multiresistenza enterobatteri

La multiresistenza negli enterobatteri: un problema clinico emergente

multiresistenza enterobatteri

Titolo: La multiresistenza negli enterobatteri: un problema clinico emergente (codice ECM 201095)
Destinatari:
infermieri, infermieri pediatrici, assistenti sanitari, medici
Scadenza:
 03-09-2018
Crediti:
5
Costo:
20 €
Offerte:
gratuito per gli iscritti al Collegio IPASVI Milano-Lodi MB
Programma:
Nursing FAD
Valutazione dei partecipanti (2.312 valutazioni):
9/10 rilevanza
8/10 qualità
8/10 efficacia

La resistenza batterica

Negli ultimi settant’anni si sta assistendo a un aumento dei microrganismi resistenti agli antibiotici.

Le cause dello sviluppo della multiresistenza sono in particolare l’utilizzo inadeguato e l’inquinamento ambientale da farmaci antimicrobici.

L’aumento della multiresistenza ha ricadute sia sulla salute, con un aumento di morbilità, letalità, durata della malattia, possibilità di sviluppo di complicanze, possibilità di epidemie, sia di tipo economico.

L’Organizzazione mondiale della sanità e l’Unione europea hanno sottolineato l’importanza di questa tematica e indicato una serie di provvedimenti specifici volti a contenere il diffondersi della resistenza antimicrobica.

L’Unione europea, già dal 1999, ha inserito l’antibiotico-resistenza tra le priorità da affrontare.

Come si può prevenire la diffusione dei batteri multiresistenti?

Il contatto paziente-paziente è il principale meccanismo di trasmissione dei microrganismi multiresistenti.

Per prevenire la diffusione dei batteri resistenti occorre innanzitutto identificare in modo tempestivo i pazienti infetti o colonizzati.

A tal fine si raccomanda quindi di sottoporre a screening tutti i pazienti:

  • infetti/colonizzati noti con ultima positività risalente a più di 90 giorni dalla data del nuovo ricovero;
  • provenienti da paesi endemici (per esempio Israele, Grecia, Pakistan, India);
  • trasferiti da ospedali per acuti (pubblici o privati) e da centri neurologici per la riabilitazione;
  • con recente ricovero in ospedale per acuti (nei 3 mesi precedenti oppure se possibile, considerare i 6 mesi precedenti);
  • provenienti da strutture territoriali (case residenza anziani);
  • ricoverati in chirurgia trapianti;
  • ricoverati in terapia intensiva o in altri reparti a rischio (per esempio lungodegenza, oncologia, ematologia).

Una volta individuati i pazienti colonizzati/infetti bisognerebbe procedere all'isolamento sistemandoli in una camera singola con bagno.

Se sono presenti più pazienti infetti o colonizzati è possibile adottare l’isolamento per coorte.

In presenza di più casi di infezione in un reparto, soprattutto se con pazienti a rischio elevato, è raccomandabile individuare personale dedicato (cohorting staff).

Quali precauzione per l'operatore sanitario se un paziente è colonizzato/infetto?

All'ingresso della camera di un paziente colonizzato/infetto l'operatore sanitario deve indossare i dispositivi di protezione individuale monouso.

Tutti i dispositivi vanno preparati subito all’esterno della porta della stanza.

Sempre all'esterno, sulla porta della stanza, è importante appendere il cartello che indichi l’adozione delle precauzioni da contatto.

All'interno della stanza invece deve esservi un contenitore per rifiuti speciali a rischio infettivo.

Le risposte del corso FAD

  • Perché si assiste a un aumento della resistenza dei microrganismi?
  • Quali sono le dimensioni del fenomeno della multiresistenza?
  • Come si può prevenire la diffusione dei batteri multiresistenti?
  • Quali sono le misure per identificare i soggetti colonizzati o infetti?
  • Come va gestito il paziente con colonizzazione o infezione?
  • Quali sono le misure di isolamento di un soggetto colonizzato o infetto?
  • Quali sono le misure di controllo in caso di contaminazione degli endoscopi?

Le risposte a queste e altre domande si trovano nel dossier del corso.

