I vaccini anti COVID-19: dalla ricerca alla pratica

Titolo: I vaccini anti COVID-19: dalla ricerca alla pratica (ID ECM 314292)
Destinatari: tutti gli operatori sanitari
Scadenza: 26-01-2022
Crediti: 5
Costo: 20 €
Programma: Instant Learning
Valutazione dei partecipanti (140 valutazioni):
9/10 rilevanza
9/10 qualità
9/10 efficacia

Lo sviluppo dei vaccini anti-COVID-19 in tempo di pandemia

L'11 dicembre 2020 l'AIFA e l'EMA hanno approvato il primo vaccino anti COVID-19. Sperare di realizzare un vaccino contro SARS-CoV-2 entro l'estate 2021 sembrava un obiettivo molto ottimistico, in quanto il tempo medio per lo sviluppo di un vaccino è sempre stato di 10-15 anni.

Come abbiamo fatto a raggiungere un tale risultato? I motivi di questo successo sono molteplici, in sintesi si può dire che tale risultato dipende innanzitutto dai progressi della tecnologia e dall’enorme interesse concentratosi sul virus fin da parte dei ricercatori di tutto il mondo. Ma non va trascurato anche il ruolo delle conoscenze pregresse su virus correlati a SARS-CoV-2, dallo sviluppo di nuove piattaforme vaccinali, dai grandi investimenti finanziari e dal costante lavoro delle agenzie regolatorie.

Inoltre occorre segnalare che per lo sviluppo sono state messe in atto, oltre alle tecnologie “tradizionali” anche tecnologie innovative.

Caratteristiche dei vaccini tradizionali

Scopo dei vaccini è prevenire o mitigare le malattie infettive attraverso la stimolazione del sistema immunitario e la conseguente acquisizione della cosiddetta “immunità attiva".

I vaccini tradizionali utilizzano una forma attenuata o inattivata dell’agente patogeno in modo da indurre una risposta protettiva, senza causare la malattia.

Esistono due tipi di vaccini tradizionali:

  • vivi attenuati che utilizzano una forma indebolita del virus, in grado di crescere e replicarsi, ma non di far ammalare;
  • inattivati che contengono il virus il cui materiale genetico è stato distrutto ( per esempio da calore, sostanze chimiche o radiazioni) e quindi incapace di infettare e di replicarsi, ma in grado comunque di innescare una risposta protettiva.

Queste strategie, sperimentate contro COVID-19, sono collaudate e costituiscono la base di molti vaccini esistenti, compresi quelli per la febbre gialla e il morbillo o l’influenza stagionale e l’epatite A.

Nuove strategie

Il principio su cui si basano le nuove tecnologie è quello di far produrre direttamente dalle cellule del soggetto vaccinato il materiale biologico contro il quale si vuole ottenere la risposta immunitaria. Sono attualmente due le tecnologie utilizzate a questo fine:

  • basata su acidi nucleici (DNA o RNA);
  • a vettore virale.

Con la tecnologia a RNA viene fatto penetrare nelle cellule dell’ospite umano il materiale genetico codificante per la proteina spike di SARS-CoV-2. In tal modo le cellule del soggetto producono la proteina verso la quale deve essere attivata la risposta immunitaria.

Quelli a vettore virale invece utilizzano un virus reso innocuo per l’uomo, spesso modificato in modo da non essere in grado di replicarsi, al cui interno è stato inserito il codice genetico della proteina del virus.

Il vantaggio principale di questi nuovi vaccini è che possono essere sviluppati solo sulla base della sequenza genetica del virus.

Le varianti

L’emergere di nuove varianti di SARS-CoV-2 è un fenomeno previsto, perché comune in natura. I virus infatti cambiano continuamente e SARS-CoV-2 non fa eccezione. A livello globale è stata osservata una diversificazione di SARS-CoV-2 dovuta all’evoluzione del virus e a processi di adattamento.

Sebbene la maggior parte delle mutazioni emergenti non abbia un impatto significativo sulla diffusione del virus, alcune mutazioni o combinazioni di mutazioni possono però fornire al virus un vantaggio selettivo, conferendogli una maggiore trasmissibilità o la capacità di eludere la risposta immunitaria dell’ospite.

