La malattia da reflusso gastroesofageo: dall’origine al trattamento

Titolo: La malattia da reflusso gastro-esofageo: dall'origine al trattamento (ID ECM 375633)
Destinatari: tutti gli operatori sanitari
Scadenza: 07-02-24
Crediti: 5
Costo: 30 €
Programma: CliniFAD
Valutazione dei partecipanti (141 valutazioni):
8/10 rilevanza
9/10 qualità
8/10 efficacia

Perché seguire questo corso sulla malattia da reflusso gastroesofageo?

La malattia da reflusso gastroesofageo interessa più di una persona su dieci. L'approccio alla condizione è definito da linee guida che devono essere calate nella realtà clinica quotidiana. Questo corso offre una panoramica aggiornata ed evidence based su quanto noto a oggi e sui comportamenti da tenere.

Che cos'è la malattia da reflusso gastroesofageo?

La malattia da reflusso gastro-esofageo (MRGE) è una delle patologie di più comune riscontro per medici di medicina generale, gastroenterologi e chirurghi. È caratterizzata dalla comparsa di sintomi fastidiosi, con possibili complicanze in risposta all’anomalo reflusso del contenuto gastrico in esofago. Ha una prevalenza stimata del 13,98% a livello mondiale, con differenze importanti a seconda dell’area geografica. La ragione va ricercata nella diversa prevalenza nei vari paesi, dei fattori di rischio che si associano alla patologia.

Quali sono le cause?

La malattia da reflusso gastroesofageo è riconosciuta come un disturbo a patogenesi multifattoriale, influenzato nella sua insorgenza anche da fattori ambientali e genetici. Alla base della patologia ci sono anomalie motorie, con un malfunzionamento della giunzione esofago-gastrica, e anomalie anatomiche, come ernia iatale e obesità. Il batterio Gram negativo Helicobacter pylori colonizza lo stomaco e molto spesso viene riscontrato in pazienti con anamnesi positiva per MRGE. È importante instaurare prontamente un’adeguata terapia eradicante per non incorrere in un’atrofia della mucosa che espone al rischio di cancro dello stomaco.

Come si diagnostica?

In assenza di una metodica che funga da riferimento, la diagnosi di MRGE generalmente si basa sulla presentazione clinica. I test diagnostici strumentali sono indicati in caso di fallimento della terapia empirica, di incertezza diagnostica e di necessità di prevenire/trattare le complicanze. Nella maggior parte dei casi il primo approccio è rappresentato da una terapia empirica con inibitori di pompa protonica, che tuttavia, da sola, non è affidabile per formulare una diagnosi. Gli esami che possono venire in aiuto sono la radiografia dello stomaco con pasto baritato, l’esofagogastroduodenoscopia (EGDS), la manometria esofagea e il monitoraggio del pH. Ciascuno di questi esami ha dei limiti in termini di sensibilità e specificità, tuttavia il loro utilizzo combinato può consentire di raggiungere un corretto inquadramento diagnostico

A chi è dedicato questo corso ECM?

Il corso ECM è rivolto a tutti gli operatori sanitari

Le risposte per la pratica quotidiana

In questo corso FAD acquisirai informazioni evidence based che ti saranno utili per la pratica quotidiana, in particolare troverai informazioni sui seguenti aspetti:

1.Definizione ed epidemiologia
2. L’eziologia multifattoriale
3. Inquadramento clinico
4. Inquadramento diagnostico
5. Gestione del paziente
6. Condizioni particolari  (la MRGE in gravidanza e allattamento, la MRGE nel bambino)

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    Alimentazione e lavoro

    Titolo: Alimentazione e lavoro (codice ECM 371544)
    Destinatari:
    tutti gli operatori sanitari
    Scadenza:
    31-12-2023
    Crediti:
    2
    Costo:
    20 €
    Programma:
    MeLa Flash
    Valutazione dei partecipanti (46 valutazioni):
    8/10 rilevanza
    8/10 qualità
    8/10 efficacia

    Perché seguire questo corso FAD ECM su alimentazione e lavoro

    Si dà spesso poca importanza al cibo sul lavoro, in realtà sul luogo di lavoro possono essere svolte diverse attività volte alla prevenzione, in particolare quelle rivolte alla modifica degli stili di vita tra cui un'alimentazione non sana o l'uso di alcol che può comportare gravi conseguenze sul lavoro anche a dosi piccole. Il pasto fuori casa nella pausa pranzo è un momento delicato per le scelte alimentari con un rischio elevato di ricorso a soluzioni nutrizionalmente scorrette. La mensa aziendale rappresenta al contrario un’opportunità per orientare al meglio queste scelte grazie a una proposta equilibrata da un punto di vista nutrizionale e per fare educazione alimentare.
    L’approccio multidisciplinare, coinvolgendo il medico competente, le Risorse umane, i lavoratori, il datore di lavoro e la società che gestisce la mensa aziendale è una soluzione molto efficace.

    Alcol e lavoro, meglio evitare

    L'alcol viene infatti definito fattore di rischio aggiuntivo in quanto va ad aggiungersi agli altri fattori di rischio amplificandone la portata, può causare una riduzione dell’integrità psico-fisica del lavoratore con possibili conseguenze sulla salute e la sicurezza di altre persone. Non è possibile definire quantità sicure, per cui vanno evitati anche bassi livelli di consumo come potrebbe essere un solo bicchiere di vino durante il pasto, che corrisponde comunque a un tasso di alcolemia pari a 0,2 g/l.
    È molto importante diffondere la percezione del rischio collegato al consumo di bevande alcoliche sia nella popolazione sia tra gli operatori sanitari. Un tempo si era soliti fare un distinguo tra uso e abuso.
    Questo tipo di lettura è ritenuta oggi scorretta e fuorviante e la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità parla sempre e solo in termini di consumo. Viene così ritenuto un rischio non solo l’alcol dipendenza o il consumo eccessivo di alcol, ma anche il bere come parte dello stile di vita. Vanno perciò evitate espressioni come consumo moderato, consumo responsabile o consumo sociale.