Lasciaci la tua mail e resta aggiornata/o





farmaci in allattamento

Farmaci in allattamento, quali raccomandazioni

allattamento farmaci

Titolo: Farmaci e allattamento (codice ECM 197291)
Destinatari: tutti gli operatori sanitari
Scadenza: 23-06-2018
Crediti: 5
Costo: 30 €
Offerte: -
Programma: FaviFAD
Valutazione dei partecipanti (272 valutazioni):
8/10 rilevanza
8/10 qualità
8/10 efficacia

L’allattamento e la somministrazione dei farmaci

L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda l'allattamento al seno esclusivo per i primi 6 mesi.

Nella maggior parte dei casi tale raccomandazione rimane valida anche quando la mamma deve assumere una terapia, sono pochi infatti i farmaci controindicati in modo assoluto durante l'allattamento.

Il ruolo dell'operatore sanitario

L' operatore sanitario ha un ruolo chiave nella gestione di terapie acute o croniche durante l'allattamento, in quanto deve valutare il rapporto rischio e beneficio della terapia in allattamento.

A tal fine occorre valutare le caratteristiche proprie del principio attivo e alcuni fattori specifici come:

  • l’utilità del farmaco per la mamma;
  • gli effetti potenziali del farmaco sulla produzione di latte;
  • la quantità di farmaco escreta nel latte materno;
  • l’assorbimento per via orale da parte del neonato;
  • il rischio potenziale di eventi negativi per il neonato;
  • l’età del bambino.

Farmaci compatibili e incompatibili con l'allattamento

In funzione del rischio di effetti negativi un farmaco può essere considerato:

  • compatibile con l’allattamento al seno quando gli effetti negativi per il neonato sono poco probabili; occorre tuttavia chiedere alla mamma di tenere sotto controllo il neonato e di segnalare se si verificano effetti negativi;
  • da evitare se possibile, in quanto può ridurre la produzione di latte o perché può causare effetti negativi nel bambino. Se questi farmaci vengono somministrati occorre tenere sotto controllo il neonato e valutare la comparsa di effetti negativi;
  • non compatibile con l’allattamento, in quanto ha un alto rischio di effetti negativi per il bambino. Bisogna evitare la somministrazione di questi farmaci alle donne che allattano e qualora siano necessari per la salute materna occorre raccomandare di interrompere l’allattamento

Le risposte per la pratica quotidiana

Questo corso FAD ECM risponde a molte domande, fornendo risposte di immediata applicabilità clinica su:

  • le indicazioni generali riguardo alla somministrazione dei farmaci nell'allattamento
  • le caratteristiche del farmaco che ne determinano il passaggio nel latte materno
  • il momento opportuno per somministrare i farmaci galattogoghi
  • i farmaci che si possono usare nei principali disturbi mammari legati all'allattamento
  • le situazioni più comuni di trattamento farmacologico durante l’allattamento
  • i metodi contraccettivi raccomandati in allattamento
  • le indicazioni riguardo alle sostanze da abuso nell'allattamento
  • le principali fonti di informazione per gli operatori sanitari

Lasciaci la tua mail e resta aggiornata/o





infezioni-catetere-escherichia-coli

Prevenzione delle infezioni urinarie nei soggetti cateterizzati

infezioni-catetere-escherichia-coli

Titolo: Prevenzione delle infezioni urinarie nei soggetti cateterizzati (codice ECM 192373)
Destinatari:
infermieri, infermieri pediatrici, assistenti sanitari, medici
Scadenza:
27-04-2018
Crediti:
5
Costo:
20 €
Offerte:
gratuito per gli iscritti al Collegio IPASVI Milano-Lodi MB
Programma:
Nursing FAD
Valutazione dei partecipanti (3.261 valutazioni):
8/10 rilevanza
8/10 qualità
8/10 efficacia

Cateterismo e infezioni delle vie urinarie

L’infezione delle vie urinarie è la complicanza più comune del cateterismo vescicale. Tali infezioni sono responsabili del 40% delle infezioni ospedaliere; di queste una percentuale che varia dal 67 al 74% è causata dal catetere vescicale.

La durata del cateterismo vescicale è strettamente connessa con il rischio di batteriuria e di infezione. Per ogni giorno di permanenza del catetere il rischio di batteriuria aumenta dal 3 al 7%.

Il 26% dei pazienti con catetere vescicale a permanenza per 2-10 giorni ha una batteriuria e di questi il 24% sviluppa un’infezione sintomatica del tratto urinario.

Quali sono le principali cause dell'infezione?

La procedura di inserimento del catetere, se eseguita senza rispettare le raccomandazioni e le norme igieniche, è la principale causa di infezione. 

