maniera scorretta.

Occorre anche ricordare che non tutti i liquidi possono essere somministrati per questa via e che l'ipodermoclisi non deve essere usata come via di somministrazione di farmaci.

Le risposte del corso FAD

  • A chi può essere applicata una ipedermoclisi?
  • Quale deve essere la velocità di discesa del liquido?
  • In che aree del corpo può essere inserita una ipodermoclici?
  • Qual è la quantità massima di liquidi somministrabili in una giornata con una ipodermoclisi?
  • Quali liquidi conviene somministrare per questa via?
  • Anche se non è adeguata a questo scopo si possono somministrare farmaci con l'ipodermoclisi?
  • Ogni quanto va cambiata una ipodermoclisi?
  • Quali sono le possibili complicanze locali e sistemiche?

Le risposte a queste e altre domande si trovano tutte nel dossier del corso FAD sull'ipodermoclisi dedicato a infermieri, infermieri pediatrici e assistenti sanitari.

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Lettura critica dell'articolo scientifico

Tutti i segreti per comprendere l’articolo scientifico

Lettura critica dell'articolo scientifico

Titolo: Lettura critica dell’articolo scientifico (codice ECM 178106)
Modello didattico: casi di pratica clinico-assistenziale quotidiana tra evidence based e narrative medicine
Destinatari:
tutte le professioni sanitarie
Scadenza: 31-12-2018
Crediti: 5
Costo: 20 €
Offerte: gratuito per gli iscritti FLI
Programma: FadInMed
Valutazione dei partecipanti (1.698 valutazioni):
8/10 rilevanza
8/10 qualità
7/10 efficacia

Una lettura difficile resa facile

Leggere un articolo scientifico non è un’impresa facile e soprattutto negli anni di studio non viene mai spiegato come si deve affrontare un articolo medico-scientifico.

Non molti sanno come fare a riconoscere se i risultati di una ricerca sono attendibili o meno, come fare ad avere un metodo che consenta di farsi un’opinione propria applicando i principi della lettura critica.

Tutto svelato in un corso FAD e in un ebook

E’ ora possibile rendere facile ciò che è difficile grazie a un corso FAD e a un ebook dedicato, prima pubblicazione italiana che affronta in maniera organica l’argomento.

Scoprirete come si legge un articolo medico-scientifico, come si valutano le diverse sezioni, in cosa credere e cosa non credere, quanto fare affidamento sui dati statistici riportati e quanto invece assumere un atteggiamento diffidente.

In un modo divertente potrete addentrarvi nei segreti dell’articolo scientifico.

Le risposte pratiche alle vostre domande

Nel corso FAD e nell’ebook potrete trovare risposta a queste e altre domande:

  • che cos’è la lettura critica dell’articolo scientifico?
  • come si deve leggere un articolo scientifico?
  • come si può capire se uno studio è attendibile?
  • come apprendere i principi base della statistica?
  • come riconoscere i trabocchetti per poterli evitare?
  • che influenza hanno i conflitti di interesse sui risultati degli studi clinici?
  • quali metodi si possono adottare per la lettura critica dell’articolo scientifico?

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Farmaci e bambini

Come usare i farmaci nel bambino: una guida per una terapia sicura

Farmaci e bambini

Titolo: Farmaci e bambini (codice ECM 143958)
Destinatari: tutti gli operatori sanitari
Scadenza: 31-12-2018
Crediti: 5
Costo: 30 €
Offerte: -
Programma: FaviFAD
Valutazione dei partecipanti (4.048 valutazioni):
8/10 rilevanza
8/10 qualità
8/10 efficacia

I rischi legati all'uso dei farmaci nei bambini

Un bambino su due riceve un farmaco nell'arco di un anno, per lo più si tratta di medicine per l’apparato respiratorio o antibiotici. Spesso però queste terapie si accompagnano a reazioni avverse, che devono essere riconosciute per tempo e segnalate alla Rete nazionale di farmacovigilanza.

I bambini non sono adulti in miniatura

I bambini vengono erroneamente considerati “adulti in miniatura”, senza tenere conto delle caratteristiche, sia fisiologiche sia psicologiche, che contraddistinguono le diverse fasce d’età. Senza adeguate informazioni circa l’efficacia e la sicurezza dei farmaci in età pediatrica, si possono commettere errori di prescrizione e somministrazione con gravi conseguenze per il piccolo paziente.

I motivi delle reazioni avverse

Molte delle reazioni avverse sono legate al meccanismo dei farmaci e sono largamente prevedibili adottando opportune precauzioni. L’allergia ai farmaci è un rischio reale, ma spesso sovrastimato a causa della notevole sensibilità della cute nel bambino. Particolare attenzione bisogna porre anche agli eccipienti inseriti nelle formulazioni.

Le risposte per una buona pratica clinica

Questo corso FAD ECM fornisce risposte alle seguenti domande:

  • Quanto sono frequenti le reazioni avverse da farmaco nel bambino?
  • Quali sono le differenze tra bambino e adulto in termini di farmacocinetica e farmacodinamica?
  • Quali sono le reazioni avverse più frequenti e rilevanti  in età pediatrica?
  • Quali farmaci danno più spesso reazioni avverse nel bambino?
  • Come prevenire le reazioni avverse da farmaco o vaccino?
  • Come gestire una reazione avversa da farmaco o vaccino, specie se grave?
  • Come segnalare la reazione avversa osservata?

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