Assume quindi un ruolo fondamentale il sequenziamento genomico continuo di SARS-CoV-2, necessario per il monitoraggio della diffusione della malattia e dell’evoluzione del virus e per il miglioramento degli interventi diagnostici e terapeutici.

I rischi

Tra la fine del 2020 e le prime settimane del 2021 sono emerse in particolare tre varianti importanti.

  • Il 14 dicembre 2020, in Inghilterra è stata identificata una variante caratterizzata da una modifica nella proteina spike che il virus utilizza per legarsi al recettore ACE2 umano. Sembra che tale variazione abbia aumentato la trasmissibilità, tuttavia non vi è alcun cambiamento nella gravità della malattia (misurata in termini di durata del ricovero e di mortalità a 28 giorni), o nell’occorrenza di reinfezione rispetto ad altri virus SARS-CoV-2 circolanti nel Regno Unito.
  • In Sud Africa è emersa un’altra variante di SARS-CoV-2 (501Y.V2). Anche in questo caso sembra favorita una maggiore trasmissibilità, ma non una maggiore gravità.
  • Una terza variante è stata recentemente individuata in Brasile e in Giappone. Questa terza variante, individuata con la sigla B.1.1.28.1 o più semplicemente P.1, condivide alcune mutazioni della proteina spike sia con la variante sudafricana sia con quella inglese, e si ritiene possa essere caratterizzata anch’essa da una maggiore contagiosità.

L’emergere della variante inglese ha generato preoccupazioni circa l’efficacia dei vaccini. Tuttavia, al momento, non vi è alcuna prova che la mutazione del virus rilevata nel Regno Unito possa avere effetti sull’efficacia della vaccinazione: un primo studio preliminare effettuato sul vaccino Pfizer/BioNTech sembra confermare la sua efficacia anche sulla variante inglese.

I vaccini, infatti, determinano la formazione di una risposta immunitaria contro molti frammenti della proteina spike, quindi è improbabile che un singolo cambiamento renda il vaccino meno efficace. Non ci sono quindi al momento prove che dimostrino che la nuova variante eluderà la vaccinazione.

Il corso in breve

Questo corso FAD ECM, aggiornato regolarmente, vuole fare chiarezza sui principali vaccini anti COVID-19 disponibili  e in fase di studio mostrando le caratteristiche e i dati disponibili. In particolare il corso prende in esame :

  • I vaccini a virus intero, basati su proteine, basati sugli acidi nucleici, a vettore virale
  • Il Piano strategico nazionale
  • Programma OMS e collaborazione internazionale
  • Disponibilità dei vaccini in Italia
  • Vaccini BNT162b2 di Pfizer/BioNTech, mRNA-1273 di Moderna, ChAdOx1 nCoV-19 di AstraZeneca/Università di Oxford
  • L’importanza di una corretta comunicazione

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    La gestione sul territorio del paziente con COVID-19

    Titolo:  La gestione sul territorio del paziente con COVID-19 (ID ECM 312878)
    Destinatari: tutti gli operatori sanitari
    Scadenza:31-12-2021
    Crediti: 9,1
    Costo: 44,99 euro
    Programma: Instant Learning
    Valutazione dei partecipanti (153 valutazioni):
    9/10 rilevanza
    9/10 qualità
    9/10 efficacia

    Inquadramento clinico

    Soprattutto nella fase iniziale della pandemia mancavano indicazioni per la corretta gestione sul territorio del paziente COVID-19 (Coronavirus Disease 2019). In questi mesi di pandemia abbiamo studiato il virus e abbiamo compreso molto del suo comportamento. Innanzitutto si è visto che la presentazione clinica di COVID-19 varia fortemente in rapporto all’età e allo stato di immunocompetenza. Si può passare da una malattia inapparente a malattia con sintomatologia simile a quella di un raffreddore comune, a una polmonite bilaterale con grave difficoltà respiratoria, potenzialmente fatale.
    In quasi tutti i casi tuttavia il quadro iniziale comprende febbre con andamento continuo o intermittente, tosse, più frequentemente secca, astenia, mialgie e artralgie e disturbi gastrointestinali. Inoltre si è visto che sono sintomi distintivi i disturbi del gusto e dell’olfatto.