Le infezioni possono essere causate anche dalla risalita di microrganismi lungo il catetere grazie al biofilm che si forma tra mucosa uretrale e catetere.

Questa modalità di infezione è più frequente nel sesso femminile per la brevità dell’uretra (colonizzazione extraluminale).

Un'altra causa è il reflusso di microrganismi dalla sacca di drenaggio o dall'interruzione del sistema chiuso (colonizzazione intraluminale). Tale modalità è meno frequente.

Quali sono le precauzioni per ridurre il rischio di infezione?

Si raccomanda innanzitutto di tenere il sistema di drenaggio chiuso: se si interrompe si sconnette o ci sono perdite lo si deve sostituire usando tecniche asettiche e materiale sterile.

L’igiene quotidiana va eseguita con acqua e sapone: l'uso di soluzioni antisettiche non è raccomandato.

Inoltre, è importante limitare la durata del cateterismo, in quanto maggiore è la durata più alto è il rischio.

Le risposte del corso FAD

  • Quali sono le indicazioni all'uso del catetere vescicale?
  • Quali sono i criteri per scegliere il catetere più adatto?
  • Quali sono le precauzioni da seguire per l’inserimento e rimozione di un catetere vescicale?
  • Quali sono le precauzioni per prevenire le infezioni nel paziente cateterizzato?
  • Come va gestito un paziente cateterizzato, per ridurre il rischio di complicanze?
  • Quali sono le principali complicanze legate al cateterismo vescicale?

Le risposte a queste e altre domande si trovano nel dossier del corso.

Lasciaci la tua mail e resta aggiornata/o





nausea e vomito chemioterapia

Nausea e vomito da chemioterapia

nausea e vomito chemioterapia

Titolo: Nausea e vomito da chemitoerapia (codice ECM 183548)
Destinatari:
infermieri, infermieri pediatrici, assistenti sanitari, medici
Scadenza:
19-02-2018
Crediti:
5
Costo:
20 €
Offerte:
gratuito per gli iscritti al Collegio IPASVI Milano-Lodi MB
Programma:
Nursing FAD
Valutazione dei partecipanti (3.368 valutazioni):
8/10 rilevanza
8/10 qualità
8/10 efficacia

Nausea e vomito da chemioterapia

Pur essendo migliorata in modo sostanziale la gestione di nausea e vomito grazie all'introduzione di nuovi farmaci antiemetici  ancora oggi vomita circa il 40% dei pazienti sottoposti a cicli chemioterapici a moderato o alto potenziale emetogeno.

Tali sintomi possono avere ricadute gravi in quanto: favoriscono lo sviluppo di ansia e di disturbi depressivi, riducono la compliance causando ritardi nella somministrazione dei successivi cicli chemioterapici.

Di conseguenza possono influenzare la progressione della malattia e anche la sopravvivenza.

Perché la chemioterapia causa nausea e vomito?

La chemioterapia può scatenare nausea e vomito con due meccanismi diversi: agendo direttamente a livello dell'encefalo (chemoreceptor trigger zone) oppure con un'azione indiretta a livello gastrointestinale.

In questo secondo caso la chemioterapia produce radicali liberi che provocano un eccessivo rilascio di serotonina da parte delle cellule enterocromaffini del tratto gastrointestinale.

La serotonina lega quindi i recettori 5-HT3 e questo legame conduce l’informazione al cervello che può scatenare la comparsa di vomito.

L'importanza della prevenzione

La prevenzione è fondamentale per evitare la comparsa di nausea e vomito.

A tal fine occorre valutare a priori i possibili fattori di rischio di nausea e vomito legati al paziente e al regime chemioterapico in modo da scegliere una profilassi adeguata sulla base delle linee guida evidence based

Nella scelta è importante tenere presenti anche gli effetti collaterali della terapia antiemetica, la variabilità individuale nella soglia di tolleranza della nausea, lo stato nutrizionale, le patologie concomitanti, le eventuali interazioni con i farmaci assunti, le preferenze del paziente e che la risposta può cambiare da un ciclo a quello successivo.

Una volta avviata la chemioterapia occorre rivalutare e riadattare nel tempo la terapia antiemetica tenendo conto delle condizioni cliniche e delle possibili modifiche all’iter terapeutico.

E’ importante che ci sia anche un’attiva partecipazione del paziente per evitare una sottostima della tossicità del trattamento e una terapia di supporto non ottimale.

