Malattie emergenti: il vaiolo delle scimmie

Titolo: Malattie emergenti: il vaiolo delle scimmie (ID ECM 361777)
Destinatari: tutti gli operatori sanitari
Scadenza: 31-12-2022
Crediti: 3
Costo: 30 €
Programma: Instant Learning
Valutazione dei partecipanti (35 valutazioni):
9/10 rilevanza
9/10 qualità
9/10 efficacia

Perché seguire questo corso ECM?

Il 23 luglio 2022 l'OMS ha dichiarato per il vaiolo delle scimmie lo stato di emergenza sanitaria globale visto il numero di casi in tutto il mondo. C'è ancora poca chiarezza su questa malattia, e i mezzi di comunicazione non hanno certo aiutato nell'informare correttamente le persone. Da qui l'esigenza di un corso di formazione a distanza che riporti le conoscenze scientifiche sul virus e sulla malattia.

Quali sono le caratteristiche del virus?

Il virus del vaiolo delle scimmie, noto come virus del vaiolo delle scimmie (MPXV), prende il nome dagli animali nei quali è stato riscontrato per la prima volta. Era il 1958 quando in un laboratorio di ricerca danese alcune scimmie, importate per scopi di ricerca, manifestarono una malattia mucocutanea vescicolare, molto simile al vaiolo anche se meno grave.
Ecco spiegata la denominazione data al virus che venne isolato e identificato.
Soltanto nel 1970 però si ebbe la prova della trasmissibilità del virus del vaiolo delle scimmie all’uomo: il virus fu, infatti, isolato in un bambino di 9 anni ricoverato nella regione equatoriale della Repubblica Democratica del Congo, dove era in atto un’intensa sorveglianza sui casi sospetti di vaiolo.

Negli anni a seguire casi di malattia nell’uomo da virus del vaiolo delle scimmie sono stati riportati in diversi paesi africani, dove il virus è considerato endemico e causa di frequenti focolai.
Dall’inizio del XXI secolo, tuttavia, la conta dei casi è notevolmente aumentata nell’uomo, e anche la sua distribuzione globale si è ampliata.

Perché sono aumentati i casi endemici africani di vaiolo delle scimmie?

Le cause dell’incremento dei casi endemici africani sembra siano correlate a una serie di fattori:

  • l’interruzione della vaccinazione contro il vaiolo;
  • l’aumentata deforestazione;
  • le migliorate capacità di sorveglianza e di diagnosi anche nelle regioni africane;
  • una probabile evoluzione del virus stesso.

A partire dall’inizio di maggio 2022 migliaia di casi di malattia nell’uomo da virus del vaiolo delle scimmie si sono verificati in oltre 70 paesi delle Regioni dell’OMS, causando una vera e propria epidemia, i cui meccanismi epidemiologici e di trasmissione sono ancora in fase di studio. La tendenza attuale è al continuo aumento.

A chi è dedicato questo corso ECM?

Il corso ECM è rivolto a tutti gli operatori sanitari

 

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    I vaccini anti COVID-19: dalla ricerca alla pratica

    Titolo: I vaccini anti COVID-19: dalla ricerca alla pratica (ID ECM 314292)
    Destinatari: tutti gli operatori sanitari
    Scadenza: 26-01-2022
    Crediti: 5
    Costo: 20 €
    Programma: Instant Learning
    Valutazione dei partecipanti (392 valutazioni):
    9/10 rilevanza
    9/10 qualità
    9/10 efficacia

    Lo sviluppo dei vaccini anti-COVID-19 in tempo di pandemia

    L'11 dicembre 2020 l'AIFA e l'EMA hanno approvato il primo vaccino anti COVID-19. Sperare di realizzare un vaccino contro SARS-CoV-2 entro l'estate 2021 sembrava un obiettivo molto ottimistico, in quanto il tempo medio per lo sviluppo di un vaccino è sempre stato di 10-15 anni.

    Come abbiamo fatto a raggiungere un tale risultato? I motivi di questo successo sono molteplici, in sintesi si può dire che tale risultato dipende innanzitutto dai progressi della tecnologia e dall’enorme interesse concentratosi sul virus fin da parte dei ricercatori di tutto il mondo. Ma non va trascurato anche il ruolo delle conoscenze pregresse su virus correlati a SARS-CoV-2, dallo sviluppo di nuove piattaforme vaccinali, dai grandi investimenti finanziari e dal costante lavoro delle agenzie regolatorie.

    Inoltre occorre segnalare che per lo sviluppo sono state messe in atto, oltre alle tecnologie “tradizionali” anche tecnologie innovative.