    Il ruolo del medico competente

    Compito essenziale del medico competente è la sorveglianza sanitaria. I programmi di WHP (Workplace Health Promotion) hanno l’obiettivo di accrescere la capacità dei lavoratori di controllare e migliorare il proprio stato di salute. La
    loro realizzazione non costituisce un obbligo di legge per i DL, tuttavia l’art. 25 del D.Lgs. 81/2008 ne riconosce la validità dei fini e pone tra gli obblighi del medico competente quello di collaborare, con il DL e l’RSPP, “alla attuazione e valorizzazione di programmi volontari di promozione della salute secondo i principi della responsabilità sociale”.
    I programmi di WHP si possono articolare su diversi punti:

    • accordi con la società che gestisce la mensa aziendale prevedendo una serie di interventi sull’offerta come l’introduzione di pane e pasta integrali, la riduzione del sale, l’aumento dell’offerta di frutta e verdura
    • prevedere una serie di cartelli in mensa con messaggi di promozione di corrette abitudini
    • intervento sulle macchinette distributrici privilegiando acqua e succhi di frutta non zuccherati al posto di bevande gasate e zuccherate, frutta secca o frutta fresca al posto delle merendine.

    I passi da seguire nell’organizzazione di un progetto di WHP prevedono:

    • la creazione di un gruppo di lavoro
    • la definizione degli obiettivi che si vogliono raggiungere
    • la stesura di un piano d’azione che deve essere monitorato, implementato e aggiornato tutte le volte che sia necessario.

    Menù a prezzo fisso con un bicchiere di vino

    Anna, operaia specializzata di un cantiere navale, si presenta al periodico controllo dal medico compente. Si conoscono da qualche anno e il dialogo tra i due è piacevolmente colloquiale.
    Anna entra nella stanza salutando: “Buongiorno, dottore, come sta? Ci rivediamo come ogni anno e se siamo ancora qui tutti e due significa che... va bene!”
    Il medico solleva la testa e sorride. Ricorda bene l’operaia, una persona solare e sempre di buon umore: “Anna, come sempre in forma e piena di spirito. Ti trovo bene, mi sembri anche dimagrita o sbaglio?”. La donna, compiaciuta dell’osservazione del medico, risponde: “Dottore, ho perso due chili! Mi fa molto piacere che se ne sia accorto, meno male. Allora si vede! Mio marito non ha notato nulla, ma quello ormai non mi guarda nemmeno, lasciamo perdere”.
    Il medico la guarda con espressione complice e divertita, poi controlla la cartella dell’operaria: 56 anni, valori nella norma, nessuna patologia cronica, nessun problema particolare se non qualche chilo di troppo legato alla menopausa. Tra sé e sé pensa che se fossero tutti così i suoi pazienti il suo lavoro sarebbe molto più semplice: “Anna, ci sono novità, hai qualcosa da segnalarmi?”.
    “Nulla, dottore, grazie a Dio nessun problema. Ho troppe cose da fare e preoccupazioni tra marito, figli, lavoro e la casa. Cucina, lava, stira. Noi donne abbiamo due lavori, dottore. Per non parlare di mia suocera, non fa niente perché, dice lei, è anziana. Secondo me sta benissimo. In compenso critica tutto quello che faccio io. Insomma, non ho tempo per star male. Lo sa, dottore, quando sto davvero bene? Al lavoro. Quello che faccio mi piace e poi ho tanti amici tra i colleghi. Se finiamo velocemente, li raggiungo in trattoria. Ha presente la nuova trattoria vicino al cantiere, quella che hanno appena aperto? L’ha già provata, dottore?”
    Il medico si toglie gli occhiali e si rilassa “No, in realtà”. Anna piena di entusiasmo continua “Deve provarla. Si mangia benissimo. Piatti genuini e cucinati bene. E poi il prezzo è ottimo: 10 euro a prezzo fisso. Primo, secondo, contorno, caffè e pure un bel bicchiere di vino”. Il medico rimette gli occhiali. Le ultime parole della donna suonano come un piccolo campanello di allarme...

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    Un nuovo modo di formarsi in medicina del lavoro

    Dopo il successo del programma di formazione a distanza MeLA per i medici del lavoro, si è deciso di rendere la formazione più rapida e immediata con il programma MeLa Flash.

    corsi FAD sono circa una decina all'anno, più sintetici (due crediti ECM a corso), in modo da consentire una formazione flessibile che non imponga di affrontare corsi troppo impegnativi in termini di tempo o dai contenuti difformi tra loro.

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      Appropriatezza prescrittiva degli esami di laboratorio

      sincopi

      Titolo: Appropriatezza prescrittiva degli esami di laboratorio (codice ECM 371086)
      Destinatari:
      medici chirurghi
      Scadenza:
      31-12-2023
      Crediti:
      2
      Costo:
      20 €
      Programma:
      SmartFAD
      Valutazione dei partecipanti (261 valutazioni):
      8/10 rilevanza
      9/10 qualità
      8/10 efficacia

      Perché seguire questo corso FAD ECM sull'appropriatezza degli esami di laboratorio

      “La buona medicina non consiste nell’indiscriminata esecuzione degli esami di laboratorio, ma piuttosto in una chiara comprensione delle probabilità di una patologia e di quale esame può essere utile” scriveva quasi cent'anni fa Francis Weld Peabody. Sono troppi gli esami di laboratorio oggi richiesti inutilmente, seguire questo corso ECM aiuta a comprendere l'importanza di una loro prescrizione appropriata.

      Gli esami del sangue

      La prescrizione di esami del sangue deve essere “appropriata e necessaria”: secondo la definizione della RAND Corporation, una procedura è “appropriata” se il beneficio atteso supera le eventuali conseguenze negative con un margine sufficientemente ampio da giustificarne l’uso; una procedura è “necessaria” se produce un beneficio sostanzialmente superiore al possibile danno e se è preferibile rispetto alle altre opzioni disponibili.

      L’inappropriatezza prescrittiva si può configurare come sovraprescrizione (in caso di esami prescritti ma non necessari), ma anche come sottoprescrizione (in caso di esami necessari ma non prescritti). Nel primo caso rientrano gli esami prescritti nonostante una probabilità a priori bassa, quelli che non cambierebbero la gestione o le decisioni diagnostiche indipendentemente dal risultato e quelli ripetuti inappropriatamente o con tempistica inappropriata.

      Perché si prescrivono più esami?

