Sole o lampade abbronzanti: chi mette più a rischio la pelle?

Nel corso degli ultimi decenni si è assistito a un incremento considerevole di esposizioni e sovraesposizioni alla radiazione UV solare.

Parallelamente, si è ampiamente diffuso in Europa l’uso di lampade abbronzanti, anche negli adolescenti.

Inoltre, sul tema della tintarella ci sono creati tanti miti e credenze, che ritornano ogni estate: “Fa meno male un’ora di sole che 15 minuti di lettino abbronzante…”, “Prima di andare al mare è meglio ‘prepararsi’ con qualche lampada…”, “Le lampade moderne sono sicure, non si rischia più…”

E’ meglio vederci più chiaro.

Radiazioni UV: un rischio per la pelle

Innanzitutto, le radiazioni ultraviolette (UV) possono essere di origine:

- naturale, provenienti dal sole

- artificiale, provenienti da sorgenti quali, per esempio, saldatrici ad arco, lampade per fototerapia, lampade germicide, eccetera… e lampade abbronzanti.

Ma l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) afferma che:

“L’esposizione a raggi UV, siano essi naturali o artificiali da sorgenti quali lampade per abbronzatura artificiale, è un riconosciuto fattore di rischio per i tumori della pelle. […] 

Uno studio condotto in Norvegia e Svezia mostra un incremento di rischio di melanoma maligno tra donne che hanno usato regolarmente il solarium.”

Anche la IARC, l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, nel 2012 ha stimato un incremento del 75% dei casi di melanoma nei soggetti che per motivi estetici di abbronzatura hanno usato dispositivi emittenti raggi ultravioletti.

Insomma, non ci sono UV “buoni” e “cattivi”, bisogna sempre proteggersi; oltre a ciò, ai cultori delle abbronzature il consiglio da dare è, almeno, di evitare la combinazione di sedute abbronzanti e sole.

  

Queste informazioni sono tratte da uno dei dossier del corso “L'esposizione a radiazioni ultraviolette sul luogo di lavoro”, Zadig editore, 2017

 

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