Il nuovo coronavirus (SARS-CoV-2)

Titolo:  Malattie respiratorie emergenti: il nuovo coronavirus (SARS-CoV-2)(ID ECM 289222)
Destinatari: tutti gli operatori sanitari
Scadenza: 31-12-2020
Crediti: 5
Costo: 20 €
Programma: Instant Learning
Valutazione dei partecipanti (103 valutazioni):
9/10 rilevanza
9/10 qualità
9/10 efficacia

Il nuovo coronavirus SARS-CoV-2 ha rapidamente conquistato le prime pagine di giornali, telegiornali, siti web. Le informazioni scientifiche date sono spesso prive di fondamento o provengono da fonti inattendibili. E’ quindi necessario fare chiarezza, in un quadro in continua evoluzione.

Epidemia o pandemia?

Un’epidemia è definita come “la presenza di più casi rispetto all’atteso di una particolare malattia in una determinate area, o in uno specifico gruppo di persone in un determinato periodo di tempo” e può essere dovuta all’emergenza di un nuovo agente patogeno o a mutazioni genetiche di un agente già esistente, che lo rendono più virulento oppure anche alla recente introduzione di un agente in un ambiente dove non era presente prima, talvolta insieme anche a una diversa suscettibilità della risposta dell’ospite o a nuove modalità di contagio.

Si parla invece di pandemia quando “un’epidemia si diffonde a più continenti o in tutto il mondo”.

Quali sono le caratteristiche del nuovo coronavirus?

I coronavirus sono virus a RNA che causano per lo più infezioni non gravi delleprime vie respiratorie. Alcuni però hanno un tropismo per le basse vie respiratorie e causano malattie gravi come la SARS e la MERS. Il nuovo coronavirus 2019 è già stato sequenziato in più laboratori; non si ha ancora certezza sulla specie animale di origine (più probabile una specie di pipistrelli) anche se il mercato all’ingrosso del pesce di Wuhan come partenza del focolaio è accertata. L'analisi della sequenza genomica del virus mostra che il 2019 n-CoV condivide per il 79,5% la sequenza genica del coronavirus della SARS e per il 96,2% quella di un coronavirus dei pipistrelli.

Il virus che si sta diffondendo in Cina e nel resto del mondo ha la stessa sequenza del virus originariamente isolato a Wuhan, dunque è avvenuto un solo evento di passaggio di specie e al momento non si sono verificate mutazioni.

Come avviene la trasmissione e come si manifesta l'infezione?

Il meccanismo principale di trasmissione del SARS-CoV-2 è quello per via aerea attraverso il contatto con i casi sintomatici, è possibile, pur molto meno frequente, la possibilità di trasmissione da un soggetto infetto ma asintomatico. Il periodo di incubazione può raggiungere le due settimane e i sintomi di presentazione non sono specifici, essendo simili a quelli di una sindrome influenzale. Il virus causa una polmonite, con un quadro radiologico sovrapponibile a quello di altre polmoniti virali.

Il corso in breve

Questo corso FAD ECM, aggiornato al 17 febbraio 2020, vuole fare chiarezza usando solo informazioni evidence-based. Nel testo del corso sono comunque riportati link a fonti autorevoli aggiornate in tempo reale per seguire l’andamento della epidemia/pandemia.

In particolare il corso prende in esame:

  • Epidemiologia
  • Che cosa si sa del SARS-CoV-2
  • Il contagio e la malattia
  • Come fare la diagnosi e come gestire il paziente
  • Come prevenire l’infezione
  • Le misure di sanità pubblica
  • L’importanza di una corretta comunicazione

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Igiene delle mani: come farla perché sia efficace

Titolo:  Igiene delle mani come farla perché sia efficace (codice ECM 289150)
Destinatari: tutti gli operatori sanitari
Scadenza: 31-12-2020
Crediti: 5
Costo: 15 €
Programma: Instant Learning
Valutazione dei partecipanti (61 valutazioni):
9/10 rilevanza
9/10 qualità
9/10 efficacia

Perché è importante l’igiene delle mani per la prevenzione?

I Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta e l’Organizzazione mondiale della sanità hanno definito l’igiene delle mani la procedura più semplice, più economica e più efficace per ridurre il rischio di infezioni in quanto evita che i germi si trasmettano da un soggetto a un altro.
Le mani sono il principale veicolo di trasmissione delle infezioni perché la cute è normalmente colonizzata da batteri. Dalle mani non lavate, i germi possono entrare nell’organismo in modo diretto perché si portando le mani alla bocca, agli occhi o nel naso oppure in modo indiretto perché si toccano gli alimenti con le mani sporche e poi si mangia. Secondo quanto emerge dagli studi una corretta igiene delle mani può ridurre:

  • il numero di casi di diarrea nella popolazione generale (23-40%);
  • i casi di malattia diarroica nelle persone con sistema immunitario indebolito (circa il 58%);
  • i casi di malattie respiratorie nella popolazione generale (16-21%);
  • le assenze da scuola a causa di malattie gastrointestinali (29-57%);
  • l’incidenza di infezioni correlate all’assistenza (circa il 30%).

L’igiene delle mani non solo è una pratica efficace per prevenire le infezioni ma è utile anche per contrastare il fenomeno dell’antibiotico-resistenza. Riducendo il rischio di infezione, infatti, si riduce di conseguenza anche la prescrizione e quindi l’uso di antibiotici in maniera inappropriata.

I momenti dell’igiene delle mani

L’Organizzazione mondiale della sanità ha identificato cinque momenti nei quali l’operatore sanitario deve lavarsi le mani:

  • immediatamente prima del contatto con il paziente;
  • immediatamente dopo il contatto con il paziente;
  • immediatamente dopo il contatto con qualsiasi fluido corporeo;
  • immediatamente dopo l’esecuzione di qualsiasi procedura sul paziente che potrebbe avere causato la contaminazione delle mani;
  • immediatamente dopo la rimozione dei guanti.

Le risposte per la pratica quotidiana

Questo corso FAD ECM risponde a molte domande sull'igiene delle mani, fornendo risposte di immediata applicabilità clinica su:

  • Quali sono le funzioni e le caratteristiche della pelle?
  • Perché è importante l'igiene delle mani per la prevenzione?
  • Qual è il ruolo dell’igiene delle mani nella prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza?
  • Come va eseguito il lavaggio delle mani nella pratica assistenziale?
  • Quali detergenti e quali antisettici utilizzare?
  • Quali norme igieniche possono ridurre il rischio di contagio in caso di epidemia?
  • Quali ulteriori accorgimenti vanno rispettati per garantire l’igiene delle mani?
  • Il lavaggio delle mani è una procedura praticata dagli operatori sanitari?

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Il paziente con tubercolosi: dal riconoscimento alla gestione

Titolo: Il paziente con tubercolosi: dal riconoscimento alla gestione (codice ECM 283864)
Destinatari: tutti gli operatori sanitari
Scadenza: 31-12-2020
Crediti: 5
Costo: 30 €
Programma: Instant Learning

Tubercolosi: cosa dicono i dati più recenti?

I dati epidemiologici più recenti indicano che l’incidenza della TBC è globalmente in calo, sebbene la diminuzione non sia tale da raggiungere gli obiettivi fissati dalla Strategia End TBC dell’OMS volta a eliminare la malattia.

Nel 2017 in Italia sono stati notificati 3.944 casi di TBC, corrispondenti a un’incidenza di 6,5/100.000 abitanti, in leggero calo rispetto agli ultimi 10 anni. Dal 2012 al 2016 in Italia il tasso di notifica della TBC è diminuito in media dell’1,8% all’anno.

La tubercolosi continua comunque a rappresentare un fardello notevole sia per numero di casi sia di mortalità.

La trasmissione

La tubercolosi è causata dal Mycobacterium tuberculosis, un bacillo alcol-acido resistente che si trasmette per via aerea, attraverso le secrezioni respiratorie di un individuo contagioso. Non tutte le persone che vengono a contatto con il patogeno sviluppano la malattia; qualora il sistema immunitario riesca a controllare l’infezione e questa rimanga quiescente, si parla di TBC latente, mentre, in presenza di segni e sintomi, si parla di TBC attiva. E’ una patologia che può coinvolgere vari organi ma l’interessamento tipico è quello polmonare. I segni e i sintomi variano a seconda dell’organo interessato.