Esistono numerose classi di farmaci per il trattamento di nausea e vomito. Le linee guida distinguono 4 categorie di agenti emetogeni in funzione del rischio di emesi associato al chemioterapico.

Le risposte del corso FAD

  • Quali sono le forme di nausea e vomito da chemioterapia?
  • Quali sono i fattori di rischio e quali le conseguenze di nausea e vomito da chemioterapia?
  • Come si valuta la nausea e il vomito da chemioterapia?
  • Quali sono gli interventi farmacologici per la prevenzione e il trattamento della nausea e del vomito da chemioterapia?
  • Quali sono gli interventi non farmacologici per la gestione della nausea e del vomito da chemioterapia?

Le risposte a queste e altre domande si trovano nel dossier del corso FAD sulla nausea e vomito da chemioterapia dedicato a infermieri, infermieri pediatrici, assistenti sanitari e medici.

Lasciaci la tua mail e resta aggiornata/o





triturazione dei farmaci

La triturazione dei farmaci

triturazione dei farmaci

Titolo: La triturazione dei farmaci (codice ECM 169673)
Destinatari: infermieri, infermieri pediatrici, assistenti sanitari, fisioterapisti, medici
Scadenza: 31-12-2017
Crediti: 5
Costo: 20 €
Offerte: gratuito per gli iscritti al Collegio IPASVI Milano-Lodi MB
Programma: NursingFAD
Valutazione dei partecipanti (6.760 valutazioni):
8/10 rilevanza
8/10 qualità
8/10 efficacia

E' corretto triturare i farmaci?

I farmaci non dovrebbero mai essere tritati ma di fatto è una pratica molto diffusa, soprattutto nelle residenze sanitario-assistenziali perché molti pazienti non riescono a deglutire le compresse intere a causa di patologie (per esempio demenza o ictus) o per la presenza di un sondino naso-gastrico o di una gastrostomia endoscopica percutanea.

Triturazione in sicurezza

Quando si tritano i farmaci si aumentano sia i rischi per il paziente, che può andare incontro a sottodosaggio o a sovradosaggio, sia per gli operatori sanitari che sono più esposti al principio attivo. Si raccomanda quindi, quando si ricorre alla triturazione, di utilizzare i dispositivi di protezione individuale e di rispettare le norme di igiene.

Le risposte del corso FAD

La triturazione dei farmaci è una pratica comune? Quali sono i possibili rischi e problemi legati alla triturazione? Qual è la modalità corretta per triturare i farmaci? Quali accorgimenti vanno adottati per somministrare farmaci camuffati negli alimenti? Quali farmaci non possono essere triturati?
Le risposte a queste e altre domande si trovano nel dossier del corso FAD sulla triturazione dei farmaci dedicato a infermieri, infermieri pediatrici e assistenti sanitari.

Lasciaci la tua mail e resta aggiornata/o





ipodermoclisi disidratazione anziano

Un corso unico su una tecnica in grande ripresa: l’ipodermoclisi

ipodermoclisi disidratazione anziano

Titolo: Uso e pratica dell'ipodermoclisi (codice ECM 160211)
Modello didattico: casi di pratica clinico-assistenziale quotidiana tra evidence based e narrative medicine
Destinatari:
infermiere, infermiere pediatrico, assistente sanitario
Scadenza: 31-12-2017
Crediti: 5
Costo: 20 €
Offerte: gratuito per gli iscritti al Collegio IPASVI Milano-Lodi MB
Programma: NursingFAD
Valutazione dei partecipanti (6.440 valutazioni):
8/10 rilevanza
8/10 qualità
8/10 efficacia

L'ipodermoclisi sempre più diffusa

Per molti anni l'ipodermoclisi, cioè la somministrazione di liquidi nel sottocute, tecnica alternativa alla via endovenosa per l'idratazione dei soggetti specie anziani che non si idratano adeguatamente, è stata abbandonata.

Ora però, grazie a diversi studi, sta tornando in auge in ambito infermieristico soprattutto nelle residenze sanitario-assistenziali perché più pratica e semplice della somministrazione per via endovenosa.

Per la prima volta un corso di formazione a distanza viene dedicato a questa tecnica.

I consigli per una corretta somministrazione

L'ipodermoclisi è facile da mettere al paziente, ma l'infermiere deve conoscere bene la tecnica per evitare le possibili complicazioni.

Spesso infatti si rischia di creare edemi o di far penetrare l'ago in maniera scorretta.

