Malattie emergenti: il vaiolo delle scimmie

Titolo: Malattie emergenti: il vaiolo delle scimmie (ID ECM 361777)
Destinatari: tutti gli operatori sanitari
Scadenza: 31-12-2022
Crediti: 3
Costo: 30 €
Programma: Instant Learning
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Perché seguire questo corso ECM?

Il 23 luglio 2022 l'OMS ha dichiarato per il vaiolo delle scimmie lo stato di emergenza sanitaria globale visto il numero di casi in tutto il mondo. C'è ancora poca chiarezza su questa malattia, e i mezzi di comunicazione non hanno certo aiutato nell'informare correttamente le persone. Da qui l'esigenza di un corso di formazione a distanza che riporti le conoscenze scientifiche sul virus e sulla malattia.

Quali sono le caratteristiche del virus?

Il virus del vaiolo delle scimmie, noto come virus del vaiolo delle scimmie (MPXV), prende il nome dagli animali nei quali è stato riscontrato per la prima volta. Era il 1958 quando in un laboratorio di ricerca danese alcune scimmie, importate per scopi di ricerca, manifestarono una malattia mucocutanea vescicolare, molto simile al vaiolo anche se meno grave.
Ecco spiegata la denominazione data al virus che venne isolato e identificato.
Soltanto nel 1970 però si ebbe la prova della trasmissibilità del virus del vaiolo delle scimmie all’uomo: il virus fu, infatti, isolato in un bambino di 9 anni ricoverato nella regione equatoriale della Repubblica Democratica del Congo, dove era in atto un’intensa sorveglianza sui casi sospetti di vaiolo.

Negli anni a seguire casi di malattia nell’uomo da virus del vaiolo delle scimmie sono stati riportati in diversi paesi africani, dove il virus è considerato endemico e causa di frequenti focolai.
Dall’inizio del XXI secolo, tuttavia, la conta dei casi è notevolmente aumentata nell’uomo, e anche la sua distribuzione globale si è ampliata.

Perché sono aumentati i casi endemici africani di vaiolo delle scimmie?

Le cause dell’incremento dei casi endemici africani sembra siano correlate a una serie di fattori:

  • l’interruzione della vaccinazione contro il vaiolo;
  • l’aumentata deforestazione;
  • le migliorate capacità di sorveglianza e di diagnosi anche nelle regioni africane;
  • una probabile evoluzione del virus stesso.

A partire dall’inizio di maggio 2022 migliaia di casi di malattia nell’uomo da virus del vaiolo delle scimmie si sono verificati in oltre 70 paesi delle Regioni dell’OMS, causando una vera e propria epidemia, i cui meccanismi epidemiologici e di trasmissione sono ancora in fase di studio. La tendenza attuale è al continuo aumento.

A chi è dedicato questo corso ECM?

Il corso ECM è rivolto a tutti gli operatori sanitari

 

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    La salute sul lavoro delle persone LGBTQ+

    Titolo: La salute sul lavoro delle persone LGBTQ+(codice ECM 349631)
    Destinatari:
    tutti gli operatori sanitari
    Scadenza:
    31-12-2022
    Crediti:
    2
    Costo:
    20 €
    Programma:
    MeLa Flash
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    Perché seguire questo corso ECM sulle persone LGBTQ+

    Il tema LGBTQ sta diventando sempre più presente nella nostra società. In letteratura scientifica è in costante aumento il numero degli studi dedicati alla salute a 360 gradi di queste persone. Seguendo questo corso si possono acquisire le conoscenze di base riguardo le diverse definizioni e per affrontare i problemi di salute delle persone LGBTQ nel mondo del lavoro.

    Che cosa significa LGBTQ?

    LGBTQ è un acronimo di origine anglosassone usato per indicare le persone Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender. L’aggiunta di una Q sta per Queer o Genderqueer per comprendere quelle persone con identità di genere non conforme alla concezione binaria uomo-donna. La sigla più corretta sarebbe LBGTIQ in cui la I sta per intersessuali. Il simbolo + viene aggiunto per comprendere in maniera ancora più ampia anche altri gruppi di popolazione. Per esempio sono compresi gli asessuali cioè quelle persone che non sentono il desiderio di avere rapporti sessuali e/o che non sono sessualmente attratte da altre persone e tutte le possibili variazioni, comprese in un ampio spettro, che non devono essere considerate patologiche.

    Orientamento sessuale

    L'orientamento sessuale indica l’attrazione fisica e/o emozionale verso una persona. Per esempio, un uomo gay è innamorato e/o attratto da altri uomini, una persona lesbica è una donna innamorata e/o attratta da altre donne, una persona bisessuale o pansessuale è una persona innamorata e/o attratta dalle persone indipendentemente dal genere. L’orientamento sessuale di una persona non è in alcun modo correlato alla sua identità di genere.