      I fattori che inducono a un eccesso di prescrizione sono molteplici: incertezza diagnostica, conoscenza insufficiente dei costi di laboratorio, medicina difensiva, assenza di feedback e deficit conoscitivi e formativi dei professionisti sanitari (che peraltro espongono anche alla sottoprescrizione di esami necessari), oltre alla mancata condivisione dei risultati di esami tra medici (anche per difetti dei sistemi informativi). Considerando le ragioni per cui vengono richiesti gli esami del sangue (diagnosticare la causa di sintomi presenti in un paziente, seguire nel tempo la modificazione di una patologia già diagnosticata, verificare l’effettivo stato di salute di soggetti asintomatici) è bene precisare che solo le prime due sono supportate da prove di efficacia.
      Per quanto riguarda il cosiddetto check up, invece, una revisione della Cochrane Collaboration ha rilevato che gli esami periodici non hanno negli adulti alcun effetto positivo né sulla mortalità né sulla morbilità.
      Al di fuori di uno screening formalizzato, un esame che scopre una patologia ignota in un soggetto in pieno benessere resta nell’ambito dell’aneddotica.
      Per prescrivere appropriatamente un test, il medico dovrebbe conoscere, di tutte le possibili diagnosi, la cosiddetta probabilità a priori, che deriva dalla conoscenza della fisiopatologia della condizione clinica in esame, della sua prevalenza e della sensibilità, specificità (e, quindi, valore predittivo) dell’esame che si vuole prescrivere. Da diversi studi emerge che gli esami di laboratorio forniscono risultati anomali in situazioni di bassa probabilità a priori di malattia. Dunque, l’eccessiva richiesta di esami di laboratorio aumenta la probabilità di risultati falsamente positivi, da cui si genera un circolo vizioso di diagnosi non corrette, aumento dei costi, trattamenti non necessari. In aggiunta, non è stato rilevato un aumento di esiti negativi per i pazienti quando sono state introdotte politiche di contenimento della richiesta dei test di laboratorio.

      Un palestrato con voglia di esami

      Nell’ambulatorio del dottor Verdi entra Franco, un uomo di quarant’anni, piuttosto muscoloso, che ama indossare (anche quando la temperatura lo sconsiglierebbe) solo una canottiera nera, per mettere in mostra i muscoli di braccia e
      torace e i tatuaggi che li ricoprono. “Buongiorno” lo saluta il medico “è venuto per parlare dei risultati dei suoi esami del sangue? Li ho trovati nel suo fascicolo sanitario ma, confesso, non mi ricordavo di averglieli prescritti: in realtà, non mi ricordo di averla proprio mai vista nel mio studio”. “Infatti, li ho chiesti alla sua sostituta, mentre lei era in ferie: ho saputo da un mio vicino, suo paziente, che la… ragazza gli aveva scritto gli esami completi senza tante storie e ne ho approfittato per farmi anch’io un bel check up”.
      “Si sentiva poco bene?” domanda ironico il dottor Verdi. “Mi sentivo benissimo, ma faccio molta palestra e non si sa mai: magari c’è qualcosa che non va e sarebbe meglio bloccare la faccenda per tempo. Non siete voi a ripetere di continuo che ci vuole la prevenzione?” “Certamente: tuttavia la prevenzione non può essere fatta nei confronti di tutte le malattie esistenti, ma va sempre adattata ai fattori di rischio personali; perché il medico li conosca, però, occorre che il paziente abbia contatti periodici con lui…” dice il medico con un tono di critica. “Pensavo che lei fosse riconoscente di non essere disturbato, almeno da chi è sano come me, dottore!” esclama Franco.

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        Le emergenze nell’assistenza territoriale

        sincopi

        Titolo: Le emergenze nell'assistenza territoriale (codice ECM 371086)
        Destinatari:
        tutti gli operatori sanitari
        Scadenza:
        31-12-2023
        Crediti:
        2
        Costo:
        20 €
        Programma:
        SmartFAD
        Valutazione dei partecipanti (320 valutazioni):
        8/10 rilevanza
        9/10 qualità
        8/10 efficacia

        Perché seguire questo corso FAD ECM sulle emergenze

        I medici che operano sul territorio si trovano ad affrontare emergenze, più spesso cardiovascolari, respiratorie e metaboliche, ma in teoria le possibilità sono moltissime. Sia che l’emergenza possa essere gestita ambulatorialmente, sia che necessiti dell’invio in ospedale con mezzi di soccorso, è cruciale la tempestività e l’appropriatezza degli interventi diagnostici e terapeutici erogati nei primi minuti. La conoscenza delle condizioni più frequenti aiuta a gestire queste situazioni che in quanto inattese mettono sempre alla prova.

        Medici, preparedness non sempre adeguata

        I medici hanno l’obbligo legale, morale ed etico di prestare le cure d’emergenza di base ai pazienti, oltre a gestire le complicazioni e le reazioni eventualmente conseguenti agli interventi effettuati. Anche se le emergenze sono rare, è necessaria un’adeguata preparazione (preparedness) in termini di conoscenze e competenze professionali del medico e del personale sanitario che eventualmente partecipa nell’erogazione dell’intervento assistenziale, di protocolli e procedure, attrezzature e farmaci.
        In Italia, la Legge 8 marzo 2017 n. 24 (Legge Gelli-Bianco) entrata in vigore il 1° aprile 2017 sancisce, fra l’altro, il riconoscimento del diritto alla sicurezza delle cure quale posizione soggettiva estrapolata direttamente dal diritto alla salute, previsto dall’articolo 32 della Costituzione.

        Alcuni studi riportano peraltro che spesso la preparedness non è adeguata e ribadiscono che la rarità degli eventi, i costi (economici, impegno di tempo, personale) o la prossimità dello studio o dell’ambulatorio con centri ospedalieri in grado di gestire le emergenze non rappresentano una giustificazione per trascurarla. Il medico che svolge attività sul territorio deve effettuare una valutazione del rischio generico e specifico per la singola emergenza sulla base di diversi fattori relativi a:

        • caratteristiche della popolazione assistita (età, situazione socio-sanitaria e di svantaggio, disabilità, tendenza a comportamenti di abuso o violenza, prevalenza di malattia)
        • contesto, tempi necessari per l’intervento di mezzi di soccorso o per raggiungere un ospedale, presenza di altri operatori sanitari e loro competenze
        • tipi di interventi effettuati (somministrazione di farmaci, vaccinazioni, chirurgia ambulatoriale).

        Come ci si prepara alle emergenze

        Per prepararsi alle nuove emergenze, occorre riconsiderare gli eventi passati e le caratteristiche e i livelli di rischio della propria attività. Le stime disponibili sulla frequenza delle emergenze in un contesto di assistenza ambulatoriale sono limitate e piuttosto variabili. I dati disponibili variano da 1 a 8 casi ogni anno, con una maggiore prevalenza se i medici svolgono la loro attività in contesti rurali rispetto a quelli urbani. Dal punto di vista soggettivo, la maggioranza dei medici riferisce di avere affrontato in ambulatorio almeno un’emergenza ogni anno. Sono riportate stime più elevate per le emergenze pediatriche, fino a una la settimana.
        Le più comuni emergenze riguardano attacchi acuti di asma, infarto del miocardio, arresto cardiaco, shock anafilattico, episodi di ipoglicemia grave, convulsioni, sincopi, traumi soprattutto al capo, avvelenamento e sovradosaggio di farmaci. A queste si aggiungono le emergenze pediatriche e le emergenze ostetriche, di gestione particolarmente impegnativa per la forte componente emotiva che evoca nel paziente e nei familiari che accompagnano il paziente.

