Il parto dopo pregresso cesareo

Titolo: Il parto dopo pregresso cesareo (codice ECM 250694)
Destinatari: ostetriche, medici
Scadenza: 31-12-2019
Crediti: 5
Costo: 40 €
Programma: FADO

Negli ultimi venti anni la frequenza del parto cesareo è molto aumentata in Italia: si è passati dall’11,2% sul totale dei parti nel 1980 al 33,2% nel 2000.Nel 2015 la tendenza è cresciuta ulteriormente, infatti il 34,2% delle nascite in Italia è avvenuta tramite taglio cesareo. Tale dato è preoccupante soprattutto se si considera che secondo l'OMS le nascite con taglio cesareo non dovrebbero superare il 10-15%.

Facendo una analisi della letteratura, si è visto che le donne con pregresso taglio cesareo contribuiscono ampiamente all'aumento dell'incidenza dei tagli cesarei.
Per ridurre il tasso dei cesarei occorre quindi da una parte controllare che le indicazioni al primo taglio cesareo siano evidence based e dall'altra valutare rischi e benefici di un travaglio di prova dopo un precedente taglio cesareo (trial of labour after caesarean section, in acronimo TOLAC) e del parto per via vaginale dopo un precedente cesareo (vaginal birth after caesarean section, in acronimo VBAC).

Quali sono i fattori da prendere in esame prima di suggerire un TOLAC/VBAC?

Prima di suggerire a una donna con pregresso cesareo, il parto naturale occorre valutare il singolo caso in quanto vi sono fattori che ne possono condizionare il successo. In particolare si raccomanda di valutare il numero di cesarei pregressi.
Nelle linee guida italiane si raccomanda di promuovere il TOLAC in caso di pregressi tagli cesarei inferiori o uguali a due; se il numero di cesarei è superiore è controindicato. Occorre valutare anche le ragioni che hanno portato al pregresso cesareo, in genere la dilatazione cervicale superiore a 7 cm è considerata un fattore correlato positivamente con il successo del VBAC. Si raccomanda inoltre di non trascurare il peso fetale previsto (cut off 4.000 grammi) e l’età materna (cut off 40 anni).

Quali sono i rischi del VBAC?

La letteratura non esprime un giudizio univoco nella scelta tra VBAC e taglio cesareo elettivo per la scarsa qualità metodologica degli studi disponibili. E’ possibile però, affermare, che sebbene il VBAC si correli con l’aumento della mortalità perinatale il rischio è comunque basso ed è paragonabile al rischio di una primipara.

Per quanto riguarda la morbilità respiratoria i dati emersi sono contrastanti. Secondo uno studio non ci sono differenze tra VBAC e taglio cesareo elettivo secondo un altro il VBAC avrebbe un effetto protettivo. Per quanto riguarda gli esiti materni la mortalità è un evento raro, comunque più frequente con il cesareo elettivo: 3,8-4 per 100.000 donne con il VBAC rispetto a 13-13,4 per 100.000 donne con il cesareo elettivo. Per quanto riguarda le infezioni materne il VBAC sembra essere protettivo riguardo all'iperpiressia. La rottura d’utero, condizione che mette in pericolo di vita, avrebbe un’incidenza maggiore (0,5%) con il VBAC rispetto al cesareo elettivo (0,1%).

Le risposte del corso FAD

  • Quale è l’incidenza di cesarei in Italia e nel mondo?
  • Quali sono i fattori da prendere in esame prima di suggerire un TOLAC/VBAC?
  • Quali sono i rischi del VBAC?
  • Qual è la gestione ostetrica in caso di TOLAC?
  • Quale counselling per una scelta consapevole?

Le risposte a queste e altre domande si trovano nel dossier del corso FAD dedicato al parto dopo pregresso cesareo.

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Sorveglianza dell’accrescimento fetale

accrescimento fetale

Titolo: Sorveglianza dell'accrescimento fetale intrauterino (codice ECM 232709)
Destinatari: ostetriche, assistente sanitari, infermieri, infermieri sanitari
Scadenza: 22-07-2019
Crediti: 5
Costo: 40 €
Programma: FADO

La valutazione obiettiva della crescita fetale è estremamente utile per l’assistenza prenatale e per tutelare la salute neonatale. Infatti è stato infatti dimostrato che oltre il 50% delle morti perinatali associate a scarsa crescita fetale  dipende da un assistenza inferiore a quella standard.