    Identità di genere

    L’identità di genere fa invece riferimento al genere a cui ci si sente di appartenere. Una persona può definirsi uomo, donna o appartenente a un genere non riconducibile a nessuno dei due, perché per esempio fluttua tra i generi, variando a seconda del momento o di altre circostanze (gender fluid) all’interno di un’ampia gamma di sfumature. L’identità di genere non ha nulla a che vedere con l’aspetto fisico, con i caratteri sessuali o con l’orientamento sessuale. Nella maggioranza dei casi, l’identità di genere è in linea con il sesso biologico, ovvero con le caratteristiche biologiche con cui una persona nasce. Tuttavia, in una minoranza di persone (stimata tra l’1 e il 2% della popolazione mondiale) queste caratteristiche presentano variazioni o incroci con vari stati intermedi, classificati come condizioni intersessuali.

    Che cos'è la transfobia?

    Per sindrome transfobica si intende un disagio emotivo provato dalle persone nei confronti degli individui non conformi agli stereotipi di genere della società in senso lato e più nei confronti di individui di genere non conforme.
    Le persone transfobiche provano emozioni che vanno dall’insofferenza al disgusto fino all’odio vero e proprio nei confronti di chiunque non si comporti come un maschio o una femmina “tipici”.

    Questa dimensione psicologica non è una vera e propria fobia, perché le persone fobiche generalmente arrecano danno a se stesse, isolandosi a causa delle proprie paure, mentre la transfobia ha come conseguenza un danno nei confronti degli altri.
    Le persone transfobiche arrivano a percepire ogni espressione di genere diversa da quella considerata “tipica” come anormale.

    Secondo la letteratura scientifica questi individui tendono a vedere le cose in modo dicotomico (o nero o bianco), spesso sono molto conformiste e hanno una bassa stima di se stessi. Uno studio italiano indica che gli uomini rivelano un livello significativamente più alto di omo e transfobia in confronto alle donne. Le donne lesbiche inoltre percepiscono una maggiore omofobia rispetto agli uomini gay (e anche le donne trans rispetto agli uomini trans) e che la presenza di fondamentalismo religioso è associata a una maggiore omo e transfobia.

    Che cosa imparerai con questo corso?

    Il corso "La salute sul lavoro delle persone LGBTQ+" mira a fare piazza pulita dei pregiudizi verso le persone LGBTIQ+ e a far conoscere quali sono i loro problemi di salute specifici, offrendo uno sguardo oggettivo e basato sulle prove che vengono dalla letteratura scientifica.

    Il primo caso

    Le parole sono pietre

    Marco Rossi è un infermiere trentenne che lavora nel Reparto di malattie infettive di un ospedale di una grande città. È molto apprezzato dai colleghi e dai medici con cui lavora per la sua competenza e la sua capacità di rapporto anche con i pazienti difficili. È dichiaratamente gay, ha una relazione stabile con un chirurgo (che lavora in un altro ospedale) e cerca di difendere i diritti delle persone LGBTIQ+ e in generale degli appartenenti a minoranze che, anche in ospedale, sono talvolta discriminati: persone senza fissa dimora, tossicodipendenti, anziani soli, pazienti psichiatrici, immigrati. Recentemente Marco si è anche rivolto alla Direzione per segnalare che alcuni medici di altri reparti, chiamati per consulenze, si erano espressi in maniera offensiva nel rivolgersi ad alcuni pazienti.
    Oggi Marco ha appuntamento per la visita medica periodica con il medico competente, uno specialista in medicina del lavoro sessantenne, con il quale si è stabilito un rapporto di stima reciproca in occasione dei sopralluoghi in reparto per verificare l’applicazione delle misure anti COVID per ridurre il rischio di contagio.
    “Buon giorno Rossi! Prima di iniziare la visita vera e propria volevo dirle che ha fatto bene a lamentarsi per il comportamento di quel medico: il fatto di essere tecnicamente un buon ortopedico, non gli dà il diritto di trattare alcuni pazienti non solo con supponenza e maleducazione, ma addirittura con disprezzo! E guarda caso sono sempre i più deboli! Stavolta cosa gli ha detto esattamente?” chiede curioso il medico.
    “Vedo che in questo ospedale le notizie volano! Facendo una visita di consulenza a un ragazzo gay di colore, ricoverato per epatite e che aveva anche una sciatalgia, a un certo punto, gli ha detto: ‘probabilmente è colpa delle scarpe coi tacchi alti che ti metti la sera quando esci! Di gente come te ne abbiamo già abbastanza in Italia, e anche qui in ospedale, senza che veniate anche voi dall’Africa!’ e per di più mentre gli diceva queste parole ha guardato con intenzione dalla mia parte!” racconta Marco, che prosegue [...] Scopri come procede la storia nel corso

    Un nuovo modo di formarsi in medicina del lavoro

    Dopo il successo del programma di formazione a distanza MeLA per i medici del lavoro, si è deciso di rendere la formazione più rapida e immediata con il programma MeLa Flash.

    corsi FAD sono circa una decina all'anno, più sintetici (due crediti ECM a corso), in modo da consentire una formazione flessibile che non imponga di affrontare corsi troppo impegnativi in termini di tempo o dai contenuti difformi tra loro.

