Medicina del lavoro: l’ECG nello studio del dolore toracico

Titolo: Medicina del lavoro: l'ecg nello studio del dolore toracico (codice ECM 341947)
Destinatari:
medici, infermieri, tecnici della prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro
Scadenza:
31-12-2022
Crediti:
2
Costo:
20 €
Programma:
MeLa Flash
Valutazione dei partecipanti (51 valutazioni):
8/10 rilevanza
8/10 qualità
8/10 efficacia

Perché seguire questo corso ECM sull'ecg nel dolore toracico

L'elettrocardiogramma è cruciale nella diagnosi differenziale del dolore toracico.
Questo corso in medicina del lavoro fornisce gli elementi di base e analizza tre casi clinici emblematici nei quali l'ECG è di aiuto al medico del lavoro nel definire l'idoneità del lavoratore al proprio impiego.

A cosa serve l'ecg

L’elettrocardiogramma consente di diagnosticare una serie di disturbi e patologie cardiache fra cui:

    • aritmie
    • ischemia e/o infarto
    • alterazioni congenite o acquisite
    • disturbi elettrolitici
    • tossicità farmacologica
    • valutazione del funzionamento di dispositivi cardiaci: pacemaker o defibrillatori impiantabili.
      In medicina del lavoro è un’indagine quanto mai utile per monitorare la salute e la sicurezza dei lavoratori sul luogo di lavoro, specie, per esempio, se impiegati in mansioni che comportino sforzi fisici intensi

In caso di aritmie o altre anomalie rilevate con l’esame elettrocardiografico, il medico competente emetterà un giudizio di idoneità per collocare il lavoratore in un’eventuale mansione alternativa più consona al suo stato di salute. Tale valutazione è necessaria per scongiurare il pericolo di un peggioramento le condizioni sanitarie del dipendente. Inoltre si evitano così incidenti e/o danni a terzi.

L'ecg per la sindrome di tako-tsubo

La sindrome tako-tsubo o cardiomiopatia da stress è una patologia caratterizzata da una disfunzione ventricolare sinistra, di solito transitoria, con sintomi simili a quelli di una sindrome coronarica acuta.

I sintomi più frequenti sono:

  • dispnea
  • dolore toracico
  • alterazioni elettrocardiografiche
  • movimento degli enzimi di necrosi miocardica.

Nei pazienti con questa sindrome l’apice del ventricolo sinistro assume una forma simile al cestello (tsubo) usato dai pescatori giapponesi per la pesca del polpo (tako), da cui il nome.

L’elettrocardiogramma è l'esame indicato per la diagnosi. Nell’80% dei pazienti mostra un sovraslivellamento del tratto ST simile a quello osservato nella sindrome coronarica STEMI.

Dato che l’ECG spesso non distingue la tako-tsubo da una sindrome coronarica acuta, questi pazienti vanno trattati come se avessero un infarto fino a coronarografia completata.

L'ecg per la diagnosi di infarto

L’80%-90% delle persone colpite da infarto ritorna a lavorare entro 2-3 mesi dall’evento acuto.

Il principale sintomo dell’infarto miocardico è un dolore improvviso, intenso e prolungato al centro del torace che tende a irradiarsi al braccio sinistro. Più raramente il dolore si irradia all’arto superiore controlaterale, al dorso, al collo e alla mandibola. Il dolore può talvolta associarsi alla comparsa di epigastralgia, dispnea, astenia e sensazione d’ansia.
Oltre che sui sintomi, la diagnosi di infarto del miocardio si basa sul dosaggio dei biomarcatori di necrosi miocardica e sui criteri elettrocardiografici di ischemia o infarto.

L’altro pilastro diagnostico è l’elettrocardiogramma che permette di registrare le variazioni del tratto ST consentendo di capire se c’è sofferenza ischemica, quale sia la zona colpita, quanto è estesa e profonda l’area interessata dalla necrosi e come il cuore risponde all’ischemia (frequenza cardiaca, aritmie cardiache, disturbi della conduzione del ritmo cardiaco).

Un doppio stress che mina il cuore

Dal dottor Emilio Tagliaferro, medico del lavoro, si presenta Franca Portinari, 48 anni, una gruista edile, inviata dalla sua ditta per verificarne l’idoneità lavorativa dopo un ricovero in ospedale che l’ha tenuta lontana dal lavoro per più di 60 giorni.
L’azienda di Franca ha da poco nominato il dottor Tagliaferro come medico del lavoro. Il medico competente si mostra subito interessato all’attività della lavoratrice. “Mi dica, cosa fa esattamente?”. “La incuriosisce di più il mio mestiere o il fatto che sia una donna a fare un lavoro di questo tipo?” domanda Franca ormai abituata a cogliere segnali di stupore circa la sua occupazione.
Il medico sorride “Ma, signora, le do l’impressione di essere così poco al passo con i tempi?”

Franca sorride a sua volta e spiega che una gruista, addetta alla manovra delle gru, lavora principalmente nei cantieri edili, ma anche nei porti e negli stabilimenti industriali per sollevare e spostare merci e materiali pesanti.

“Nel mio caso manovro una gru a torre nei cantieri edili occupandomi anche dei controlli strutturali e dei ganci di carico, del funzionamento del pannello di controllo, dei radiocomandi, dei limitatori di carico e degli altri dispositivi di sicurezza per ridurre al minimo il rischio di incidenti. Segnalo qualsiasi anomalia al direttore dei lavori o al responsabile tecnico per la sicurezza, che decide se far effettuare riparazioni o revisioni da personale specializzato o se chiedere la sostituzione della gru” spiega la donna, dilungandosi sui dettagli con l’entusiasmo di chi ama il proprio lavoro.

“Non ci vuole forza fisica, ma grande precisione, anche una certa resistenza mentale e capacità di concentrazione”.

“Sembra piuttosto stressante” dice Tagliaferro, ricevendo una risposta affermativa.

“E’ per questo che sono qui: è anche a causa della mia attività che sono finita in ospedale. Il mio datore di lavoro vorrebbe sapere se sono idonea a riprendere o meno” dice Portinari porgendo al medico una voluminosa copia della cartella clinica relativa al recente ricovero. E aggiunge: “Ma non è solo quello il motivo del mio stress: proprio nel periodo prima del ricovero mio fratello maggiore, al quale sono affezionatissima dopo la morte dei nostri genitori in un incidente stradale qualche anno fa, si è sottoposto ad alcuni esami per una perdita di peso e di appetito, dolori addominali che aveva da diverso tempo oltre al bianco degli occhi che sembrava colorato di giallo. La diagnosi è stata di cancro del pancreas in fase avanzata. Può immaginare il mio stato d’animo alla scoperta che sta per morire l’unico membro che resta della mia famiglia”.
Al racconto Tagliaferro aggrotta la fronte cominciando a leggere le carte. Franca, in buona salute e priva di fattori di rischio cardiovascolare è stata accompagnata da un collega al Pronto soccorso lamentando la comparsa, mentre lavorava alla gru, di un dolore al petto associato a dispnea. All’esame obiettivo...

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