Quali sono i parametri per definire lo sviluppo e accrescimento del feto?

Per definire le caratteristiche di sviluppo intrauterino, i parametri che vengono utilizzati alla nascita  sono il peso e l’epoca gestazionale.

L’accrescimento viene espresso in relazione all’epoca gestazionale mediante curve percentili definendo:

  • adeguati, per l’età gestazionale, i neonati con peso e lunghezza compresi tra il 10° e il 90° percentile;
  • piccoli per l’età gestazionale (small for gestational age, SGA) i neonati con peso inferiore al 10° percentile;
  • grandi per l’età gestazionale i neonati con peso e/o lunghezza superiori al 90° percentile

E' importante segnalare che un neonato piccolo per l’età gestazionale ha un rischio di morte 7 volte maggiore di un neonato che nasce con un peso normale per l’età gestazionale.

Invece quando un neonato è grande per l'età gestazionale si può andare incontro a difficoltà all’espletamento del parto per via vaginale (rischio di distocia di spalla, fratture della clavicola o degli arti e asfissia perinatale), oltre a ipoglicemia e iperbilirubinemia fetale.

Quali tecniche vengono usate per la sorveglianza ostetrica dell’accrescimento fetale?

Per la valutazione ostetrica dello sviluppo fetale ci si può avvalere della semeiotica fisica e di quella strumentale che dovrebbe essere però riservata alla patologia o nei casi di dubbio clinico.

La valutazione della stima del peso fetale si esegue mediante:

  • la raccolta dei dati anamnestici e l’individuazione dei fattori di rischio
  • l’ispezione dell’addome materno;
  • la palpazione dell’addome materno;
  • la misurazione del diametro longitudinale dell’utero (lunghezza sinfisi-fondo);
  • l’esecuzione dell’ecografia ostetrica;

Inoltre, la futura mamma deve essere sensibilizzata all’importanza dei movimenti fetali.

Le risposte del corso FAD

  • Perché si raccomanda di valutare l’accrescimento fetale intrauterino?
  • Quale è la relazione tra sorveglianza dell’accrescimento fetale e mortalità perinatale?
  • Quando l’accrescimento devia dalla normalità?
  • Quale è il normale accrescimento fetale intrauterino?

Le risposte a queste e altre domande si trovano nel dossier del corso FAD.

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Farmaci in gravidanza: per un uso consapevole

farmaci in gravidanza

Titolo: Farmaci e gravidanza (codice ECM 230262)
Destinatari: tutti gli operatori sanitari
Scadenza: 10-06-2019
Crediti: 5
Costo: 30 €
Programma: FaViFAD

La somministrazione di farmaci in gravidanza è in crescita, soprattutto a causa dell’aumento di patologie croniche nelle donne gravide. A fronte di questo aumento d’uso, c’è ancora oggi molta incertezza sui farmaci più appropriati e sicuri da prescrivere durante la gestazione.

Questo può portare a non somministrare alla donna medicinali dei quali invece avrebbe bisogno.

Effetti dei farmaci sul feto

La principale preoccupazione associata all’uso di farmaci in gravidanza è la teratogenesi, che si verifica principalmente durante la fase embrionale, quando l’organogenesi è in pieno svolgimento. L’insorgenza delle malformazioni dipende da vari fattori genetici, ambientali, farmacologici e fisici.