    Caratteristiche dei vaccini tradizionali

    Scopo dei vaccini è prevenire o mitigare le malattie infettive attraverso la stimolazione del sistema immunitario e la conseguente acquisizione della cosiddetta “immunità attiva".

    I vaccini tradizionali utilizzano una forma attenuata o inattivata dell’agente patogeno in modo da indurre una risposta protettiva, senza causare la malattia.

    Esistono due tipi di vaccini tradizionali:

    • vivi attenuati che utilizzano una forma indebolita del virus, in grado di crescere e replicarsi, ma non di far ammalare;
    • inattivati che contengono il virus il cui materiale genetico è stato distrutto ( per esempio da calore, sostanze chimiche o radiazioni) e quindi incapace di infettare e di replicarsi, ma in grado comunque di innescare una risposta protettiva.

    Queste strategie, sperimentate contro COVID-19, sono collaudate e costituiscono la base di molti vaccini esistenti, compresi quelli per la febbre gialla e il morbillo o l’influenza stagionale e l’epatite A.

    Nuove strategie

    Il principio su cui si basano le nuove tecnologie è quello di far produrre direttamente dalle cellule del soggetto vaccinato il materiale biologico contro il quale si vuole ottenere la risposta immunitaria. Sono attualmente due le tecnologie utilizzate a questo fine:

    • basata su acidi nucleici (DNA o RNA);
    • a vettore virale.

    Con la tecnologia a RNA viene fatto penetrare nelle cellule dell’ospite umano il materiale genetico codificante per la proteina spike di SARS-CoV-2. In tal modo le cellule del soggetto producono la proteina verso la quale deve essere attivata la risposta immunitaria.

    Quelli a vettore virale invece utilizzano un virus reso innocuo per l’uomo, spesso modificato in modo da non essere in grado di replicarsi, al cui interno è stato inserito il codice genetico della proteina del virus.

    Il vantaggio principale di questi nuovi vaccini è che possono essere sviluppati solo sulla base della sequenza genetica del virus.

    Le varianti

    L’emergere di nuove varianti di SARS-CoV-2 è un fenomeno previsto, perché comune in natura. I virus infatti cambiano continuamente e SARS-CoV-2 non fa eccezione. A livello globale è stata osservata una diversificazione di SARS-CoV-2 dovuta all’evoluzione del virus e a processi di adattamento.

    Sebbene la maggior parte delle mutazioni emergenti non abbia un impatto significativo sulla diffusione del virus, alcune mutazioni o combinazioni di mutazioni possono però fornire al virus un vantaggio selettivo, conferendogli una maggiore trasmissibilità o la capacità di eludere la risposta immunitaria dell’ospite.

    Assume quindi un ruolo fondamentale il sequenziamento genomico continuo di SARS-CoV-2, necessario per il monitoraggio della diffusione della malattia e dell’evoluzione del virus e per il miglioramento degli interventi diagnostici e terapeutici.

    I rischi

    Tra la fine del 2020 e le prime settimane del 2021 sono emerse in particolare tre varianti importanti.

    • Il 14 dicembre 2020, in Inghilterra è stata identificata una variante caratterizzata da una modifica nella proteina spike che il virus utilizza per legarsi al recettore ACE2 umano. Sembra che tale variazione abbia aumentato la trasmissibilità, tuttavia non vi è alcun cambiamento nella gravità della malattia (misurata in termini di durata del ricovero e di mortalità a 28 giorni), o nell’occorrenza di reinfezione rispetto ad altri virus SARS-CoV-2 circolanti nel Regno Unito.
    • In Sud Africa è emersa un’altra variante di SARS-CoV-2 (501Y.V2). Anche in questo caso sembra favorita una maggiore trasmissibilità, ma non una maggiore gravità.
    • Una terza variante è stata recentemente individuata in Brasile e in Giappone. Questa terza variante, individuata con la sigla B.1.1.28.1 o più semplicemente P.1, condivide alcune mutazioni della proteina spike sia con la variante sudafricana sia con quella inglese, e si ritiene possa essere caratterizzata anch’essa da una maggiore contagiosità.

    L’emergere della variante inglese ha generato preoccupazioni circa l’efficacia dei vaccini. Tuttavia, al momento, non vi è alcuna prova che la mutazione del virus rilevata nel Regno Unito possa avere effetti sull’efficacia della vaccinazione: un primo studio preliminare effettuato sul vaccino Pfizer/BioNTech sembra confermare la sua efficacia anche sulla variante inglese.