Occorre anche ricordare che non tutti i liquidi possono essere somministrati per questa via e che l'ipodermoclisi non deve essere usata come via di somministrazione di farmaci.

Le risposte del corso FAD

  • A chi può essere applicata una ipedermoclisi?
  • Quale deve essere la velocità di discesa del liquido?
  • In che aree del corpo può essere inserita una ipodermoclici?
  • Qual è la quantità massima di liquidi somministrabili in una giornata con una ipodermoclisi?
  • Quali liquidi conviene somministrare per questa via?
  • Anche se non è adeguata a questo scopo si possono somministrare farmaci con l'ipodermoclisi?
  • Ogni quanto va cambiata una ipodermoclisi?
  • Quali sono le possibili complicanze locali e sistemiche?

Le risposte a queste e altre domande si trovano tutte nel dossier del corso FAD sull'ipodermoclisi dedicato a infermieri, infermieri pediatrici e assistenti sanitari.

Lasciaci la tua mail e resta aggiornata/o





Infezione virus zika

Tutto sull’infezione da virus Zika

Infezione virus zika

Titolo: L'infezione da virus Zika (codice ECM 160168)
Modello didattico: casi di pratica clinico-assistenziale quotidiana tra evidence based e narrative medicine
Destinatari:
tutti gli operatori sanitari
Scadenza: 31-12-2017
Crediti: 5
Costo: 30 €
Programma: Instant Learning
Valutazione dei partecipanti (840 valutazioni):
8/10 rilevanza
8/10 qualità
8/10 efficacia

La minaccia del virus Zika

L'epidemia da virus Zika in corso in Sud America sembra lontana da noi e non poterci toccare.

Ma l'arrivo dell'estate e il fatto che in Italia sia endemico uno dei vettori, la zanzara Aedes albopictus, nota ai più come zanzara tigre, pone importanti problemi di sanità pubblica.

E' davvero un rischio o è un'ipotesi remota? Questo corso FAD offre tutti gli elementi per farsene un'idea e capire come comportarsi.

I danni provocati dal virus

L'infezione acuta da virus Zika non è preoccupante per la singola persona, non ha niente a che spartire per esempio con la gravità dell'infezione da Ebola che ha occupato le cronache dell'ultimo anno.

Si tratta di un'infezione autolimitante e che dà sintomi per non più di una settimana.

Le conseguenze sono però ben più gravi in alcune persone a distanza di tempo, con la comparsa di una sindrome di Guillain-Barré, e ancora più gravi sono i danni se a essere infettato è un feto.

Le prove accumulate sono ormai tali che sembra certo esserci un nesso tra infezione neonatale e microcefalia, condizione gravissima.

Che cosa fare per evitare il contagio

Il virus Zika può essere trasmesso da zanzare del genere Aedes (in particolare Aedes aegypti ed Aedes albopictus), oppure per via sessuale, o per via materno-fetale in utero.

Il virus è presente anche nel sangue (e quindi è ipotizzabile il contagio attraverso emotrasfusioni), nell'urina, nella saliva e nello sperma.

I comportamenti da adottare riguardano quindi la difesa dalle punture di zanzara e l'astensione sessuale o il sesso protetto (con preservativo) in caso di sospetto che il partner sia infetto.

Le risposte del corso FAD sul virus Zika

Grazie al fatto che la Commissione Nazionale ECM ha creato una via preferenziale per l'accreditamento dei corsi di formazione sul virus Zika, questo corso FAD è il primo che esce sull'argomento, aggiornato agli ultimissimi dati disponibili. 

E' una nuova filosofia di formazione a distanza, tanto che abbiamo creato il programma Instant Learning per rispondere ai bisogni formativi urgenti.

Chi farà il corso troverà risposta a queste e molte altre domande:

  • Quanto è diffuso il virus Zika?
  • Quali sono i rischi reali che il virus Zika arrivi in Italia?
  • Quali consigli si possono dare per ridurre il rischio di contagio?
  • Come si gestisce il paziente con virus Zika?
  • Come si fa la diagnosi di infezione da virus Zika?
  • Come prevenire, a livello di sanità pubblica, l'epidemia?
  • Come comunicare con il paziente con Zika?
  • Quali consigli dare alle donne gravide o in epoca fertile?