Durante il secondo e il terzo trimestre di gravidanza gli eventuali effetti dannosi dei farmaci tendono a compromettere la crescita e lo sviluppo del feto o la funzione di determinati organi. Possono esserci quattro tipi di danno fetale:

  • danno a strutture o organi normalmente formati in embriogenesi
  • danno a strutture che sono in istogenesi durante il periodo fetale
  • ritardo di crescita
  • morte fetale o natimortalità

Farmaci in gravidanza: una classificazione

La classificazione più utilizzata divide i principi attivi in 5 categorie a seconda del rischio che comporta la loro assunzione (A, B, C, D, X). Recentemente l’FDA ha ideato un nuovo sistema informativo per fornire indicazioni più chiare e complete sulla sicurezza dell’uso dei farmaci in gravidanza, divisi in quattro punti:

  • possibilità di registri sull’esposizione a quel farmaco in gravidanza

  • riassunto dei rischi (che comprende anche quanto fatto in precedenza con la classificazione in lettere)

  • considerazioni cliniche (che include chiarimenti su malattie associate alla maternità, sul rischio embrio/fetale, sull’eventuale aggiustamento della dose durante la gravidanza )

  • dati (a supporto del riassunto dei rischi)

Le risposte per la pratica quotidiana

Ecco alcune domande che trovano risposta nel corso FAD ECM sull'uso dei farmaci in gravidanza, dedicato a tutti gli operatori sanitari:

  • Qual è l'atteggiamento attuale sui farmaci in gravidanza?
  • Quali sono i principali effetti avversi sul feto conseguenti alla somministrazione dei farmaci?
  • I vaccini sono sicuri in gravidanza?
  • Quali caratteristiche del farmaco ne determinano il passaggio al feto?
  • I trattamenti a base di erbe sono sicuri in gravidanza? E quelli cosmetici?

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Morbillo: dalla vaccinazione al trattamento

psoriasi

Titolo: Morbillo dalla vaccinazione al trattamento (codice ECM 228325)
Destinatari:
tutti gli operatori sanitari
Scadenza:
 28-02-19
Crediti:
 2
Costo:
10 €
Offerte:
 gratuito per gli iscritti all'OMCeOMI
Programma:
SMARTFAD

Benché negli ultimi decenni la sua incidenza si sia drasticamente ridotta grazie all’ introduzione della vaccinazione estensiva in età infantile, da qualche anno il morbillo riemerge con focolai epidemici e casi fatali ed è ritornato a essere, anche in Italia, un problema di sanità pubblica.

Non solo bambini

Anche se nell’immaginario collettivo rimane una “malattia infantile”, i dati epidemiologici del 2017 e quelli dei primi mesi del 2018 dimostrano come l’età di prima infezione si sia spostata verso l’età giovane adulta (25-27 anni), ovvero nei soggetti che non sono mai stati vaccinati e che hanno vissuto in un’epoca in cui il morbillo circolava meno.

Tali soggetti sono rimasti vulnerabili fino all’età adulta e questo accumulo di persone non vaccinate è stato la base per l’ampia diffusione del virus in fasce di età solitamente immuni.

Nel corso FAD ECM le risposte a tutti i dubbi

  • Quali sono i sintomi del morbillo?
  • A quali complicanze è associato?
  • Cosa indicano gli ultimi dati epidemiologici sulla diffusione del morbillo in Italia?
  • Come avviene la somministrazione del vaccino?
  • Che cosa prevede il Piano Nazionale della Prevenzione Vaccinale 2017-2019?
  • Cosa stabilisce la legge attuale sull'obbligo vaccinale?

La risposta a queste e altre domande nel corso FAD ECM realizzato realizzato dal provider Zadig insieme all'Ordine dei Medici di Milano.

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La vaccinazione HPV

vaccinazione hpv

Titolo: La vaccinazione HPV (codice ECM 221233)
Destinatari: tutti gli operatori sanitari
Scadenza: 19-03-2019
Crediti: 5
Costo: 40 €
Programma: FADO
Valutazione dei partecipanti (425 valutazioni):
9/10 rilevanza
8/10 qualità
8/10 efficacia

Quali sono le caratteristiche dei papillomavirus?

I papillomavirus sono una famiglia di virus a DNA con moltissimi sottotipi, alcuni dei quali (Human Papilloma Virus, HPV) infettano la specie umana con conseguenze diverse, a seconda del loro potenziale oncogeno. L’HPV è il virus responsabile del carcinoma della cervice uterina.

Degli oltre 80 tipi di papillomavirus umano il cui genoma è stato sequenziato completamente, sono circa 50 quelli che si trasmettono tramite rapporti sessuali intimi. In base al loro grado di oncogenicità, i sottotipi di HPV possono essere:

  • a rischio oncogeno basso;
  • a probabile rischio oncogeno elevato;
  • a rischio oncogeno elevato.