    I vaccini, infatti, determinano la formazione di una risposta immunitaria contro molti frammenti della proteina spike, quindi è improbabile che un singolo cambiamento renda il vaccino meno efficace. Non ci sono quindi al momento prove che dimostrino che la nuova variante eluderà la vaccinazione.

    Il corso in breve

    Questo corso FAD ECM, aggiornato regolarmente, vuole fare chiarezza sui principali vaccini anti COVID-19 disponibili  e in fase di studio mostrando le caratteristiche e i dati disponibili. In particolare il corso prende in esame :

    • I vaccini a virus intero, basati su proteine, basati sugli acidi nucleici, a vettore virale
    • Il Piano strategico nazionale
    • Programma OMS e collaborazione internazionale
    • Disponibilità dei vaccini in Italia
    • Vaccini BNT162b2 di Pfizer/BioNTech, mRNA-1273 di Moderna, ChAdOx1 nCoV-19 di AstraZeneca/Università di Oxford
    • L’importanza di una corretta comunicazione

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      Guida all’uso dei farmaci nel paziente con COVID-19

      Titolo: Guida all'uso dei farmaci nel paziente con COVID-19 (ID ECM 295555)
      Destinatari: tutti gli operatori sanitari (esclusi i medici)
      Scadenza: 31-12-2020
      Crediti: 3,90
      Costo: 20 €
      Programma: Instant Learning
      Valutazione dei partecipanti (199 valutazioni):
      9/10 rilevanza
      9/10 qualità
      9/10 efficacia

      Premesse

      Come sottolineato dall’OMS a oggi non vi sono terapie specifiche per l’infezione da SARS-CoV-2.

      Il trattamento in uso  si basa sull’utilizzo di farmaci sintomatici mirati al miglioramento dei sintomi e di antibiotici di supporto in caso di sovrapposizione di un’infezione batterica. I tempi richiesti per lo sviluppo di una terapia antivirale mirata e di un vaccino contro questo virus non sono prevedibili con certezza e potrebbero essere anche molto lunghi (un anno o più).

      Nel frattempo, considerata la gravità della situazione e l’urgente necessità di trovare soluzioni terapeutiche velocemente disponibili, le autorità sanitarie stanno adottando procedure speciali e semplificate per l’autorizzazione di sperimentazioni cliniche, programmi a uso compassionevole e utilizzo off label di farmaci autorizzati per altre indicazioni terapeutiche.

      Farmaci e COVID-19: il corso in breve

      Questo corso FAD (3,9 ECM) offre un panorama completo di tutte le opzioni terapeutiche. Per ciascun farmaco è disponibile una scheda che spiega il razionale dell'uso nell'infezione da SARS-CoV-2, quali trial sono attualmente in corso, quali sono i dosaggi, quali le precauzioni con particolare attenzione a effetti avversi e interazioni molto frequenti nella fascia di età più rischio e fragile nei confronti del nuovo coronavirus, cioè la fascia anziana della popolazione.

      In particolare si prendono in esame i farmaci:

      • Antimalarici
      • Antivirali
      • Monoclonali
      • Plasma
      • Antibiotici di supporto
      • Eparine a basso peso molecolare
      • Altri farmaci

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        COVID-19: gravidanza, parto e allattamento

        Titolo:  COVID-19: gravidanza, parto e allattamento (ID ECM 296134)
        Destinatari: infermieri, infermieri pediatrici, medici chirurghi, ostetriche/i
        Scadenza: 12-05-2021
        Crediti: 5
        Costo: 30 €
        Programma: Instant Learning
        Valutazione dei partecipanti (110 valutazioni):
        8/10 rilevanza
        9/10 qualità
        9/10 efficacia

        COVID-19 e gravidanza

        Non è ancora chiaro quali siano i rischi per le donne in gravidanza con COVID-19 ma è molto importante controllare la donna in quanto le gravide sono una popolazione a rischio per le infezioni respiratorie. Per quanto riguarda l’infezione da SARS-CoV-2 a oggi i dati disponibili sono abbastanza tranquillizzanti in quanto sembra che le donne in gravidanza non abbiano un rischio più alto di infettarsi rispetto alla popolazione generale, né di manifestare una forma grave della malattia. In assenza di vaccino le donne gravide sono quindi invitate a seguire le disposizioni generale di prevenzione per ridurre il rischio di infezione.

        Come si trasmette il virus?

        Il SARS-CoV-2 si trasmette principalmente attraverso la saliva e le secrezioni delle vie aeree superiori veicolati da tosse e/o starnuti. La trasmissione per via aerogena non è documentata a eccezione di specifiche procedure che possono generare aerosol e in ostetricia è in corso un’ampia discussione su quali siano le procedure capaci di generare aerosol.