        Zuccheri o sali

        Angelo ha chiesto a Francesco, medico di famiglia, ex medico dell’esercito con servizio in Afghanistan, una visita domiciliare per sua madre Roberta, pensionata di 74 anni. Roberta pesa 90 kg per 163 cm di altezza, ha un BMI di quasi 34 kg/m2, ai limiti tra primo e secondo grado di obesità. Vive con marito, figlio e nuora in una villetta bifamiliare e conduce una vita sedentaria, con alimentazione poco o per nulla controllata. Soffre di ipertensione arteriosa, fibrillazione atriale, diabete mellito di tipo 2 non compensato, dislipidemia e ipotiroidismo. Pertanto è in politerapia con warfarin, olmesartan, idroclorotiazide/amiloride più furosemide al bisogno, metformina, insulina rapida e lenta, atorvastatina e levo-tiroxina.
        All’arrivo del medico, Angelo si sfoga con tono quasi rabbioso: “Dottore, grazie per essere venuto. Non c’è verso di portare mia madre a una visita da lei, anche se si lamenta che sta sempre male. Sono stanco di occuparmi delle sue medicine, è sempre imprecisa e disattenta e quando io non ci sono chissà cosa combina con l’insulina perché lo so che ormai è stufa di pungersi con quelle siringhe. L’ultima novità è il bruciore quando deve urinare. E per quel che ne capisco io, gli esami non sono buoni”. Il medico guarda gli esiti degli esami e si rivolge alla donna con tono preoccupato e severo: “455 di glicemia! 9,8% di emoglobina glicata! 3,1 di potassio! Signora, non ci siamo sono tutti valori molto alterati, segno di scompenso glicemico. Signora Roberta, cosa è successo?”

        [...] Scopri come procede la storia nel corso

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          La cachessia neoplastica

          Titolo: La cachessia neoplastica (ID ECM 37580)
          Destinatari: tutti gli operatori sanitari
          Scadenza: 31-12-2023
          Crediti: 5
          Costo: 30 €
          Programma: CliniFAD
          Valutazione dei partecipanti (46 valutazioni):
          9/10 rilevanza
          9/10 qualità
          9/10 efficacia

          Perché seguire questo corso ECM?

          Nell'ambito del Sistema Nazionale Linee Guida, l'Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) ha pubblicato le nuove linee guida sul trattamento e la prevenzione della cachessia neoplastica. Questo corso, partendo da questa solida base, offre indicazioni su come comportarti e agire quando il malato diventa cachettico e si avvicina a concludersi l'arco della sua vita.

          Che cos'è la cachessia neoplastica?

          “Cachessia” deriva dal greco “kakos”, “cattivo” ed “exis”, traducibile con “condizione” e quindi è un termine che esprime genericamente una cattiva condizione fisica.

          In passato con cachessia si faceva riferimento alla perdita involontaria di peso, secondo la letteratura più recente viene definita come una sindrome metabolica complessa con perdita progressiva e involontaria di peso (specialmente massa muscolare), che non può essere corretta solo con l’alimentazione e che porta a un progressivo danno funzionale. È più diffusa e grave negli anziani, negli uomini e in alcuni tipi di tumore (tumori cervico-facciali, polmonari e gastrointestinali, specie del pancreas). Nel paziente cachettico si osserva un bilancio proteico ed energetico negativo, dovuto a uno stato di infiammazione cronica e di iperattivazione immunitaria causate dal tumore.

          Come si riconosce?

          La perdita di peso involontaria è il primo criterio diagnostico della cachessia neoplastica.

          Sono stati indicati tre semplici criteri clinici, da valutare all’inizio e da rivalutare periodicamente. È sufficiente che un solo criterio venga soddisfatto per porre diagnosi, pur nella consapevolezza degli altri sintomi e segni concomitanti:

          • una perdita involontaria di peso >5% del peso prima della malattia nei 6 mesi precedenti
            oppure
          • un indice di massa corporea (BMI) <20 e ogni perdita di peso >2%
            oppure
          • una sarcopenia e ogni perdita di peso >2%.

          La sarcopenia può essere diagnosticata quando la misurazione della massa muscolare (valutata attraverso la DEXA, vedi) è inferiore di due deviazioni standard rispetto alla media nella popolazione adulta e la velocità del cammino risulta inferiore a 0,8 metri al secondo (test del cammino) oppure la forza di presa della mano (valutata con il dinamometro) è inferiore a 20 kg nella donna e 30 kg nell’uomo. Se entrambi i test sono positivi si parla di sarcopenia grave

          Quando va trattata?

          Per il trattamento della cachessia neoplastica sono stati studiati o sono in fase di studio numerosi farmaci, ma a oggi solo i corticosteroidi e i progestinici hanno dimostrato, in studi controllati e randomizzati,
          effetti positivi su appetito e peso corporeo. Inoltre non va dimenticato che il loro uso può essere gravato da importanti effetti collaterali.

          Prima di trattare farmacologicamente occorre valutare l’aspettativa di vita, insieme alla volontà del paziente correttamente informato.

          Come va trattata?

          ICi si può quindi orientare verso un intervento attivo “potenzialmente curativo” o esclusivamente sintomatico e palliativo. Nella scelta del trattamento è però fondamentale la comprensione e il rispetto della volontà del paziente oltre all’ascolto empatico dei familiari per evitare sovra e sotto trattamenti. Il supporto nutrizionale può andare dalla semplice consulenza dietetica alla integrazione con prodotti specifici per via orale per arrivare alla nutrizione artificiale enterale o parenterale.

          E' particolarmente importante personalizzare gli interventi, che potranno essere multimodali, diversi e combinati a seconda della situazione clinica. L’attività fisica è da proporre il prima possibile e va proseguita anche nelle fasi avanzate, sempre se gradita al paziente. È importante che i sanitari conoscano anche le possibilità e soprattutto i rischi e le interazioni delle medicine complementari e tradizionali di varie culture, perché è possibile che i pazienti decidano di provarle. Varie sostanze utilizzate nella medicina tradizionale cinese, giapponese e coreana sono in sperimentazione in studi clinici.