Gli individui a rischio

Tra i  soggetti più a rischio di contrarre una malattia tubercolare attiva vi sono:

  • persone HIV positive hanno un rischio 20-30 volte maggiore di ammalarsi di TBC se infettate. Una malattia accelera il decorso dell’altra, la TBC è infatti la principale causa di morte tra le persone affette da HIV
  • persone affette da altre condizioni che indeboliscono il sistema immunitario (per esempio: diabete, malnutrizione)
  • persone che hanno contratto l’infezione di recente (<2 anni)
  • neonati e bambini <5 anni di età
  • persone che fanno uso di tabacco o droghe
  • persone anziane.

I test di screening e diagnostici

A oggi non esiste un test affidabile e semplice per lo screening della tubercolosi. A fianco dei test di screening classici, il test di Mantoux e il test Quantiferon, si stanno affacciando sulla scena nuove modalità di screening, ancora in studio. La diagnosi si avvale invece della radiologia e di numerosi test batteriologici.

Prevenzione, diagnosi precoce e rilevamento dei casi attivi

La prevenzione riveste un ruolo essenziale nel controllo della tubercolosi. Secondo l’OMS, le due componenti principali per prevenire le nuove infezioni sono il trattamento della forma latente e la vaccinazione.

Per limitare la diffusione dell’infezione, le altre strade sono la diagnosi precoce, realizzata grazie all’iniziativa dei pazienti e alle strategie di screening, e il rilevamento dei casi attivi.

Le risposte per la pratica quotidiana

Questo corso FAD ECM risponde a molte domande sulla tubercolosi, fornendo risposte di immediata applicabilità clinica su:

  • Qual è la situazione attuale della TBC?
  • Come si trasmette la tubercolosi?
  • Quali sono le manifestazioni cliniche?
  • Quali sono i test di screening e diagnostici?
  • Come gestire la TBC attiva? E quella latente?
  • Sono previsti interventi di sanità pubblica?

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Assistenza ostetrica al neonato, quali raccomandazioni

Titolo:  L'assistenza ostetrica al neonato (codice ECM 282632)
Destinatari: ostetriche, infermiere, infermiere pediatrico
Scadenza: 31-12-2020
Crediti: 5
Costo: 40 €
Programma: FADO

L’adattamento alla vita extrauterina del neonato viene spesso descritto come l’adattamento dei singoli sistemi (cardiocircolatorio, respiratorio, metabolico, eccetera) alla nuova condizione. Tale descrizione rischia però di ridurre la nascita a un insieme di eventi fisiologici adattativi del neonato, che inizia a essere indipendente a cominciare dal primo respiro.

Alcuni autori suggeriscono che i primi giorni, settimane e mesi di vita siano in realtà un prolungamento della vita intrauterina, tanto da parlare di quarto trimestre della gravidanza. In questa prima fase di adattamento, il bambino continua a trovare risposta nella madre alla maggior parte dei suoi bisogni fisici ed è la mamma che favorisce l’attività fisiologica del bambino.

E' la mamma che con il seno assicura nutrimento e con il contatto pelle a pelle favorisce l'adattamento metabolico, cardiocircolatorio e respiratorio.

L'indice di Apgar e l'accertamento iniziale del benessere neonatale

Per l’accertamento iniziale del benessere del neonato è raccomandata la valutazione dell'Indice di Apgar.

Si tratta di uno strumento che consente di valutare in modo veloce ed efficace la transizione cardiorespiratoria subito dopo la nascita e il grado di risposta a eventuali misure di rianimazione.

Esso prende in considerazione 5 parametri, a cui vengono attribuiti dei punteggi a 0, 1 o 2:

  • colorito;
  • battito cardiaco;
  • respirazione
  • tono muscolare;
  • riflessi.