Vaccinazione HPV: quali sono i vaccini disponibili?

Sono attualmente disponibili in commercio tre tipi di vaccino che proteggono rispettivamente da due, quattro e nove tipi di papillomavirus.

Tutti e tre i vaccini si sono dimostrati altamente immunogeni.

L’efficacia della vaccinazione è notevole. Secondo gli studi raccolti in un position paper dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), l’efficacia nel prevenire le lesioni precancerose causate dai tipi di HPV contenuti in ciascun vaccino è del 90-100% nelle donne che non sono mai state infettate e che si sono attenute al protocollo (popolazione naïve);  si riduce a circa il 50% nelle donne già infettate con tipi di HPV presenti nel vaccino e che non hanno completato il ciclo vaccinale (popolazione reale).

 

Quali sono le indicazioni del Piano nazionale di prevenzione vaccinale?

Il Piano nazionale di prevenzione vaccinale raccomanda l’offerta attiva della vaccinazione anti HPV a tutta la popolazione (sia maschile sia femminile) nel dodicesimo anno di vita.

Le risposte del corso FAD

  • Quali sono le caratteristiche del papillomavirus?
  • Che incidenza ha l'infezione da HPV?
  • Quali sono i fattori che possono indurre lo sviluppo di un tumore da HPV?
  • Quali sono i test per la diagnosi precoce di tumore della cervice uterina?
  • Quali sono i vaccini disponibili?
  • Quando e come va somministrato il vaccino?
  • Quali sono gli effetti collaterali della vaccinazione?
  • Qual è il piano vaccinale nazionale?

Le risposte a queste e altre domande si trovano nel dossier del corso FAD.

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farmaci in allattamento

Farmaci in allattamento, quali raccomandazioni

allattamento farmaci

Titolo: Farmaci e allattamento (codice ECM 197291)
Destinatari: tutti gli operatori sanitari
Scadenza: 23-06-2019
Crediti: 5
Costo: 30 €
Offerte: -
Programma: FaviFAD
Valutazione dei partecipanti (1.314 valutazioni):
8/10 rilevanza
8/10 qualità
8/10 efficacia

L’allattamento e la somministrazione dei farmaci

L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda l'allattamento al seno esclusivo per i primi 6 mesi.

Nella maggior parte dei casi tale raccomandazione rimane valida anche quando la mamma deve assumere una terapia, sono pochi infatti i farmaci controindicati in modo assoluto durante l'allattamento.

Il ruolo dell'operatore sanitario

L' operatore sanitario ha un ruolo chiave nella gestione di terapie acute o croniche durante l'allattamento, in quanto deve valutare il rapporto rischio e beneficio della terapia in allattamento.

A tal fine occorre valutare le caratteristiche proprie del principio attivo e alcuni fattori specifici come:

  • l’utilità del farmaco per la mamma;
  • gli effetti potenziali del farmaco sulla produzione di latte;
  • la quantità di farmaco escreta nel latte materno;
  • l’assorbimento per via orale da parte del neonato;
  • il rischio potenziale di eventi negativi per il neonato;
  • l’età del bambino.

Farmaci compatibili e incompatibili con l'allattamento

In funzione del rischio di effetti negativi un farmaco può essere considerato:

  • compatibile con l’allattamento al seno quando gli effetti negativi per il neonato sono poco probabili; occorre tuttavia chiedere alla mamma di tenere sotto controllo il neonato e di segnalare se si verificano effetti negativi;
  • da evitare se possibile, in quanto può ridurre la produzione di latte o perché può causare effetti negativi nel bambino. Se questi farmaci vengono somministrati occorre tenere sotto controllo il neonato e valutare la comparsa di effetti negativi;
  • non compatibile con l’allattamento, in quanto ha un alto rischio di effetti negativi per il bambino. Bisogna evitare la somministrazione di questi farmaci alle donne che allattano e qualora siano necessari per la salute materna occorre raccomandare di interrompere l’allattamento

Le risposte per la pratica quotidiana

Questo corso FAD ECM risponde a molte domande, fornendo risposte di immediata applicabilità clinica su:

  • le indicazioni generali riguardo alla somministrazione dei farmaci nell'allattamento
  • le caratteristiche del farmaco che ne determinano il passaggio nel latte materno
  • il momento opportuno per somministrare i farmaci galattogoghi
  • i farmaci che si possono usare nei principali disturbi mammari legati all'allattamento
  • le situazioni più comuni di trattamento farmacologico durante l’allattamento
  • i metodi contraccettivi raccomandati in allattamento
  • le indicazioni riguardo alle sostanze da abuso nell'allattamento
  • le principali fonti di informazione per gli operatori sanitari

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disfunzioni pavimento pelvico

La cura del pavimento pelvico

disfunzioni pavimento pelvico

Titolo: La cura del pavimento pelvico (codice ECM 189514)
Destinatari: ostetriche, medici
Scadenza: 27-04-19
Crediti: 5
Costo: 40 €
Programma: FADO
Valutazione dei partecipanti (489 valutazioni):
9/10 rilevanza
8/10 qualità
8/10 efficacia

Le disfunzioni del pavimento pelvico: disturbo nascosto ma frequente

Le disfunzioni del pavimento pelvico riguardano entrambi i sessi, con una più alta prevalenza nella popolazione anziana femminile.

Nei Paesi in via di sviluppo la prevalenza di prolasso degli organi pelvici è del 19,7%, di incontinenza urinaria del 28,7% e di incontinenza fecale del 6,9%.

In particolare i prolassi sono uno dei problemi di salute più frequenti tanto nei Paesi in via di sviluppo, quanto in quelli sviluppati.

Poche donne si rivolgono a un professionista

Secondo quanto riportato negli studi però, solo il 14% delle donne con incontinenza urinaria si rivolge a un professionista sanitario.

Le motivazioni sono:

  • scarsa conoscenza delle possibilità terapeutiche;
  • imbarazzo;
  • senso di impotenza;
  • inibizione culturale;
  • convinzione che questi disturbi siano una normale conseguenza del parto vaginale e dell’invecchiamento.

Cause multifattoriali

L’origine delle disfunzioni del pavimento pelvico è multifattoriale e include:

  • l’età;
  • l’etnia;
  • la familiarità;
  • l’obesità;
  • il fumo;
  • la tosse cronica;
  • il sollevamento di pesi;
  • precedenti interventi chirurgici pelvici;
  • patologie della colonna vertebrale.

Quali fattori di rischio

I fattori di rischio che più di tutti intervengono nell’eziopatogenesi di tali disfunzioni sono:

  • la gravidanza (in particolare l’aumento di peso);
  • il parto;
  • i traumi perineali associati.

La prevenzione

La competenza dell’ostetrica permette alle donne di ridurre al minimo la morbilità a lungo termine, come l’incontinenza e le disfunzioni sessuali.

La più recente linea guida sulla cura del perineo propone un modello di presa in carico della donna da parte dell’ostetrica durante il percorso nascita, dalla gravidanza fino al periodo post natale.

La ginnastica per il pavimento pelvico è un intervento raccomandato sia  come prevenzione sia come trattamento.

Il suo primo utilizzo è stato nel trattamento dell’incontinenza urinaria da sforzo, mentre attualmente la sua efficacia è confermata anche nel trattamento di altre patologie del pavimento pelvico.

Come sostiene una revisione Cochrane, la ginnastica per il pavimento pelvico è un trattamento efficace in tutti i tipi di incontinenza urinaria.

Se confrontato il suo utilizzo rispetto al non trattamento, la ginnastica si è dimostrata 8 volte più efficace nella risoluzione del problema e 17 volte nel comportare un miglioramento della condizione.

Le risposte del corso FAD

  • Quali sono le disfunzioni del pavimento pelvico femminile?
  • Quali sono i fattori di rischio? Come si valuta il pavimento pelvico?
  • Quale deve essere l’assistenza ostetrica per la cura del pavimento pelvico?
  • Come va assistita la donna in puerperio? In che cosa consiste la ginnastica del pavimento pelvico?

Le risposte a queste e altre domande si trovano nel dossier del corso FAD sulla cura del perineo dedicato a ostetriche e a medici.

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