          L’agopuntura sembra efficace nel migliorare la qualità di vita, il dolore e la fatigue. Infine il supporto psicosociale è importante per i pazienti e le famiglie, anche se ci sono pochi studi su quali siano le tecniche più efficaci.

          A chi è dedicato questo corso ECM?

          Questo corso si rivolge a tutti gli operatori sanitari e in particolare a quelli che si rapportano con pazienti oncologici, con anziani o che vivono una situazione di cachessia nell'ambito della propria cerchia familiare o amicale.

          Le risposte per la pratica quotidiana

          In questo corso FAD acquisirai informazioni evidence based che ti saranno utili per la pratica quotidiana, in particolare troverai informazioni su:

          • Definizione, epidemiologia e cenni di fisiopatologia
          • Diagnosi clinica, laboratoristica e strumentale
          • Stadi e valutazione multidimensionale
          • Quando e come trattare la cachessia
          • Alimentazione e terapie farmacologiche
          • Approcci non farmacologici

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            Osteoporosi: le indicazioni per una gestione appropriata

            Titolo: Osteoporosi: le indicazioni per una gestione appropriata (ID ECM 370477)
            Destinatari: tutti gli operatori sanitari
            Scadenza: 31-12-2023
            Crediti: 5
            Costo: 30 €
            Programma: CliniFAD
            Valutazione dei partecipanti (86 valutazioni):
            9/10 rilevanza
            9/10 qualità
            9/10 efficacia

            Perché seguire questo corso ECM?

            Attorno all'osteoporosi si è creato un vero e proprio mercato, trasformando una condizione a rischio aumentato di frattura in una vera e propria malattia. E' quanto mai opportuno quindi cercare di fare chiarezza e avere indicazioni chiare su come riconoscere un quadro di osteoporosi, quando consigliare una terapia e soprattutto quale trattamento scegliere se necessario.

            Che cos'è l'osteoporosi?

            L’osteoporosi è una condizione a eziologia multifattoriale caratterizzata da una bassa densità ossea e dal deterioramento della microarchitettura del tessuto osseo.
            La fragilità ossea che ne deriva espone il soggetto al rischio di fratture da fragilità, intese come fratture causate da traumatismi non efficienti, che rappresentano la complicanza più temibile dell’osteoporosi. Normalmente, osteoclasti e osteoblasti collaborano al mantenimento di una massa ossea adeguata attraverso processi di riassorbimento e neoformazione dell’osso. In presenza di osteoporosi invece si assiste a uno sbilanciamento del turnover osseo a favore della perdita ossea.

            Osteoporosi e disease mongering

            L’osteoporosi è descritta come una malattia, ma i sintomi sono impercettibili e i criteri diagnostici ancora discutibili. Sarebbe più appropriato descriverla come un fattore di rischio in pazienti con una malattia sottostante.
            Il mercato dell’osteoporosi sulla spinta delle aziende farmaceutiche ha creato la convinzione che tutte le donne e molti uomini siano a rischio di avere le ossa fragili e delle conseguenti fratture. Sono state spese grandi somme di denaro per aumentare la consapevolezza di questa condizione spingendo alla sua diagnosi e al suo trattamento, la cui efficacia è da dimostrare nella pratica clinica, dovendo ridurre i casi di fratture e la mortalità collegata e non semplicemente aumentare la densità ossea. Secondo alcuni quindi l’osteoporosi rientrerebbe nel disease mongering, in cui si ha la trasformazione di una condizione fisiologica o parafisiologica in una malattia e come tale da curare.
            Si discute anche sull’utilità dell’uso di farmaci per la prevenzione delle fratture nei soggetti con osteoporosi in fase iniziale, in cui sarebbero più i rischi rispetto ai benefici del trattamento.
            Nella lettura degli studi controllati e randomizzati sui farmaci per la prevenzione dell’osteoporosi o delle fratture da fragilità occorre sempre considerare la presenza o meno di sponsor commerciali per poter valutare con tutti gli elementi a disposizione l’attendibilità delle prove di efficacia e sicurezza emerse.

            Perché è importante parlarne?

            L’osteoporosi è un’importante problematica di sanità pubblica, vista la sua maggior prevalenza negli anziani e il contestuale invecchiamento della popolazione.
            Nonostante possa essere inizialmente silente, può poi manifestarsi con fratture ossee, in particolar modo vertebrali e femorali, che influenzano la qualità di vita e gravano sul sistema sanitario nazionale. Tra i molteplici fattori che contribuiscono al rischio di frattura osteoporotica ci sono la bassa densità minerale ossea, l’età, un basso indice di massa corporea, una storia di pregresse fratture, una familiarità per fratture, il fumo, l’uso prolungato di glucocorticoidi e numerose patologie sistemiche.

            A chi è dedicato questo corso ECM?

            Il corso ECM è rivolto a tutti gli operatori sanitari

            Le risposte per la pratica quotidiana

            In questo corso FAD acquisirai informazioni evidence based che ti saranno utili per la pratica quotidiana, in particolare troverai risposta sui seguenti aspetti:

            1. Che cos’è l’osteoporosi?
            2. Perché parlare di osteoporosi?
            3. Come si pone la diagnosi?
            4. Quando serve una terapia?
            5. Come si previene l’osteoporosi e le fratture?

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              Come si scrive un articolo medico-scientifico

              Titolo: Come si scrive un articolo medico-scientifico (ID ECM 373463)
              Destinatari: tutti gli operatori sanitari
              Scadenza: 31-12-2023
              Crediti: 5
              Costo: 30 €
              Programma: ProFAD
              Valutazione dei partecipanti (73 valutazioni):
              8/10 rilevanza
              8/10 qualità
              8/10 efficacia

              Perché seguire questo corso ECM sulla scrittura dell'articolo medico-scientifico?

              Il progresso della scienza dipende anche dalla capacità di comunicare in modo chiaro, conciso ed efficace i risultati di una ricerca. La mancanza di una formazione accademica specifica nella scrittura di un articolo medico-scientifico fa sì che la stesura del lavoro e l’apprendimento dei principi che la presiedono siano spesso lasciati all’attitudine del singolo ricercatore, non essendo l’argomento affrontato nei corsi universitari.