    Inoltre possono comparire all’esordio di COVID-19 o, più frequentemente, nelle fasi tardive altre espressioni di compromissione neurologica, come: agitazione, confusione, ictus, encefalopatia, disturbi piramidali, .

    Prognosi

    In una proporzione che va dal 15 al 30% dei malati COVID-19, dopo una decina di giorni si manifesta una sindrome da distress respiratorio acuto per la combinazione di danno alveolare e microtromboembolismo.

    Un’evoluzione sfavorevole della malattia è segnalata da un’alta carica virale, febbre persistente, iperferritinemia, alterato rapporto neutrofili/linfociti, aumento di LDH e AST, elevazione del D-dimero e di alcune proteine infiammatorie. I pazienti più a rischio sono gli anziani, maschi, obesi e con altre patologie. In particolare: ipertensione, fibrillazione atriale, insufficienza cardiaca, diabete mellito, insufficienza renale e malattia coronarica.

    L'assistenza al paziente COVID-19 sul territorio

    L’intervento dei medici delle cure primarie (MMG, PLS, CA) si realizza, soprattutto, da remoto, avvalendosi dei mezzi telematici o telefonici a disposizione del paziente e pianificati e registrati su piattaforme concordate con le ATS. Le visite ambulatoriali o domiciliari “in presenza” ritenute indispensabili possono essere effettuate se il sanitario ha in dotazione e indossa gli adeguati DPI (dispositivi di protezione individuale).

    Nella prima fase della pandemia non era chiaro quale fosse il momento più opportuno per il ricovero in ospedale. Solo successivamente grazie all'analisi dei dati provenienti da 1.205 ambulatori di medicina generale britannici, dalla sorveglianza epidemiologica, dai registri ospedalieri e di mortalità di oltre 6 milioni di pazienti adulti è stato messo a punto l’algoritmo QCOVID che predice il rischio di ricovero ospedaliero e di morte. I pazienti con malattia definibile lieve possono restare al proprio domicilio, in isolamento per almeno 10 giorni dall’insorgenza dei sintomi, purché assistiti da qualcuno in grado badare alla loro alimentazione e alla sorveglianza di un eventuale peggioramento. Le persone anziane e quelle immunodepresse possono presentare sintomi atipici e quindi vanno valutati con particolare attenzione.

    Secondo la SIMG (Società Italiana Medici di Medicina Generale) i criteri per stabilire che un paziente COVID-19 può rimanere al proprio domicilio sono i seguenti:

    • forma clinica con febbre non elevata, tosse, vago malessere generale, rinorrea, mal di gola, assenza distato confusionale o letargia, di ipotensione arteriosa, di vomito o diarrea incoercibili;
    • assenza di dispnea: è importante il monitoraggio della saturazione periferica di ossigeno di base,accettabile fino al 95% e di quella dopo sforzo (test del cammino per 6 minuti), accettabile fino al 93%.
    • vaccinazioni antinfluenzale e antipneumococcica possibilmente eseguite;
    • età <80 anni, sopra tale età, il ricovero è fortemente raccomandato; per le età inferiori il giudizio, più che anagrafico, deve essere clinico;
    • garanzia di una linea di comunicazione diretta con il medico o con un operatore sanitario (infermiere di studio) fino a completa risoluzione del quadro clinico

    Il corso in breve

    La gestione del paziente con COVID-19 a domicilio è fondamentale non solo per il singolo malato ma anche per evitare che gli ospedali, specie in fase di ondata epidemica, abbiano troppi accessi inappropriati. Il corso fornisce le indicazioni per una corretta valutazione della gravità del paziente COVID-19 e per una adeguata gestione sul territorio. In sintesi i punti presi in esame dal corso sono:

    • Sintomatologia
    • Classificazione della gravità della malattia
    • Prognosi
    • Triage
    • Criteri per la decisione tra cure a casa o ricovero in ospedale
    • Diagnosi differenziale
    • L’assistenza al paziente domiciliare
    • I compiti del medico (MMG e PLS)
    • La telemedicina
    • La consulenza telefonica
    • L’uso dei dispositivi di protezione individuale (DPI)
    • Conferma diagnostica
    • Definizione di caso
    • Definizione di contatto stretto
    • I vari tipi di test
    • Quali test utilizzare
    • Test rapidi nell’ambulatorio del MMG o PLS21
    • Gestione domiciliare
    • Terapie a domicilio
    • Mantenimento delle terapie croniche in corso
    • Vaccinazioni
    • Gestione dei pazienti con comorbilità
    • Un decorso prolungato
    • Persistenza virale
    • Long COVID

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      Guida all’uso dei farmaci nel paziente con COVID-19

      Titolo: Guida all'uso dei farmaci nel paziente con COVID-19 (ID ECM 295555)
      Destinatari: tutti gli operatori sanitari (esclusi i medici)
      Scadenza: 31-12-2020
      Crediti: 3,90
      Costo: 20 €
      Programma: Instant Learning
      Valutazione dei partecipanti (199 valutazioni):
      9/10 rilevanza
      9/10 qualità
      9/10 efficacia

      Premesse

      Come sottolineato dall’OMS a oggi non vi sono terapie specifiche per l’infezione da SARS-CoV-2.

      Il trattamento in uso  si basa sull’utilizzo di farmaci sintomatici mirati al miglioramento dei sintomi e di antibiotici di supporto in caso di sovrapposizione di un’infezione batterica. I tempi richiesti per lo sviluppo di una terapia antivirale mirata e di un vaccino contro questo virus non sono prevedibili con certezza e potrebbero essere anche molto lunghi (un anno o più).

      Nel frattempo, considerata la gravità della situazione e l’urgente necessità di trovare soluzioni terapeutiche velocemente disponibili, le autorità sanitarie stanno adottando procedure speciali e semplificate per l’autorizzazione di sperimentazioni cliniche, programmi a uso compassionevole e utilizzo off label di farmaci autorizzati per altre indicazioni terapeutiche.

      Farmaci e COVID-19: il corso in breve

      Questo corso FAD (3,9 ECM) offre un panorama completo di tutte le opzioni terapeutiche. Per ciascun farmaco è disponibile una scheda che spiega il razionale dell'uso nell'infezione da SARS-CoV-2, quali trial sono attualmente in corso, quali sono i dosaggi, quali le precauzioni con particolare attenzione a effetti avversi e interazioni molto frequenti nella fascia di età più rischio e fragile nei confronti del nuovo coronavirus, cioè la fascia anziana della popolazione.

      In particolare si prendono in esame i farmaci:

      • Antimalarici
      • Antivirali
      • Monoclonali
      • Plasma
      • Antibiotici di supporto
      • Eparine a basso peso molecolare
      • Altri farmaci

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        COVID-19: gravidanza, parto e allattamento

        Titolo:  COVID-19: gravidanza, parto e allattamento (ID ECM 296134)
        Destinatari: infermieri, infermieri pediatrici, medici chirurghi, ostetriche/i
        Scadenza: 12-05-2021
        Crediti: 5
        Costo: 30 €
        Programma: Instant Learning
        Valutazione dei partecipanti (110 valutazioni):
        8/10 rilevanza
        9/10 qualità
        9/10 efficacia

        COVID-19 e gravidanza

        Non è ancora chiaro quali siano i rischi per le donne in gravidanza con COVID-19 ma è molto importante controllare la donna in quanto le gravide sono una popolazione a rischio per le infezioni respiratorie. Per quanto riguarda l’infezione da SARS-CoV-2 a oggi i dati disponibili sono abbastanza tranquillizzanti in quanto sembra che le donne in gravidanza non abbiano un rischio più alto di infettarsi rispetto alla popolazione generale, né di manifestare una forma grave della malattia. In assenza di vaccino le donne gravide sono quindi invitate a seguire le disposizioni generale di prevenzione per ridurre il rischio di infezione.

        Come si trasmette il virus?

        Il SARS-CoV-2 si trasmette principalmente attraverso la saliva e le secrezioni delle vie aeree superiori veicolati da tosse e/o starnuti. La trasmissione per via aerogena non è documentata a eccezione di specifiche procedure che possono generare aerosol e in ostetricia è in corso un’ampia discussione su quali siano le procedure capaci di generare aerosol.