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      Valutazione e gestione del dolore nell’anziano con demenza

      Titolo: Valutazione e gestione del dolore nell'anziano con demenza (codice ECM 344592)
      Destinatari: tutti gli operatori sanitari
      Scadenza: 31-12-2022
      Crediti: 5
      Costo: 20 €
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      Perché è importante seguire questo corso ECM sulla gestione del dolore dell'anziano con demenza?

      L'anziano con demenza manifesta il dolore in modo diverso rispetto al soggetto cognitivamente integro. E' importante averne consapevolezza e conoscere le manifestazioni così da poter valutare e gestire in modo opportuno il dolore. Spesso nell'anziano con demenza il dolore è sotto trattato per molteplici motivi: innanzitutto l'anziano con demenza ha difficoltà a comunicare quello che prova, inoltre si crede che sia normale per l'anziano provare dolore e si teme che i farmaci analgesici possano essere dannosi in questi pazienti.

      Non va trascurato infine che molti operatori sanitari non hanno una adeguata formazione sulla valutazione e gestione del dolore in questi pazienti.

      Quando si parla di dolore occorre avere ben chiaro che si tratta di un fenomeno complesso e soggettivo. L’Associazione internazionale per lo studio del dolore (IASP) ha di recente aggiornato la definizione di dolore che risaliva al 1979. La nuova definizione pone l’accento sul dolore nell’anziano con demenza, problema rilevante anche in termini di salute pubblica soprattutto se si considera come è cambiata l’aspettativa di vita dell’ultimo secolo. Attualmente secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità oltre 55 milioni di persone nel mondo vivono con una forma di demenza e ogni anno ci sono circa 10 milioni di nuovi casi. Oltre al numero di pazienti con demenza aumenta anche il numero di pazienti che provano dolore, in quanto il dolore è di per sé una condizione strettamente associata all'invecchiamento. In particolare tra le persone con demenza il dolore sembra essere estremamente comune.

      Nelle diverse forme di demenza può variare la tolleranza al dolore, la percezione e il modo di manifestarlo. Il dolore non trattato può causare conseguenze che vanno da un peggioramento del declino cognitivo a crisi d’ansia, agitazione.

      Come si valuta il dolore in un anziano con demenza?

      Per la valutazione del dolore anche nel paziente con demenza occorre affidarsi a scale di valutazione e/o all’osservazione del comportamento del paziente. Nelle fasi iniziali della demenza la persona è in grado di riferire il dolore che prova e si utilizzano le scale di autovalutazione, negli stadi avanzati in molti casi non è più possibile usare le scale di autovalutazione ma si deve ricorrere a scale basate sull’osservazione. Occorre sempre considerare la capacità del paziente di descrivere il dolore, le possibili cause e la sede del dolore. Se il soggetto è in grado di rispondere a domande dirette si può tentare un approccio verbale rivolgendogli domande semplici che indaghino i seguenti aspetti:

      • localizzazione del dolore;
      • severità e intensità del dolore;
      • condizioni che aggravano il dolore;
      • condizioni che alleviano il dolore.

      Secondo le indicazioni dell’American Geriatric Society (AGS) una persona con demenza che prova dolore lo esprime tramite il comportamento, l’espressione del viso, i movimenti corporei, i cambiamenti delle relazioni interpersonali, i cambiamenti nelle attività abituali e le vocalizzazioni. L’analisi e l’osservazione di questi fattori deve quindi essere alla base della valutazione del dolore.

      A chi è dedicato questo corso ECM sulla gestione del dolore dell'anziano con demenza?