              Scrivere un articolo medico-scientifico senza una adeguata formazione può diventare un compito arduo, specialmente nei Paesi in cui la lingua madre non è l’inglese. L’inglese è infatti la lingua di riferimento per chi voglia scrivere un articolo medico-scientifico. Spesso peraltro manca una conoscenza di base del processo di pubblicazione e si dimentica che anche i dati più importanti potrebbero non essere apprezzati dalla comunità scientifica se presentati in una forma inadeguata.

              Occorre infine ricordare che la stesura di un articolo medico-scientifico è un processo che prevede varie fasi tra cui la pianificazione, la stesura vera e propria, la revisione, l’invio alla rivista, tutte in relazione tra loro e imperniate attorno a precisi aspetti formali, stilistici, linguistici e standard, la cui conoscenza è fondamentale per una corretta trasmissione dei contenuti.
              L’intento di questo dossier è quello di fornire la “cassetta degli attrezzi” necessari per preparare e pubblicare un articolo di ricerca destinato alla pubblicazione su una rivista medico-scientifica.

              Che cosa imparerai seguendo questo corso?

              “Questo corso FAD ECM, attraverso un dossier pratico con riferimenti puntuali alla letteratura scientifica, ti permette di acquisire conoscenze sui diversi tipi di pubblicazione scientifica, sulla struttura di un articolo medico-scientifico e la sua stesura nel rispetto delle regole editoriali e delle norme etiche di pubblicazione.

              I diversi tipi di pubblicazione

              Le riviste medico-scientifiche pubblicano contenuti in formati diversi, ciascuno con una struttura specifica e uno scopo distinto. Gli autori che inviano un manoscritto nel formato più appropriato saranno in grado di valorizzare al massimo il loro lavoro e aumentare quindi le possibilità di accettazione. E' importante quindi conoscere le differenze tra i diversi tipi di pubblicazione:

              • Articolo di ricerca È il tipo più comune di lavoro pubblicato nelle riviste scientifiche. È un rapporto completo dei dati di una ricerca e può riportare i risultati di una sperimentazione clinica, di uno studio osservazionale, di un’indagine epidemiologica, di un’analisi costoefficacia, di uno studio di screening. Formano la parte più ampia della cosiddetta letteratura primaria
              • Breve rapporto È un breve resoconto dei dati provenienti da ricerche originali che gli editori ritengono possano interessare molti ricercatori, stimolando ulteriori ricerche nel campo
              • Nota tecnica Presenta un nuovo metodo sperimentale, un test, una procedura o una modifica di quelli esistenti
              • Case report Presenta informazioni dettagliate su sintomi, segni, diagnosi, trattamento ed esiti di un singolo paziente, descrivendo un caso individuato in ambito clinico-assistenziale, solitamente illustrando condizioni rare o nuove
              • Revisione Gli articoli di revisione (letteratura secondaria) forniscono un’analisi critica e costruttiva della letteratura pubblicata in un campo, spesso identificando lacune, fornendo raccomandazioni per ricerche future
              • Opinione/commento Affronta qualsiasi argomento importante in medicina, sanità pubblica, ricerca, scoperta, prevenzione, etica, politica o diritto sanitario. È generalmente collegata a un articolo specifico e non include risultati di altre ricerche o dati non ancora pubblicati. Più spesso viene etichettata come editoriale ed è scritta su richiesta dell’editore

              La struttura di un articolo medico-scientifico

              L’articolo medico-scientifico come lo conosciamo oggi si è evoluto dalla forma letterale e dallo stile puramente descrittivo tipico del XVII secolo a una forma più strutturata, divenuta rapidamente lo standard più utilizzato nella comunità scientifica per divulgare i risultati di una ricerca. Questa struttura, composta da introduzione, metodi, risultati e discussione è definita dall’acronimo IMRAD (Introduction, Methods, Results And Discussion) ed è ancora oggi l’ossatura di un articolo medico-scientifico su cui si inseriscono altre sezioni ciascuna con proprie finalità.

              Gli aspetti linguistici e stilistici

              In sintesi possiamo affermare che per scrivere in maniera adeguata un articolo medico-scientifico occorre avere accumulato una discreta pratica. E' importante quindi non trascurare le regole fondamentali, linguistiche e stilistiche, che presiedono alla formulazione di testi organici, improntati alla massima linearità e chiarezza.

              A chi è dedicato questo corso ECM?

              Questo corso si rivolge a tutti gli operatori sanitari che possono trovare nel dossier, che può essere stampato e conservato, una guida per la scrittura dell'articolo medico-scientifico.

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                Malattie emergenti: il vaiolo delle scimmie

                Titolo: Malattie emergenti: il vaiolo delle scimmie (ID ECM 371087)
                Destinatari: tutti gli operatori sanitari
                Scadenza: 31-12-2023
                Crediti: 3
                Costo: 30 €
                Programma: Instant Learning
                Valutazione dei partecipanti (107 valutazioni):
                8/10 rilevanza
                9/10 qualità
                9/10 efficacia

                Perché seguire questo corso ECM?

                Il 23 luglio 2022 l'OMS ha dichiarato per il vaiolo delle scimmie lo stato di emergenza sanitaria globale visto il numero di casi in tutto il mondo. C'è ancora poca chiarezza su questa malattia, e i mezzi di comunicazione non hanno certo aiutato nell'informare correttamente le persone. Da qui l'esigenza di un corso di formazione a distanza che riporti le conoscenze scientifiche sul virus e sulla malattia.

                Quali sono le caratteristiche del virus?

                Il virus del vaiolo delle scimmie, noto come virus del vaiolo delle scimmie (MPXV), prende il nome dagli animali nei quali è stato riscontrato per la prima volta. Era il 1958 quando in un laboratorio di ricerca danese alcune scimmie, importate per scopi di ricerca, manifestarono una malattia mucocutanea vescicolare, molto simile al vaiolo anche se meno grave.
                Ecco spiegata la denominazione data al virus che venne isolato e identificato.
                Soltanto nel 1970 però si ebbe la prova della trasmissibilità del virus del vaiolo delle scimmie all’uomo: il virus fu, infatti, isolato in un bambino di 9 anni ricoverato nella regione equatoriale della Repubblica Democratica del Congo, dove era in atto un’intensa sorveglianza sui casi sospetti di vaiolo.

                Negli anni a seguire casi di malattia nell’uomo da virus del vaiolo delle scimmie sono stati riportati in diversi paesi africani, dove il virus è considerato endemico e causa di frequenti focolai.
                Dall’inizio del XXI secolo, tuttavia, la conta dei casi è notevolmente aumentata nell’uomo, e anche la sua distribuzione globale si è ampliata.