La valutazione viene fatta a 1 e a 5 minuti dalla nascita a tutti i neonati e ripetuta a intervalli di 5 minuti fino ai 20 minuti dalla nascita per i neonati con un punteggio di Apgar <7. La valutazione a 1 minuto fornisce informazioni sulla salute del neonato e sulla eventuale necessità di intervenire con manovre di rianimazione. A 5 minuti è considerato rassicurante un punteggio di Apgar compreso tra 7 e 10.

Nelle prime due ore di vita l’accertamento del benessere neonatale deve avvenire in modo sistematico e puntuale, senza interferire con il bonding e il primo attacco al seno. In particolare, l’ostetrica deve registrare ogni 15 minuti i seguenti parametri:

  • la posizione del neonato (verificando la pervietà delle vie aeree);
  • la funzione respiratoria;
  • il colorito della cute;
  • la frequenza cardiaca;
  • la temperatura corporea;
  • la reattività;
  • il tono.

Assistenza ostetrica al neonato nelle prime ore: quali raccomandazioni?

L’Organizzazione mondiale della sanità e le più autorevoli società scientifiche nazionali e internazionali per un’assistenza ostetrica appropriata e sicura nelle prime due ore di vita raccomandano di:

  • incoraggiare immediatamente dopo il parto il contatto pelle a pelle per prevenire la termodispersione
    asciugando il neonato con teli caldi e per promuovere l’allattamento al seno;
  • incoraggiare l’avvio dell’allattamento il prima possibile, idealmente entro la prima ora di vita;
  • somministrare la profilassi con vitamina K;
  • effettuare la profilassi oftalmica.

Le risposte del corso FAD

  • Qual è l’adattamento neonatale alla vita extrauterina?
  • Quali sono gli elementi da valutare nelle prime due ore di vita del neonato?
  • Che cosa prevede l’assistenza ostetrica nei primi giorni di vita?
  • Quali sono gli screening raccomandati?

Le risposte a queste e altre domande si trovano nel dossier del corso FAD dedicato all'assistenza ostetrica al neonato.

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Il parto dopo pregresso cesareo

Titolo: Il parto dopo pregresso cesareo (codice ECM 282641)
Destinatari: ostetriche, medici
Scadenza: 31-12-2020
Crediti: 5
Costo: 40 €
Programma: FADO

Negli ultimi venti anni la frequenza del parto cesareo è molto aumentata in Italia: si è passati dall’11,2% sul totale dei parti nel 1980 al 33,2% nel 2000.Nel 2015 la tendenza è cresciuta ulteriormente, infatti il 34,2% delle nascite in Italia è avvenuta tramite taglio cesareo. Tale dato è preoccupante soprattutto se si considera che secondo l'OMS le nascite con taglio cesareo non dovrebbero superare il 10-15%.

Facendo una analisi della letteratura, si è visto che le donne con pregresso taglio cesareo contribuiscono ampiamente all'aumento dell'incidenza dei tagli cesarei.
Per ridurre il tasso dei cesarei occorre quindi da una parte controllare che le indicazioni al primo taglio cesareo siano evidence based e dall'altra valutare rischi e benefici di un travaglio di prova dopo un precedente taglio cesareo (trial of labour after caesarean section, in acronimo TOLAC) e del parto per via vaginale dopo un precedente cesareo (vaginal birth after caesarean section, in acronimo VBAC).

Quali sono i fattori da prendere in esame prima di suggerire un TOLAC/VBAC?

Prima di suggerire a una donna con pregresso cesareo, il parto naturale occorre valutare il singolo caso in quanto vi sono fattori che ne possono condizionare il successo. In particolare si raccomanda di valutare il numero di cesarei pregressi.
Nelle linee guida italiane si raccomanda di promuovere il TOLAC in caso di pregressi tagli cesarei inferiori o uguali a due; se il numero di cesarei è superiore è controindicato. Occorre valutare anche le ragioni che hanno portato al pregresso cesareo, in genere la dilatazione cervicale superiore a 7 cm è considerata un fattore correlato positivamente con il successo del VBAC. Si raccomanda inoltre di non trascurare il peso fetale previsto (cut off 4.000 grammi) e l’età materna (cut off 40 anni).