      Il corso ECM è rivolto a tutti gli operatori sanitari

      Le risposte per la pratica quotidiana

      In questo corso FAD acquisirai informazioni su come valutare e gestire il dolore nell'anziano con demenza, in particolare troverai risposta sui seguenti aspetti:

      • Il sotto trattamento del dolore nell’anziano con demenza
        -Motivi alla base del sotto trattamento
        - Appropriatezza nell’uso degli oppioidi
      • Fisiopatologia del dolore nell’anziano con demenza
        - Definizione di dolore
        - Dati epidemiologici
        - Fisiopatologia
        - Conseguenze del dolore nei pazienti con demenza
      • La valutazione del dolore nei pazienti con demenza
        - Aspetti da considerare
        - La valutazione con scale di autovalutazione
        - La valutazione del dolore tramite l’osservazione
        - Le scale di valutazione basate sull’osservazione del comportamento
        - Il trattamento del dolore nell’anziano con demenza
        - Strategie non farmacologiche
        - Terapie farmacologiche

      Troverai risposte a questi e ad altri quesiti nel dossier del corso Valutazione e gestione del dolore nell'anziano con demenza

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        corso valutazione perioperatoria anziano

        Valutazione e gestione perioperatoria nel paziente anziano

        delirium

        Titolo: Valutazione e gestione perioperatoria nel paziente anziano (codice ECM 344592)
        Destinatari: infermieri, educatori professionali, fisioterapisti, logopedisti, infermieri pediatrici, assistenti sanitari
        Scadenza: 31-12-2022
        Crediti: 5
        Costo: 20 €
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        Perché è importante seguire questo corso ECM sulla gestione perioperatoria dell'anziano?

        Il periodo perioperatorio è estremamente delicato per tutti i pazienti, ma soprattutto per i pazienti anziani. Se la gestione del periodo perioperatorio non è adeguata il paziente può andare incontro a diverse complicanze post operatorie. Considerata la rilevanza del periodo perioperatorio, è importante che gli infermieri e tutti gli operatori sanitari che sono a contatto con i pazienti conoscano le indicazioni evidence based per una corretta gestione.
        In passato gli anziani che venivano sottoposti a interventi chirurgici erano pochi. Ora invece con il cambiamento demografico abbiamo un aumento del numero di persone anziane che viene sottoposto a chirurgia. Occorre considerare che gli anziani soprattutto se hanno bisogno di una procedura in urgenza hanno un rischio più alto di andare incontro a complicanze post operatorie per diversi problemi. Tra i problemi tipici dell'anziano abbiamo:

        • i cambiamenti fisiopatologici dell’età,
        • la coesistenza di più patologie,
        • l’assunzione di più farmaci,
        • le alterazioni cognitive,
        • la presenza di fragilità.

        La corretta gestione del periodo perioperatorio è la strategia raccomandata per ridurre questo rischio. Occorre quindi procedere con una adeguata valutazione nel pre operatorio e una corretta gestione del periodo post intervento.

        Inoltre per la riduzione delle complicanze e il recupero post operatorio delle funzionalità di base sono indicati interventi di approccio multimodale. Questi programmi che hanno l’obiettivo di:

        • incrementare le capacità fisiche e psichiche della persona assistita per affrontare l’intervento chirurgico,
        • controllare il dolore post operatorio,
        • favorire la mobilizzazione e la ripresa dell’alimentazione dopo l’intervento.

        Quando un anziano è considerato fragile?

        La definizione di fragilità per gli anziani è cambiata nel tempo. In base al tipo di approccio considerato con il termine fragilità possiamo includere le caratteristiche fisiche, psicologiche, sociali e cognitive. Sebbene non esista un’unica definizione di fragilità per le persone anziane, c’è accordo sulla necessità di considerare la fragilità un fattore di rischio associato a un’alta percentuale di complicanze post operatorie anche gravi.
        Tra le complicanze post intervento dell'anziano abbiamo: il deterioramento cognitivo, le difficoltà di mobilizzazione, l’aumento della durata dell’ospedalizzazione e la morte.

        A chi è dedicato questo corso ECM sulla gestione perioperatoria?

        Il corso ECM è rivolto specificamente a infermieri, assistenti sanitari, fisioterapisti, logopedisti, educatori professionali.

        Le risposte per la pratica quotidiana

        In questo corso FAD acquisirai informazioni su quali sono i controlli per l'anziano fragile, come va gestita l'alimentazione peri operatoria, come si può prevenire e gestire il delirium, come va trattato il dolore post operatorio. Inoltre troverai risposte pratiche a molte domande, di immediata applicabilità clinica su:

        • i rischi pre operatori dell’anziano e come vanno valutati
        • i controlli da effettuare nell’anziano fragile
        • le strategie per ridurre il rischio di complicanze
        • la gestione dell’alimentazione nel perioperatorio
        • la prevenzione e gestione del delirium post operatorio
        • la gestione del dolore nel post operatorio
        • gli altri problemi peculiari ha l’anziano

        Troverai risposte a questi e ad altri quesiti nel dossier del corso Valutazione e gestione periopertoria nel paziente anziano

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          I vaccini anti COVID-19: dalla ricerca alla pratica

          Titolo: I vaccini anti COVID-19: dalla ricerca alla pratica (ID ECM 314292)
          Destinatari: tutti gli operatori sanitari
          Scadenza: 26-01-2022
          Crediti: 5
          Costo: 20 €
          Programma: Instant Learning
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          Lo sviluppo dei vaccini anti-COVID-19 in tempo di pandemia

          L'11 dicembre 2020 l'AIFA e l'EMA hanno approvato il primo vaccino anti COVID-19. Sperare di realizzare un vaccino contro SARS-CoV-2 entro l'estate 2021 sembrava un obiettivo molto ottimistico, in quanto il tempo medio per lo sviluppo di un vaccino è sempre stato di 10-15 anni.