        Una revisione ha messo in luce la persistenza del virus su superfici inerti, come metallo, vetro o plastica per un massimo di 9 giorni e la facilità di inattivazione nell’arco di pochi minuti con procedure di disinfezione delle superfici con etanolo, perossido di idrogeno o ipoclorito di sodio. Per quanto riguarda la trasmissione verticale attualmente non è dimostrata, ma non si esclude questa possibilità.

        Come si può prevenire COVID-19 in gravidanza?

        Per prevenire l’infezione le donne in gravidanza devono seguire le stesse raccomandazioni valide per la popolazione generale. Inoltre si raccomanda alle donne gravide di evitare gli spostamenti non necessari, di prendere i mezzi pubblici e di evitare contatti con persone malate.
        Le donne gravide che hanno già altri figli dovrebbero prestare particolare attenzione. COVID-19 nei bambini è in genere lieve e in alcuni casi non dà sintomi, occorre quindi tenere comportamenti sempre mirati a proteggersi dal rischio di contagio.

        Il corso in breve

        Questo corso fornisce indicazioni pratiche su come prevenire l'infezione e su come gestire gravidanza, parto e allattamento nella donna con COVID-19.

        In particolare prende in esame:

        • la trasmissione del virus (attraverso droplet, ambientale e verticale),
        • le manifestazione cliniche della malattia in gravidanza
        • le misure di prevenzione per la donna in gravidanza e per gli operatori sanitari che le assistono
        • il monitoraggio della gravidanza
        • la gestione del parto e le sue conseguenze
        • l'allattamento materno.

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          Emergenza COVID-19: quali misure di protezione e prevenzione per il personale sanitario?

          emergenza covid-19 misure di protezione

          Titolo: Vestizione e svestizione del personale sanitario in epoca di COVID-19  (codice ECM 294557)
          Destinatari: tutti gli operatori sanitari
          Scadenza: 31-12-2020
          Crediti: 3,9
          Costo: 10 €
          Programma: Instant Learning
          Valutazione dei partecipanti (654 valutazioni):
          9/10 rilevanza
          9/10 qualità
          9/10 efficacia

          Con l’arrivo in Italia del nuovo coronavirus, gli operatori sanitari sono in prima linea per far fronte all’emergenza da COVID-19 ed è necessario che lavorino in sicurezza, adottando tutte le misure di prevenzione e di protezione e che utilizzino nel modo corretto i dispositivi di protezione individuale (DPI). Importante è conoscere adeguatamente le caratteristiche del virus e della malattia, in particolare rispetto alle modalità di trasmissione.

          Malattia da nuovo coronavirus (COVID-19): misure di prevenzione generiche

          Secondo le disposizioni dell’OMS riprese dal Rapporto Tecnico n. 2 dell’ISS, le misure di prevenzione suggerite per la collettività si limitano a:

          •  frequente igiene delle mani con soluzione alcolica se le mani non sono visibilmente sporche, o con acqua e
            sapone in caso di mani visibilmente sporche;
          • evitare di toccarsi occhi, naso e bocca;
          • praticare l’igiene respiratoria tossendo o starnutendo nella piega cubitale o in un fazzoletto da smaltire
            immediatamente;
          • indossare mascherina chirurgica in presenza di sintomi respiratori seguita dalla pratica dell’igiene delle mani dopo lo smaltimento della mascherina;
          •  mantenere la distanza sociale di almeno 1 metro.

          L’OMS segnala che l’uso delle mascherine da parte di persone sane a scopo di prevenzione non è raccomandato in quanto tale pratica non è sostenuta da prove di efficacia.

          Il timore di infezione da SARS-CoV-2 ha infatti portato a un uso non giustificato di mascherine, causando un picco di richieste e un conseguente aumento dei prezzi. Tale aumento di richiesta può determinare difficoltà di approvvigionamento in caso di focolai epidemici.

          Emergenza Covid-19: le misure di protezione per gli operatori sanitari

          Per gli operatori sanitari sono necessarie precauzioni aggiuntive per prevenire il contagio in un contesto assistenziale nei confronti di pazienti affetti da COVID-19. Queste misure includono il corretto utilizzo dei dispositivi di protezione individuale (DPI), la loro scelta e un corretto addestramento circa le procedure di vestizione e svestizione.