Quali sono i rischi del VBAC?

La letteratura non esprime un giudizio univoco nella scelta tra VBAC e taglio cesareo elettivo per la scarsa qualità metodologica degli studi disponibili. E’ possibile però, affermare, che sebbene il VBAC si correli con l’aumento della mortalità perinatale il rischio è comunque basso ed è paragonabile al rischio di una primipara.

Per quanto riguarda la morbilità respiratoria i dati emersi sono contrastanti. Secondo uno studio non ci sono differenze tra VBAC e taglio cesareo elettivo secondo un altro il VBAC avrebbe un effetto protettivo. Per quanto riguarda gli esiti materni la mortalità è un evento raro, comunque più frequente con il cesareo elettivo: 3,8-4 per 100.000 donne con il VBAC rispetto a 13-13,4 per 100.000 donne con il cesareo elettivo. Per quanto riguarda le infezioni materne il VBAC sembra essere protettivo riguardo all'iperpiressia. La rottura d’utero, condizione che mette in pericolo di vita, avrebbe un’incidenza maggiore (0,5%) con il VBAC rispetto al cesareo elettivo (0,1%).

Le risposte del corso FAD

  • Quale è l’incidenza di cesarei in Italia e nel mondo?
  • Quali sono i fattori da prendere in esame prima di suggerire un TOLAC/VBAC?
  • Quali sono i rischi del VBAC?
  • Qual è la gestione ostetrica in caso di TOLAC?
  • Quale counselling per una scelta consapevole?

Le risposte a queste e altre domande si trovano nel dossier del corso FAD dedicato al parto dopo pregresso cesareo.

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farmaci in allattamento

Farmaci in allattamento, quali raccomandazioni

allattamento farmaci

Titolo: Farmaci e allattamento (codice ECM 283118)
Destinatari: tutti gli operatori sanitari
Scadenza: 31-12-2020
Crediti: 5
Costo: 30 €
Offerte: -
Programma: FaviFAD

L’allattamento e la somministrazione dei farmaci

L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda l'allattamento al seno esclusivo per i primi 6 mesi.

Nella maggior parte dei casi tale raccomandazione rimane valida anche quando la mamma deve assumere una terapia, sono pochi infatti i farmaci controindicati in modo assoluto durante l'allattamento.

Il ruolo dell'operatore sanitario

L' operatore sanitario ha un ruolo chiave nella gestione di terapie acute o croniche durante l'allattamento, in quanto deve valutare il rapporto rischio e beneficio della terapia in allattamento.

A tal fine occorre valutare le caratteristiche proprie del principio attivo e alcuni fattori specifici come:

  • l’utilità del farmaco per la mamma;
  • gli effetti potenziali del farmaco sulla produzione di latte;
  • la quantità di farmaco escreta nel latte materno;
  • l’assorbimento per via orale da parte del neonato;
  • il rischio potenziale di eventi negativi per il neonato;
  • l’età del bambino.

Farmaci compatibili e incompatibili con l'allattamento

In funzione del rischio di effetti negativi un farmaco può essere considerato:

  • compatibile con l’allattamento al seno quando gli effetti negativi per il neonato sono poco probabili; occorre tuttavia chiedere alla mamma di tenere sotto controllo il neonato e di segnalare se si verificano effetti negativi;
  • da evitare se possibile, in quanto può ridurre la produzione di latte o perché può causare effetti negativi nel bambino. Se questi farmaci vengono somministrati occorre tenere sotto controllo il neonato e valutare la comparsa di effetti negativi;
  • non compatibile con l’allattamento, in quanto ha un alto rischio di effetti negativi per il bambino. Bisogna evitare la somministrazione di questi farmaci alle donne che allattano e qualora siano necessari per la salute materna occorre raccomandare di interrompere l’allattamento

Le risposte per la pratica quotidiana

Questo corso FAD ECM risponde a molte domande, fornendo risposte di immediata applicabilità clinica su:

  • le indicazioni generali riguardo alla somministrazione dei farmaci nell'allattamento
  • le caratteristiche del farmaco che ne determinano il passaggio nel latte materno
  • il momento opportuno per somministrare i farmaci galattogoghi
  • i farmaci che si possono usare nei principali disturbi mammari legati all'allattamento
  • le situazioni più comuni di trattamento farmacologico durante l’allattamento
  • i metodi contraccettivi raccomandati in allattamento
  • le indicazioni riguardo alle sostanze da abuso nell'allattamento
  • le principali fonti di informazione per gli operatori sanitari

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disfunzioni pavimento pelvico

La cura del pavimento pelvico

disfunzioni pavimento pelvico

Titolo: La cura del pavimento pelvico (codice ECM 282781)
Destinatari: assistente sanitario, infermiere, infermiere pediatrico, fisioterapista, ostetriche
Scadenza: 31-12-20
Crediti: 5
Costo: 40 €
Programma: FADO

Le disfunzioni del pavimento pelvico: disturbo nascosto ma frequente

Le disfunzioni del pavimento pelvico riguardano entrambi i sessi, con una più alta prevalenza nella popolazione anziana femminile.

Nei Paesi in via di sviluppo la prevalenza di prolasso degli organi pelvici è del 19,7%, di incontinenza urinaria del 28,7% e di incontinenza fecale del 6,9%.

In particolare i prolassi sono uno dei problemi di salute più frequenti tanto nei Paesi in via di sviluppo, quanto in quelli sviluppati.

Poche donne si rivolgono a un professionista

Secondo quanto riportato negli studi però, solo il 14% delle donne con incontinenza urinaria si rivolge a un professionista sanitario.

Le motivazioni sono:

  • scarsa conoscenza delle possibilità terapeutiche;
  • imbarazzo;
  • senso di impotenza;
  • inibizione culturale;
  • convinzione che questi disturbi siano una normale conseguenza del parto vaginale e dell’invecchiamento.

Cause multifattoriali

L’origine delle disfunzioni del pavimento pelvico è multifattoriale e include:

  • l’età;
  • l’etnia;
  • la familiarità;
  • l’obesità;
  • il fumo;
  • la tosse cronica;
  • il sollevamento di pesi;
  • precedenti interventi chirurgici pelvici;
  • patologie della colonna vertebrale.

Quali fattori di rischio

I fattori di rischio che più di tutti intervengono nell’eziopatogenesi di tali disfunzioni sono:

  • la gravidanza (in particolare l’aumento di peso);
  • il parto;
  • i traumi perineali associati.

La prevenzione

La competenza dell’ostetrica permette alle donne di ridurre al minimo la morbilità a lungo termine, come l’incontinenza e le disfunzioni sessuali.

La più recente linea guida sulla cura del perineo propone un modello di presa in carico della donna da parte dell’ostetrica durante il percorso nascita, dalla gravidanza fino al periodo post natale.

La ginnastica per il pavimento pelvico è un intervento raccomandato sia  come prevenzione sia come trattamento.

Il suo primo utilizzo è stato nel trattamento dell’incontinenza urinaria da sforzo, mentre attualmente la sua efficacia è confermata anche nel trattamento di altre patologie del pavimento pelvico.

Come sostiene una revisione Cochrane, la ginnastica per il pavimento pelvico è un trattamento efficace in tutti i tipi di incontinenza urinaria.

Se confrontato il suo utilizzo rispetto al non trattamento, la ginnastica si è dimostrata 8 volte più efficace nella risoluzione del problema e 17 volte nel comportare un miglioramento della condizione.

Le risposte del corso FAD

  • Quali sono le disfunzioni del pavimento pelvico femminile?
  • Quali sono i fattori di rischio? Come si valuta il pavimento pelvico?
  • Quale deve essere l’assistenza ostetrica per la cura del pavimento pelvico?
  • Come va assistita la donna in puerperio? In che cosa consiste la ginnastica del pavimento pelvico?

Le risposte a queste e altre domande si trovano nel dossier del corso FAD sulla cura del perineo dedicato a ostetriche e a medici.

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