          Come abbiamo fatto a raggiungere un tale risultato? I motivi di questo successo sono molteplici, in sintesi si può dire che tale risultato dipende innanzitutto dai progressi della tecnologia e dall’enorme interesse concentratosi sul virus fin da parte dei ricercatori di tutto il mondo. Ma non va trascurato anche il ruolo delle conoscenze pregresse su virus correlati a SARS-CoV-2, dallo sviluppo di nuove piattaforme vaccinali, dai grandi investimenti finanziari e dal costante lavoro delle agenzie regolatorie.

          Inoltre occorre segnalare che per lo sviluppo sono state messe in atto, oltre alle tecnologie “tradizionali” anche tecnologie innovative.

          Caratteristiche dei vaccini tradizionali

          Scopo dei vaccini è prevenire o mitigare le malattie infettive attraverso la stimolazione del sistema immunitario e la conseguente acquisizione della cosiddetta “immunità attiva".

          I vaccini tradizionali utilizzano una forma attenuata o inattivata dell’agente patogeno in modo da indurre una risposta protettiva, senza causare la malattia.

          Esistono due tipi di vaccini tradizionali:

          • vivi attenuati che utilizzano una forma indebolita del virus, in grado di crescere e replicarsi, ma non di far ammalare;
          • inattivati che contengono il virus il cui materiale genetico è stato distrutto ( per esempio da calore, sostanze chimiche o radiazioni) e quindi incapace di infettare e di replicarsi, ma in grado comunque di innescare una risposta protettiva.

          Queste strategie, sperimentate contro COVID-19, sono collaudate e costituiscono la base di molti vaccini esistenti, compresi quelli per la febbre gialla e il morbillo o l’influenza stagionale e l’epatite A.

          Nuove strategie

          Il principio su cui si basano le nuove tecnologie è quello di far produrre direttamente dalle cellule del soggetto vaccinato il materiale biologico contro il quale si vuole ottenere la risposta immunitaria. Sono attualmente due le tecnologie utilizzate a questo fine:

          • basata su acidi nucleici (DNA o RNA);
          • a vettore virale.

          Con la tecnologia a RNA viene fatto penetrare nelle cellule dell’ospite umano il materiale genetico codificante per la proteina spike di SARS-CoV-2. In tal modo le cellule del soggetto producono la proteina verso la quale deve essere attivata la risposta immunitaria.

          Quelli a vettore virale invece utilizzano un virus reso innocuo per l’uomo, spesso modificato in modo da non essere in grado di replicarsi, al cui interno è stato inserito il codice genetico della proteina del virus.

          Il vantaggio principale di questi nuovi vaccini è che possono essere sviluppati solo sulla base della sequenza genetica del virus.

          Le varianti

          L’emergere di nuove varianti di SARS-CoV-2 è un fenomeno previsto, perché comune in natura. I virus infatti cambiano continuamente e SARS-CoV-2 non fa eccezione. A livello globale è stata osservata una diversificazione di SARS-CoV-2 dovuta all’evoluzione del virus e a processi di adattamento.

          Sebbene la maggior parte delle mutazioni emergenti non abbia un impatto significativo sulla diffusione del virus, alcune mutazioni o combinazioni di mutazioni possono però fornire al virus un vantaggio selettivo, conferendogli una maggiore trasmissibilità o la capacità di eludere la risposta immunitaria dell’ospite.

          Assume quindi un ruolo fondamentale il sequenziamento genomico continuo di SARS-CoV-2, necessario per il monitoraggio della diffusione della malattia e dell’evoluzione del virus e per il miglioramento degli interventi diagnostici e terapeutici.

          I rischi

          Tra la fine del 2020 e le prime settimane del 2021 sono emerse in particolare tre varianti importanti.

          • Il 14 dicembre 2020, in Inghilterra è stata identificata una variante caratterizzata da una modifica nella proteina spike che il virus utilizza per legarsi al recettore ACE2 umano. Sembra che tale variazione abbia aumentato la trasmissibilità, tuttavia non vi è alcun cambiamento nella gravità della malattia (misurata in termini di durata del ricovero e di mortalità a 28 giorni), o nell’occorrenza di reinfezione rispetto ad altri virus SARS-CoV-2 circolanti nel Regno Unito.
          • In Sud Africa è emersa un’altra variante di SARS-CoV-2 (501Y.V2). Anche in questo caso sembra favorita una maggiore trasmissibilità, ma non una maggiore gravità.
          • Una terza variante è stata recentemente individuata in Brasile e in Giappone. Questa terza variante, individuata con la sigla B.1.1.28.1 o più semplicemente P.1, condivide alcune mutazioni della proteina spike sia con la variante sudafricana sia con quella inglese, e si ritiene possa essere caratterizzata anch’essa da una maggiore contagiosità.

