I farmaci a rilascio modificato si possono triturare?

Quando un farmaco viene somministrato in una forma diversa da quella per cui viene introdotto in commercio si rischia di alterarne la concentrazione e la velocità di assorbimento, con conseguente sovradosaggio o sottodosaggio.
 
In particolare, le compresse a rilascio modificato non andrebbero mai tritate e le capsule a rilascio controllato non andrebbero mai aperte.
 
Se una formulazione a dosaggio modificato viene frantumata o aperta si mette a rischio il paziente. Infatti, la concentrazione del principio attivo in circolo non sarà più quella prevista con la formulazione ma si potrà avere un sovradosaggio, con il rischio di effetti negativi.

Farmaci triturati: sono riportate complicanze gravi in letteratura?

Sì, in letteratura vengono riportati numerosi casi di problemi gravi legati alla somministrazione di farmaci triturati.

Un esempio:

Una donna di 38 anni, in trattamento con labetalolo, nifedipina a lento rilascio e idralazina triturati era stata ricoverata in ospedale per un’insufficienza respiratoria con edema polmonare e polmonite.
 
La paziente ha avuto bradicardia e arresto cardiaco, è stata rianimata, ma il giorno successivo il labetalolo (a una dose ridotta) e le compresse a lento rilascio di nifedipina sono state nuovamente triturate per la somministrazione.
 
La paziente ha avuto nuovamente una grave bradicardia con ipotensione ed è deceduta.
 
Queste informazioni sono tratte dal corso “La Triturazione dei farmaci”, Zadig editore, 2016

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