        Una revisione ha messo in luce la persistenza del virus su superfici inerti, come metallo, vetro o plastica per un massimo di 9 giorni e la facilità di inattivazione nell’arco di pochi minuti con procedure di disinfezione delle superfici con etanolo, perossido di idrogeno o ipoclorito di sodio. Per quanto riguarda la trasmissione verticale attualmente non è dimostrata, ma non si esclude questa possibilità.

        Come si può prevenire COVID-19 in gravidanza?

        Per prevenire l’infezione le donne in gravidanza devono seguire le stesse raccomandazioni valide per la popolazione generale. Inoltre si raccomanda alle donne gravide di evitare gli spostamenti non necessari, di prendere i mezzi pubblici e di evitare contatti con persone malate.
        Le donne gravide che hanno già altri figli dovrebbero prestare particolare attenzione. COVID-19 nei bambini è in genere lieve e in alcuni casi non dà sintomi, occorre quindi tenere comportamenti sempre mirati a proteggersi dal rischio di contagio.

        Il corso in breve

        Questo corso fornisce indicazioni pratiche su come prevenire l'infezione e su come gestire gravidanza, parto e allattamento nella donna con COVID-19.

        In particolare prende in esame:

        • la trasmissione del virus (attraverso droplet, ambientale e verticale),
        • le manifestazione cliniche della malattia in gravidanza
        • le misure di prevenzione per la donna in gravidanza e per gli operatori sanitari che le assistono
        • il monitoraggio della gravidanza
        • la gestione del parto e le sue conseguenze
        • l'allattamento materno.

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          farmaci in allattamento

          Farmaci in allattamento, quali raccomandazioni

          allattamento farmaci

          Titolo: Farmaci e allattamento (codice ECM 283118)
          Destinatari: tutti gli operatori sanitari
          Scadenza: 31-12-2020
          Crediti: 5
          Costo: 30 €
          Offerte: -
          Programma: FaviFAD

          L’allattamento e la somministrazione dei farmaci

          L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda l'allattamento al seno esclusivo per i primi 6 mesi.

          Nella maggior parte dei casi tale raccomandazione rimane valida anche quando la mamma deve assumere una terapia, sono pochi infatti i farmaci controindicati in modo assoluto durante l'allattamento.

          Il ruolo dell'operatore sanitario

          L' operatore sanitario ha un ruolo chiave nella gestione di terapie acute o croniche durante l'allattamento, in quanto deve valutare il rapporto rischio e beneficio della terapia in allattamento.

          A tal fine occorre valutare le caratteristiche proprie del principio attivo e alcuni fattori specifici come:

          • l’utilità del farmaco per la mamma;
          • gli effetti potenziali del farmaco sulla produzione di latte;
          • la quantità di farmaco escreta nel latte materno;
          • l’assorbimento per via orale da parte del neonato;
          • il rischio potenziale di eventi negativi per il neonato;
          • l’età del bambino.

          Farmaci compatibili e incompatibili con l'allattamento

          In funzione del rischio di effetti negativi un farmaco può essere considerato:

          • compatibile con l’allattamento al seno quando gli effetti negativi per il neonato sono poco probabili; occorre tuttavia chiedere alla mamma di tenere sotto controllo il neonato e di segnalare se si verificano effetti negativi;
          • da evitare se possibile, in quanto può ridurre la produzione di latte o perché può causare effetti negativi nel bambino. Se questi farmaci vengono somministrati occorre tenere sotto controllo il neonato e valutare la comparsa di effetti negativi;
          • non compatibile con l’allattamento, in quanto ha un alto rischio di effetti negativi per il bambino. Bisogna evitare la somministrazione di questi farmaci alle donne che allattano e qualora siano necessari per la salute materna occorre raccomandare di interrompere l’allattamento

          Le risposte per la pratica quotidiana

          Questo corso FAD ECM risponde a molte domande, fornendo risposte di immediata applicabilità clinica su:

          • le indicazioni generali riguardo alla somministrazione dei farmaci nell'allattamento
          • le caratteristiche del farmaco che ne determinano il passaggio nel latte materno
          • il momento opportuno per somministrare i farmaci galattogoghi
          • i farmaci che si possono usare nei principali disturbi mammari legati all'allattamento
          • le situazioni più comuni di trattamento farmacologico durante l’allattamento
          • i metodi contraccettivi raccomandati in allattamento
          • le indicazioni riguardo alle sostanze da abuso nell'allattamento
          • le principali fonti di informazione per gli operatori sanitari

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