          L’emergere della variante inglese ha generato preoccupazioni circa l’efficacia dei vaccini. Tuttavia, al momento, non vi è alcuna prova che la mutazione del virus rilevata nel Regno Unito possa avere effetti sull’efficacia della vaccinazione: un primo studio preliminare effettuato sul vaccino Pfizer/BioNTech sembra confermare la sua efficacia anche sulla variante inglese.

          I vaccini, infatti, determinano la formazione di una risposta immunitaria contro molti frammenti della proteina spike, quindi è improbabile che un singolo cambiamento renda il vaccino meno efficace. Non ci sono quindi al momento prove che dimostrino che la nuova variante eluderà la vaccinazione.

          Il corso in breve

          Questo corso FAD ECM, aggiornato regolarmente, vuole fare chiarezza sui principali vaccini anti COVID-19 disponibili  e in fase di studio mostrando le caratteristiche e i dati disponibili. In particolare il corso prende in esame :

          • I vaccini a virus intero, basati su proteine, basati sugli acidi nucleici, a vettore virale
          • Il Piano strategico nazionale
          • Programma OMS e collaborazione internazionale
          • Disponibilità dei vaccini in Italia
          • Vaccini BNT162b2 di Pfizer/BioNTech, mRNA-1273 di Moderna, ChAdOx1 nCoV-19 di AstraZeneca/Università di Oxford
          • L’importanza di una corretta comunicazione

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            Piante medicinali: quali rischi

            Titolo: Piante medicinali: quali rischi (codice ECM 311230)
            Destinatari:
            tutti gli operatori sanitari
            Scadenza:
             31-12-2021
            Crediti:
            5
            Costo:
            30 €
            Programma:
            Favifad
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            L'uso delle piante medicinali

            Fin dall’antichità l’uomo ha cercato nella natura e in particolare nelle piante medicinali, i rimedi che lo potessero aiutare a prevenire e curare diverse malattie.

            Le fonti storiche dimostrano che per secoli le piante hanno costituito la principale fonte di medicamenti. Con il progredire delle conoscenze sulle tecniche di isolamento e sintesi chimica dei principi attivi, il mondo scientifico ha progressivamente indirizzato la propria attenzione verso i prodotti derivanti da questi processi. Tuttavia, negli ultimi decenni del XX secolo l’interesse per le piante è tornato a crescere.

            La crescente attenzione nei confronti dei prodotti a base di piante medicinali è da attribuire a diversi fattori.
            Da un lato una maggiore attenzione da parte del pubblico al benessere e alla salute. Dall’altro l’aumentata disponibilità di rimedi naturali reperibili in farmacie, erboristerie e nella grande distribuzione organizzata.

            Inoltre, le strategie di marketing e i messaggi pubblicitari provenienti dai mass media attribuiscono a questi prodotti numerose proprietà benefiche per la salute, sia fisica sia mentale, rendendoli attraenti per il pubblico. Secondo quanto emerge da indagini e sondaggi le persone tendono sempre di più a non rivolgersi al medico ma a procedere con l’automedicazione. In particolare la propensione è verso l’utilizzo di rimedi provenienti dal mondo vegetale. Si ha infatti spesso l'errata convinzione che l’origine naturale sia garanzia di sicurezza.

            Nella realtà non è così e sono molte le reazioni avverse che si verificano, per far fronte a questo problema è stato istituito un vero e proprio sistema di sorveglianza.

            La sorveglianza delle reazioni avverse

            La farmacovigilanza è l’insieme delle attività finalizzate all’identificazione, valutazione, comprensione e prevenzione degli effetti avversi o di qualsiasi altro problema correlato all’uso dei medicinali. Lo scopo è quello di assicurare un rapporto beneficio/rischio favorevole per la popolazione. Anche i prodotti di origine vegetale sono sottoposti a controllo, in quanto occorre tenere ben presente che naturale non è sinonimo di sicuro.