                Perché sono aumentati i casi endemici africani di vaiolo delle scimmie?

                Le cause dell’incremento dei casi endemici africani sembra siano correlate a una serie di fattori:

                • l’interruzione della vaccinazione contro il vaiolo;
                • l’aumentata deforestazione;
                • le migliorate capacità di sorveglianza e di diagnosi anche nelle regioni africane;
                • una probabile evoluzione del virus stesso.

                A partire dall’inizio di maggio 2022 migliaia di casi di malattia nell’uomo da virus del vaiolo delle scimmie si sono verificati in oltre 70 paesi delle Regioni dell’OMS, causando una vera e propria epidemia, i cui meccanismi epidemiologici e di trasmissione sono ancora in fase di studio. La tendenza attuale è al continuo aumento.

                A chi è dedicato questo corso ECM?

                Il corso ECM è rivolto a tutti gli operatori sanitari

                 

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                  Valutazione e gestione del dolore nell’anziano con demenza

                  Titolo: Valutazione e gestione del dolore nell'anziano con demenza (codice ECM 370617)
                  Destinatari: tutti gli operatori sanitari
                  Scadenza: 31-12-2023
                  Crediti: 5
                  Costo: 20 €

                  Perché è importante seguire questo corso ECM sulla gestione del dolore dell'anziano con demenza?

                  L'anziano con demenza manifesta il dolore in modo diverso rispetto al soggetto cognitivamente integro. E' importante averne consapevolezza e conoscere le manifestazioni così da poter valutare e gestire in modo opportuno il dolore. Spesso nell'anziano con demenza il dolore è sotto trattato per molteplici motivi: innanzitutto l'anziano con demenza ha difficoltà a comunicare quello che prova, inoltre si crede che sia normale per l'anziano provare dolore e si teme che i farmaci analgesici possano essere dannosi in questi pazienti.

                  Non va trascurato infine che molti operatori sanitari non hanno una adeguata formazione sulla valutazione e gestione del dolore in questi pazienti.

                  Quando si parla di dolore occorre avere ben chiaro che si tratta di un fenomeno complesso e soggettivo. L’Associazione internazionale per lo studio del dolore (IASP) ha di recente aggiornato la definizione di dolore che risaliva al 1979. La nuova definizione pone l’accento sul dolore nell’anziano con demenza, problema rilevante anche in termini di salute pubblica soprattutto se si considera come è cambiata l’aspettativa di vita dell’ultimo secolo. Attualmente secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità oltre 55 milioni di persone nel mondo vivono con una forma di demenza e ogni anno ci sono circa 10 milioni di nuovi casi. Oltre al numero di pazienti con demenza aumenta anche il numero di pazienti che provano dolore, in quanto il dolore è di per sé una condizione strettamente associata all'invecchiamento. In particolare tra le persone con demenza il dolore sembra essere estremamente comune.

                  Nelle diverse forme di demenza può variare la tolleranza al dolore, la percezione e il modo di manifestarlo. Il dolore non trattato può causare conseguenze che vanno da un peggioramento del declino cognitivo a crisi d’ansia, agitazione.

                  Come si valuta il dolore in un anziano con demenza?

                  Per la valutazione del dolore anche nel paziente con demenza occorre affidarsi a scale di valutazione e/o all’osservazione del comportamento del paziente. Nelle fasi iniziali della demenza la persona è in grado di riferire il dolore che prova e si utilizzano le scale di autovalutazione, negli stadi avanzati in molti casi non è più possibile usare le scale di autovalutazione ma si deve ricorrere a scale basate sull’osservazione. Occorre sempre considerare la capacità del paziente di descrivere il dolore, le possibili cause e la sede del dolore. Se il soggetto è in grado di rispondere a domande dirette si può tentare un approccio verbale rivolgendogli domande semplici che indaghino i seguenti aspetti:

                  • localizzazione del dolore;
                  • severità e intensità del dolore;
                  • condizioni che aggravano il dolore;
                  • condizioni che alleviano il dolore.

                  Secondo le indicazioni dell’American Geriatric Society (AGS) una persona con demenza che prova dolore lo esprime tramite il comportamento, l’espressione del viso, i movimenti corporei, i cambiamenti delle relazioni interpersonali, i cambiamenti nelle attività abituali e le vocalizzazioni. L’analisi e l’osservazione di questi fattori deve quindi essere alla base della valutazione del dolore.

                  A chi è dedicato questo corso ECM sulla gestione del dolore dell'anziano con demenza?

                  Il corso ECM è rivolto a tutti gli operatori sanitari

                  Le risposte per la pratica quotidiana

                  In questo corso FAD acquisirai informazioni su come valutare e gestire il dolore nell'anziano con demenza, in particolare troverai risposta sui seguenti aspetti:

                  • Il sotto trattamento del dolore nell’anziano con demenza
                    -Motivi alla base del sotto trattamento
                    - Appropriatezza nell’uso degli oppioidi
                  • Fisiopatologia del dolore nell’anziano con demenza
                    - Definizione di dolore
                    - Dati epidemiologici
                    - Fisiopatologia
                    - Conseguenze del dolore nei pazienti con demenza
                  • La valutazione del dolore nei pazienti con demenza
                    - Aspetti da considerare
                    - La valutazione con scale di autovalutazione
                    - La valutazione del dolore tramite l’osservazione
                    - Le scale di valutazione basate sull’osservazione del comportamento
                    - Il trattamento del dolore nell’anziano con demenza
                    - Strategie non farmacologiche
                    - Terapie farmacologiche

                  Troverai risposte a questi e ad altri quesiti nel dossier del corso Valutazione e gestione del dolore nell'anziano con demenza

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                    Medicina del lavoro: l’ECG nello studio del dolore toracico

                    Titolo: Medicina del lavoro: l'ecg nello studio del dolore toracico (codice ECM 341947)
                    Destinatari:
                    medici, infermieri, tecnici della prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro
                    Scadenza:
                    31-12-2022
                    Crediti:
                    2
                    Costo:
                    20 €
                    Programma:
                    MeLa Flash
                    Valutazione dei partecipanti (116 valutazioni):
                    8/10 rilevanza
                    9/10 qualità
                    8/10 efficacia

                    Perché seguire questo corso ECM sull'ecg nel dolore toracico

                    L'elettrocardiogramma è cruciale nella diagnosi differenziale del dolore toracico.
                    Questo corso in medicina del lavoro fornisce gli elementi di base e analizza tre casi clinici emblematici nei quali l'ECG è di aiuto al medico del lavoro nel definire l'idoneità del lavoratore al proprio impiego.

