Medicina del lavoro: l’ecg nello studio delle dispnee

Titolo: Medicina del lavoro: l'ecg nello studio delle dispnee (codice ECM 310061)
Destinatari:
medici, infermieri, tecnici della prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro
Scadenza:
24-11-2022
Crediti:
2
Costo:
20 €
Programma:
MeLa Flash
Valutazione dei partecipanti (44 valutazioni):
8/10 rilevanza
8/10 qualità
8/10 efficacia

Perché seguire questo corso FAD ECM sull'uso dell'ecg nelle dispnee

L'elettrocardiogramma può aiutare nell'indirizzare alla diagnosi in caso di dispnea del lavoratore. In medicina del lavoro l'ECG è un’indagine utile per monitorare la salute e la sicurezza dei lavoratori sul luogo di lavoro, specie, per esempio, se impiegati in mansioni che comportino sforzi fisici intensi, guida di veicoli aziendali, lavori che si svolgano in altezza dal suolo, turnazione notturna eccetera.
Questo corso in medicina del lavoro fornisce gli elementi di base e analizza tre casi clinici nei quali l'ECG risulta di fondamentale importanza. Di seguito una sintetica presentazione dei contenuti presentati nel corso e una anteprima del caso.

Fibrillazione atriale

La fibrillazione atriale è un’aritmia cardiaca caratterizzata da un tracciato elettrocardiografico con intervalli RR irregolari e senza chiare e distinte onde P. Si stima che circa 33 milioni di persone nel mondo siano affette da fibrillazione atriale, con un’incidenza in aumento.
I più importanti fattori di rischio potenzialmente modificabili per lo sviluppo di fibrillazione atriale sono i seguenti:

  • ipertensione arteriosa
  • cardiopatia ischemica
  • patologie valvolari
  • scompenso cardiaco
  • diabete mellito
  • obesità
  • apnee del sonno
  • ipertiroidismo
  • abuso di alcol
  • farmaci e tossici
  • attività fisica strenua
  • chirurgia cardiaca.

Pericarditi

Le pericarditi acute sono definite dalle linee guida dell’European Society of Cardiology (ESC) come patologie infiammatorie a carico del pericardio con o senza versamento pericardico, caratterizzate dalla presenza di due tra i seguenti criteri: dolore toracico, alterazioni ECG di nuovo riscontro, versamento pericardico, sfregamenti pericardici.

Per porre diagnosi di pericardite acuta, secondo le linee guida ESC, devono verificarsi almeno due dei seguenti criteri:
1. Dolore toracico acuto tipicamente trafittivo, di tipo pleuritico (85-90% dei casi) che diminuisce in posizione seduta col tronco flesso, peggiora in posizione supina e può essere aggravato dall’inspirazione profonda o dalla tosse
2. Sfregamenti pericardici raschianti o graffianti all’auscultazione meglio udibili a fine espirazione e a paziente seduto inclinato in avanti. Sono reperti incostanti che possono scomparire in poche ore. Si distinguono dagli sfregamenti pleurici in quanto persistono anche in apnea
3. Alterazioni dell’ECG di nuovo riscontro (60% dei casi) dovute alla flogosi subepicardica.
4. Versamento pericardico generalmente moderato (60% dei casi) riscontrabile in ecocardiografia ma anche dall’ingrandimento “a fiasco” della silhouette cardiaca all’RX torace

Tromboembolia venosa

La tromboembolia venosa, che include la trombosi venosa profonda e l’embolia polmonare, è il terzo disturbo cardiovascolare più comune e colpisce fino al 5% della popolazione nel corso della vita.
Una delle cause più frequenti di embolia polmonare, in oltre il 90% dei casi, è l’embolizzazione di una trombosi venosa profonda degli arti inferiori nelle arterie polmonari.
Esistono diversi fattori predisponenti, tra i quali:

  • l’immobilità per lunghi periodi, come accade nei lunghi viaggi aerei o negli allettamenti prolungati;
  • la presenza di patologie tumorali o cardiache e di alcune malattie infettive;
  • i pregressi interventi chirurgici;
  • l’obesità, il fumo, l’età avanzata e la gravidanza.

Il fiato e il dolore non lasciano dubbi

“Avanti, è aperto!” esclama Emilio Tagliaferro, medico del lavoro, sentendo bussare alla porta dopo un susseguirsi di telefonate più o meno concitate.
“E’ permesso dottore?” dice timidamente un giovanotto magrolino affacciandosi alla porta.
“Venga pure, l’aspettavo” risponde il dottore, sorridendo e invitando il paziente ad accomodarsi mentre cancella il nome dall’agenda. Si tratta di Giuseppe De Vita, 29 anni, tornitore in un’azienda metalmeccanica.
“Buongiorno, e così ci rivediamo dottore! Questa volta, però, non posso dirle che sia andato tutto bene l’anno trascorso… come vede non è in realtà passato un anno preciso… sono rimasto a casa per più di 60 giorni, e per questo motivo la visita medica è stata anticipata” riprende il ragazzo, piuttosto esitante.
Compilando la scheda clinica il medico competente apprende che il paziente una notte si è svegliato con un improvviso dolore in mezzo al petto e mancanza di fiato. “Il tutto è migliorato dopo che ho preso una pastiglia di un  antidolorifico che avevo in casa, ibuprofene mi pare si chiamasse..."

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