            Le pubblicazioni in letteratura infatti mostrano che anche le erbe officinali più utilizzate sono responsabili di reazioni avverse. Queste possono essere sia il risultato dell’azione esercitata dalla pianta sull’organismo sia la conseguenza di interazioni farmacologiche con medicinali assunti simultaneamente.
            La segnalazione delle reazioni avverse ai rimedi di origine vegetale segue due percorsi differenti a seconda del prodotto coinvolto.
            Nel caso dei medicinali vegetali autorizzati la segnalazione viene trasmessa all’Agenzia Italiana del Farmaco. Invece le segnalazioni per tutti gli altri prodotti “naturali” sono inviate all’Istituto Superiore di Sanità.
            In Italia questo sistema di controllo (fitosorveglianza) ha raccolto in questi anni oltre 2.000 segnalazioni. Va sottolineata l’importanza di mantenere un adeguato livello d’attenzione sull’argomento. Bisogna considerare che anche quando i prodotti a base di piante vengono utilizzati correttamente possono verificarsi reazioni indesiderate, in relazione alla qualità del prodotto utilizzato.
            Inoltre, le informazioni sulla sicurezza di questi prodotti sono particolarmente importanti in alcune popolazioni quali donne in gravidanza, bambini, pazienti anziani e nelle persone che stanno assumendo farmaci a uso cronico con il rischio quindi di interazioni.

            Il corso in breve

            Il corso dopo una parte introduttiva generale si concentra sulle principali piante medicinali di uso comune illustrandone i rischi in gravidanza, in allattamento e il rischio di interazione con altri farmaci.

            Si riportano di seguito i punti presi in esame dal corso in oggetto:

            • Epidemiologia: l’uso delle erbe officinali
            • Aspetti legislativi di base
            • Il sistema di fitosorveglianza in Italia
            • Le piante medicinali di comune impiego
            • Cannabis sativa
            • Consigli pratici.

             

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              Guida all’uso dei farmaci nel paziente con COVID-19

              Titolo: Guida all'uso dei farmaci nel paziente con COVID-19 (ID ECM 295555)
              Destinatari: tutti gli operatori sanitari (esclusi i medici)
              Scadenza: 31-12-2020
              Crediti: 3,90
              Costo: 20 €
              Programma: Instant Learning
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              Premesse

              Come sottolineato dall’OMS a oggi non vi sono terapie specifiche per l’infezione da SARS-CoV-2.

              Il trattamento in uso  si basa sull’utilizzo di farmaci sintomatici mirati al miglioramento dei sintomi e di antibiotici di supporto in caso di sovrapposizione di un’infezione batterica. I tempi richiesti per lo sviluppo di una terapia antivirale mirata e di un vaccino contro questo virus non sono prevedibili con certezza e potrebbero essere anche molto lunghi (un anno o più).

              Nel frattempo, considerata la gravità della situazione e l’urgente necessità di trovare soluzioni terapeutiche velocemente disponibili, le autorità sanitarie stanno adottando procedure speciali e semplificate per l’autorizzazione di sperimentazioni cliniche, programmi a uso compassionevole e utilizzo off label di farmaci autorizzati per altre indicazioni terapeutiche.

              Farmaci e COVID-19: il corso in breve

              Questo corso FAD (3,9 ECM) offre un panorama completo di tutte le opzioni terapeutiche. Per ciascun farmaco è disponibile una scheda che spiega il razionale dell'uso nell'infezione da SARS-CoV-2, quali trial sono attualmente in corso, quali sono i dosaggi, quali le precauzioni con particolare attenzione a effetti avversi e interazioni molto frequenti nella fascia di età più rischio e fragile nei confronti del nuovo coronavirus, cioè la fascia anziana della popolazione.

              In particolare si prendono in esame i farmaci:

              • Antimalarici
              • Antivirali
              • Monoclonali
              • Plasma
              • Antibiotici di supporto
              • Eparine a basso peso molecolare
              • Altri farmaci

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                COVID-19: gravidanza, parto e allattamento

                Titolo:  COVID-19: gravidanza, parto e allattamento (ID ECM 296134)
                Destinatari: infermieri, infermieri pediatrici, medici chirurghi, ostetriche/i
                Scadenza: 12-05-2021
                Crediti: 5
                Costo: 30 €
                Programma: Instant Learning
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                COVID-19 e gravidanza

                Non è ancora chiaro quali siano i rischi per le donne in gravidanza con COVID-19 ma è molto importante controllare la donna in quanto le gravide sono una popolazione a rischio per le infezioni respiratorie. Per quanto riguarda l’infezione da SARS-CoV-2 a oggi i dati disponibili sono abbastanza tranquillizzanti in quanto sembra che le donne in gravidanza non abbiano un rischio più alto di infettarsi rispetto alla popolazione generale, né di manifestare una forma grave della malattia. In assenza di vaccino le donne gravide sono quindi invitate a seguire le disposizioni generale di prevenzione per ridurre il rischio di infezione.

                Come si trasmette il virus?