          Il set di DPI consigliato dall’ECDC protegge dalla trasmissione aerea via droplet, da contatto, e particelle:

          • protezione respiratoria: filtranti respiratori FFP2 o FFP3 (filtering face-piece, FFP di classe 2 o 3) con
            o senza valvola (utilizzare sempre FFP3 per le procedure che generano aerosol);
          • protezione oculare: occhiali di protezione o maschera facciale;
          • protezione del corpo: camice a manica lunga idro-resistente;
          • protezione delle mani: guanti.

          Le risposte per la pratica quotidiana

          Questo corso FAD ECM risponde a molte domande di pratica quotidiana per tutti gli operatori sanitari che stanno fronteggiando l'emergenza COVID-19 sulle misure di protezione e prevenzione (uso dei DPI e le procedure di vestizione e svestizione), tra cui:

          • Che cosa si sa del SARS-CoV-2?
          • Quali misure di prevenzione per il personale sanitario?
          • Dispositivi di protezione individuale (DPI): quali sono e come usarli in maniera corretta?
          • Come effettuare correttamente le procedure di vestizione e svestizione?

           

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            farmaci in allattamento

            Farmaci in allattamento, quali raccomandazioni

            allattamento farmaci

            Titolo: Farmaci e allattamento (codice ECM 283118)
            Destinatari: tutti gli operatori sanitari
            Scadenza: 31-12-2020
            Crediti: 5
            Costo: 30 €
            Offerte: -
            Programma: FaviFAD

            L’allattamento e la somministrazione dei farmaci

            L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda l'allattamento al seno esclusivo per i primi 6 mesi.

            Nella maggior parte dei casi tale raccomandazione rimane valida anche quando la mamma deve assumere una terapia, sono pochi infatti i farmaci controindicati in modo assoluto durante l'allattamento.

            Il ruolo dell'operatore sanitario

            L' operatore sanitario ha un ruolo chiave nella gestione di terapie acute o croniche durante l'allattamento, in quanto deve valutare il rapporto rischio e beneficio della terapia in allattamento.

            A tal fine occorre valutare le caratteristiche proprie del principio attivo e alcuni fattori specifici come:

            • l’utilità del farmaco per la mamma;
            • gli effetti potenziali del farmaco sulla produzione di latte;
            • la quantità di farmaco escreta nel latte materno;
            • l’assorbimento per via orale da parte del neonato;
            • il rischio potenziale di eventi negativi per il neonato;
            • l’età del bambino.

            Farmaci compatibili e incompatibili con l'allattamento

            In funzione del rischio di effetti negativi un farmaco può essere considerato:

            • compatibile con l’allattamento al seno quando gli effetti negativi per il neonato sono poco probabili; occorre tuttavia chiedere alla mamma di tenere sotto controllo il neonato e di segnalare se si verificano effetti negativi;
            • da evitare se possibile, in quanto può ridurre la produzione di latte o perché può causare effetti negativi nel bambino. Se questi farmaci vengono somministrati occorre tenere sotto controllo il neonato e valutare la comparsa di effetti negativi;
            • non compatibile con l’allattamento, in quanto ha un alto rischio di effetti negativi per il bambino. Bisogna evitare la somministrazione di questi farmaci alle donne che allattano e qualora siano necessari per la salute materna occorre raccomandare di interrompere l’allattamento

            Le risposte per la pratica quotidiana

            Questo corso FAD ECM risponde a molte domande, fornendo risposte di immediata applicabilità clinica su:

            • le indicazioni generali riguardo alla somministrazione dei farmaci nell'allattamento
            • le caratteristiche del farmaco che ne determinano il passaggio nel latte materno
            • il momento opportuno per somministrare i farmaci galattogoghi
            • i farmaci che si possono usare nei principali disturbi mammari legati all'allattamento
            • le situazioni più comuni di trattamento farmacologico durante l’allattamento
            • i metodi contraccettivi raccomandati in allattamento
            • le indicazioni riguardo alle sostanze da abuso nell'allattamento
            • le principali fonti di informazione per gli operatori sanitari

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