Lasciaci la tua mail e resta aggiornata/o





Lettura critica dell'articolo scientifico

Tutti i segreti per comprendere l’articolo scientifico

Lettura critica dell'articolo scientifico

Titolo: Lettura critica dell’articolo scientifico (codice ECM 178106)
Modello didattico: casi di pratica clinico-assistenziale quotidiana tra evidence based e narrative medicine
Destinatari:
tutte le professioni sanitarie
Scadenza: 31-12-2017
Crediti: 5
Costo: 20 €
Offerte: gratuito per gli iscritti AIDI, AITA, FLI
Programma: FadInMed
Valutazione dei partecipanti (1.206 valutazioni):
8/10 rilevanza
8/10 qualità
7/10 efficacia

Una lettura difficile resa facile

Leggere un articolo scientifico non è un’impresa facile e soprattutto negli anni di studio non viene mai spiegato come si deve affrontare un articolo medico-scientifico.

Non molti sanno come fare a riconoscere se i risultati di una ricerca sono attendibili o meno, come fare ad avere un metodo che consenta di farsi un’opinione propria applicando i principi della lettura critica.

Tutto svelato in un corso FAD e in un ebook

E’ ora possibile rendere facile ciò che è difficile grazie a un corso FAD e a un ebook dedicato, prima pubblicazione italiana che affronta in maniera organica l’argomento.

Scoprirete come si legge un articolo medico-scientifico, come si valutano le diverse sezioni, in cosa credere e cosa non credere, quanto fare affidamento sui dati statistici riportati e quanto invece assumere un atteggiamento diffidente.

In un modo divertente potrete addentrarvi nei segreti dell’articolo scientifico.

Le risposte pratiche alle vostre domande

Nel corso FAD e nell’ebook potrete trovare risposta a queste e altre domande:

  • che cos’è la lettura critica dell’articolo scientifico?
  • come si deve leggere un articolo scientifico?
  • come si può capire se uno studio è attendibile?
  • come apprendere i principi base della statistica?
  • come riconoscere i trabocchetti per poterli evitare?
  • che influenza hanno i conflitti di interesse sui risultati degli studi clinici?
  • quali metodi si possono adottare per la lettura critica dell’articolo scientifico?

Lasciaci la tua mail e resta aggiornata/o





Farmaci e bambini

Come usare i farmaci nel bambino: una guida per una terapia sicura

Farmaci e bambini

Titolo: Farmaci e bambini (codice ECM 143958)
Destinatari: tutti gli operatori sanitari
Scadenza: 31-12-2017
Crediti: 5
Costo: 30 €
Offerte: -
Programma: FaviFAD
Valutazione dei partecipanti (3.789 valutazioni):
8/10 rilevanza
8/10 qualità
8/10 efficacia

I rischi legati all'uso dei farmaci nei bambini

Un bambino su due riceve un farmaco nell'arco di un anno, per lo più si tratta di medicine per l’apparato respiratorio o antibiotici. Spesso però queste terapie si accompagnano a reazioni avverse, che devono essere riconosciute per tempo e segnalate alla Rete nazionale di farmacovigilanza.

I bambini non sono adulti in miniatura

I bambini vengono erroneamente considerati “adulti in miniatura”, senza tenere conto delle caratteristiche, sia fisiologiche sia psicologiche, che contraddistinguono le diverse fasce d’età. Senza adeguate informazioni circa l’efficacia e la sicurezza dei farmaci in età pediatrica, si possono commettere errori di prescrizione e somministrazione con gravi conseguenze per il piccolo paziente.

I motivi delle reazioni avverse

Molte delle reazioni avverse sono legate al meccanismo dei farmaci e sono largamente prevedibili adottando opportune precauzioni. L’allergia ai farmaci è un rischio reale, ma spesso sovrastimato a causa della notevole sensibilità della cute nel bambino. Particolare attenzione bisogna porre anche agli eccipienti inseriti nelle formulazioni.

Le risposte per una buona pratica clinica

Questo corso FAD ECM fornisce risposte alle seguenti domande:

  • Quanto sono frequenti le reazioni avverse da farmaco nel bambino?
  • Quali sono le differenze tra bambino e adulto in termini di farmacocinetica e farmacodinamica?
  • Quali sono le reazioni avverse più frequenti e rilevanti  in età pediatrica?
  • Quali farmaci danno più spesso reazioni avverse nel bambino?
  • Come prevenire le reazioni avverse da farmaco o vaccino?
  • Come gestire una reazione avversa da farmaco o vaccino, specie se grave?
  • Come segnalare la reazione avversa osservata?

Lasciaci la tua mail e resta aggiornata/o