                    A cosa serve l'ecg

                    L’elettrocardiogramma consente di diagnosticare una serie di disturbi e patologie cardiache fra cui:

                      • aritmie
                      • ischemia e/o infarto
                      • alterazioni congenite o acquisite
                      • disturbi elettrolitici
                      • tossicità farmacologica
                      • valutazione del funzionamento di dispositivi cardiaci: pacemaker o defibrillatori impiantabili.
                        In medicina del lavoro è un’indagine quanto mai utile per monitorare la salute e la sicurezza dei lavoratori sul luogo di lavoro, specie, per esempio, se impiegati in mansioni che comportino sforzi fisici intensi

                    In caso di aritmie o altre anomalie rilevate con l’esame elettrocardiografico, il medico competente emetterà un giudizio di idoneità per collocare il lavoratore in un’eventuale mansione alternativa più consona al suo stato di salute. Tale valutazione è necessaria per scongiurare il pericolo di un peggioramento le condizioni sanitarie del dipendente. Inoltre si evitano così incidenti e/o danni a terzi.

                    L'ecg per la sindrome di tako-tsubo

                    La sindrome tako-tsubo o cardiomiopatia da stress è una patologia caratterizzata da una disfunzione ventricolare sinistra, di solito transitoria, con sintomi simili a quelli di una sindrome coronarica acuta.

                    I sintomi più frequenti sono:

                    • dispnea
                    • dolore toracico
                    • alterazioni elettrocardiografiche
                    • movimento degli enzimi di necrosi miocardica.

                    Nei pazienti con questa sindrome l’apice del ventricolo sinistro assume una forma simile al cestello (tsubo) usato dai pescatori giapponesi per la pesca del polpo (tako), da cui il nome.

                    L’elettrocardiogramma è l'esame indicato per la diagnosi. Nell’80% dei pazienti mostra un sovraslivellamento del tratto ST simile a quello osservato nella sindrome coronarica STEMI.

                    Dato che l’ECG spesso non distingue la tako-tsubo da una sindrome coronarica acuta, questi pazienti vanno trattati come se avessero un infarto fino a coronarografia completata.

                    L'ecg per la diagnosi di infarto

                    L’80%-90% delle persone colpite da infarto ritorna a lavorare entro 2-3 mesi dall’evento acuto.

                    Il principale sintomo dell’infarto miocardico è un dolore improvviso, intenso e prolungato al centro del torace che tende a irradiarsi al braccio sinistro. Più raramente il dolore si irradia all’arto superiore controlaterale, al dorso, al collo e alla mandibola. Il dolore può talvolta associarsi alla comparsa di epigastralgia, dispnea, astenia e sensazione d’ansia.
                    Oltre che sui sintomi, la diagnosi di infarto del miocardio si basa sul dosaggio dei biomarcatori di necrosi miocardica e sui criteri elettrocardiografici di ischemia o infarto.

                    L’altro pilastro diagnostico è l’elettrocardiogramma che permette di registrare le variazioni del tratto ST consentendo di capire se c’è sofferenza ischemica, quale sia la zona colpita, quanto è estesa e profonda l’area interessata dalla necrosi e come il cuore risponde all’ischemia (frequenza cardiaca, aritmie cardiache, disturbi della conduzione del ritmo cardiaco).

                    Un doppio stress che mina il cuore

                    Dal dottor Emilio Tagliaferro, medico del lavoro, si presenta Franca Portinari, 48 anni, una gruista edile, inviata dalla sua ditta per verificarne l’idoneità lavorativa dopo un ricovero in ospedale che l’ha tenuta lontana dal lavoro per più di 60 giorni.
                    L’azienda di Franca ha da poco nominato il dottor Tagliaferro come medico del lavoro. Il medico competente si mostra subito interessato all’attività della lavoratrice. “Mi dica, cosa fa esattamente?”. “La incuriosisce di più il mio mestiere o il fatto che sia una donna a fare un lavoro di questo tipo?” domanda Franca ormai abituata a cogliere segnali di stupore circa la sua occupazione.
                    Il medico sorride “Ma, signora, le do l’impressione di essere così poco al passo con i tempi?”

                    Franca sorride a sua volta e spiega che una gruista, addetta alla manovra delle gru, lavora principalmente nei cantieri edili, ma anche nei porti e negli stabilimenti industriali per sollevare e spostare merci e materiali pesanti.

                    “Nel mio caso manovro una gru a torre nei cantieri edili occupandomi anche dei controlli strutturali e dei ganci di carico, del funzionamento del pannello di controllo, dei radiocomandi, dei limitatori di carico e degli altri dispositivi di sicurezza per ridurre al minimo il rischio di incidenti. Segnalo qualsiasi anomalia al direttore dei lavori o al responsabile tecnico per la sicurezza, che decide se far effettuare riparazioni o revisioni da personale specializzato o se chiedere la sostituzione della gru” spiega la donna, dilungandosi sui dettagli con l’entusiasmo di chi ama il proprio lavoro.

                    “Non ci vuole forza fisica, ma grande precisione, anche una certa resistenza mentale e capacità di concentrazione”.

                    “Sembra piuttosto stressante” dice Tagliaferro, ricevendo una risposta affermativa.

                    “E’ per questo che sono qui: è anche a causa della mia attività che sono finita in ospedale. Il mio datore di lavoro vorrebbe sapere se sono idonea a riprendere o meno” dice Portinari porgendo al medico una voluminosa copia della cartella clinica relativa al recente ricovero. E aggiunge: “Ma non è solo quello il motivo del mio stress: proprio nel periodo prima del ricovero mio fratello maggiore, al quale sono affezionatissima dopo la morte dei nostri genitori in un incidente stradale qualche anno fa, si è sottoposto ad alcuni esami per una perdita di peso e di appetito, dolori addominali che aveva da diverso tempo oltre al bianco degli occhi che sembrava colorato di giallo. La diagnosi è stata di cancro del pancreas in fase avanzata. Può immaginare il mio stato d’animo alla scoperta che sta per morire l’unico membro che resta della mia famiglia”.
                    Al racconto Tagliaferro aggrotta la fronte cominciando a leggere le carte. Franca, in buona salute e priva di fattori di rischio cardiovascolare è stata accompagnata da un collega al Pronto soccorso lamentando la comparsa, mentre lavorava alla gru, di un dolore al petto associato a dispnea. All’esame obiettivo...

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                    Un nuovo modo di formarsi in medicina del lavoro

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