                Il SARS-CoV-2 si trasmette principalmente attraverso la saliva e le secrezioni delle vie aeree superiori veicolati da tosse e/o starnuti. La trasmissione per via aerogena non è documentata a eccezione di specifiche procedure che possono generare aerosol e in ostetricia è in corso un’ampia discussione su quali siano le procedure capaci di generare aerosol.

                Una revisione ha messo in luce la persistenza del virus su superfici inerti, come metallo, vetro o plastica per un massimo di 9 giorni e la facilità di inattivazione nell’arco di pochi minuti con procedure di disinfezione delle superfici con etanolo, perossido di idrogeno o ipoclorito di sodio. Per quanto riguarda la trasmissione verticale attualmente non è dimostrata, ma non si esclude questa possibilità.

                Come si può prevenire COVID-19 in gravidanza?

                Per prevenire l’infezione le donne in gravidanza devono seguire le stesse raccomandazioni valide per la popolazione generale. Inoltre si raccomanda alle donne gravide di evitare gli spostamenti non necessari, di prendere i mezzi pubblici e di evitare contatti con persone malate.
                Le donne gravide che hanno già altri figli dovrebbero prestare particolare attenzione. COVID-19 nei bambini è in genere lieve e in alcuni casi non dà sintomi, occorre quindi tenere comportamenti sempre mirati a proteggersi dal rischio di contagio.

                Il corso in breve

                Questo corso fornisce indicazioni pratiche su come prevenire l'infezione e su come gestire gravidanza, parto e allattamento nella donna con COVID-19.

                In particolare prende in esame:

                • la trasmissione del virus (attraverso droplet, ambientale e verticale),
                • le manifestazione cliniche della malattia in gravidanza
                • le misure di prevenzione per la donna in gravidanza e per gli operatori sanitari che le assistono
                • il monitoraggio della gravidanza
                • la gestione del parto e le sue conseguenze
                • l'allattamento materno.

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                  Farmaci in gravidanza: per un uso consapevole

                  farmaci in gravidanza

                  Titolo: Farmaci e gravidanza (codice ECM 283856)
                  Destinatari: tutti gli operatori sanitari
                  Scadenza: 31-12-2020
                  Crediti: 5
                  Costo: 30 €
                  Programma: FaViFAD
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                  La somministrazione di farmaci in gravidanza è in crescita, soprattutto a causa dell’aumento di patologie croniche nelle donne gravide. A fronte di questo aumento d’uso, c’è ancora oggi molta incertezza sui farmaci più appropriati e sicuri da prescrivere durante la gestazione.

                  Questo può portare a non somministrare alla donna medicinali dei quali invece avrebbe bisogno.

                  Effetti dei farmaci sul feto

                  La principale preoccupazione associata all’uso di farmaci in gravidanza è la teratogenesi, che si verifica principalmente durante la fase embrionale, quando l’organogenesi è in pieno svolgimento. L’insorgenza delle malformazioni dipende da vari fattori genetici, ambientali, farmacologici e fisici.

                  Durante il secondo e il terzo trimestre di gravidanza gli eventuali effetti dannosi dei farmaci tendono a compromettere la crescita e lo sviluppo del feto o la funzione di determinati organi. Possono esserci quattro tipi di danno fetale:

                  • danno a strutture o organi normalmente formati in embriogenesi
                  • danno a strutture che sono in istogenesi durante il periodo fetale
                  • ritardo di crescita
                  • morte fetale o natimortalità

                  Farmaci in gravidanza: una classificazione

                  La classificazione più utilizzata divide i principi attivi in 5 categorie a seconda del rischio che comporta la loro assunzione (A, B, C, D, X). Recentemente l’FDA ha ideato un nuovo sistema informativo per fornire indicazioni più chiare e complete sulla sicurezza dell’uso dei farmaci in gravidanza, divisi in quattro punti:

                  • possibilità di registri sull’esposizione a quel farmaco in gravidanza

                  • riassunto dei rischi (che comprende anche quanto fatto in precedenza con la classificazione in lettere)

                  • considerazioni cliniche (che include chiarimenti su malattie associate alla maternità, sul rischio embrio/fetale, sull’eventuale aggiustamento della dose durante la gravidanza )

                  • dati (a supporto del riassunto dei rischi)

                  Le risposte per la pratica quotidiana

                  Ecco alcune domande che trovano risposta nel corso FAD ECM sull'uso dei farmaci in gravidanza, dedicato a tutti gli operatori sanitari:

                  • Qual è l'atteggiamento attuale sui farmaci in gravidanza?
                  • Quali sono i principali effetti avversi sul feto conseguenti alla somministrazione dei farmaci?
                  • I vaccini sono sicuri in gravidanza?
                  • Quali caratteristiche del farmaco ne determinano il passaggio al feto?
                  • I trattamenti a base di erbe sono sicuri in gravidanza? E quelli cosmetici?

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